Domande fondamentali in vista del Super Tuesday

Super Tuesday

Martedì 3 marzo si svolgerà l’appuntamento più importante delle primarie democratiche 2020. Si voterà infatti in 14 Stati (più il territorio delle Samoa americane), e verranno assegnati ben 1.357 delegati, il 30% circa di quelli in palio in vista della Convention di Milwaukee che deciderà la nomination. Vediamo quindi insieme quali sono le questioni fondamentali in vista del Super Tuesday.

Come arrivano i candidati al Super Tuesday?

La situazione in queste primarie è già abbastanza delineata, con due candidati che spiccano sugli altri. Sanders è infatti il frontrunner della corsa, che ha ottenuto il maggior numero di delegati negli appuntamenti precedenti e che è in testa, con un margine che si è ampliato dall’Iowa in poi, nei sondaggi nazionali.

Dietro a lui c’è Biden, che nonostante delle performance sottotono nei primi tre Stati ha dei numeri solidi nei sondaggi nazionali – dove è costantemente dietro a Sanders, ma con un distacco ancora colmabile – e può ancora contare sul forte sostegno dell’elettorato afroamericano, componente fondamentale per vincere le primarie.

Tutti gli altri candidati hanno delle debolezze piuttosto evidenti. Nei sondaggi nazionali Bloomberg, Warren e Buttigieg hanno dei numeri discreti, ma non catalizzano voti al di fuori dell’elettorato bianco. Bloomberg, poi, non ha ancora partecipato a nessun appuntamento elettorale. Warren è stata sottotono nei primi appuntamenti, nonostante sia in leggera ripresa dopo i suoi ultimi dibattiti molto buoni. Buttigieg invece è andato bene nei primi appuntamenti, ma grazie a condizioni estremamente favorevoli che hanno distorto un po’ la percezione sulla sua forza effettiva.

In che Stati si vota durante il Super Tuesday?

 

Oltre alle performance elettorali ottenute finora, è importante anche il tema finanziario. Le campagne di Biden e Warren, in particolare, sono quelle che hanno attraversato, almeno fino al New Hampshire, un periodo di difficoltà economiche non indifferenti. Queste ristrettezze, unite alle scelte di Biden di privilegiare la campagna in South Carolina, e di Warren di investire molto in New Hampshire, hanno limitato i loro investimenti negli Stati che voteranno martedì. Chi ne sta beneficiando è Sanders, che è quindi in una posizione di forza per questa tornata fondamentale.

Che influenza avrà il South Carolina sul Super Tuesday?

Giusto stanotte c’è stato il voto nel primo Stato del sud con una popolazione afroamericana considerevole. Come da pronostico, ha vinto nettamente Joe Biden, che ha speso gran parte delle ultime due settimane di campagna nel Deep South. Questi ha ottenuto il 48,4% dei voti, mentre Sanders si è fermato al 19,9%.

Biden aveva disperatamente bisogno di una vittoria per rilanciarsi, dopo tre sconfitte abbastanza pesanti nei primi tre appuntamenti che avevano gettato un’ombra sulle effettive chance di vittoria dell’ex vice di Obama. Proprio per questo la sua campagna ha dirottato un’ingente quantità di risorse su questo Stato, invece che sul Nevada o su quelli del Super Tuesday.

Qui, la maggioranza della popolazione è afroamericana e tendenzialmente più conservatrice rispetto ai neri che vivono sugli Stati costieri e coloro i quali abitano nei centri urbani del Midwest. Il South Carolina, infatti, fa parte della cosiddetta Bible Belt, una regione di Stati dove la religione gioca ancora un ruolo centrale, anche nella sfera sociale. Una parte consistente dell’organizzazione politica, infatti, passa attraverso le chiese, che diventano un luogo di aggregazione in senso ampio. Queste caratteristiche demografiche, per Biden, sono state quindi il terreno perfetto dove coltivare la prima vittoria in questa corsa.

Il South Carolina doveva essere il punto da cui ripartire per salvare le proprie chance di vittoria e colmare il gap che lo divide da Sanders, che lo aveva sorpassato nei sondaggi dopo il voto in Iowa, e così è stato. Resta da vedere quanto, effettivamente, questo rilancerà Biden. Il media bounce a questo punto delle primarie tende a essere più tenue in caso di vittoria, e il Super Tuesday è molto vicino, il che lascia poco tempo ai media per rinforzare un’eventuale narrativa di riscatto, e poco spazio agli elettori per cambiare idea.

In sostanza, è di sicuro presto per considerare Biden come alla pari di Sanders, che continua a essere il frontrunner. Ma la sua vittoria, condita dall’ottimo risultato tra gli afroamericani, è un primo paletto importante per la rincorsa e, soprattutto, per limitare i danni in un Super Tuesday che vedrà, quasi sicuramente, il Senatore del Vermont in testa nel conto finale sia del voto, che dei delegati.

