Passaporti e visti d’oro: come ti compro la cittadinanza europea 

Nel comunicato stampa del 23 gennaio 2019, la Commissione europea parlava per la prima volta dei programmi di soggiorno e cittadinanza che alcuni Stati europei hanno adottato nel corso degli anni per attrarre ricchi investitori. Chiarendo i dettagli e le differenze esistenti tra i due programmi, la Commissione esprimeva la propria preoccupazione per i rischi cui questi sistemi esponevano l’Unione nella sua interezza.

Infatti, stando alle parole del commissario per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos, e della commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere Vēra Jourová, i diritti e i privilegi legati al soggiorno o alla cittadinanza all’interno dello spazio Schengen esercitano una grande attrattiva sugli investitori stranieri. La poca trasparenza e l’effettiva mancanza di legami tra gli Stati che forniscono dei passaporti o visti “d’oro” e gli investitori stranieri che li richiedono espongono l’UE ai grandi pericoli del riciclaggio di denaro sporco, dell’evasione fiscale e della corruzione. Il fatto che la conquista di una cittadinanza straniera sia da sempre cosa molto ambita, per cui molte persone sono disposte a spendere anche grandi cifre, ha dato inizio a una serie di trattative poco affidabili in piccoli Stati europei come Malta e Cipro, dove la crisi finanziaria ha spinto i governi a trovare nuovi modi per rimettere in sesto l’economia stagnante.  

Passaporti e visti d’oro: quali differenze, e quali Stati li forniscono 

Per iniziare è bene fare una distinzione tra i cosiddetti passaporti d’oro e i visti d’oro. I primi sono i programmi di cittadinanza per investitori portati avanti da tre Stati europei in particolare: Cipro, Bulgaria e Malta. Essi consistono nella concessione della cittadinanza in maniera veloce e sicura. Infatti, chiunque decida di procedere per ottenere un passaporto di questo tipo non ha bisogno di risiedere mai effettivamente nel Paese che lo eroga, né di avere legami familiari con cittadini del posto. Negli ultimi dieci anni, secondo i dati riportati da Global Witness e Transparency nel loro report del 2018, almeno 6.000 nuovi cittadini e 100.000 nuovi residenti sono arrivati in Europa tramite questo sistema. Sono soprattutto Malta e Cipro i poli di attrazione di investitori provenienti da Turchia, Russia, Arabia Saudita, ma anche Cina e a volte Brasile. Stando sempre alla relazione della Commissione europea, i punti critici più evidenti sono la sicurezza, il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Infatti, le verifiche cui vengono sottoposte le persone che fanno domanda per i documenti europei non sono abbastanza severe e i dati dei nuovi cittadini sono spesso secretati. 

I visti d’oro, invece, sono i programmi di soggiorno all’interno dell’UE. I due differiscono perché i primi comportano l’acquisizione della cittadinanza dello Stato presso cui si fa richiesta, mentre i secondi solo un permesso di soggiorno. Nonostante ciò, anche i visti presentano seri rischi dato che chiunque ne sia titolare può muoversi liberamente in tutto lo spazio Schengen. Questo tipo di permesso non è regolato dal diritto europeo, ma resta competenza nazionale. Secondo i dati della Commissione europea, al 2019, sono 20 gli Stati che forniscono questo tipo di permesso, tra i quali c’è anche l’Italia. Secondo Global Witness e Transparency, i visti d’oro permettono di evadere i controlli fiscali con molta facilità e rappresentano una via di fuga ai richiedenti sottoposti a controlli o sanzioni nei Paesi di provenienza. Anche in questo caso, l’obbligo di soggiorno fisico non è previsto o molto limitato. 

Per quanto riguarda i costi di questi ambiti lasciapassare europei, possono variare da Stato a Stato. Mentre per alcuni Paesi è difficile stabilire cifre, a Cipro si può acquisire la cittadinanza investendo almeno 2 milioni in beni immobiliari, investimenti o titoli di Stato. A Malta invece il processo è un po’ più lungo: ci vogliono almeno 12 mesi per ottenere la residenza e un contributo di almeno 650.000 euro da versare al Fondo di Sviluppo del governo e un investimento immobiliare di almeno 350.000 euro. In Grecia e in Lettonia è possibile ottenere un visto per la residenza a circa 250.000 euro mentre, sempre secondo il report di Global Witness e Transparency, in Austria è possibile ottenere la cittadinanza per la cifra record di 10 milioni in investimenti, anche se la legge non riporta alcun prezzo sul passaporto austriaco e quindi i dati non sono stati confermati ufficialmente. Si stima che, nell’arco di un decennio (fino al 2018), il sistema dei golden visas e passports abbia fruttato all’Unione europea 25 milioni di euro in investimenti esteri diretti

Malta e Cipro: piccoli Stati e grandi investimenti

La realtà torbida della concessione di cittadinanze e residenze europee senza controlli è presente, come abbiamo visto, da molti anni. Sono stati però due Paesi in particolare a far luce su questo giro d’affari milionario, accomunati da posizione e caratteristiche geografiche: Malta e Cipro, le due isole del Mediterraneo. 

