“Panama Papers”: soldi sporchi in un mondo di ombre

2,6 terabyte di dati, 210.000 società offshore, 11,5 milioni di documenti. Sono queste le cifre dei “Panama Papers”, dati trafugati dallo studio legale Mossack Fonseca di Panama da una fonte anonima che, circa un anno fa, li ha consegnato alla redazione del Suddeutsche Zeitung. Il quotidiano tedesco, data l’enorme quantità di dati, è stato costretto a chiedere aiuto all’ICIJ (The International Consortium of Investigative Journalists), una rete internazionale di giornalisti di tutto il mondo, divenuta celebre per le inchieste degli scorsi anni come SwissLeaks e LuxemburgLeaks.

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Cosa sono i “Panama Papers”?

Il nome deriva dal titolo del “New York Times” del 1971 dei “Pentagon Papers”, documenti top secret del dipartimento della difesa americano, che rilevando le menzogne e crimini della guerra in Vietnam, muoverà i primi passi verso lo scandalo “Watergate” e alla successiva accusa di Impeachment e alle dimissioni dell’allora Presidente USA Richard Nixon. I Panama Papers sono documenti riservati che dimostrano come lo studio Mossack Fonseca abbia fabbricato società offshore nei paradisi fiscali, per personaggi di ogni risma, dai politici ai comuni criminali, oltre che filiali internazionali di istituti di credito. La più grande fuga di notizie della finanza ha svelato come il mondo sia ormai oscuro, dove grazie a società fittizie è possibile continuare a vivere nel lusso, spostando milioni da un paradiso fiscale all’altro. Aziende ed imprenditori hanno utilizzato società offshore per evitare di pagare le tasse, fondamentali per il mantenimento del welfare. Ma, ancor più grave, i conti dello studio Mossack Fonseca sono stati spesso solo una copertura per attività illegali, come ad esempio quelle dei gruppi terroristici siriani, che hanno utilizzato conti offshore per autofinanziarsi bypassando le sanzioni imposte dalla Comunità Internazionale.

Come funziona un conto offshore?

Una persona vuole nascondere i propri soldi o da dove provengono. Ciò può avvenire, ad esempio, per nascondere le proprie attività dalle autorità fiscali oppure per riciclare denaro sporco. Questa persona contatta uno studio, come quello Mossack Fonseca, che costruisce una società di comodo in un paradiso fiscale, e può nominare una persona fidata come direttore della società che può firmare qualsiasi atto al suo posto, così il vero proprietario può comprare beni o azioni senza che il suo nome risulti nei documenti ufficiali.

 

Chi è coinvolto?

Lo scandalo ha coinvolto oltre 200 Stati, 140 tra politici e uomini di stato, ma anche manager, attori, gruppi finanziari, banche, criminali.

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  • Sigmundur Davíð Gunnlaugsson: ex primo ministro dell’Islandese, che in seguito alle ondate di proteste davanti al parlamento di Reykjavik, è stato costretto alle dimissioni. Il patrimonio dell’ex premier era costituito da circa 4 milioni di euro in titoli azionari delle banche islandesi, depositati nella Wintris, società registrata nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche, fino al 2009 anno in cui ha venduto le quote di partecipazione alla moglie per un dollaro. Al momento dell’ingresso in parlamento nel 2009, si è adoperato per il salvataggio delle banche fallite dopo la crisi del 2008, salvando così il suo patrimonio.
  • Petro Poroshenko: presidente dell’Ucraina, soprannominato “re del cioccolato”, possiede la più grande industria agroalimentare dell’Europa dell’est. Nell’inchiesta spunta il suo nome, in quanto risulta essere azionista della Prime Asset Partners Limited, società offshore costruita dallo studio Mossack Fonseca e registrata nelle Isole Vergini Britanniche. Le autorità giudiziarie ucraine hanno però dichiarato di non avere sufficienti motivi per aprire un’indagine.
  • Mauricio Macri: sindaco di Buenos Aires prima e presidente dell’Argentina dopo, eletto alla fine del 2015, pur avendo promesso una liberalizzazione dell’economia e una lotta senza tregua alla corruzione, era in possesso di quote di partecipazione della società offshore della Fleg Trading Ltd diretta dal fratello e dal padre, registrata nel 1998 e dissolta nel 2009. Nella dichiarazioni del reddito del 2008 e del 2009, pubblicate in Argentina, Macri non ha denunciato investimenti all’estero. Pertanto è stata aperta un’indagine dalle autorità giudiziarie argentine.
  • Vladimir Putin: membri del suo entourage e amici di infanzia del presidente russo sono stati travolti dallo scandalo di Panama. Infatti nei documenti sono stati trovati dodici tra uomini di affari e funzionari dello Stato, che avevano investito circa due miliardi di dollari in conti offshore registrati alle Isole Vergini Britanniche. “Russya Today”, televisione di stato russa, ha parlato solamente di un coinvolgimento diretto del capo di stato ucraino, mentre per quanto riguarda Putin, dichiara la falsità dei documenti e fa apparire lo scandalo come una ritorsione degli USA contro i successi ottenuti in Siria.
  • David Cameron: il defunto padre del premier britannico, Ian Cameron, ha creato e amministrato la Blairmore Holdings Inc. con sede a Panama nel 1982. David Cameron ha ereditato il fondo, poi venduto quattro mesi prima di essere eletto. L’11 aprile ha riferito davanti al parlamento, che le accuse mosse contro di lui siano “profondamene false e ostili” e di come il fondo sia regolarmente registrato e sottoposto a tassazione. “Si trattava di un fondo di investimento commerciale, non famigliare. Il conto era offshore perché come fondo commerciale aveva senso che avesse luogo in una zona in cui si commerciava in dollari”, ha dichiarato così davanti alla Camera dei Comuni.
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La lista è lunga: il presidente cinese Xi Jinping (vedi anche Xi Jinping non è Mao Zedong), il re dell’Arabia Saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud, il sovrano del Marocco Mohammed VI, il presidente siriano Bashar Assaf, il primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif. Non mancano anche i vip che hanno legami con paradisi fiscali, dal calciatore Leo Messi, al registra Pedro Almodovar.