Chi ha le maggiori chance di vittoria al Super Tuesday?

In breve, Sanders. Qualsiasi scenario lo vede in testa ai sondaggi nella maggior parte degli Stati, in particolare in California, Stato molto popoloso che assegna ben 415 delegati.

Il tema vero della serata sarà quindi capire il margine con cui Sanders uscirà vittorioso. Lo scenario più estremo, ma molto poco probabile, è che egli guadagni addirittura la maggioranza assoluta dei 1.357 delegati in gioco. Più probabilmente, il risultato finale lo vedrà guadagnare il 40% circa dei delegati per la convention, con variazioni positive o negative che dipenderanno soprattutto da tre candidati, ovvero Biden, Bloomberg e Warren.

Biden, come detto prima, sarà sulla cresta dell’onda dopo la vittoria in South Carolina. Una sua vittoria nelle votazioni è estremamente improbabile ma, vista la sua situazione, la concezione di ciò che per l’ex vice di Obama sarebbe una vittoria è più sfumata. A Biden basta contenere il distacco, in una giornata che potrebbe vederlo in difficoltà.

Bloomberg è un altro nome da monitorare, perché sarà la prima tornata elettorale in cui sarà effettivamente presente il suo nome sulle schede. I sondaggi nazionali lo danno in calo dopo il dibattito della settimana scorsa in cui è stato duramente attaccato, ma è comunque probabile che l’ex sindaco di NYC guadagnerà un numero consistente di voti e delegati. Anche Warren è in lizza per un risultato discreto, che le permetta quantomeno di rimanere in corsa anche dopo l’alba del 4 marzo. Tutti gli altri – Buttigieg, Klobuchar, Steyer – correranno in difesa, sperando di limitare abbastanza i danni, così da poter continuare le loro campagne.

Quali sono gli scenari possibili dopo il Super Tuesday?

Per quanto riguarda le chance di vittoria della nomination, si apriranno due scenari. Il primo, in caso di vittoria netta di Sanders (ovvero, ottenendo un numero vicino alla metà dei delegati in palio), proietterebbe il Senatore del Vermont verso la nomination. Egli consoliderebbe il suo status di frontrunner, creando un gap con il resto dei contendenti che sarebbe difficile da colmare. In caso di vittoria risicata, invece, la corsa rimarrebbe apertissima, con Sanders ancora in vantaggio su Biden, ma con pochissimo margine di errore.

Soprattutto, se Sanders non dovesse vincere in maniera netta, le probabilità di una convention combattuta – ovvero, in cui nessun candidato ha la maggioranza assoluta dei delegati – crescerebbero a dismisura, e già oggi sono attorno al 50%. Questo aumenterebbe di gran lunga la complessità delle primarie, perché molti candidati meno forti potrebbero decidere di non ritirarsi, nonostante le difficoltà, per provare a stringere alleanze con uno dei candidati di punta in vista della convention di Milwaukee, offrendo i propri voti per aumentare le chance di vittoria della nomination.

Se Biden dovesse andare bene anche al Super Tuesday, in sostanza, le primarie democratiche diventerebbero una corsa a due velocità: lui e Sanders in un testa a testa per guadagnare la maggioranza relativa dei voti e presentarsi a Milwaukee, a luglio, come vincitore delle primarie. Gli altri candidati, invece, probabilmente resterebbero in corsa il più a lungo possibile per cercare di racimolare un numero maggiore di delegati. Il piano potrebbe essere quello di offrirli a luglio come contropartita al miglior offerente, per solidificare le chance di nomination dell’uno o dell’altro, in caso nessuno abbia la maggioranza assoluta.

Da questo appuntamento passa quindi una grossa fetta di (in)certezze che potrebbero investire le primarie democratiche 2020. Dopo martedì, potrebbe aprirsi uno scenario caotico, e altamente inusuale per la politica americana, che inasprirebbe ulteriormente il confronto tra i candidati, in vista di una convention che potrebbe essere combattuta e aperta a molti colpi di scena. Tutto dipenderà dal distacco che si creerà tra Sanders e Biden, che sono ormai i candidati più solidi del campo dem.

 

Fonti e approfondimenti

Kaplan T. e Glueck K., “‘He Hasn’t Been Here’: Why Joe Biden Lags in Super Tuesday States”, The New York Times, 26/02/2020.

Rakich N., “Election Update: What Our Forecast Says About Every Super Tuesday State”, FiveThirtyEight, 26/02/2020.

Skelley G., “Could Joe Biden Be In Trouble In South Carolina?”, FiveThirtyEight, 27/02/2020.

Silver N., “What The Race Looks Like If Biden Wins — Or Wins Big, Or Loses — In South Carolina”, FiveThirtyEight, 27/02/2020.

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