La Cina, la primavera e le decisioni

L’Assemblea Nazionale del Popolo, organo legislativo della Repubblica del Popolo della Cina, ha terminato la sua annuale sessione deliberativa che si tiene solitamente durante il mese di marzo. Questo sistema si conforma all’idea degli Stati socialisti, così lontano da noi non solo dal punto di vista ideologico ma soprattutto dal punto di vista organizzativo. La Cina è una dei cinque Stati nel mondo ad adottare in maniera completa questo sistema ed è sicuramente il più grande modello di socialismo vivente dopo la caduta dell’Unione Sovietica più di venticinque anni fa.

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L’Assemblea è un organo statale, non appartenente al Partito Comunista della Cina (PCC), ed è composta, in questo quinquennio, da quasi 3000 deputati (per l’esattezza 2987). La Costituzione cinese, promulgata nel 1982, non assegna un numero specifico di seggi a questa Assemblea e quindi, nella storia, questa “Camera” è oscillata tra i 1226 rappresentanti fino ai 3497 del 1977. Questo organo è monopolizzato dal Partito Comunista della Cina ma presenta anche altri partiti che sono racchiusi sotto il Fronte Unito. Questa fazione occupa circa 830 seggi e può essere suddivisa in altri otto partiti a cui è stata data la possibilità di potersi confrontare con il partito predominante durante le elezioni.

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Ingresso dell’Assemblea Nazionale del Popolo

Prendendo in esame anche la Costituzione del PCC, anch’essa promulgata nel 1982, possiamo capire meglio quali siano le reali possibilità decisionali dell’Assemblea. Il partito comunista nei suoi primi articoli del suo manifesto parla infatti di “centralismo democratico” e di “sottomissione della minoranza alla maggioranza” così come della supremazia dell’organizzazione del partito rispetto ai singoli membri del partito. Per centralismo democratico si intende la possibilità di prendere tutte le decisioni in organi collegiali gerarchizzati, quindi non da parte dei singoli leader. Una volta che il progetto o il programma o, in generale, qualsiasi atto passi all’interno dell’organo decisionale (il Congresso Nazionale del PCC) tutti i membri del partito dovranno attenersi alla decisione presa dal partito e portarlo avanti fino alla sua riuscita. Mentre la sottomissione della minoranza alla maggioranza porta, in qualche modo, alla sottolineatura del concetto appena spiegato perché obbliga i membri non concordi alla decisione presa (a maggioranza) a sottomettersi ad essa e a lavorare in modo tale che le idee della maggioranza possano diventare realtà ed essere applicate.

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Questo regime politico
 che potremmo definire, esagerando, doppio (dove da una parte abbiamo il PCC e dall’altra lo Stato) in verità si potrebbe raffigurare come una piramide al cui apice troviamo proprio il PCC. In questo modo si crea uno Stato che si regge su quello che viene definito sistema di partito egemonico. Anche se la definizione scientifica di sistema a partito egemonico è ancora molto controversa possiamo amplificare affermando che in questo sistema esiste un partito il cui potere totale dal punto di vista politico e amministrativo è indiscusso ma che presenta anche altri partiti che possono concorrere, come abbiamo visto infatti, alle elezioni e possono, se ci riescono, influenzare le decisioni amministrative e non solo.

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Da questa analisi possiamo quindi concludere che l’organo legislativo statale, ovvero l’Assemblea Nazionale del Popolo, durante la sua sessione annuale in verità confermerà semplicemente ciò che è già stato deciso in altri Congressi, Comitati e Uffici del PCC. Quella di quest’anno è stata la quarta Assemblea sotto il leader supremo Xi Jinping, incoronato dal Partito nel 2012. I temi di cui si è discusso maggiormente sono stati quelli economici, più precisamente è stato approvato il tredicesimo piano quinquennale della storia della Cina, redatto dallo stesso leader. Qualche richiamo storico potrebbe mettere paura a chi è scaramantico perché proprio il tredicesimo piano quinquennale dell’Unione Sovietica portò al suo crollo definitivo. Superstiziosi o no il corpo legislativo ha quindi approvato delle misure che dovrebbero portare a una crescita annua fino al 2020 del 6.5% e mantenere stabile il deficit al 3%. Se i numeri sembrano essere troppo bassi per uno Stato basato sull’economia come la Cina bisogna ricordare che la crescita di questa potenza non si è mai fermata dal 1978 a oggi e che una percentuale superiore al 6% di crescita dopo 38 anni è ancora molto alto.

 

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