Riciclaggio e finanziamento al terrorismo: le minacce latenti nel sistema finanziario

Le organizzazioni criminali e terroristiche hanno spesso la necessità di far circolare le proprie risorse all’interno del sistema finanziario, sfruttando così meccanismi legali per depositare e/o spostare i propri asset in modo illegittimo. Pratiche diffuse e perseguite dalla comunità internazionale sono tipicamente il riciclaggio di denaro sporco e il finanziamento al terrorismo, azioni apparentemente distinte ma che vengono perseguite con la stessa strategia.

Nel primo caso, le organizzazioni criminali fanno entrare, per necessità, ingenti somme derivanti da attività illecite all’interno del sistema con lo scopo di farle sembrare legali, mentre nel caso del finanziamento, denaro pulito viene convogliato e fatto arrivare a delle organizzazioni che svolgono attività illegali. Queste pratiche rappresentano lo stesso tipo di minaccia sia per il sistema finanziario sia per le istituzioni pubbliche, e  di conseguenza le strategie che mirano a contrastarle sono le stesse.

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FAFT

Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 vennero messe a punto le prime azioni anti-riciclaggio a livello internazionale per contrastare la minaccia sempre più pericolosa del crimine organizzato, in particolar modo riguardante i cartelli della droga di Medellin e Cali (Colombia). L’unica debolezza di queste organizzazioni, che avevano raggiunto un livello di forza e di pericolosità enorme, sembrava essere, appunto, la loro necessità di passare attraverso canali legali per trasferire le loro risorse e far perdere traccia dell’origine del denaro. La comparsa di queste somme di denaro nel mercato rendeva le organizzazioni vulnerabili: riuscire a individuare le pratiche e il processo di riciclaggio rappresentava una via più efficacie e meno pericolosa per contrastare il crimine organizzato rispetto alla “guerra alla droga” portata avanti per anni ma i cui effetti erano stati limitati.

Nel 1989 a Parigi, su iniziativa degli Stati del G7, venne creata un’organizzazione inter-governativa con lo scopo di sviluppare politiche per combattere il riciclaggio di denaro, e incoraggiare i governi dei vari stati ad istituire i necessari strumenti legali allineati agli standard internazionali per il perseguimento di questo crimine: si tratta del Financial Action Task Force (FAFT) o Groupe d’action financière.

In seguito agli attacchi terroristici del 2001, il FAFT affiancò alle 40 Raccomandazioni sul riciclaggio di denaro (Recommendations on Money Laundering) formulate negli anni, altre 9 Special Recommendations on Terrorism Financing, specifiche quindi al tema del finanziamento al terrorismo. Il confine tra attività criminali e terroristiche non è netto, ma anzi, spesso le due possono arrivare a coesistere: infatti, il traffico di droga rappresenta una delle fonti più importanti per raccogliere fondi per il finanziamento delle proprie attività.

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Tipicamente le organizzazioni terroristiche vengono finanziate attraverso donazioni, attività illegali( traffico di droga in primis, come abbiamo detto, basti pesare al commercio di oppio in Afghanistan; ma anche contrabbando di pietre preziose, traffico di essere umani…) e società di copertura operanti in differenti attività, dall’agricoltura alle costruzioni – per fare un esempio va ricordata la serie di negozi al dettaglio di miele a nome di Osama bin Laden sparsi tra Medio Oriente e Pakistan, utilizzata anche per il contrabbando.

[Per le fonti di finanziamento specifiche dell’ISIS rimandiamo a questo articolo]

Riciclaggio

Lo scopo del riciclaggio è quello di dare una sorta di legittimità legale al denaro “sporco”, dissociarlo dalle attività criminali che l’hanno generato e da chi ha commesso i crimini: se è vero che le operazioni di queste organizzazioni generano molta ricchezza, è altrettanto vero che il denaro ricavato è difficile da nascondere e utilizzare senza suscitare sospetti o richiamare l’attenzione delle autorità; per evitare questi inconvenienti, i soldi devono necessariamente entrare nel sistema finanziario.

