I muri che dividono e la debolezza europea

Era il 1985 quando Francia, Germania e Benelux firmarono a Schengen un trattato internazionale che diede il via alla libera circolazione all’interno dell’Unione Europea.
Solo quattro anni più tardi, con la caduta del muro di Berlino, sembrò che finalmente si fosse riusciti a superare le differenze e le rivalità all’interno dell’Europa e che si fosse pronti a creare realmente un’area comune e in cui si potesse circolare liberamente.

Nonostante ciò l’inversione di tendenza, consistente nell’abbattimento dei muri e delle frontiere, ebbe vita breve e, ad oggi, l’Europa conta un notevole numero di muri che vanno a dividere realtà differenti e che spesso sono il risultato di una debolezza politica incapace di raggiungere con la diplomazia i risultati sperati.

Qui trovate la carta interattiva delle barriere mondiali creata dal The Economist.

La Green Line di Cipro

 

Il primo esempio di “muro”, esistente ancora oggi, è quello di Cipro ossia la famosa Green Line che divide dal 1974 la capitale Nicosia tra l’area di sovranità greca e quella turca. L’area in questione si estende per 180 km andando a coprire una superficie di 350 km² circa. L’isola venne divisa in questo modo a seguito di un tentato colpo di stato mosso dai militari al potere in Grecia che spinse i turchi ad inviare le proprie truppe nella regione per difendere la propria comunità. Ad oggi la Repubblica Turca di Cipro Nord viene riconosciuta solo dal governo di Ankara mentre la restante parte della regione, corrispondente a più del 60% della superficie, è sotto il potere dei Greco Ciprioti, che si ritengono gli unici legittimi rappresentanti della Repubblica di Cipro.
La Green Line Cipriota fu uno dei primi esempi della debolezza politica dell’Unione Europea, in quel caso particolare della Grecia, in cui si decise di innalzare un “muro” per superare le difficoltà di negoziazione tra le due realtà in conflitto.

Le Peace Lines dell’Irlanda del Nord

 

Dalla fine degli anni ’60 agli anni ’90 ci fu un nuovo caso di muri costruiti per porre rimedio a un conflitto di cui non si vedeva la fine, ossia le Peace Lines in Irlanda.
I vari muri hanno una lunghezza variabile (fino a 4km) e sono alti fino ad 8 metri. Costruiti con metallo, cemento e filo spinato, ad oggi costituiscono un’attrazione turistica mentre inizialmente il loro compito era separare le zone cattoliche e quelle dei protestanti.
Vennero costruiti a partire dal 1969 per cercare di porre fine ai The Troubles, ossia al conflitto nord irlandese. Gli scontri tra cattolici e protestanti a Belfast e Derry portarono, nel 1969 alla scissione dell’IRA ed alla nascita della PIRA (Provisional IRA) che accusava la prima di non essere stata in grado di difendere i quartieri cattolici di Belfast attaccati da estremisti protestanti. Da allora la PIRA si occupò di difendere i vari quartieri cattolici e iniziò contemporaneamente un’offensiva militare contro le truppe britanniche ed i vari obiettivi economici. In quegli anni era alta l’attenzione internazionale nei confronti dei gruppi come l’IRA, soprattutto in collegamento con l’esponenziale diffusione del terrorismo in Europa. Le Peace Lines servirono quindi proprio a questo scopo, mostrare alle altre realtà europee che si era in grado di porre un freno al terrorismo e quindi arginarlo mentre in realtà si stava cercando, attraverso la costruzione di muri, di risolvere un problema senza affrontarlo.

Le barriere a Ceuta e Melilla

Nel 1999 vennero costruite, nelle città spagnole di Ceuta e Melilla, situate nel Nord Africa, due barriere di filo spinato alte tre metri e lunghe rispettivamente 8 e 12km. Questo fu il primo caso in si mostrò, dopo la caduta del muro di Berlino,  un’inversione di tendenza rispetto all’abbattimento dei muri e l’apertura delle frontiere.
Fortemente contrastata dal governo marocchino, la costruzione delle barriere servì per un duplice scopo, bloccare le migrazioni e, in particolare, cercare di arginare il narcotraffico. La Spagna è infatti considerata la porta europea  di ingresso di gran parte della droga proveniente dall’Africa e le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla costituiscono punti strategici importanti per il transito di carichi di hashish provenienti dal Marocco.

Dal 2012 ad oggi si è assistito ad un incremento esponenziale nella costruzione di muri e linee di separazione, in particolare per cercare di risolvere il problema dei migranti evitando di ricorrere a politiche concrete.


