Elezioni britanniche 2017: Jeremy Corbyn e i Laburisti

Il Partito Laburista è attualmente la principale forza di opposizione del Regno Unito. Dopo una serie di divisioni interne il partito arriva alle elezioni del prossimo 8 giugno particolarmente indebolito, nonostante proponga un manifesto radicale e ambizioso basato su forti politiche sociali, una tassazione più progressiva e alcune nazionalizzazioni. La sfida con il partito di Theresa May, però, sarà molto dura da vincere.

A guidare il partito, correndo quindi per la carica di Primo Ministro, sarà Jeremy Corbyn, politico di esperienza eletto deputato per la circoscrizione londinese di Islington North alle elezioni del 2015. Pochi mesi dopo diventa leader del partito come successore di Ed Miliband, dimessosi dopo la dura sconfitta contro i Conservatori di David Cameron, al termine di una serrata campagna per la segreteria dei Laburisti.

In questo frangente Jeremy Corbyn esprime tutta la sua attitudine di politico radicale e ostinato, noto per la sua frequente opposizione alla linea generale del partito quando era sotto la guida di Gordon Brown e Tony Blair. Vicino ai sindacati, anti-interventista e molto critico delle misure di austerità, Corbyn vince la corsa alla segreteria proponendo un programma simile a quello che sarà poi inserito nel manifesto per le elezioni del prossimo 8 giugno (che vedremo più avanti), ottenendo il 59% nel ballottaggio finale a quattro.
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Dopo il voto sul Bexit, però, il partito si è fortemente diviso al suo interno, tanto che molti parlamentari si sono espressi duramente contro l’operato di Jeremy Corbyn, fino a metterne in discussione la leadership. Se la posizione ufficiale del partito era per il “remain”, infatti, la posizione di Corbyn e della sua corrente è sempre apparsa ambigua e la sua accettazione del risultato del voto è stata giudicata troppo passiva. Questa polemica interna ha radicalizzato la divisione tra sostenitori e oppositori di Corbyn, che già erano in rapporti tesi dalla sua ascesa come leader.

Da allora i Laburisti hanno faticato enormemente ad esprimere una voce unitaria nel vivissimo dibattito politico dell’ultimo anno, in particolare riguardo il tema principale di questo, ossia il Brexit. La mancanza di una visione collettiva e organica rispetto alla sfida più temuta dall’elettorato sta dando al partito un’mmagine di inaffidabilità, rischiando di condannarlo ad un ruolo di secondo piano.

La verità è che l’inaspettata sconfitta al referendum ha avuto un effetto dirompente sul partito, che tardando a ricompattarsi ha aperto il fianco all’annuncio improvviso di nuove elezioni da parte di Theresa May. Abbiamo visto le ragioni dietro questa scelta improvvisa ma, non si può negare, la possibilità di cogliere di sorpresa gli avversari in un momento di debolezza ha sicuramente influito sulla decisione.

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Il Partito Laburista arriva alle elezioni al secondo posto nei sondaggi sulle intenzioni di voto. Se da una parte è vero che dal giorno dell’annuncio il partito sta recuperando terreno, dall’altro è un dato di fatto che il partito Conservatore è ancora avanti con un vantaggio significativo. Questo si sta però progressivamente riducendo, tanto che pare si sia ridotto dal 20% al 10% in due settimane.

A favore dei Lab ha contribuito il dibattito sulle politiche sociali, che ultimamente ha sostituito quello sul Brexit come centro di interesse della campagna elettorale. A interessare l’opinione pubblica sono principalmente le condizioni lavorative e di welfare che aspettano i britannici nei prossimi anni e dopo la pubblicazione settimana scorsa dei manifesti elettorali il piano Lab per le politiche sociali sembra riscuotere più gradimento.

I Conservatori, che pure hanno cercato di intercettare il voto di sinistra con il loro programma sociale, stanno tentando di far tornare il dibattito a incentrarsi sul Brexit, loro argomento principale. Già da febbraio però, mese in cui il partito di Corbyn ha appoggiato il governo nell’attivare l’articolo 50 e iniziare così la procedura di uscita dall’UE, la posizione generale sul tema è stata chiarita e, di conseguenza, la controversia sui termini dell’accordo ha perso molta visibilità.

elezioni - UK - GB - 2017 - Laburisti - Jeremy Corbyn - programma - Brexit
Sapendo di dover insistere sulla politica interna, la squadra di Corbyn si è presentata alle elezioni in tutte le circoscrizioni con un programma politico radicale e, per certi versi, antisistema. La strategia dei Lab affronta infatti separatamente le grandi sfide del Brexit e della politica interna, cercando di darsi la veste di “unica alternativa genuina ad un governo che ha fallito e ad un’estrema destra solo falsamente anti-elitista”.

