Il potere nelle mani di Xi: il quarto Plenum

La quarta Sessione Plenaria (più comunemente Plenum) del diciannovesimo Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) si è tenuta a Pechino dal 28 al 31 ottobre 2019.

Mentre nella capitale s’è riunito il Partito, a Hong Kong le proteste non accennavano a placarsi e le notizie provenienti da Xinjiang scuotevano le coscienze dell’Occidente. Se l’accentramento del potere nella mani del leader possa rappresentare, o meno, una soluzione a queste crisi è ancora da decidersi, ma il messaggio politico del quarto Plenum non lascia spazio ai dubbi: il potere resta nelle mani di Xi.

Che cos’è un Plenum?

Il Partito Comunista Cinese è costituito da una struttura apicale, suddivisa in vari organi.

Alla base troviamo il Congresso Nazionale del Partito (CNP), che si riunisce ogni cinque anni, scandendo i mandati delle cariche del Partito. Questo evento, di straordinaria importanza, vede riuniti più di 2300 delegati, provenienti dalle  ventidue province cinesi. Secondo la struttura del PCC, il Comitato Centrale si trova appena al di sopra del CNP, ricoprendo una posizione importante per la definizione dell’ideologia partitica.

Le riunioni del Comitato Centrale vengono chiamate Sessioni Plenarie, o Plenum. Durante queste sedute, tenute a Pechino, viene rivisto il lavoro svolto precedentemente alla riunione e vengono proposte le nuove direttive elaborate dai vertici del Partito, che possono essere approvate oppure sottoposte a revisione. Secondo la liturgia comunista, la leadership è tenuta a condurre sette Riunioni Plenarie nell’arco di cinque anni. Inoltre, la Costituzione del PCC prevede che almeno un Plenum debba riunirsi ogni anno.

Chi partecipa alle sessioni plenarie?

Il Comitato Centrale non è un ente statale, ma di partito. Pertanto, alle Sessioni Plenarie sono ammessi solo i membri eminenti del Partito, che possono essere permanenti (i quali sono circa duecento), oppure temporanei (centosettanta circa).

In particolare, il quarto Plenum del diciannovesimo Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha visto la partecipazione di 202 membri permanenti e di 169 temporanei. Inoltre, alla seduta erano presenti anche membri di alto rango del Partito, oltre a componenti del Congresso Nazionale che lavorano ai livelli più bassi nella gerarchia del PCC e ad alcuni membri di commissioni interne al Partito responsabili di questioni specifiche, quali la disciplina e la sicurezza interna.

Perché le sessioni plenarie sono importanti?

Il Plenum conta sette sessioni, in ognuna si affronta un tema. La specificità delle sedute distingue i Plenum dal Congresso Nazionale, che stabilisce le linee guida generiche per il Partito e nomina i vertici. La quarta Sessione Plenaria verteva sul rafforzamento della governance del Partito e della sua integrità, disciplinando, inoltre, la politica all’interno sia del Partito sia dello Stato.

Con “governance” si intende il consolidamento del predominio e del controllo del Partito su tutti gli aspetti della vita politica della Repubblica Popolare Cinese. Questi temi ricoprono grande importanza per il PCC, poiché dalla sua efficacia nel governare, e dalla sua capacità nel mantenere la disciplina all’interno del Paese, dipende il delicato equilibrio del regime politico che vige in Cina da oltre settanta anni. È dunque fondamentale assicurarsi che la linea politica impartita dal Segretario Generale, Xi Jinping, venga rispettata e implementata a tutti i livelli della gerarchia partitica e statale.

Le direttive impartite da Xi Jinping prevedono l’avanzamento del “Socialismo con caratteristiche cinesi”, il progresso economico della Nazione e il mantenimento dell’integrità territoriale. Quest’ultimo punto, in particolare, prevede uno stretto controllo di quelle regioni, o aree, storicamente critiche per la Cina, come Hong Kong, Xinjiang, Taiwan e Tibet.

L’eccezionalità del quarto Plenum del diciannovesimo Congresso nazionale del PCC

Finora Xi Jinping ha convocato solo tre Plenum, di cui nessuno nel 2019. Quest’anno, la quarta Sessione Plenaria si è tenuta a distanza di venti mesi dalla sessione precedente, marcando un ritardo nel calendario politico dei Plenum dai tempi di Mao.

I Plenum, infatti, sono sempre stati scanditi rigorosamente, una volta all’anno, ad eccezione della prima e della settima sessione, che si riuniscono a distanza ravvicinata dal Congresso Nazionale. Per capire la ragione di tale ritardo è necessario tornare agli eventi del 2018, quando la seconda e la terza Sessione Plenaria vennero tenute a distanza ravvicinata, rispettivamente a gennaio e a febbraio dello stesso anno.

