Africa Digitale: l’industria dell’intrattenimento

Armando D'Amaro - Lo Spiegone

Questo è l’articolo di chiusura del progetto Africa Digitale. Parliamo di cinema, musica, videogiochi e di come questi mercati sono cambiati dopo l’avvento degli smartphone. 

L’Africa sub-sahariana, abitata da oltre un miliardo di persone, è la regione con la popolazione più giovane al mondo. Secondo le stime dell’ONU, circa il 60% degli abitanti ha meno di venticinque anni, una percentuale che è destinata a crescere. Per le grandi industrie del cinema, della musica e dei videogiochi si tratta di un bacino d’utenza da monitorare con attenzione, per cercare di soddisfare prima e meglio degli altri la domanda in crescita di prodotti di intrattenimento.

Le tendenze demografiche, l’avanzamento tecnologico e l’affermazione delle compagnie africane nel settore stanno creando le condizioni per fare dell’Africa uno dei maggiori centri di produzione e distribuzione globale di beni di intrattenimento. Questa prospettiva ha attirato l’interesse dei maggiori player internazionali, come Netflix, Amazon e Spotify.  

L’evoluzione digitale

Lo sviluppo del settore dell’intrattenimento in Africa sub-sahariana è stato per lungo tempo inibito da una serie di condizioni sfavorevoli: instabilità politico-economica, frammentazione del mercato, assenza di una solida rete distributiva, inadeguatezza delle infrastrutture tecnologiche e del sostegno privato e statale. Le maggiori compagnie del settore sono infatti concentrate nei Paesi a più alto reddito, dove la classe media è più numerosa: Nigeria e Sudafrica. Recentemente, però, altri Paesi si stanno affacciando sul mercato continentale, come Kenia, Uganda, Senegal e Costa d’Avorio, da dove provengono importanti produzioni cinematografiche e videoludiche. 

L’estensione della copertura 4G e la penetrazione degli smartphone nel mercato africano hanno messo in moto dinamiche che stanno plasmando il futuro dell’intrattenimento, come la digitalizzazione dei servizi bancari e finanziari, il successo di soluzioni incentrate sulla connessione da cellulare (mobile first) e di modalità di abbonamento a servizi digitali. 

Il crescente ottimismo sul futuro dell’intrattenimento africano ha inoltre favorito l’accesso delle aziende di questo settore ai canali di finanziamento. Nel gennaio 2020, la principale banca commerciale panafricana, Afreximbank, ha istituito un fondo da 500 milioni di dollari per sostenere l’industria creativa. Secondo il recente rapporto di Disrupt Africa, nel 2020, undici start-up dell’intrattenimento hanno attratto finanziamenti per 13,9 milioni di dollari, circa diciannove volte quanto era stato raccolto nel 2019 e centosedici rispetto al 2018.

Nel 2020, la pandemia da Covid-19 ha avuto pesanti ripercussioni sull’economia dell’intrattenimento e dello spettacolo, con la chiusura dei cinema, delle sale di registrazione e la posticipazione degli eventi live. Allo stesso tempo, però, costringendo le persone entro le mura di casa, il lockdown ha sancito il successo di nuove modalità di business e di consumo: i servizi di streaming musicale, le piattaforme di home video e i giochi a pagamento online.

Il mercato musicale 

La svolta digitale ha favorito, in primo luogo, un maggiore consumo di musica in streaming, il cui giro d’affari si attesta oggi a 242 milioni di dollari e, secondo le stime di Statista, raggiungerà i 439 milioni entro il 2025, con un tasso di crescita annuo del 16%. Il panorama della musica africana è oggi puntellato da produzioni indipendenti, che hanno saputo capitalizzare sulle tecnologie digitali, crescendo a sufficienza da relazionarsi con i grandi distributori a livello internazionale.

