La xenofobia in Sudafrica è sempre più arma elettorale

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Insediamento informale popolato da immigrati ad Alexandra, nella provincia sudafricana del Gauteng - Fonte: Gsalamander / Wikimedia Commons - CC BY-SA 4.0

Esplosioni di violenza xenofoba non sono cosa nuova in Sudafrica. Dalla fine dell’apartheid nel 1994, il Paese ha conosciuto varie volte l’emergere di fenomeni di ostilità contro i migranti. Nel 2008, 62 persone sono state uccise durante una serie di rivolte, partite dalla provincia del Gauteng (che include Johannesburg e la capitale amministrativa Pretoria) e poi estese al resto del Paese. Altre manifestazioni xenofobe hanno interessato Durban e Johannesburg nel 2015, provocando 7 morti, e nel settembre 2019, ancora Johannesburg, con 12 morti e 680 arresti.

Il clima di stagnazione politica e le difficoltà economiche del Sudafrica negli ultimi vent’anni hanno aggravato il sentimento di intolleranza verso lo straniero, visto da molti come un parassita sociale, che sottrae ai “veri” sudafricani posti di lavoro, sussidi e servizi di base. Dall’inizio del 2026, sono state indette centinaia di proteste contro gli stranieri, molte delle quali sfociate in violenze e cacce allo straniero. Le prossime elezioni locali, previste per il 4 novembre, si terranno in un clima ancora una volta connotato dal riemergere dell’odio verso i migranti, cosa che diversi soggetti politici e civili hanno saputo sfruttare a proprio vantaggio. 

L’immigrazione in Sudafrica

Si stima che nel Paese abitino oltre 2,7 milioni di immigrati, provenienti in larga parte dai vicini Zimbabwe, Mozambico, Lesotho e Namibia. Su una popolazione di 63,5 milioni di individui, ammontano a circa il 4,4%, pur contribuendo al Pil nazionale per una percentuale stimata al 9%. Dati che evidenziano la capacità di attrazione della prima economia del continente, ma che sono in parte ridimensionati se confrontati con la situazione in altri Paesi africani. 

Secondo lo Scalabrini institute for human mobility in Africa, ci sono quindici Paesi africani dove la quota degli stranieri sulla popolazione è maggiore che in Sudafrica. Anche in termini assoluti, si trovano Stati che ospitano un maggior numero di immigrati e rifugiati, come l’Uganda (3,7 milioni) e il Sudan (3,3 milioni).

Perché allora in Sudafrica i fenomeni migratori hanno conseguenze più violente che altrove in Africa? A questa domanda si sono date nel tempo risposte diverse, che restituiscono un quadro complesso.

Secondo alcuni, la xenofobia in Sudafrica è una tra le tante eredità del regime di apartheid, che utilizzava manodopera straniera per ostacolare l’opera dei sindacati e indebolire il potere contrattuale dei minatori e degli operai. Altri hanno evidenziato l’esistenza di network online che hanno sostenuto e propagato, in particolar modo dopo il Covid-19, idee xenofobe e nazionaliste. Altri ancora hanno richiamato il rapporto diretto tra aumento della sfiducia nelle istituzioni e atteggiamenti di colpevolizzazione sociale.

Quale che sia l’origine della xenofobia in Sudafrica, la situazione va peggiorando. Human sciences research council riporta che se nel 2020 i sudafricani contrari a qualsiasi forma di immigrazione erano il 28%, sono passati al 42% nel 2025.

immigrazione Sudafrica
Fonte: rapporto “Going from bad to worse: A rise in anti-immigrant sentiment in South Africa” di Human Sciences Research Council

Il livello di ostilità è particolarmente radicato in quattro province del nordest, tra le più interessate dai flussi migratori: Mpumalanga, il già citato Gauteng, Limpopo e specialmente KwaZulu-Natal. In quest’ultima, il 60% degli abitanti si dichiara contrario ad accogliere anche un solo immigrato.

Il Governo d’unità nazionale

Con le elezioni generali del 2024, l’African national congress (Anc) del presidente Cyril Ramaphosa – il partito che fu di Nelson Mandela, al governo dal 1994 – è stato riconfermato alla guida del Paese. Per la prima volta, però, ha perso la maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale, la camera bassa del Parlamento.

Per governare, ha dovuto mettere in piedi una coalizione di campo largo – il Governo di unità nazionale – che abbraccia oggi dieci partiti. L’alleanza poggia sulla fragile intesa con il secondo partito del Paese, la Democratic Alliance (Da), principale formazione di centrodestra, riferimento per la popolazione bianca e storica oppositrice dell’Anc.

