La corsa al riarmo arriva anche in Australia: il governo di Anthony Albanese ha annunciato un investimento di 54,2 miliardi di dollari per rinnovare la Royal Australian Navy. Una somma molto importante, che porterà la flotta dell’isola continente a livelli mai più raggiunti dopo la fine della Seconda guerra mondiale, come dichiarato dal ministro della Difesa Richard Marles.
La politica estera del governo laburista
Prima di arrivare ai vertici del Paese, il leader laburista Albanese aveva espresso la sua volontà di posizionarsi sulla stessa linea del governo conservatore allora guidato Scott Morrison. La politica estera australiana poggia da decenni sul forte legame con il Regno Unito e, soprattutto, con gli Stati Uniti.
Il mantenimento di uno stretto legame è sempre stato fondamentale nel delineare le mosse di Canberra, al di là del colore politico delle amministrazioni. Esempi recenti possono essere rintracciati nelle frizioni diplomatiche ed economiche con Pechino, così come nella scelta di dotarsi di sottomarini a propulsione nucleare grazie all’accordo AUKUS con Londra e Washington.
Anche il nuovo investimento si colloca in questa cornice. Portare la spesa per la difesa al 2.4% del Pil nei primi anni 2030 significa per l’Australia mandare un chiaro messaggio anche all’esterno, in particolare alla Repubblica popolare cinese. L’assertività di Pechino, preoccupa non poco Canberra, che vede nelle rivendicazioni e nel potenziamento militare cinesi due pericoli cui dover rispondere rapidamente. .
Cosa prevede l’investimento
Attualmente la flotta e’ costituita da undici navi per combattere in superficie. Tre sono cacciatorpedinieri Hobart, otto sono fregate Anzac. A queste vanno aggiunte motovedette e navi da rifornimento, oltre a 12 navi da pattugliamento (OPV) in fase di costruzione. A completare gli effettivi a disposizione vi sono anche 6 sottomarini classe Collins, ormai nelle fasi finali del proprio ciclo vitale.
Il piano del governo Albanese è di espandere e innovare la flotta. I cacciatorpedinieri saranno aggiornati per accogliere missili più grandi e dalla gittata maggiore, mentre undici nuove fregate sostituiranno progressivamente le ormai datate Anzac. Oltre a queste, il progetto prevede la costruzione di sei grandi navi di superficie con equipaggio opzionale (LOSV).
Una nuova era in ritardo?
Il massiccio investimento è stato descritto come un passo necessario ai fini della sicurezza nazionale, per non dire l’alba di una nuova era per la marina australiana.
Allo stesso tempo, non mancano voci critiche. Peter Layton, esperto di strategia e sicurezza, ha rilevato come la potenza di fuoco delle nuove fregate risulterà inferiore agli obiettivi australiani. Un altro ostacolo per la proiezione della flotta australiana nel Pacifico sono i tempi di realizzazione, per cui la carenza di navi da guerra persisterà ben oltre il prossimo decennio. La nuova era potrebbe attendere.
Fonti e approfondimenti
Australian Government. 2023. Defence Strategic Review.
Bobbio, E., “Con l’AUKUS l’Australia fa una scelta di campo”, Lo Spiegone, 2 novembre 2021
Doran, M., “Australia’s surface naval fleet is being reshaped. Here’s how it will change”, ABC, 20 febbraio 2024
Fullilove, M., “America and Australia Are Back on the Same Page”, Foreign Affairs, 11 febbraio 2022
Pillai, G., “Albanese Government Unveils $54.2 Billion Blueprint for a Formidable Australian Naval Fleet”, 19 febbraio 2024


