Italicum: come cambia l’elezione dei Deputati

Lo scorso 25 gennaio 2017 la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità della legge elettorale 2015, ufficialmente “legge 6 maggio 2015 n°52” ma molto nota come Italicum. La Corte ha sostanzialmente approvato la legge, bocciandone però due aspetti contenuti nella versione definitiva approvata dal Parlamento e attiva dallo scorso mese di luglio.

Innanzitutto è stata eliminata l’ipotesi di ballottaggio tra le due liste più votate qualora nessuna avesse raggiunto il 37%, soglia di voto oltre la quale sarebbe stato assegnato un premio di maggioranza di 321 seggi (52%). Il premio è stato mantenuto ed è stato inoltre innalzato a 340 seggi, il 55% di quelli disponibili, ma adesso se non sarà raggiunto da nessun partito semplicemente non verrà assegnato e tutti i seggi saranno distribuiti in maniera proporzionale a seconda dei voti ottenuti.

Anche la possibilità per i candidati di presentarsi in più di un collegio ha superato l’esame, ma la Corte ha bocciato la possibilità per chi vincesse in più di uno di questi di scegliere liberamente dove essere eletto. Questa scelta non sarà rimessa al candidato o al suo partito ma avverrà per sorteggio, probabilmente per impedire che questa avvenga in maniera strategica per escludere o “fare spazio” deliberatamente ad altri candidati.

Per le motivazioni ufficiali della sentenza della Corte bisognerà aspettare comunque ancora un mese.

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La nuova legge elettorale ha quindi una forma definitiva che ha superato l’esame di costituzionalità e va finalmente a sostituire la legge Calderoli del 2005, nota con il nome gionalistico di Porcellum, decaduta proprio perchè incompatibile in alcuni suoi meccanismi con la Carta Costituzionale.

Quest’ultima, tuttavia, è ancora attiva per il Senato, dato che l’Italicum vale esclusivamente per le elezioni della Camera dei Deputati, essendo stata proposta con la prospettiva di un Senato radicalmente trasformato dal referendum costituzionale dello scorso dicembre, poi fallito. Al momento al Senato è in vigore il cosiddetto Consultellum, ossia la legge Calderoli spogliata delle sue parti incostituzionali, molto simile ad una legge completamente proporzionale. Al momento si sta discutendo se andare alle elezioni con questa differenza normativa o se estendere l’Italicum a entrambi i rami del Parlamento.

A questo punto possiamo vedere nei dettagli come cambia la legge elettorale, ossia cosa renderà diverse le prossime elezioni da quelle del 2013. Le differenze sono molte e possono essere divise in 5 punti principali:

Coalizioni

Nella legge Calderoli era previsto che ogni partito potesse partecipare alle elezioni autonomamente o all’interno di una coalizione ufficialmente formata e dichiarata prima delle elezioni. I due casi, come vedremo, assicuravano diverse soglie di sbarramento per poter accedere alla ripartizione dei seggi.

Nella legge 2015 le coalizioni non sono previste, o pù precisamente non hanno a che fare con le elezioni. Ovviamente i partiti formeranno alleanze più o meno ufficiali una volta alla Camera, ma alle elezioni corrono singolarmente, ognuno per sè e tutti sottoposti alle stesse regole.

Soglia di Sbarramento

Per poter ottenere dei seggi alla Camera con la legge Calderoli i partiti erano vincolati ad una soglia minima di voti da ottenere a livello nazionale: 4% per le singole liste e 10% per le coalizioni. All’interno delle coalizioni che avessero superato la soglia, inoltre, avrebbero partecipato alla ripartizione tutti i partiti sopra il 2% e il migliore al di sotto di questa soglia, il cosiddetto “miglior perdente”.

La legge del 2015 semplifica e inasprisce il tutto, non prevedendo l’esistenza di coalizioni. Ogni lista che corre alle elezioni è vincolata al raggiungimento del 3% dei voti per cercare di ottenere seggi alla Camera.

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Collegi Plurinominali

Per tutelare le minoranze linguistiche i 13 seggi del Trentino-Alto Adige e della Valle d’Aosta seguono regole specifiche, mentre i rimanenti 617 sono ripartiti in base ai voti validi nei collegi (o circoscrizioni) plurinominali. Questi sono divisioni territoriali alle quali sono associati un certo numero di posti alla Camera, che poi vengono distribuiti ai candidati in corsa in quei territori in proporzione ai voti che ricevono.

Questa operazione in Italia avviene con il cosiddetto metodo Hare. Per stabilire la ripartizione si calcola il numero di voti necessari per ottenere un singolo seggio dividendo il numero totale dei voti validi per il numero dei seggi in palio (Q=V/S) e poi i voti totalizzati da ogni singolo partito per questo quoziente. La parte intera dei risultati rappresenta i seggi vinti, mentre se alcuni rimangono non assegnati vanno ai partiti che totalizzano le parti decimali maggiori, in ordine decrescente.

Le due leggi sono molto diverse sotto questo punto di vista, e la differenza di risultato è sensibile. Pur utilizzando lo stesso metodo di distribuzione, la legge calderoli prevedeva 27 grandi collegi che assegnavano da 3 a 45 seggi, mentre l’Italicum prevede 100 collegi più piccoli, da 3 a 9 seggi.