La difficoltà dell’Anc nell’offrire risposte convincenti alle maggiori sfide del Sudafrica moderno – la questione della terra, la corruzione dilagante, la deindustrializzazione, le disuguaglianze economiche, l’alto tasso di disoccupazione – ha offerto l’occasione a nuovi soggetti politici di colmare parte del vuoto lasciato dal partito di governo.

In questo contesto, il tema dell’immigrazione irregolare ha assunto un ruolo cruciale e diversi movimenti si sono candidati nel rappresentare le frustrazioni di una classe media, più povera e precaria, che oggi, più di ieri, si sente insidiata dallo straniero.

Il ritorno di Zuma sotto il segno del nazionalismo

Il principale portavoce del sentimento di insofferenza contro i migranti è anche il primo partito d’opposizione e primo partito nella provincia del KwaZulu-Natal, l’uMkhonto we Sizwe (“lancia della nazione”, in zulu). Abbreviato in Mk, è guidato dall’ottantaquattrenne ex presidente del Sudafrica ed ex leader dell’Anc Jacob Zuma.

Dopo la condanna nel 2021 a quindici mesi di carcere per aver ignorato gli ordini a testimoniare in un’inchiesta per corruzione, Zuma è tornato nell’agone politico sul finire del 2023, lanciando la sua nuova piattaforma per sfidare Ramaphosa alle elezioni generali dell’anno successivo. 

Il nome del partito riprende quello dell’ex ala armata dell’Anc, fondata da Mandela nei primi anni Sessanta. Se da questa ha mutuato idee collettiviste in ambito economico, su questioni sociali, come appunto l’immigrazione, il partito di Zuma ha assunto posizioni nazionaliste e populiste. Prendendo a prestito le parole da un suo comunicato, l’«Mk ritiene che la migrazione irregolare contribuisca ad aumentare la pressione sui servizi pubblici, la criminalità, la disoccupazione e, più in generale, l’illegalità diffusa, fattori che colpiscono in modo sproporzionato i cittadini sudafricani». Alla sua prima prova elettorale nel 2024, l’Mk ha ottenuto 58 seggi dell’Assemblea su 400.

Il caso di Mazwi

L’ondata di proteste del 2026 ha trovato suo emblema e catalizzatore nella campagna per il ritrovamento di Mazwi Kubheka a Vosloorus, nel Gauteng. Proprietario di uno spaza shop, cioè un negozio di strada, Mazwi era stato visto l’ultima volta il 2 aprile. Un mese dopo, si è presentato lui stesso, in stato confusionale e con segni di torture, a una stazione di polizia. 

Il coinvolgimento di due persone di nazionalità etiope nell’orchestrazione del suo rapimento ha rappresentato per molti l’ennesima prova della criminalità dilagante, causata dagli stranieri, e del generale fallimento dello Stato nell’applicazione della legge. 

Il caso è stato ampiamente dibattuto da una schiera di opinionisti e attivisti anti-immigrazione, che hanno portato l’attenzione pubblica sul clima di illegalità in cui operano gli spaza shop: un’economia sommersa di 150-200.000 chioschi e negozi di strada, in larga parte gestiti da stranieri.

Il rimpatrio degli irregolari: la battaglia di Operation dudula 

Una delle organizzazioni che più si è battuta per fare luce sul caso di Mazwi è Operation dudula. Il suo programma è ben esemplificato dal nome: dudula in lingua zulu significa “cacciare”, “respingere”. Il suo obiettivo è infatti il rimpatrio di tutti gli stranieri senza permesso di soggiorno.

Dal 2021, Operation dudula organizza manifestazioni che raccolgono in strada centinaia, quando non migliaia, di persone. Durante questi raduni, ritmati dallo slogan abahambe (“devono andarsene”), non sono rari gli attacchi ai migranti, i picchetti presso scuole e ospedali e le intimidazioni ai gestori degli spaza shop.

Nata come organizzazione civile, Operation dudula si è registrata ufficialmente come partito politico nel 2023 per partecipare alle elezioni dell’anno successivo, dove ha ottenuto un poco incoraggiante 0,02% delle preferenze. Anche se ha mancato i termini fissati dalla Commissione elettorale sudafricana per partecipare in alcune circoscrizioni di voto, si presenterà ancora alle elezioni locali di novembre. Non sono attesi da parte sua particolari balzi in avanti in termini di consensi rispetto al 2024, ma senza dubbio la sua capacità di mobilitazione è aumentata, anche grazie alla sua abilità nel creare alleanze con altri movimenti anti-immigrazione.

L’attivismo xenofobo di March and march

Legata a Operation dudula da una perfetta comunione di intenti, March and march è un’organizzazione civile fondata nel 2024, con lo scopo dichiarato di espellere tutti i migranti irregolari dal Paese. Nelle parole di Sandile Dube, suo portavoce: «Stiamo sistemando i problemi del Paese e ci fermeremo solo quando ogni posto di lavoro sudafricano sarà occupato da un sudafricano».