Se da un lato infatti il partito ha accettato il risultato del referendum sul Brexit (nonostante la sua contrarietà) e si è impegnato a negoziarlo con responsabilità, dall’altro ha deciso di sfruttare il clima duramente critico delle attuali classi politiche che serpeggia in tutta Europa presentandosi come una forza anti-establishment, indirizzata al cambiamento e marcatamente di sinistra.

Questa posizione emerge chiaramente nelle 128 pagine del manifesto del partito per queste elezioni, dall’emblematico titolo “For the many, not for the few” (per i molti, non per i pochi). Le promesse elettorali dei Laburisti infatti includono una riforma della tassazione in chiave più progressiva, maggiori tutele per i lavoratori, un forte impegno nella sicurezza e la nazionalizzazione dei servizi energetici e delle poste.

Vediamo da vicino alcuni dettagli di queste proposte, che si possono leggere per intero sul sito del partito – http://www.labour.org.uk/index.php/manifesto2017

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Tassazione

Per quanto riguarda le imposte sul reddito, i Laburisti propongono l’abbassamento della soglia per entrare nella massima fascia (quella con tasse più alte) da 150.000£ a 80.000£ all’anno, portando in essa 1,3 milioni di inglesi in modo che comprenda il 5% più ricco della popolazione.

Viene fissata poi una nuova aliquota massima, imponibile sui redditi annui oltre le 123.000£ e nel manifesto si parla anche di un prelievo addizionale del 5% sui redditi oltre le 500.000£ annue. In compenso il partito ha assicurato di mantenere invariate la l’IVA, le tasse locali e la National Insurance Tax, l’imposta con cui vengono finanziati i programmi di welfare.

L’aumento totale di entrate fiscali dovrebbe aggirarsi intorno a 48,6 miliardi di £, che il partito promette di spendere interamente in potenziamento del welfare, soprattutto dei servizi sanitari. Si prevede che questa riforma spingerà molti dei più ricchi a cercare di eludere parte della nuova tassazione, come già avvenne nel 2010 dopo un provvedimento simile, tanto che è previsto un aumento dei poteri dell’HMRC, l’agenzia delle entrate britannica.

Altri 19.4 miliardi di £ dovrebbero derivare dall’aumento delle tasse sulle imprese dal 21% al 26% e anche il settore finanziario, la City di Londra, è nel mirino. I Laburisti progettano infatti di ricavare 6 miliardi di £ da una tassa sui derivati, prodotti finanziari complessi e rischiosi.

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Nazionalizzazioni

I Laburisti intendono procedere alla nazionalizzazione del settore energetico, delle ferrovie, delle linee di bus e della Royal Mail, il sistema postale britannico. I costi della manovra non sono rendicontati tra le voci di spesa del manifesto, ma in una nota il partito ha fatto sapere che istituirà un fondo da 250 miliardi di £ per compiere la manovra, denaro che quindi dovrebbe derivare dall’indebitamento delle finanze pubbliche.

La parte più ambiziosa e criticata di questo progetto del partito di Jeremy Corbyn è sicuramente la sostituzione dell’attuale libero mercato della fornitura energetica con un sistema di imprese regionali controllate dal settore pubblico. La privatizzazione della fornitura dell’acqua e dell’elettricità avvenne nel 1989 durante l’era Thatcher e da allora i Laburisti stimano che la bolletta sia cresciuta del 40%, problema a cui sperano di ovviare con la gestione pubblica.

Sempre in tema di energia, i Laburisti sono intenzionati a vietare il fracking, al contrario ritenuto strategico dai Conservatori, come metodo di estrazione degli idrocarburi nel Mare del Nord.

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Brexit e Immigrazione

Il Partito Laburista non ritiene il contenimento dll’immigrazione come un obiettivo prioritario, tanto che non si è impegnato a ridurne i numeri, maa comunque rimarcato come il Brexit segnerà la fine della completa libertà di movimento per i cittadini europei nel Regno Unito. Questa non sarà bersagliata direttamente ma ricadrà nel nuovo programma di gestione dell’immigrazione. Questo è ancora da definire ma “potrebbe includere la necessità di garanzie del datore di lavoro, permessi di lavoro, riforma del sistema dei visti o un insieme di tutto questo”.