La dimensione dei collegi è determinante nello stabilire il grado di proporzionalità di un sistema elettorale: minore è il numero di seggi messi in palio, maggiore sarà il numero di voti necessario per ottenerli, rendendo la forte presenza sul territorio fondamentale. Per questo motivo raggiungere il minimo del 3% dei voti nazionali non assicura automaticamente il 3% dei seggi ma, anzi, non è garanzia nemmeno del raggiungimento di almeno uno di essi.

Anche la circoscrizione estero assegnerà i suoi 12 seggi come con il regolamento precedente, a cambiare saranno solo le modalità di invio del voto alle ambasciate, simili a quelle impiegate per il Referendum Costituzionale dello scorso dicembre.

Premio di Maggioranza

Tra l’attuale legge elettorale e la sua precedente il funzionamento del premio di maggioranza è radicalmente diverso. La legge Calderoli assegnava alla lista o coalizione che avesse ottenuto più voti delle altre dei seggi extra, in modo da farla arrivare “artificialmente” a 340 deputati, qualora non li avesse già raggiunti autonomamente. Questo meccanismo era pensato per permettere alla coalizione (o lista) vincente di ottenere la maggioranza alla Camera, ma è stato il centro della bocciatura della Corte Costituzionale poichè non fissava una soglia di voto necessaria per ottenere questo premio.

Nella legge 2015 il premio per raggiungere i 340 seggi è rimasto, ma come abbiamo visto è vincolato al raggiungimento del 40% dei voti validamente espressi da parte della lista vincitrice. Se nessuno ottiene il premio, i seggi sono distribuiti in maniera puramente proporzionale, riflettendo abbastanza fedelmente l’esito delle urne.

Liste Bloccate

Una volta stablito il numero di seggi attribuiti a ciascun partito è necessario stabilire a quali candidati spetti di sedere in Parlmento. In ogni collegio chi corre presenta una lista, ossia un elenco di persone candidate a diventare Deputato, guidate da un capolista.

Nella legge Calderoli questa lista era “bloccata”: il partito segnalava un capolista e una serie di altri nomi, rigidamente ordinati e l’elettore non poteva esprimere sulla scheda quale fosse il suo candidato preferito, ma solo votare per il partito nella sa interezza. Una volta riparttii i seggi gli eletti erano scelti automaticamente, partendo dal capolista e poi scorrendo i nomi verso il basso (un partito che avesse ottenuto 3 seggi ad esempio, avrebbe mandato alla Camera i primi tre candidati della lista “bloccata”).

Questa rigidità è stata bocciata dalla Corte Costituzionale, così nella legge 2015 è tornato il voto di preferenza. Alle prossime elezioni solo il capolista sarà bloccato, mentre gli altri seggi saranno ottenui dai candidati con più prefernze espresse esplicitamente sulle schede dagli elettori. In particolare ogni votante potrà esprimerne fino a due, a patto che siano attribuite a candidati di sesso differente.

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Scheda elettorale con nome del candidato premier, simbolo dl partito e spazio per i voti di preferenza


L’assegnazione del premio di maggioranza con il forte requisito del 40% crea due possibili scenari, a seconda che qualcuno riesca ad ottenerlo o meno.
In caso affermativo il risultato sarebbe molto simile a quello prodotto dalla legge Calderoli, se non per quanto riguarda la scomparsa delle coalizioni, mentre in caso negativo lo scenario sarebbe quello del proporzionale semplice, già sperimentato più volte nel nostro paese.

In quel caso infatti i partiti otterrebbero una rappresentanza parlamentare coerente con il totale dei voti ottenuti, anche se con una piccola deformazione. La piccola dimensione dei collegi porta infatti ad una sovra-rappresentazione dei partiti nazionali forti e di quelli localisti e integrati nei singoli territori, mentre complica l’accesso alla Camera delle formazioni più piccole seppur diffuse nell’intero paese.

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Un piccolo esperimento per capire questi meccanismi può essere quello ri ricalcolare il risultato delle scorse elezioni politiche, nell’ipotesi in cui si fossero svolte con l’attuale legge 2015 invece che con quella del 2005. Il risultato è approssimativo per via del fatto che i 100 nuovi collegi non coincidono esattamente con le province, rendendo difficoltoso incrociare i dati e finendo per sovrastimare i risultati dei partiti medio/piccoli.

Il dato più evidente è l’esclusione dalla Camera di ben tre partiti: Centro Democratico, Fratelli d’Italia e l’Unione di Centro, che correndo da soli sarebbero rimasti ben lontani dalla soglia di sbarramento del 3% ma che entrarono in Paramento come “migliori perdenti”. Il Partito Democratico, poi, con o senza il resto della coalizione non sarebbe stato in grado di ottenere il premio di maggioranza e quindi si sarebbe giunti ad una situazione di sostanziale pareggio tra esso, il Movimento 5 Stelle e il Popolo della Libertà.

Interessante è il caso della Lega Nord, che con l’aumento dell’importanza della forza nei territori avrebbe ottenuto il triplo dei seggi, contro il poco meno del doppio delle altre forze penalizzate dall’attribuzione del premio di maggioranza.

Dal 2013 gli equilibri sono cambiati e questi dati non offrono indizi sufficienti per azzardare previsioni attendibili, anche perchè alcuni dei partiti citati si sono frammentati e i sondaggi non sono minimamente sufficienti a ricostrure i nuovi equilibri territoriali e nazionali in termini di voti e preferenze. In quattro anni

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Elaborazione: Lo Spiegone

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