La sua presidente, Jacinta Ngobese-Zuma, afferma di non essere legata al sistema partitico, eppure il movimento gode dell’appoggio pubblico dell’Mk, di cui condivide la roccaforte: il KwaZulu-Natal, provincia di nascita di Jacob Zuma. AmaBhungane, un network di giornalisti investigativi sudafricano, ha documentato come le donazioni a March and march arrivino su un conto corrente privato, tenuto da Nozibusiso Khambule, amministratrice del movimento e vicina alla famiglia dell’ex presidente.

L’inasprimento delle violenze

A dicembre 2025, March and march e Operation dudula avevano fissato una data, il 30 giugno 2026, entro la quale ogni migrante arrivato illegalmente avrebbe dovuto lasciare il Paese. In un clima reso ancora più acceso dalla vicenda di Mazwi, si sono tenute in quel giorno 120 manifestazioni in tutto il Paese. Il bilancio è stato di 4 morti, 900 arresti e centinaia di case, macchine e negozi vandalizzati o distrutti.

March and march e Operation dudula hanno annunciato che da quel momento, per sei mesi, le proteste sarebbero proseguite ogni giovedì. La promessa è stata mantenuta e, da allora, le violenze non si sono fermate.

Tra giugno e luglio 2026, oltre 160.000 stranieri – di cui la maggioranza provenienti dallo Zimbabwe e dal Malawi – sono rientrati nei loro Paesi. Molti di questi hanno scelto di rimpatriare autonomamente per paura di trovarsi vittima dei gruppi di vigilantes che, in abiti tradizionali zulu e impugnando mazze e bastoni, pattugliano le strade a caccia dello straniero.

L’aria che si respira prima delle elezioni

Il 4 novembre si vota in tutte le 9 province del Paese, per 8 municipalità metropolitane, 205 locali e 44 distrettuali. Considerata la sua rilevanza nel dibattito pubblico, e tenuto conto del ruolo delle amministrazioni comunali nell’erogazione dei servizi alla persona, il tema dell’immigrazione avrà un ruolo importante nell’orientare le scelte di voto.

Mentre partiti come l’Mk e movimenti come March and march hanno saputo canalizzare la tensione sociale per le difficoltà economiche in uno strumento di mobilitazione politica e riconoscimento identitario, la risposta del governo è stata ambigua e, a tratti, ha sembrato rincorrere l’agenda dell’opposizione. 

Il varo nel 2019 di un Piano d’azione nazionale per combattere il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e la relativa intolleranza ha avuto scarsi effetti pratici. E anche i richiami alla solidarietà da parte del presidente Ramaphosa non hanno fermato le proteste di piazza. Allo stesso tempo, il governo ha rafforzato i controlli alle frontiere e autorizzato, tra il 14 giugno e il 20 agosto, il rimpatrio di 86.596 persone. Ma per i manifestanti, che chiedono che ogni posto di lavoro sia dato a cittadini di origine sudafricana, non è ancora sufficiente.

Oltre a essere un test cruciale per la stabilità dell’alleanza di governo, queste elezioni saranno un banco di prova importante per sondare la maturità politica delle formazioni che meglio hanno incarnato, e rinfocolato, la xenofobia in Sudafrica.

 

Fonti 

Anyadike, Obi. Nkala, Oscar. “South Africa feels the economic cost of anti-migrant xenophobia”. The New Humanitarian. 05 agosto 2026.  

Cocks, Tim. “Explainer – What is behind South Africa’s anti-immigrant protests”. Reuters. 26 giugno 2026.

Department: Statistics South Africa. Report on migration statistics from the 2022/2023 Income and Expenditure Survey (IES).

Findlay, Kyle. “How South Africa’s xenophobic online machine was rebooted in 2026”. Daily Maverick. 01 giugno 2026. 

Human Sciences Research Council (HSRC). “Going from bad to worse: A rise in anti-immigrant sentiment in South Africa”. 07 maggio 2026.

IPSOS. “Nearly half of South Africans feel politically homeless ahead of local elections”. 26 marzo 2026. 

Masubelele, Elijah. “Xenophobia and the paradox of post-Apartheid reconciliation in South Africa”. The Institute for Justice and Reconciliation. 27 maggio 2026. 

Müller, Melanie. “Anti-Migration protests in South Africa: Winning votes on the backs of the most vulnerable”. German Institute for International and Security Affairs. 06 agosto 2026. 

Scalabrini Institute for Human Mobility in Africa. Atlas of African Migration.