L’omicidio di Daphne Galizia e la violenza sui giornalisti

Recenti sviluppi riguardo l’omicidio della giornalista maltese Daphne Galizia hanno portato a forti proteste e alla promessa di dimissioni da parte del primo ministro Joseph Muscat. La gestione dell’intera vicenda ha, però, causato preoccupazioni riguardo lo stato di diritto e la difesa dei giornalisti a Malta.

Il caso

Nell’ottobre 2017 la giornalista Daphne Caruana Galizia veniva uccisa, fatta esplodere insieme alla propria macchina di fronte a casa sua. Daphne era considerata la giornalista investigativa più famosa dell’arcipelago maltese – che, con i suoi circa 450.000 abitanti, è il più piccolo Paese dell’Unione europea. Nota per indagare sull’endemica corruzione che caratterizza Malta da oltre vent’anni e sui collegamenti tra la criminalità organizzata e le alte cariche dello Stato, Daphne era una personaggio scomodo e inviso a molti. Nessuno si stupì nel constatare quanto fosse lunga la lista dei sospettati.

Poco dopo la sua morte, tre uomini furono arrestati, con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’omicidio. Dopodiché, i progressi nelle indagini rallentarono, a un ritmo che il Consiglio d’Europa – istituzione a guardia dello stato di diritto sul continente – ha definito “glaciale”. La situazione è rimasta invariata per i due anni successivi, finché, nelle scorse settimane, un intermediario si è fatto avanti, chiedendo l’immunità in cambio di informazioni riguardanti l’omicidio.

Questi risponde al nome di Melvin Theuma ed è un tassista che, grazie a certe amicizie altolocate, ha la possibilità di servire la prestigiosa zona dell’Hotel Hilton, nella capitale maltese de La Valletta. Nella sua testimonianza, Theuma ha dichiarato di essere entrato in contatto con nientemeno che l’uomo più ricco di Malta, Yorgen Fenech, il quale avrebbe finanziato l’assassinio della giornalista. Fenech, magnate del gioco d’azzardo e dell’energia, è stato in passato oggetto delle indagini di Galizia, la quale ha scoperto irregolarità ed episodi di corruzione che lo riguardavano in un importante appalto pubblico.

A sua volta, Fenech ha richiesto l’immunità in cambio di informazioni. Egli ha infatti dichiarato di poter fornire nomi importanti, legati all’entourage del primo ministro maltese Joseph Muscat. A seguito di ciò, la polizia ha collegato al caso e arrestato Keith Schembri, capo dello staff di Muscat, il quale è stato in seguito rilasciato. In precedenza, lo stesso Schembri e il Ministro del Turismo di Muscat, Konrad Mizzi, erano stati collegati allo scandalo dei Panama Papers da Caruana Galizia. La giornalista aveva infatti identificato una serie di business tenutesi oltremare e mantenuti segreti. Inoltre, aveva rintracciato pagamenti illeciti che collegavano i due a una misteriosa compagnia con sede a Dubai, che in seguito si dimostrò essere gestita proprio dal magnate Yorgen Fenech.

Il caso di Chris Cardona, ministro dell’Economia, ha rappresentato un altro colpo al già traballante governo di Muscat. Interrogato dalle autorità per il caso Galizia, Cardona si era in un primo momento dimesso dalla propria carica, per poi essere reintegrato a sorpresa poco tempo dopo.

Le proteste e la crisi politica

Dato il numero di personalità politiche coinvolte, sembrava scontato che l’attuale governo, guidato dal laburista Joseph Muscat, rassegnasse le dimissioni. Ciò è avvenuto, ma solo in parte: il primo ministro, in carica da sette anni e fino ad ora la figura politica di gran lunga più popolare del Paese, ha dichiarato in una conferenza stampa che rassegnerà le proprie dimissioni, ma solo dopo che il partito avrà eletto il suo successore, a metà gennaio.

Questa controversa decisione ha fomentato le già nutrite proteste popolari. La folla si è radunata per diversi giorni in Piazza della Libertà, sede del Parlamento maltese, fischiando e insultando i membri del Parlamento che entravano nell’edificio. Si sono alzati vari cori, che apostrofavano il governo come “assassino” e richiedevano le immediate dimissioni del premier. Numerose automobili governative sono state bersagliate da uova, e in un’occasione Muscat è stato scortato fuori dalla polizia, protetto da scudi, mentre la folla gridava “Daphne aveva ragione”.

