Al-Azhar: Tra riforma e radicalismo nell’Islam

Con la visita di papa Francesco in Egitto è tornata sotto i riflettori dei media occidentali anche l’università coranica di Al-Azhar, legata alla grande moschea di Al-Azhar al Cairo. L’istituto universitario della capitale egiziana è il più importante centro religioso dell’Islam sunnita e, insieme al Grande Imam Ahmad al-Tayyib, è il punto di riferimento dei mussulmani sunniti in tutto il mondo.

La storia dell’università

L’università è stata fondata nel IX secolo dai califfi sciiti che avevano conquistato l’Egitto, ma dopo la conquista di Saladino, due secoli dopo, la dottrina cambiò e si attuò quella sunnita a cui aderiva il regno ottomano. Lentamente l’università si trasformò e rimase per molti secoli la culla di ogni riforma e della vera fede sunnita, anche per la debolezza delle università coraniche vicine alla Mecca che venivano colpite dalle guerre tra clan che spesso si combattevano in quei secoli. Solamente con la stabilità data da casa Saud alla zona di La Mecca e Medina e la nuova spinta di Teheran, l’università del Cairo ha dovuto confrontarsi con nuovi centri di studio come Quds, in Iran, e Medina, in Arabia Saudita.

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Il ruolo dell’Imam si è anche allargato in un Egitto che sempre di più ha vissuto periodi di instabilità. Secondo le leggi coraniche, oltre a ruolo di Imam, il rettore di Al-Azhar detiene anche il titolo di Gran Muftì d’Egitto, il che lo rende la seconda figura islamica del paese e gli garantisce una profonda riconoscenza da parte degli egiziani. Nella storia dell’Egitto questa figura ha sempre giocato un ruolo fondamentale, eccezion fatta del periodo di Nasser in cui l’università è stata ostracizzata, per poi essere riavvicinata dal presidente “credente” Sadaat. Nelle proteste nel 2011 e nella caduta di Moubarak, il Grande Ayatollah ha cercato di giocare un ruolo stabilizzatore, minacciando anche di dimettersi, procedura che avrebbe rappresentato una grande infamia per tutto il paese, davanti alle ripetute violazioni dei diritti umani.

Le dottrine irradiate da Al-Zhar

Al-Azhar ha sempre giocato, e gioca tuttora, un ruolo fondamentale nell’irradiazione della visione sunnita, alternando diverse interpretazioni più o meno conservatrici della realtà. 

La scuola dottrinale che nei secoli l’università ha abbracciato è quella malikita, molto presente in Nord Africa. A differenza delle scuole dottrinali arabiche, come quella wahabita, il malikismo è una dottrina giuridica, che aggiunge ai libri sacri, il Corano, e alla legge islamica, la Shaaria, il principio del “buon intendere” che permette allo studioso di diritto islamico, il giurisperito, il permesso di interpretare e modificare secondo i tempi le dottrine.

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Questo principio è sempre stato seguito in modo variabile trasformando l’Università, in diversi periodi, in un faro di riforma del pensiero islamico o in uno strenuo difensore dei principi più radicali. Nell’ottocento con la monarchia in Egitto e lo strapotere di dottrine estremamente conservatrici in Arabia, come il wahhabismo sunnita, l’università era diventata il faro di nuove aperture dell’Islam, rimarcando come la fede dovesse guidare verso un ammodernamento della società.

Tutt’altra strada fu intrapresa dall’Università nei primi anni del 900 quando ospitò alcuni dei padri del fondamentalismo islamico, tra cui Mohammed Qutb, figura di riferimento dottrinale di Al Qaeda, e Hassan Al Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani. La ragione fondamentale che portò al cambiamento di direzione fu la pressione che il governo di Nasser portò sulle istituzioni religiose, invece di cercare una collaborazione. L’unico risultato di questo atteggiamento di Nasser fu l’allontanamento dei moderati e l’avvicinamento di tendenze molto più aggressive.

