Leggere tra le righe: “Leggere Lolita a Teheran”, la letteratura come alternativa

Simone D'Ercole | Instagram: @Side_Book

«Voglio scrivere un libro in cui ringrazio la Repubblica islamica per tutto quello che mi ha insegnato – ad amare Henry James e Jane Austen e il gelato e la libertà», scrive Azar Nafisi, autrice del romanzo autobiografico, edito per la prima volta nel 2003, “Leggere Lolita a Teheran”. Date le dimissioni dall’Università di Teheran, nel corso degli anni successivi alla rivoluzione islamica la professoressa di letteratura inglese decide di creare un seminario di letteratura clandestino con le sue sette studentesse più meritevoli. Così inizia la narrazione.

L’autrice ricorda gli anni dell’insegnamento e della sua lotta contro le oppressioni della Repubblica islamica, raccontando degli incontri segreti tra sole donne in cui queste discutevano di libri proibiti, specchio della cultura occidentale, di vicende personali, di religione e inevitabilmente di politica. Un libro di denuncia in nome della libertà ma anche e soprattutto un atto d’amore nei confronti della letteratura.

Il censore cieco

Il percorso delle donne iraniane è stato sempre in salita e non autodeterminato. Sotto il regime dello Shah, sono state costrette a un’occidentalizzazione forzata e a un obbligatorio laicismo: se da una parte questo ha portato molti diritti, dall’altra ha impedito a chi voleva esprimere la propria fede di farlo in modo libero. La Rivoluzione del 1979 e l’instaurazione della Repubblica islamica hanno preteso dalle donne un nuovo cambiamento. A quest’ultima risale, ad esempio, l’obbligatorietà del velo in Iran, in quegli anni simbolo di resistenza e protesta contro il regime monarchico.

Già nel corso degli anni Ottanta però, al tempo della guerra con l’Iraq – sullo sfondo delle vicende narrate dall’autrice -, l’imposizione del velo divenne uno degli strumenti per esercitare potere e controllo sulla vita delle donne. Queste divennero l’oggetto dei provvedimenti più restrittivi

Azar Nafisi sceglie di condurre una battaglia, in primis personale, nei confronti del  regime integralista iraniano. Ogni giovedì nel salotto della propria abitazione, l’autrice combatte il «censore cieco», ovvero il regime totalitario della Repubblica islamica dell’Iran. Contesta un sistema devitalizzante che dimostra incapacità di empatia, che priva le donne della propria identità rendendola il prodotto dell’ideologia degli altri, «il prodotto del sogno di qualcun altro». Le otto donne sono il simbolo della condizione femminile contemporanea, vittime di quella omologazione forzata che rende estranei a sé stessi ma che soprattutto nasconde dietro veli neri menti e personalità brillanti e capaci. 

Leggendo grandi classici della letteratura occidentale le partecipanti al seminario privato parlano di donne e della realtà che le asfissia – a partire dal contesto universitario riformato dal regime, campo di battaglia tra laici e repubblicani.

Dunque, il confronto generazionale sottolinea il dolore scaturito dalla mancanza di libertà che per le giovani ragazze non è perdita ma assenza, per loro che cercano di riconquistare quindi qualcosa che non hanno mai provato.

L’alternativa è nella letteratura

La docente e le studentesse riunite leggono e commentano grandi opere: da “Lolita” di Nabokov, a “Il Grande Gatsby” di Fitzgerald, fino a “Delitto e castigo” di Dostoevskij. Si ritrovano in uno «spazio magico» in cui la finzione dei romanzi occidentali mette in luce la realtà. I personaggi di quelle storie svelano le persone che le leggono. Leggere Nabokov, ad esempio, non coincide con una provocazione ma con il bisogno di andare oltre l’apparenza e di viaggiare dentro la propria condizione – qui l’autrice mostra un parallelismo tra le sue ragazze e i protagonisti del romanzo. Sentendosi intrappolate in un’esperienza quotidiana che invade anche lo spazio privato, la letteratura, per come è intesa dalle otto donne, non coincide con una fuga o un isolamento quanto piuttosto con un’alternativa e con l’insubordinazione al presente.

La scoperta condivisa della letteratura si rivela uno strumento d’identificazione che aiuta a far chiarezza sulla trama della propria vita. Leggere e vivere i libri le rende libere dal totalitarismo. “Leggere Lolita a Teheran”  celebra l’immaginazione e la letteratura come mezzi di sopravvivenza quando l’opposizione a uno Stato non basta per cambiarlo. 

L’attivismo giovanile e femminile in Iran

Azar Nafisi offre la propria soluzione per arginare il regime iraniano, ricordando quanto sia importante tutelare il diritto all’istruzione, specialmente quella femminile. L’Iran in realtà conserva una lunga tradizione di attivismo studentesco e non è un caso che uno dei primi provvedimenti attuati con la Rivoluzione sia stata l’islamizzazione delle università e del sistema scolastico. Infatti, tra gli obiettivi della rivoluzione culturale dei primi anni Ottanta c’era quello di contrastare l’opposizione marxista e di sinistra. L’università in quegli anni divenne anche uno spazio di sostegno al sistema e l’attivismo studentesco era accettato nella misura in cui vi contribuiva. Con l’elezione di Khatami nel 1997 emerse il potenziale dell’attivismo universitario che non trascurò le mancate promesse della Rivoluzione, rivendicando pluralismo e partecipazione. 

In particolare, le donne in Iran hanno sviluppato nel tempo diverse forme di attivismo, battendosi contro la disuguaglianza di genere istituzionalizzata. A partire dagli anni Novanta, le questioni di genere entrarono nel dibattito pubblico e politico, anche se con il ritorno del conservatorismo al governo, invece, lo spazio per i movimenti studenteschi e l’attivismo femminile si vide nuovamente ridotto. Dopo le elezioni presidenziali del 2009 e la riconferma irregolare di Ahmadinejad fu di grande impatto il Movimento di protesta dell’Onda Verde, con un nuovo slancio partecipativo in cui spiccò proprio il ruolo delle donne.

Uno spazio politico in seguito del tutto negato se si pensa alla partecipazione di candidate donne alle elezioni presidenziali. Sia in quelle del 2017 che nelle ultime che si sono tenute il 18 giugno 2021, nelle liste dei candidati, “epurate” dal Consiglio dei Guardiani, l’organismo che vigila sulla compatibilità delle leggi iraniane con l’Islam e che ha l’ultima parola sulle candidature, non è stato ammesso nessun nome femminile. Ciononostante l’attivismo femminile in Iran continua a ispirare le pratiche quotidiane, per superare le discriminazioni di genere e la negazione dei diritti, nel tentativo di attuare una resistenza all’ideologia dominante. 

 

Fonti e approfondimenti

Forlani, Lorenzo, “Elezioni in Iran, squalificati i candidati donne e riformisti. Teheran punta a fronte compatto – e rigido – sulla gestione del dossier nucleare”, Il Fatto Quotidiano, 31/05/2021.

Giuberti, Silvia, “Quanto è difficile «leggere Lolita a Teheran»”, Il Sole 24 Ore, 27/05/2005.

Nafisi, Azar. 2004. “Leggere Lolita a Teheran”. Adelphi.

Perletta, Giorgia, “Cittadini post-rivoluzionari: l’attivismo di studenti e donne in Iran”, OasisCenter Rivista, 08/02/2021.

 

Editing a cura di Elena Noventa

Copertina a cura di Simone D’Ercole

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