Il riferimento sta in particolar modo all’ultimo messaggio postato da Galizia sul suo blog d’inchiesta, il Running Commentary. Attaccando Keith Schembri in relazione ai Panama Papers, la giornalista aveva concluso scrivendo che “ci sono criminali ovunque. La situazione è disperata” (“There are crooks everywhere you look now. The situation is desperate“). Malta è infatti piagata dalla corruzione che caratterizza la sua classe politica, retaggio di vent’anni di governo conservatore. Muscat è stato visto da molti come una boccata d’aria fresca, e la sua popolarità si era mantenuta stabile fino a ora, grazie alle sue azzeccate politiche economiche e alla sua apertura a politiche più liberali in materia di divorzio e matrimonio tra persone dello stesso sesso, in una società profondamente conservatrice. Ciononostante, il primo ministro si è rivelato poco incisivo nei confronti della corruzione, che continua a essere legata a doppio filo alla classe politica.

L’Unione europea e la salvaguardia dello stato di diritto

La decisione di Muscat di attendere prima di presentare le dimissioni è stata accolta da proteste ancora più sentite, che hanno oscurato la parata in occasione del giorno della Repubblica, il 13 dicembre. Tra le voci più forti si sono levate quelle della famiglia di Galizia, che ha promesso di utilizzare qualunque mezzo legale a propria disposizione per far sì che Muscat non possa avere più nulla a che fare con le investigazioni, per evitare insabbiamenti. Inoltre, commentando la relativa inazione dell’Unione europea, Andrew, il figlio di Galizia ha chiesto che, in caso di mancate dimissioni, Bruxelles attivi la procedura legata all’Articolo 7 TUE (Trattato sull’Unione europea). Si tratta della cosiddetta “opzione nucleare” dell’Unione, un provvedimento che, se portato a termine, può portare fino alla perdita del diritto di voto di un Paese al Consiglio dell’Unione europea.

Il rischio sta nel potere che un governo in carica ha, chiaramente, sulla polizia e sulla gestione delle indagini, tramite la figura del Ministero dell’Interno. Il fatto che l’omicidio di una giornalista, dopo essere stato collegato a figure di spicco all’interno del governo, non abbia causato le immediate dimissioni dell’esecutivo è in effetti quantomeno controverso.

Le misure prese dall’Unione per il momento sono state blande: una missione con lo scopo di controllare i fatti è stata mandata nelle scorse settimane. La delegazione di membri dell’Europarlamento, guidata dall’olandese Sophie in ‘t Veld, ha espresso le stesse preoccupazioni di Andrew Galizia. Le dimissioni ritardate di Muscat mettono a rischio, in modo reale o percepito, la correttezza delle indagini. Ciò è testimoniato dalla mancanza di attenzione dedicata, da parte delle autorità, a casi di corruzione collegati all’omicidio, in particolare a quelli di Schembri e Mizzi. L’Unione dovrebbe quindi iniziare un serio dibattito con Malta per quanto concerne lo stato di diritto.

A parte questo, Bruxelles si è dimostrata relativamente esitante a condannare la decisione di Muscat. Ciò è con ogni probabilità dovuto alla reputazione del premier, un moderato europeista, che dunque non è percepito come una vera minaccia. Inoltre, alcuni hanno sostenuto che l’appartenenza di Muscat al Partito Socialista Europeo abbia spinto molti suoi colleghi, tra cui il presidente del Parlamento europeo Sassoli, ad assumere una posizione più morbida.

Qualunque sia il livello della minaccia, l’omicidio Galizia rappresenta un ulteriore colpo alla tenuta e agli standard sullo stato di diritto nell’Unione europea. I giornalisti e il loro esercizio della libertà di stampa devono essere protetti ad ogni costo dallo Stato, per evitare il deteriorarsi delle istituzioni democratiche. Esistono altre minacce di questo tipo in Europa: l’assassinio del giornalista slovacco Ján Kuciak, l’attacco contro il potere giudiziario da parte del partito Diritto e Giustizia in Polonia, l’accentramento del potere e l’intolleranza verso i giornalisti nell’Ungheria di Orbán. L’Unione non possiede i mezzi per contrastare davvero questo genere di fenomeni, ma deve essere in grado di schierarsi nettamente contro episodi come questo e di difendere la libertà di stampa e di espressione in Europa.

 

Fonti e approfondimenti

Donadio, Rachel, A Tiny Island Exposes Europe’s Failures, The Atlantic, 05/12/2019

Borg, Jacob, Inside the plot to kill Daphne Caruana Galizia, Times of Malta, 08/12/2019

NYT Editorial board, A Journalist’s Murder in Malta Puts Democracy on Trial, The New York Times, 02/12/2019

Garside, Juliette, Malta’s PM quits in crisis over Daphne Caruana Galizia murder, The Guardian, 01/12/2019

BBC, Daphne Caruana Galizia: The key figures in Malta’s crisis over her murder, BBC News, 01/12/2019

Stolton, Samuel, Malta murder scandal exposes EU reluctance to force Muscat out, Euractiv, 13/12/2019

 

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