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Negli anni successivi alla morte di Nasser, l’università riprese grande peso fino a diventare un vero punto di riferimento e proprio in questo periodo affrontò per prima le prime dottrine del futuro jihadismo internazionale. Shukri, padre dei primi gruppi jihadisti wahabiti egiziani (che in futuro saranno esempi per Al Qaed), rapì e uccise lo sceicco Dhabadi, figura di spicco di Al- Zhar, perché questo aveva condannato questi nuovi gruppi, bollandoli come dei barbari dell’Islam.

Il rapporto tra l’università e il jihadismo internazionale

Come si è visto i primi rapporti tra l’istituzione religiosa del Cairo e i gruppi jihadisti furono molto conflittuali e continuarono ad esserlo per molto tempo. È necessario però capire come in una grande università come Al-Azhar non vi sia una sola scuola di pensiero e che spesso gli ulema minori, sacerdoti islamici, abbiano anche espresso giudizi a favore del jihadismo.

Per capire quale rapporto adesso è presente tra gruppi come Al Qaeda/ISIS e il Cairo bisogna riprendere le parole del Grande Imam Ahmed Tayyeb che nel febbraio 2015 guardando ai problemi di sicurezza dopo i numerosi attentati ha affermato:

“The only hope for Muslim nations to restore their unity is to deal with this Takfiri trend [accusing other Muslims of being unbelievers] in our schools and universities.”

L’unica speranza per i paesi musulmani per ricostruire la propria unità è ragionare sulle accuse di infedeltà(tafkir) dei gruppi jihadisti nelle nostre scuole e nelle nostre università

Il progetto del Grande Imam da molti anni a questa parte è sempre stato quello di rileggere e dare un’interpretazione contemporanea a testi antichi, i quali, a suo parere, sono spesso usati a uso e consumo di interessi molto distanti dalla religione. Nella frase riportata si chiede infatti, in una grande riunione degli Imam sunniti, che venga dato un mandato alle università per rimodulare il messaggio islamico.

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L’atteggiamento dell’Imam però è sempre molto prudente. Sa infatti che in questo Medio Oriente, islamico e frustrato da povertà e guerra, sembra mancare un senso di responsabilità in materia religiosa. Le guide spirituali islamiche, davanti agli estremismi, preferiscono continuare a condurre una gara per chi interpreta in modo più integralista possibile le scritture, così da potersi fregiare del titolo di più puro nei precetti dell’Islam e garantirsi il supporto delle popolazioni. La paura di restare escluso da ogni influenza guida il Grande Imam che è conscio di non poter attuare una rivoluzione di profonda crisi nel mondo islamico.

Dall’altra parte i movimenti islamici europei e sufi, una corrente molto moderata dell’Islam presente in Africa e Asia, criticano duramente questa renitenza della grande università a farsi guida di un nuovo Islam. Molti infatti fanno notare come, mentre il Grande Ayatollah condanna il terrorismo e abbraccia il Papa, nelle aule dell’università in diversi corsi vengano insegnate le stesse dottrine che lo Stato Islamico mette in pratica in Siria e Iraq.

La guerra civile interna al Medio Oriente

Resta necessario capire come sempre di più le dottrine islamiche vengano utilizzate degli stati come strumenti di imperialismo o difesa da influenze straniere. Il Malakismo è usato dal Egitto e dal Marocco per difendersi dall’influenza wahhabita, strumento dell’Arabia Saudita e dalle altre dottrine salafite, come quella giordana.

Le condizioni economiche deboli e la vita molto difficile per la maggior parte degli abitanti del Medio Oriente e Nord Africa trasformano la religione nel migliore strumento per conquistare i cuori e le menti dei cittadini di un altro paese per poi influenzare in modo significativo la politica di quello stato.

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Fonti

https://www.amazon.it/Jihad-Ascesa-declino-fondamentalismo-islamico/dp/8843030892/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1493479441&sr=8-1&keywords=Jihad+Ascesa+e+Declino

http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2015/02/azhar-egypt-radicals-islamic-state-apostates.html

https://counterjihadreport.com/category/al-azhar-university/page/2/

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mehiel Free ha detto:

    L’ayatollah è all’apice del clero sciita.

    Mi piace

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