Durante la terza Sessione, in particolare, furono proposte alcune modifiche costituzionali, per le quali fu necessaria l’approvazione dell’Assemblea Nazionale del Popolo, unica camera legislativa della Repubblica Popolare Cinese, che si riunisce, annualmente, a marzo. Tra le modifiche costituzionali proposte, presentate a febbraio 2018 e ratificate a marzo, vi era l’abolizione del limite dei due mandati per la massima carica statale. Se, da un lato, la mossa politica attuata dal Presidente Xi ha permesso la ratifica immediata degli emendamenti, dall’altro i venti lunghi mesi trascorsi tra il terzo e il quarto Plenum hanno dato adito a numerose speculazioni riguardanti presunte nuove riforme politiche ed economiche.

C’è poi da aggiungere che il clima politico che aleggia in questi mesi sulla Cina ha alimentato le aspettative per il quarto Plenum. Sul fronte internazionale Xi combatte quella che sembra essere un’infinita guerra commerciale con gli Stati Uniti di Donald Trump, mentre sul fronte interno deve fare i conti, da una parte, con una Hong Kong tormentata dalle proteste e, dall’altra, con un’economia che sta inevitabilmente rallentando la propria crescita.

Il “Socialismo con caratteristiche cinesi”

Alla sera del quarto giorno, Xi Jinping ha tenuto un discorso dinnanzi all’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC, comunicando gli esiti della Sessione Plenaria. Il focus del quarto Plenum è stato il Socialismo con caratteristiche cinesi“metodo scientifico sviluppato dal Partito e dal popolo attraverso un lungo percorso di ricerca e sperimentazione”.

Fuori dalla retorica partitica, questa espressione fa riferimento al sistema economico e politico vigente in Cina, caratterizzato da una forte narrazione socialista in ambito politico, accompagnata da un’economia di stampo sostanzialmente capitalista, seppur soggetta al controllo statale.

La quarta sessione plenaria ha enfatizzato la forza e la validità di questo sistema di governo, grazie al quale – secondo il Partito – il Paese ha superato crisi nazionali e internazionali. È stata dunque decretata la volontà partitica di rafforzare il socialismo con caratteristiche cinesi tramite una lunga serie di proposte, piuttosto vaghe e inerenti alla sfera ideologica del sistema.

Il messaggio che si evince, tuttavia, è piuttosto chiaro. Il Partito intende aumentare il proprio controllo in seno alle istituzioni politiche e della società civile per facilitare il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi della nazione cinese: un’amministrazione governativa basata sulle leggi, una perpetua crescita economica, un miglioramento nella qualità della vita e una soluzione onnicomprensiva per i problemi ambientali.

Il potere nelle mani di Xi

Per la maggior parte del popolo cinese, queste dichiarazioni sono totalmente legittime e per nulla perturbanti. Il popolo apprezza un governo che mantiene stabile l’economia e che guida il Paese verso la modernizzazione e l’avanzamento tecnologico. La censura tiene la popolazione lontana dai media internazionali e, finché l’economia cresce, il pensiero libero può aspettare.

Altro conto, invece, è guardare agli sviluppi del quarto Plenum con occhio occidentale. Questa seduta ha confermato quelle tendenze del Partito già note in passato: l’accentramento del potere nelle mani di Xi Jinping e il controllo capillare del Partito sullo Stato e sulla società civile, nonché l’intenzione di preservare l’integrità territoriale della nazione. In conclusione, se, da una parte, un aumento del controllo del Partito sulla nazione significa incrementarne l’efficienza, dall’altra comporta anche un accrescimento del potere decisionale dello stesso nelle aree critiche del Paese, come lo Xinjiang, dove la situazione della minoranza uigura è drammatica, o Hong Kong, dove continuano le proteste.

La preoccupazione più grande è che questa concentrazione eccessiva di potere decisionale nelle mani del Partito, insieme al controllo mediatico e all’influenza esercitata sulla società civile, possano facilitare repressioni violente e costanti violazioni dei diritti umani, specialmente nelle zone di crisi citate. Le testimonianze provenienti dai campi rieducativi dello Xinjiang sono l’esempio pratico di come i lati negativi del controllo del Partito sulla società superino di gran lunga i vantaggi economici propagandistici.

 

Fonti e approfondimenti

Hua Xia, Xinhua headlines: key CPC session highlights strenght of China’s system, governance, Xinhua;

Blanchette & Qui, Red flags: Why has China’s fourth plenum delayed?; CSIS;

Blanchette; Xi’s in charge: what the fourth plenum tells about Xi Jinping’s hold on power; CSIS;

Andornino et al.; 2017, La Cina verso l’era di Xi, Orizzonte Cina, Vol. 8, num. 5.

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