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Vediamo quindi, in modo molto semplificato, le basi del funzionamento del riciclaggio suddividendole in tre fasi:

  1. Introdurre il denaro nel sistema bancario e finanziario (placement): normalmente vengono aperti molti conti a nome di diversi intestatari in cui i soldi vengono smistati.
  2. Effettuare una serie di movimenti finanziari con lo scopo di confondere il denaro all’interno del sistema, cercando quindi di eludere possibili collegamenti con persone e attività criminali (layering).
  3. Reintrodurre il denaro, la cui origine nel frattempo ha acquisito apparente legittimità, all’interno dell’economia legale attraverso investimenti in beni mobili e immobili, in società, ecc. (integration), cosicché l’organizzazione ne possa infine beneficiare.

Trasferimento di denaro

Il trasferimento di denaro verso o all’interno dell’organizzazione terroristica stessa avviene attraverso diversi modi: il sistema bancario ordinario, le società di facciata o un sistema informale chiamato hawala.

L’hawala è un antico sistema di transazione ancora molto utilizzato soprattutto in Medio Oriente, Nord Africa, Corno d’Africa e Subcontinente Indiano. Il funzionamento è abbastanza semplice: il cliente che necessita di trasferire denaro contatta il broker A; questo dà delle disposizioni sui fondi ad un altro broker B, che si trova in un’altra città o in un altro Paese, in modo che la somma (al momento in possesso dal broker B) venga trasferita ad un secondo cliente. Il sistema di basa sulla fiducia e sull’onore: il broker A salderà infatti il broker B in un secondo momento, e i clienti riusciranno a trasferire il denaro senza un effettivo scambio tra di loro.

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In realtà, questa pratica viene utilizzata non solo dalle reti terroristiche, ma anche da cittadini comuni con fini legittimi: ad esempio, in Afghanistan la maggior parte dell’attività economica è informale e si basa proprio sull’hawala a causa dell’arretratezza del sistema bancario, ma anche in modo da evitare gli elevati costi del sistema ufficiale. I broker operano senza lasciare una traccia ufficiale della propria attività e senza un particolare controllo di clienti e somme che gestiscono.

A seguito dell’11 settembre, il governo americano sospettò che il finanziamento dell’attentato fosse stato possibile grazie a trasferimenti effettuati da broker hawala (è molto comune che immigrati utilizzino il sistema per inviare o ricevere soldi dal proprio paese d’origine): il sistema è diventato illegale negli Stati Uniti ed in altri paesi, anche perché viene inoltre visto come un modo per riciclare denaro o evadere la tassazione.

[Per più informazioni sulla Finanza Islamica rimandiamo a questo articolo]

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Hawaladar afghano

Conclusioni

Tracciare il denaro all’interno del sistema finanziario per risalire ad attività criminali o a fondi diretti al terrorismo è estremamente difficoltoso, anche perché il modus operandi delle organizzazioni è in continua evoluzione. Con riguardo ai più recenti attacchi terroristici in Europa, per esempio, si è notato come siano stati finanziati con somme di denaro relativamente modeste e con trasferimenti e pagamenti effettuati soprattutto in contante.

A conseguenza del mutevole contesto nel quale vengono applicate, anche le strategie per contrastare queste organizzazioni devono essere continuamente aggiornate. A tal fine è indispensabile la collaborazione tra i governi e tra i servizi di intelligence, in modo tale che si possano per lo meno arginare le minacce latenti nel sistema finanziario.

Fonti e approfondimenti:

https://www.imf.org/external/np/leg/sem/2002/cdmfl/eng/thony.pdf

https://www.cfr.org/backgrounder/tracking-down-terrorist-financing

https://www.youtube.com/watch?v=257wV-AbKaE

https://www.foreignaffairs.com/articles/afghanistan/2016-09-07/dirty-money-afghanistan

 

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