Chi è Benoît Hamon?

Si è chiuso ieri il secondo turno delle primarie del Partito Socialista in Francia, più di un milione e mezzo di cittadini hanno partecipato al voto per scegliere il candidato alle elezioni presidenziali che si terranno tra aprile e maggio 2017. Il candidato che guiderà la coalizione di sinistra (Partito Socialista, Partito radicale di Sinistra, Fronte Democratico e Partito ecologista) è Benoît Hamon che ha vinto al secondo turno con il 58,65% dei voti contro l’ex primo ministro Manuel Valls. Ma chi è Benoît Hamon?

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Hamon è nato nel 1967 a Saint-Renan, in Bretagna. Dopo aver passato la sua infanzia a Dakar, a seguito dei genitori, torna in Francia durante l’adolescenza, all’età di 19 anni, aderisce alla sezioni giovanili del Partito Socialista .

Dopo tanti anni da consigliere dell’ex primo ministro Lionel Jospin, delfino di Mitterand, e dopo una esperienza da consigliere comunale riesce ad essere eletto all’Europarlamento dal 2005 al 2009.  Segretario nazionale del Partito Socialista dal 2005 al 2007, viene eletto all’Assemblea Nazionale nel 2012 garantendosi il ministero dell’economia sociale e solidale nel  governo Ayrault e nel primo governo Valls diventa ministro dell’educazione nazionale.

Critico verso le politiche centriste di Valls fu espulso dal governo, non riottenendo la nomina a ministro nel secondo governo Valls. Il 16 agosto 2016 annuncia la sua candidatura alle primarie presidenziali del Partito Socialista, al primo turno raggiunge il primo posto con il 36% dei voti arrivando a sfidare proprio Manuel Valls. Ieri al ballottaggio ha vinto con il 58,65% dei voti, Hamon è il candidato dei socialisti alle presidenziali.

Decisivo, per la vittoria, è stato l’appoggio di Arnaud Montebourg arrivato terzo al primo turno con il 17,52% dei voti. Sia Hamon che Montebourg rappresentano l’ala di sinistra del Partito Socialista, entrambi ministri durante il primo governo Valls si sono spesso discostati dall’azione di governo e dalla linea centrista del partito.

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Benoit Hamon e Arnaud Montebourg

La spaccatura tra le due anime del partito è profonda, la vittoria di Hamon è stata raggiunta grazie alle sue proposte diametralmente opposte all’operato di Valls che negli ultimi anni ha portato avanti leggi come quelle sul lavoro fortemente impopolari oltre a misure di emergenza per la sicurezza nazionale molto avversate.

La vittoria di Hamon rappresenta una virata a sinistra del partito, ma ciò non influirà pesantemente sulla dinamica oramai già avviata delle presidenziali. Nonostante il “Bernie Sanders” francese abbia vinto le primarie contro il volto del governo socialista degli ultimi anni, secondo molti analisti, è comunque destinato a fermarsi al primo turno.

Il programma di Benoît Hamon

Reddito di cittadinanza: Hamon ha sicuramente il merito di aver introdotto il dibattito sul reddito di cittadinanza in Francia. Molti l’hanno avversato definendolo utopia e populismo, nessuno tuttavia è riuscito a smontare la posizione di Hamon che va oltre il semplice slogan da campagna elettorale. In risposta all’etichetta di utopista, il candidato di sinistra mostra uno spiccato realismo: il suo piano per il reddito di cittadinanza da estendere a chiunque, lavoratore o meno, si articola in diversi passaggi da compiere in un lasso di tempo esteso.

  • Inizialmente Hamon vorrebbe innalzare il reddito di solidarietà attiva del 10% portando a 600 euro al mese il reddito per i poveri che già hanno un lavoro
  • Estendere successivamente il sussidio anche ai disoccupati in età compresa tra i 18 e i 25 anni.
  • Estendere, dopo il 2022, il sussidio a tutti i cittadini francesi facendo lievitare la somma fino a 750 euro al mese.

Le critiche mosse a questo punto del programma riguardano principalmente il modo in cui possa essere finanziato, la somma necessaria è stimata intorno ai 300-400 miliardi di euro, ma nonostante Hamon non abbia giutificato a fondo a riguardo pare che la sua popolarità, soprattutto tra gli elettori di sinistra, non sia affatto scesa dinnanzi alle critiche “tecniche” del suo programma.

Riforme istituzionali: Tra le riforme proposte da Hamon le più importanti riguardano:

  • Limitazione dell’art. 49,3 della Costituzione, una sorta di fiducia che limita la discussione e la votazione presso il parlamento di disegni di legge. Hamon vorrebbe limitarla alle sole leggi di bilancio.
  • Riportare a 7 anni la durata del mandato presidenziale, senza la possibilità di rinnovarlo (ora il mandato dura 5 anni ed è rinnovabile). Limitare a un numero prestabilito i mandati consecutivi presso il parlamento.
  • Concedere l’elettorato passivo (diritto di voto) agli stranieri per le amministrative.
  • Riformare il sistema elettorale in senso proporzionale. Aumentare la portata dello strumento referendario.
  • Limitare il ricorso alle procedure d’urgenza durante i dibattiti parlamentari.

Ambiente: 

  • Abbandono, entro il 2025, del diesel. Ridurre la quota di nucleare nella produzione dell’energia elettrica.
  • Introdurre un’IVA agevolata per i prodotti che rispettano l’ambiente.

Inoltre Hamon è favorevole alla legalizzazione della cannabis, alla procreazione medicalmente assistita per donne single e coppie omosessuali. Si impegnerà, se eletto, ad assumere quarantamila insegnanti. E’ inoltre favorevole all’eutanasia.

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In ambito economico le discordie con il programma socialista di Hollande e Valls si concretizza nella sua volontà di abrogare la Loi Travail, la legge sul lavoro che ha fatto nascere forti movimenti di protesta per la sua impopolarità. La legge è passata proprio grazie all’articolo 49,3 senza votazione al parlamento. Altra tematica è quella dell’imposta sul reddito maggiormente progressiva.

La politica internazionale, infine, è un tema poco sviluppato nelle sue proposte, tranne che per esempio per quanto riguarda il riconoscimento dello Stato palestinese da parte della Francia.

Le conseguenze per la Francia

La sua vittoria tuttavia ha alcune importanti conseguenze, per tutta la Francia:

  • Da un lato un esponente di sinistra come candidato dei socialisti potrebbe spostare i voti dei moderati dal PSF a Emmanuel Macron, la cui popolarità comincia a far preoccupare anche la destra del Front National di Marine Le Pen, certa di arrivare al secondo turno.
  • Dall’altro la vittoria di un candidato avverso all’orientamento moderato e centrista intrapreso dal PSF potrebbe riportare il partito verso le posizioni “classiche” di partito di sinistra, riavvicinando i socialisti a tematiche come: i diritti dei lavoratori, ridistribuzione del reddito, sviluppo e libertà civili.
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Marine Le Pen, Emmanuel Macron e Francois Fillon

Oramai da anni i partiti dell'”establishment” francese si ammassano verso posizioni centriste, generando apatia negli elettori e contribuendo sicuramente all’avanzata di partiti populisti. 

Fonti e Approfondimenti:

http://www.bbc.com/news/world-europe-38676370

http://www.bbc.com/news/world-europe-38723219

http://www.directmatin.fr/politique/2017-01-29/presidentielle-2017-le-programme-de-benoit-hamon-744508

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