Balcani in pillole: Grecia

Culla della civiltà europea, la Grecia ha vissuto per secoli sotto la dominazione ottomana. Ottenuta l’indipendenza, il Paese ha attraversato un periodo di instabilità politica in bilico tra monarchia e repubblica, che porterà alla guerra civile e al regime dei colonnelli alla fine degli anni ’60. Dal ritorno a un regime democratico, la storia politica greca ha dovuto affrontare diverse sfide, tra cui l’adesione all’Unione Europea e la pesante crisi finanziaria del 2009.

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Popolazione: 10,768,477 abitanti
Superficie: 131,957 kmq
Densità di popolazione: 83.4 ab./kmq
Capitale: Atene
Forma di governo: Repubblica parlamentare
Gruppi nazionali: greci 93%; altri (cittadini stranieri) 7%
Religioni diffuse: greci ortodossi 98%; musulmani 1.3%; altri 0.7%
Lingua ufficiale: greco
Posizione rispetto all’UE: paese membro dal 1981

Storia politica

Culla della civiltà europea, è risaputo che la Grecia vanti una delle storie più ricche al mondo. Sotto il dominio ottomano dal XV secolo, il Paese ottenne faticosamente l’indipendenza dopo una lunga guerra scoppiata nel 1821, muovendo gli interessi delle grandi potenze europee. Da allora, l’obiettivo di ripristinare il controllo sui territori rimasti sotto la Sublime Porta (ovvero Tessaglia, Epiro, Macedonia egea, Tracia e Creta) si andò a intrecciare con una visione nazionalista, sebbene incerta se ispirarsi al modello della polis greca o a quello di Bisanzio.

Fu proprio la Megáli Idéa, ovvero la possibilità di riportare la cristianità ortodossa a Costantinopoli e sulle rive orientali dell’Egeo, ad alimentare un conflitto latente e persistente con la Turchia. Dopo la Prima guerra mondiale, la Grecia tentò di espandersi in Anatolia, ma lo slancio provocato dalla rivolta di Atatürk si tradusse in una pesante sconfitta per gli ellenici. Nel 1923 i due Stati firmarono una convenzione che stabiliva lo scambio di popolazioni fra Grecia e Turchia, causando un afflusso di più di un milione di profughi greci. Lo stesso anno, la Tracia orientale fu restituita alla Turchia dal Trattato di Losanna.

Il caos politico fu ulteriormente aggravato dalle tensioni sociali dovute alla grave crisi economica globale del 1929, che colpì in particolare le esportazioni di beni di lusso. In questa fase, la monarchia fu abbandonata per la Repubblica, che però si rivelò fragile e subì presto un colpo di stato, a cui seguirono anni di dittatura. Il tentativo del liberale Venizélos di riportare stabilità nel Paese e di favorire la cooperazione balcanica fallì e una serie di colpi di stato condusse nuovamente alla restaurazione della monarchia.

Negli anni ’30 la Grecia vide un periodo di regime ispirato al fascismo nella gestione dello Stato, ma in politica estera rimase legato alla tradizionale alleanza con la Gran Bretagna, che rimase intatta per tutta la seconda guerra mondiale. Durante il conflitto, il Paese subì prima l’invasione italiana nel 1940, respinta dalle forze greche, e poi quella tedesca nel 1941. La resistenza greca fu largamente controllata dalle forze di sinistra organizzate militarmente nell’ELAS. In una prima fase, essa provò a cercare una mediazione con l’EDES (la formazione filo-monarchica), ma tale tentativo si rivelò fallimentare poiché l’EDES si rifiutava di sottoporre la questione del ritorno alla monarchia a referendum e di lasciare all’ELAS alcuni ministri chiave.

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Partigiani greci

Pertanto, nel 1943-44 le due formazioni entrarono in collisione, avviando la prima fase della guerra civile. Dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, non furono poste le basi per un accordo sociale e il nuovo governo, guidato da Konstantínos Traldáris, non si preoccupò di ricomporre la frattura fra le due parti politiche. Al contrario, egli adottò misure repressive contro i militanti del Partito comunista, contribuendo allo scoppio di una nuova fase della guerra civile, che si trasformò rapidamente in uno scontro cruciale nelle dinamiche della guerra fredda. Se da una parte gli irregolari comunisti godevano del sostegno della Jugoslavia di Tito e della Bulgaria, che ambivano a creare una federazione balcanica, dall’altra l’esercito greco era sostenuto dagli statunitensi, che erano subentrati al posto dei britannici a tutela della penisola ellenica.