In Italia sono state circa 800 le persone comparse nei “Panama Papers”: industriali, ex-politici, petrolieri, attori, stilisti, ex-calciatori, finanzieri. Non mancano personalità legate alla criminalità organizzata come i tesorieri delle famiglie mafiose Graviano, Riina e Provenzano.

Ma perché sono presenti solo alcuni determinati stati nei “Panama Papers”?
Secondo WikiLeaks dietro le carte di Panama ci sarebbero gli Stati Uniti e l’imprenditore miliardario George Soros, in quanto le società del magnate americano risultino sostenere e finanziare l’ICIJ. Soprattutto dietro l’attacco a Putin e all’intero blocco che costituiva l’ex Unione Sovietica. Il consorzio investigativo non ha rilasciato il database al pubblico, per questo sono stati accusati da Julian Assange di aver posto la censura su alcuni documenti: infatti “The Guardian” ha rilasciato solo 2 file per intero, mentre il “Suddeutsche Zeitung” ancora nessuno.

Quali sono i rapporti tra USA e Panama?
Dopo l’invasione di Panama nel 1989 e l’arresto del generale Noriega, lo stato panamense è diventato il primo partner commerciale degli Stati Uniti grazie all’accordo di libero scambio concluso nel 2007 e approvato dal congresso nel 2011. Proprio durante il dibattito, l’allora governatore del Vermont oggi candidato alle primarie democratiche alla Casa Bianca Bernie Sanders, aveva aspramente criticato l’accordo in quanto “rischia d’impedire agli Stati Uniti di reprimere più severamente i paradisi fiscali offshore illegali e abusivi. Anzi, la lotta ai paradisi fiscali a Panama sarebbe una violazione di questo accordo di libero scambio, che esporrebbe gli Stati Uniti a multe da parte delle autorità internazionali. Nel 2008, il Government accountability office ha dichiarato che 17 delle cento principali aziende statunitensi controllavano un totale di 42 filiali a Panama. Questo accordo di libero scambio renderebbe più semplice ai ricchi e alle grandi aziende non pagare le tasse negli Stati Uniti e deve quindi essere sconfitto”. 

Secondo Gabriel Zucman, professore di economia alla Berkeley (California), più dell’8% della ricchezza globale è presente nei paradisi fiscali: infatti nel suo libro “The hidden wealth of nations” viene fatta una stima complessiva di circa 7.600 miliardi di dollari depositati in conti offshore. E’ risaputo che esistano depositi e conti offshore nei paradisi fiscali in varie zone del mondo, ma non siamo ancora riusciti a renderli trasparenti e tassabili, confermando le parole del leader del partito laburista inglese Jeremy Corbyn che “esiste una legge per i ricchi ed una per tutti gli altri”.

 

 

 

APPROFONDIMENTI:

https://www.icij.org/projects

http://www.lanacion.com.ar/1888254-comienzan-a-declarar-testigos-por-la-participacion-de-macri-en-una-sociedad-offshore

https://panamapapers.icij.org/20160403-panama-papers-global-overview.html

https://www.stratfor.com/analysis/those-who-are-and-are-not-sheltered-panama-papers

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