Degli argomenti che furono al centro della campagna del Brexit quello dell’immigrazione è l’unico affrontato dai Laburisti, soprattutto a causa della pressione dell’elettorato. Per quanto riguarda gli altri legami tra Europa e Regno Unito (Mercato Unico, unione doganale e agenzie comunitarie) il partito ha dichiarato di essere favorevola al loro mantenimento, giudicando le ipotesi conservatrici di “hard Bexit” avventate e dannose.

Sicurezza

Nel manifesto si può inoltre leggere la promessa di nuove assunzioni nel settore pubblico, in particolare di 10.000 poliziotti e 1.000 guardie di confine, accompagnato dalla promessa di aumentare le risorse delle agenzie di sicurezza.

Il manifesto contiene un esplicito impegno all’interno della NATO, a mantenere la spesa nella Difesa al 2% del PIL e dopo l’attacco informatico al Sistema Sanitario Nazionale (NHS) è stato aggiunto un capitolo sul potenziamento della cyber-sicurezza.

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Politiche Sociali

Un grande impegno è stato riposto dal partito verso il diritto allo studio. I Laburisti promettono di muoveri pr eliminare o almeno tagliare le tasse universitarie già dal prossimo autunno e di potenziare l’istruzione pubblica. Hanno inoltre annunciato di voler reintrodurre i “maintenance grants“, borse di studio per gli studenti meno abbienti eliminate dai Conservatori nel 2016.

In tema sanitario il partito di Corbyn intende bloccare il processo di taglio della spesa avviato negli scorsi anni e, anzi, investire 30 miliardi recuperati dalla nuova tassazione nel settore. I lavoratori europei degli ospedali ingles saranno poi tutelati con particolare attenzione dopo il Brexit.

I diritti dei lavoratori hanno un ruolo centrale nel manifesto laburista e saranno terreno di un acceso scontro con gli avversari Conservatori. In particolare si intendono vietare i contratti “a zero ore” e i tirocini non retribuiti, mentre sarebbe riammessa la contrattazione collettiva settoriale. Il partito progetta inoltre di espandere i diritti di maternità e paternità e di aumentare il salario minimo orario, portandolo a 10£ entro il 2020.

BRITAIN-POLITICS-LABOUR

Le possibilità di vedere il partito Laburista vincitore delle elezioni generali del prossimo 8 giugno sono scarsissime, salvo colpi di scena nelle prossime tre settimane, e gli stessi membri del partito lo sanno bene. A conferma di questo basta guardare al risultato delle elezioni locali dello scorso 4 maggio, nelle quali il boom di consensi dei Conservatori si è consumato a spese proprio dei Lab e dell’UKIP.

Ciò che il partito punta ad ottenere da questo voto è la ridefinizione della sua identità dopo il doppio shock della sconfitta al referendum e l’abbandono di Ed MIliband, necessaria per affrontare i rivali conservatori ora che sono alla guida del paese. Mantenere i propri numeri alla House of Commons è comunque la vera sfida che attende i Laburisti, fino ad oggi forte voce dell’opposizione ma che rischiano di non avere abbastanza potere qualora i risultti nazionali riflettessero quelli a livello locale.

Fonti e Approfondimenti:

Testo integrale del manifesto – http://www.labour.org.uk/page/-/Images/manifesto-2017/Labour%20Manifesto%202017.pdf

http://www.labour.org.uk/index.php/home

https://www.theguardian.com/politics/2015/apr/13/labour-election-manifesto-key-points

https://www.ft.com/content/2fa5b1bc-3990-11e7-ac89-b01cc67cfeec

https://www.theguardian.com/education/2017/may/21/labour-abolish-university-tuition-fees-jeremy-corbyn-eu-uk-europe

https://www.theguardian.com/education/2017/may/21/labour-abolish-university-tuition-fees-jeremy-corbyn-eu-uk-europe

http://www.politico.eu/article/labour-fighting-irrelevance-in-2017-uk-jeremy-corbyn/

https://www.theguardian.com/politics/2017/apr/24/labour-vows-to-rip-up-and-rethink-brexit-white-paper

 

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