Il muro tra Nea Vyssa ed Edirne

 

Per arrestare il gigantesco afflusso di migranti dal Medio Oriente provenienti sul fiume Evros si decise, nel 2012  di costruire tra la cittadina greca di Nea Vyssa e la turca Edirne, un filo spinato lungo 12 km. La costruzione fu tutta a spese della Grecia, appoggiata però a livello politico da Francia e Germania. Nel 2012 la Grecia, che non era ancora un paese fallito, si trovava infatti a dover sostenere un afflusso continuo di migranti e si decise quindi di ricorrere ad un muro per bloccare una situazione che stava degenerando.

Il muro tra Bulgaria e Turchia

 

Nel 2014 venne dato il via alla costruzione di un’altra barriera sempre ai confini della Turchia, ma questa volta sulla frontiera con la Bulgaria, sempre al fine di contrastare l’immigrazione proveniente dal Medio Oriente. La costruzione non è stata ancora completata e, ad oggi, il muro è lungo 32 km mentre il progetto originale prevede una barriera lunga più di 160 km.

La barriera Greco-Macedone

 

Nel 2015 è iniziata la costruzione  di una barriera di 1.5 km di rete e filo spinato, al confine tra Grecia e Macedonia, nei pressi di Idomeni. Voluta dal governo macedone per l’intento ufficiale di bloccare le migrazioni da parte di Siria, Iraq e Afghanistan. Dietro all’intento ufficiale si potrebbe nascondere però anche un problema politico importante. Tra Macedonia e Grecia è infatti, sin dall’indipendenza Macedone del 1991, in corso una disputa circa la sovranità che vede la Grecia non riconoscere la Repubblica di Macedonia ed impedirle l’accesso all’Unione Europea.

Il muro Serbo-Ungherese di Asotthalom

 

Eretto nel 2015, il muro tra Serbia e Ungheria è un filo spinato di circa 4 metri, lungo 175km. Il muro prende il nome dalla cittadina di Asotthalom il cui sindaco,Laszlo Toroskay, fu  il primo a lanciare sui media ungheresi la proposta della costruzione di una barriera per fermare le migrazioni.
Fra pochi giorni, il 2 ottobre, si terrà, per volontà del primo ministro Viktor Orban, un referendum contro le politiche migratorie dell’Unione Europea che, se dovesse trovare il riscontro positivo da parte della popolazione, potrebbe portare alla costruzione di un nuovo muro nella parte meridionale della regione, già sorvegliata da più di 6’000 poliziotti.

Il muro di Calais

 

Il 20 settembre 2016 è iniziata la costruzione di un imponente muro di 4 metri di altezza per un chilometro di lunghezza nel porto francese di Calais, al fine di creare una barriera che impedisca ai migranti di raggiungere i traghetti che oltrepassano la Manica.
La decisione della costruzione della barriera è stata al centro di controversie ed aspramente criticata, soprattutto in seguito al Brexit. Il termine dei lavori è previsto entro la fine dell’anno ma già da ora cominciano a mostrarsi i primi problemi. La costruzione  potrebbe infatti essere già interrotta in questi giorni come risulta da un post di Facebook del sindaco del comune, Natacha Bouchart, in cui si afferma che, a seguito di una constatazione di problematiche legate ad ambiente ed urbanistica, se non giungeranno risposte concrete verrà bloccato il progetto.

Il muro del Brennero

 

Molti sono i muri e le recinzioni ancora in forse nel territorio europeo, tra queste una delle più significative è quella del Brennero. Ad oggi il progetto di costruzione di un muro che possa bloccare l’afflusso dei migranti dall’Italia ancora non è attivo ma il governo di Vienna non ha escluso la possibilità di una prossima costruzione.

 

Fonti:

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Cipro/Cipro-l-ultimo-muro-nel-Mediterraneo-29219

http://www.narcomafie.it/2015/02/17/flash-sulla-spagna-e-il-narcotraffico/

http://www.wsj.com/articles/macedonia-erects-fence-on-greek-border-as-migrant-pressure-builds-1448716959

La Macedonia non è Grecia, con buona pace del Fatto Quotidiano

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Serbia/Muro-ungherese-dove-finisce-l-Unione-europea-163900

Foto:
Foto di JOSE COLON, fonte http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/la-grande-muraglia-deuropa-viaggio-a-ceuta-e-melilla/

https://geograficamente.wordpress.com/2015/06/20/leuropa-che-costruisce-muri-contro-le-migrazioni-sud-nord-risposta-alle-paure-e-al-populismo-con-politiche-di-chiusura-i-nuovo-muri-abbattuti-quelli-in-uscita-berlino/

http://www.youreporter.it/video-foto/Muro_anti-clandestini_in_Bulgaria

http://m.larena.it/home/mondo/migranti-sfondano-la-barriera-tra-grecia-e-macedonia-1.4682334

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Serbia/Muro-ungherese-dove-finisce-l-Unione-europea-163900

https://www.left.it/2015/08/31/fortezza-europa-quando-i-muri-non-bastano/

Mappa Interattiva:

http://www.economist.com/blogs/graphicdetail/2016/01/daily-chart-5

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