Nel 2013, quando l’economia cipriota era in ginocchio a causa della crisi, il neoeletto presidente Nicos Anastasiades trovò una soluzione rapida ed efficace per rimpinguare le casse dello Stato. Chiunque fosse stato disposto a investire almeno 2 milioni di euro nel mercato immobiliare avrebbe ottenuto un passaporto europeo senza dover intraprendere complicati iter burocratici. Secondo Reuters, proprio il mercato immobiliare è stato utilizzato per il riciclaggio di denaro sporco vista la sua stabilità e i controlli più blandi.

L’agenzia ha anche riportato i dati dell’investigazione di Moneyval, un comitato del Consiglio d’Europa, il quale ha evidenziato che dal 2013 al 2018 sono stati investiti oltre 6 milioni di euro. Soldi che, naturalmente, hanno giovato alle finanze della provata Nicosia, che si presenta oggi costellata di moderni e lussuosi complessi abitativi, negozi alla moda e centri sportivi. Cipro è meta privilegiata dagli investitori russi, ma non solo; un’altra indagine di Reuters dell’ottobre 2019 ha portato alla luce prove che membri della famiglia del Primo ministro cambogiano Hun Sen hanno ottenuto la cittadinanza cipriota grazie a grandi somme di denaro, generando un’onda di indignazione tra l’opinione pubblica locale e internazionale. In seguito a ciò, Nicosia ha dichiarato che avrebbe effettuato dei controlli a tappeto sui nuovi cittadini per evitare possibili abusi. Ad oggi, però, i controlli sembrano bloccati per motivi legati all’emergenza Covid-19, e secondo il Moneyval i rischi non sono stati valutati propriamente e nessuna cittadinanza sospetta è stata revocata. 

Malta ha introdotto i passaporti e visti d’oro nel 2014. Da allora, La Valletta non ha mai dichiarato i dati dei nuovi cittadini, ma secondo quanto riportato dalla BBC, il Paese ha accolto 386 nuovi cittadini tra il 2016 e il 2017, l’anno con in cui si è registrata la maggiore richiesta. Ma i primi mesi del 2020, a causa delle misure di sicurezza imposte quasi in tutto il mondo per fronteggiare l’epidemia di Covid-19, hanno visto una diminuzione significativa nelle domande. Forse l’attenzione mediatica e la visita di una missione ad hoc dell’Unione europea hanno scoraggiato gli acquirenti. O forse le dimissioni del premier Joseph Muscat, che a gennaio ha ceduto il posto al nuovo leader del partito laburista, l’avvocato Robert Abela.

Tutti questi avvenimenti sono stati il risultato di un evento che ha scosso il Paese: l’assassinio della giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia che per prima aveva esposto la realtà corrotta della politica e del mondo imprenditoriale di Malta. Poco prima di morire, Caruana Galizia aveva iniziato a chiedersi chi fossero quelle centinaia di investitori stranieri che compravano la cittadinanza maltese, e perché lo facessero. Aveva individuato nella figura di Christian Kalin, presidente della società di consulenza Henley&Partners, una delle figure chiave che aveva spinto per l’adozione di questo schema nel 2014. Infatti, dalle investigazioni che sono continuate anche dopo la morte della giornalista, è emerso che il governo di Malta, guidato da Muscat, non era l’unico a godere dei guadagni degli investimenti, ma anche la Henley&Partners incassava sia grazie alle nuove cittadinanze che agli investimenti immobiliari.

Malta continua a non fornire i dettagli personali dei suoi cittadini, ma sempre grazie a investigazioni giornalistiche condotte nella cornice del Daphne Project, un consorzio di 18 testate giornalistiche da tutto il mondo che si impegnano a portare avanti il lavoro di Caruana Galizia, sappiamo ad esempio che tra i titolari di cittadinanza maltese figuravano persone vicine al presidente russo Vladimir Putin. Tra queste, Arkady Voloz, imprenditore tech miliardario, Boris Mints, ex politico ora alla guida del corrispettivo russo di Confindustria (“the Russian Union of Industrials and Etrepreneurs”), e Alexander Nesis, patrimonio da 1,9 miliardi di dollari e gestore di una banca privata. Tutti figurano nella famosa Kremlin list degli Stati Uniti, un elenco dei miliardari vicini all’orbita di influenza del Cremlino. In caso Washington dovesse emettere sanzioni a loro carico, la cittadinanza maltese sarebbe un asso nella manica per aggirarle facilmente. 

La questione resta aperta; organizzazioni no-profit come Global Witness e Transparency e numerose testate giornalistiche internazionali continuano a cercare di far luce sull’identità di questi cittadini europei nuovi di zecca. Piantonando le loro case nella lussuosa e appariscente Sliema, città sulla costa maltese dove sembra vivano la maggior parte di loro, i reporter hanno sempre trovato le luci spente. 

 

Fonti e approfondimenti

Transparency International e Global Witness, European Gateway, inside the murky world of golden visas, 2018 

Commissione europea, comunicato stampa, 23/1/2019 

Kambas, Cyprus ‘golden passports’ scheme a laundering risk, says watchdog, Reuters, 12/2/2020

Kambas, Cyprus to probe how Cambodian elite obtained EU passports, Reuters, 23/10/2019

Bagnoli, Daphne Project, così Malta mette in vendita la cittadinanza europea ai ricchi del mondo, Repubblica per Daphne Project, 18/4/2018 

 

 

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