La guerra civile si concluse solo nel 1949 con la sconfitta comunista, ma la contrapposizione tra monarchici e repubblicani non fu risolta e l’instabilità continuò a logorare la politica greca, a cui si aggiunsero le forte tensioni tra Atene e Ankara riguardo al controllo dell’Egeo, il rispetto delle minoranze nazionali e il futuro di Cipro. Approfittando del difficile clima politico, alcuni gerarchi dell’esercito rovesciarono il regime democratico nel 1967, imponendo una dittatura militare caratterizzata da un capillare controllo sociale e da numerose epurazioni. Aveva inizio il cosiddetto “regime dei colonnelli”.

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La giunta dei colonnelli (aprile 1967)

Il regime iniziò a vacillare nel 1973, quando la sconsiderata politica economica degli anni precedenti iniziò a far sentire il suo peso, causando un’impennata dell’inflazione al 30%. Il disagio sociale non poteva più essere nascosto e all’università di Atene cominciò ad organizzarsi un movimento di protesta. Quando l’uomo forte del regime, Geórgios Papadópoulos, capì che il movimento studentesco aveva guadagnato la simpatia di larga parte della popolazione, ordinò lo sgombero dell’ateneo, provocando una strage. L’isolamento internazionale della Grecia fu completo quando Atene ordì un colpo di stato a Cipro, portando all’invasione turca dell’isola. Dopo questo episodio, il regime crollò.

A partire dal 1974, la Grecia tornò a un sistema democratico e da quel momento la sua scena politica è stata dominata da due forze in contrapposizione: i conservatori di Nuova Democrazia (Nd) e i socialisti del Pasok, fondato da Andreas Papandréou. Il periodo di transizione alla democrazia fu gestito da Nd, che sostenne una politica di riconciliazione nazionale e promosse la candidatura di Atene alla Comunità europea, adesione che avvenne ufficialmente nel 1981, anno in cui Pasok vinse le elezioni. Il primo governo socialista nella storia greca si impegnò per rafforzare lo stato sociale, ma l’inflazione in crescita, generata dalle misure adottate, condusse a un’inversione di rotta e quindi a politiche più restrittive. A causa di uno scandalo che vedeva alcuni ministri coinvolti in vicende di corruzione, Pasok perse le elezioni nel 1990 e Nd tornava al governo, questa volta guidato da Konstantinos Mitsokákis.

Il perdurare delle misure di austerity fu deleterio anche per la nuova maggioranza e nel 1993 Pasok vinse nuovamente, per poi essere riconfermato nel 1996. Sotto la leadership di Kóstas Simítis, economista ed esponente dell’ala “rinnovatrice” del partito, furono abbandonati alcuni caratteri più demagogici e populisti di Papandréou. La politica economica del governo Simítis si concentrò quindi sulla convergenza dell’economia nazionale con i parametri di Maastricht. Il primo ministro si trovò a dover affrontare, nel 2003, la presidenza di turno dell’Unione Europea e a gestire la delicatissima fase della guerra in Iraq, oltre che le divisioni nate in seno all’Unione Europea.

Nonostante i successi di Simítis, alle nuove elezioni l’elettorato si espresse per un cambio di rotta, premiando Nuova democrazia dopo un decennio di governo socialista. Il nuovo premier, Kostantínos Karamanlís, ha dovuto mettere mano ad una fitta agenda politica contrassegnata sul piano internazionale dalla questione cipriota e dal fallimento del Piano Annan, mentre sul fronte interno dalla sfida di portare a compimento dell’organizzazione e i lavori relativi ai Giochi olimpici di Atene 2004. Con l’ingresso del Paese nel Comitato di sicurezza dell’ONU nel 2006, la Grecia aspirava a ricoprire un ruolo di maggior rilievo nell’area balcanica, a Cipro e in Medio Oriente.

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Manifestazione di protesta (2008)

Tuttavia nel 2008, sull’onda della pesante crisi economica globale, si sono susseguiti numerosi scioperi e manifestazioni sociali che dimostravano un diffuso malcontento per la situazione in cui versava il Paese e il governo arrivò al punto di dimettersi. Alle elezioni del 2009, si è affermato nuovamente il partito socialista, con alla guida Giórgos Papandréou, figlio del fondatore di Pasok. Il nuovo esecutivo non è riuscito però a placare la crisi, che è continuata ad aggravarsi nel corso del 2010, nonostante gli aiuti stanziati dall’Unione Europea. Nel 2011, il programma di austerità varato dal governo ha suscitato nuove ondate di scioperi e proteste, mentre sul piano internazionale l’UE e il Fondo monetario internazionale hanno previsto un nuovo piano di aiuti, vincolati a misure di privatizzazioni e austerità.