Ne è un esempio Africori, fondata nel 2009, con sedi a Johannesburg, Lagos e Londra. Si tratta di uno tra i maggiori distributori di musica digitale, un hub di artisti ed etichette indipendenti provenienti da tutto il continente. Nell’aprile 2020, poteva vantare una rosa di oltre seimilacinquecento artisti e settecento etichette discografiche. Il suo successo ha attirato l’attenzione di un colosso del settore come Warner Music Group, che ha deciso di investire nella compagnia per consolidare la sua presenza nel mercato africano.

Nel febbraio 2021, Spotify ha deciso di seguirne l’esempio, annunciando il lancio della piattaforma in trentanove Paesi dell’Africa sub-sahariana e adeguando i suoi servizi, compreso il catalogo di podcast, per incontrare le esigenze del mercato locale.

Lo streaming è il futuro del cinema africano?

Anche il settore cinematografico sta vivendo anni di grande fermento. L’industria più famosa, ricca e prolifica del continente è quella nigeriana. Nei primi anni Duemila, Nollywood era ancora una piccola industria locale, conosciuta per le sue pellicole a basso costo e di scarsa qualità tecnica. Oggi, rappresenta la maggiore industria cinematografica del continente, dà lavoro a circa un milione di persone e contribuisce al PIL nigeriano per il 2,3%. Si tratta della seconda industria cinematografica al mondo in termini di quantità di film prodotti all’anno, dopo l’indiana Bollywood. Ma c’è ancora margine di crescita, sia all’interno del Paese, il più popoloso dell’Africa sub-sahariana, sia nel resto del continente e nel mondo. Negli ultimi vent’anni, diverse produzioni nigeriane hanno infatti ottenuto riconoscimento dalla critica internazionale, come This is not a burial. It is a Resurrection, candidato agli Oscar nel 2019.

Con la chiusura delle sale, dei set e la posticipazione delle uscite a causa della pandemia, il cinema nigeriano, come quello africano e mondiale, ha attraversato momenti bui. Nel 2020, in Nigeria si è registrato un calo dei ricavi del 73% rispetto all’anno precedente. In Sudafrica, secondo mercato del continente, il calo è stato dell’82%. Se queste perdite hanno costretto a cercare nuove fonti di sostentamento e modelli di gestione dei costi, come film a micro-budget e progetti di collaborazione, il contesto pandemico ha prima di tutto indotto l’industria cinematografica africana a trovare nuovi modi per raggiungere il proprio pubblico.

Oggi sempre più persone in Africa hanno la possibilità di accedere a un catalogo di film e serie tv in streaming. Se alla fine del 2017 si stimavano un milione e mezzo di iscrizioni, secondo i dati di Statista oggi gli abbonati alle principali piattaforme di home video (Netflix, Multi-Choice Showmax, Amazon Prime, Apple TV +) sono circa 4.167.000, con Netflix che da sola ne conta 2.610.000. 

Netflix è stata tra le prime a scommettere su questo mercato, contribuendo alla rinnovata attenzione internazionale per film e serie tv che raccontano storie africane. A testimoniare questo interesse, oltre alla crescita del numero di prodotti africani nel suo catalogo (come i maggiori successi del cinema nigeriano, The Wedding Party e Omo Ghetto: The Saga) è la sua presenza in tutti i quarantasette Paesi dell’Africa sub-sahariana. Amazon Prime e Apple TV + rimangono indietro, potendo vantare accordi con meno di venti Paesi. Nel febbraio 2021, il budget destinato alle produzioni originali di Netflix in Africa è stato fissato a quindici miliardi di dollari.

MultiChoice Showmax è una piattaforma di video-on-demand (VOD), fondata nel 2015, che fa parte del gruppo sudafricano MultiChoice, presente in tredici Paesi dell’Africa sub-sahariana e leader nel settore dell’intrattenimento. Con ottocentosessantamila iscritti, si attesta a seconda piattaforma di streaming del continente, superando Amazon Prime (cinquecentosettantacinquemila) e Apple TV (centoventunomila). Un altro attore interessato al mercato africano è Disney, che intende lanciare la sua piattaforma di VOD nel giugno 2022. Secondo le stime di Digital Tv Research, il numero degli abbonati a servizi di streaming sarà più che triplicato entro il 2025, arrivando alla soglia dei tredici milioni.

Il boom dei giochi online

L’industria videoludica è stata tra le prime beneficiarie dell’avanzamento tecnologico. Grazie alla penetrazione degli smartphone, alla diffusione di Internet e dei pagamenti digitali, il mercato dei videogiochi online sta avendo una crescita esponenziale. Secondo i dati dell’analista Serge Thiam, il numero di videogiocatori è aumentato dai ventitré milioni del 2014 ai cinquecento milioni del 2018. Il valore del mercato è passato nello stesso periodo da centocinque a cinquecentosettanta milioni di dollari. In base alle proiezioni di Mordor Intelligence, i ricavi medi dell’industria videoludica africana cresceranno ancora del 12% annuo nel quinquennio 2020-2025. 

I principali mercati dell’industria dei videogiochi in termini di profitto sono ancora una volta Sudafrica e Nigeria. Dal 2017 a oggi, entrambi hanno generato rendite per oltre cento milioni. In Sudafrica i profitti derivanti dal settore videoludico hanno ormai superato quelli generati dal cinema e dalla musica.

Altri Paesi si stanno affacciando sul mercato, come la Costa D’Avorio, dove l’imprenditore Sidick Bakayo, fondatore della compagnia Paradise Game, organizza ogni anno il FEJA (Festival dell’Elettronica e dei Videogiochi di Abidijan). Si tratta della principale manifestazione videoludica della regione, che ogni anno attira nella capitale ivoriana più di ventimila persone. 

Anche in questo caso, la pandemia e l’avanzamento delle tecnologie digitali non hanno portato solo cambiamenti nel sistema produttivo e finanziario, ma anche nel sistema di consumo e di distribuzione. Lo testimonia il successo dei giochi freemium (per cui una parte del contenuto è offerta gratuitamente, mentre il resto è a pagamento), la problematica diffusione del gioco d’azzardo online e la fortuna dei cataloghi di giochi digitali.

Crisi e opportunità

L’impatto della pandemia sul settore dell’intrattenimento in Africa sub-sahariana ha mostrato le fragilità del tradizionale sistema di produzione e distribuzione di prodotti di intrattenimento. Permangono infatti difficoltà nella commercializzazione dei prodotti, dovuti alle disuguaglianze nell’accesso a Internet e nella capacità di spesa. Allo stesso tempo, però, il contesto pandemico, unito all’avanzamento tecnologico, ha aperto nuove opportunità di crescita e sviluppo, incluse nuove modalità per raggiungere un pubblico che si fa sempre più transnazionale e connesso alla rete.

Per garantire una crescita sostenibile del settore è necessario un afflusso costante di capitali, così come l’allargamento dei beneficiari di una connessione Internet. Il futuro dell’intrattenimento in Africa sub-sahariana apparterrà a quelle aziende che sapranno adottare strategie mobile-first, incentrate su soluzioni digitali a basso costo e accessibili al maggior numero di persone, in grado di proporre prodotti e servizi in linea con il gusto locale e appetibili per il pubblico internazionale.

 

Fonti e approfondimenti

Collins, Gail, “Is this the start of the golden age of African films?”, New African, 27/04/2021.

Dredge, Stuart, “Independence and Industry Structures in the African Music Market”, Music Industry Insights by Midem, 15/06/2021. 

Gavin, Jamie, “Netflix on investing in African content to increase global revenue”, FIPP, 26/02/2021.

Moerman, Jelien, “Africa Is A Driving Force Behind Global Video Game Industry’s Continued Growth”, Taarifa, 26/03/2020.

Mordor Intelligence. 2020. Africa gaming market: Growth, trends Covid-19 impact and forecasts (2021 – 2026)

Okoth, Zippora, “New Voices in Africa – Cinema as Premonition, Covid-19 as Possibility”, Institut Montaigne, 08/10/2021.

Shumba, Evelyn, “Investing In The Creative Industry In Africa”, Wathi, 09/02/2021.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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