Incapace di gestire la grave situazione politica ed economica greca, il premier Papandréou ha rassegnato le dimissioni nel novembre del 2011, in favore di un governo di coalizione guidato da Lucas Papademos. Ciononostante, le tensioni sociali non accennavano a diminuire e nel 2012, in seguito all’approvazione di nuove misure di austerity, si sono verificati nuovi violenti scontri nelle piazze del Paese. I precari equilibri politici hanno impedito per lungo tempo di formare un esecutivo in grado di governare e di porre rimedio alla crisi in atto, ma solo coalizioni in nome dell’unità nazionale. Solo nel 2015 si è registrata una netta vittoria di Syriza, il partito di sinistra radicale, alle elezioni parlamentari. Come alle elezioni precedenti, si è affermato anche il partito di ispirazione neofascista Alba Dorata. Al centro del programma politico di Alexis Tsipras era la necessità di rinegoziare il debito pubblico e l’esigenza di gestire diversamente la crisi.

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Alexis Tsipras

Dopo lunghe e difficili negoziazioni, che hanno portato ad una spaccatura all’interno di Syriza e alle dimissioni prima del ministro dell’economia Yanis Varoufakis e poi dello stesso Alexis Tsipras, si è raggiunto un accordo con i creditori e un nuovo piano di salvataggio. Alle nuove elezioni, Syriza è risultato ancora una volta come primo partito, nonostante il forte astensionismo, e Tsipras è stato riconfermato premier. Nel 2016, avendo in parte attuato le riforme chieste dall’Unione Europea, la Grecia ha ricevuto una nuova quota di aiuti e ha attuato ulteriori misure di austerità, con forti tagli alla spesa pubblica.

Prospetto economico

Il settore pubblico greco costituisce il 40% del PIL e il PIL pro-capite è circa 2/3 quello delle maggiori potenze europee. L’economia greca si regge per il 18% sul turismo, mentre il settore agricolo e non specializzato è prevalentemente occupato dagli immigrati (circa 1/5 della popolazione). La crescita economica media era intorno al 4% annuo tra il 2003 e il 2007, ma nel 2009 il Paese è entrato in una profonda fase di recessione a causa della crisi economica internazionale. Nel 2013, l’economia ha subito una contrazione del 26% rispetto ai livelli del 2007.

Nel 2014, l’economia ha iniziato une lenta ripresa, raggiungendo un livello di crescita del PIL pari allo 0,7%. Nonostante i segnali positivi, il profondo malcontento generato dalle misure di austerità ha causato una forte instabilità politica. Nel 2017, la Grecia ha finalmente visto reali miglioramenti in termini di PIL e di calo della disoccupazione. Tuttavia, le riforme economiche incomplete e la condizione politica incerta rallentano la piena ripresa dell’economia. Alcune stime pongono il mercato nero al 20-25% del PIL, dal momento che sempre più persone hanno smesso di dichiarare il proprio reddito per evitare la tassazione, che in alcuni casi ha raggiunto il 70% del reddito lordo individuale.

Componente etnico-religiosa

La religione ufficiale della Grecia è il cristianesimo ortodosso orientale. Durante i secoli di dominazione ottomana, la chiesa ortodossa greca ha preservato la lingua greca, i valori e l’identità nazionale, al centro della lotta per l’indipendenza. Data la lunga fase di dominazione ottomana e la vicinanza geografica con la Turchia, è presente una minoranza islamica, concentrata prevalentemente nella regione storica della Tracia.

Bandiera

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La bandiera greca è composta di nove strisce blu e bianche. Nell’angolo in alto a sinistra, appare un riquadro blu con all’interno una croce bianca. A differenza di altre bandiere analizzate finora, non ci sono legami simbolici tradizionalmente attribuiti ai colori, mentre la croce bianca richiama la Chiesa greco-ortodossa.

 

 

Fonti e Approfondimenti:

http://databank.worldbank.org/data/Views/Reports/ReportWidgetCustom.aspx?Report_Name=CountryProfile&Id=b450fd57&tbar=y&dd=y&inf=n&zm=n&country=GRC

https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/gr.html

Privitera, Francesco (a cura di). Guida ai paesi dell’Europa centrale orientale e balcanica. Annuario politico-economico 2010. Bologna: Il Mulino (2011).

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