Il sultano e le formiche: nello slum più dinamico di Mumbai

Fonte: Wikimedia

Nello scorso articolo abbiamo presentato il centro metropolitano e benestante di Mumbai, mettendo in luce le ragioni dell’attrattività di questa importante megalopoli. Adesso ci soffermeremo invece sui suoi lati oscuri, su quella parte della città spesso trascurata che però costituisce parte integrante della realtà di Mumbai. Nel bene o nel male anch’essa ha influenzato l’evoluzione della città, e non può dunque essere tralasciata in un’analisi globale di questa megalopoli.

Circa il 60% della popolazione di Mumbai risiede negli slums, che considerando l’intera area metropolitana sono più di un migliaio. Secondo la definizione delle Nazioni Unite gli slums sono vasti agglomerati di abitazioni con le seguenti caratteristiche: costruzioni fatiscenti e facilmente danneggiate da fenomeni atmosferici, spazio abitabile insufficiente (più di tre persone per stanza), difficoltà di accesso all’acqua potabile e ai sistemi sanitari adeguati, carenza del sistema di fognatura e dei servizi igienici, assenza di contratti di proprietà ben definiti e dunque nessuna tutela da sfratti ed espropri.

Nonostante la svariata presenza di insediamenti di questo genere, lo slum più famoso e ormai iconico di Mumbai è quello di Dharavi. Situato a sud dell’aeroporto cittadino, conta oltre un milione di abitanti, anche se le cifre in questi casi sono chiaramente difficili da calcolare e con ogni probabilità sottostimate. Si tratta comunque dello slum più grande di tutta l’Asia, e uno dei maggiori anche a livello mondiale. Con una superficie di circa 1.200 km quadrati presenta una densità abitativa di 870 persone per km quadrato.

Prima dell’arrivo degli inglesi, Dharavi era una delle tante isole che vennero collegate più tardi per dare vita a un unico agglomerato urbano. Tra fine ottocento e inizio novecento le principali industrie di lavorazione delle pelli vennero edificate in quest’area, volendo concentrare in un’unica zona fuori dalla città il forte inquinamento che ne derivava. La lavorazione delle pelli è considerata una mansione molto umile e quasi “impura”, motivo per il quale è stata da sempre relegata agli strati inferiori della popolazione e alle caste più basse. Questa fu dunque la composizione della popolazione che iniziò a stabilirsi nei dintorni delle fabbriche, per stare vicini al proprio posto di lavoro; trattandosi dei più marginalizzati e poveri di Mumbai, la costruzione di semplici baracche di lamiere fu inevitabilmente la soluzione per la quale optarono.

Nei decenni successivi le migrazioni dalle aree rurali limitrofe accrebbero la popolazione di questo slum a ritmi insostenibili, che sfuggirono a qualsiasi tentativo di controllo e regolamentazione da parte del governo. La città di Mumbai infatti continuava a crescere in maniera sostenuta, e le opportunità di lavoro si moltiplicavano rendendola un polo attrattivo per la popolazione rurale circostante. I prezzi degli affitti inaccessibili – fino a 500 dollari al mese per un monolocale – hanno spinto i più a scegliere di affittare una baracca negli slum, disponibile per circa 4 dollari al mese. L’espansione di Mumbai ha fatto sì che oggi Dharavi non si trovi più in periferia ma circondata e ormai inglobata dalla città.

L’economia dello slum

Anche se le differenze più evidenti riguardano il contrasto tra il centro di Mumbai e Dharavi, dove ogni abitante guadagna in media il 75% in meno rispetto a chi vive in città, vi sono forti disuguaglianze anche all’interno dello stesso slum. Non è infatti vero, come si crede spesso, che a Dharavi risiedano i più poveri della città. Uno su cinque a Mumbai si trova al di sotto della soglia di povertà, ma solo un terzo di questi vive negli slums. Per la restante parte si tratta soprattutto di senzatetto, circa 60.000 secondo l’ultimo censimento del 2011, che dormono per le vie più trafficate del centro città.

A Dharavi risiedono anche persone benestanti, che si sono arricchite da poco ma che non hanno voluto abbandonare il mondo dello slum nel quale erano cresciute. Dharavi è in effetti un centro economico incredibilmente dinamico, con un giro di soldi tra i 700 milioni e il miliardo di dollari l’anno. Si contano circa 20.000 piccole imprese all’interno dello slum, ¾ delle quali a conduzione familiare; le attività principali riguardano la lavorazione della ceramica e il riciclaggio della plastica, e i beni prodotti vengono venduti a grandi industrie di Mumbai o del resto dell’India.

Mumbai_Slum_Economy

Venditrici di vasi in ceramica prodotti a Dharavi – Fonte: Wikimedia

L’assenza di politiche abitative adeguate alla rapida e disordinata espansione della periferia ha portato i suoi abitanti a dotarsi di meccanismi di autogestione; rafforzandosi nel tempo hanno creato gerarchie di potere e una serie di dinamiche economiche che si sono intrecciate a quelle “ufficiali” della città, rendendo una realtà imprescindibile dall’altra.

Un esempio di questo fenomeno è rappresentato da Bollywood: nonostante i tentativi del governo di arginare il fenomeno dei finanziamenti illegali, essi continuano a costituire una fonte importante di risorse per la realizzazione di decine di film l’anno. A Dharavi si è sviluppata una rete di organizzazioni criminali che vanta tra le principali attività l’estorsione di una percentuale dell’incasso di produttori, registi o attori. Queste bande, in concorrenza tra di loro se non apertamente in guerra, gestiscono ognuna una determinata area dello slum promettendo sicurezza e ordine ai suoi abitanti. Reclutano ogni anno nuovi giovani, che iniziano la propria carriera nell’organizzazione con piccoli furti e rapine, per poi entrare nel giro d’affari più grande delle estorsioni a importanti personaggi pubblici. Nel 2000 un famoso regista di Bollywood, Rakesh Roshan, è stato colpito al braccio da un proiettile come ammonimento per aver rifiutato di pagare una percentuale del ricavato dell’ultimo film. I legami di queste bande con personalità di spicco si estendono anche in ambito politico, tornando utili per esempio in caso di tentativi di sfratto da parte del governo. Più volte infatti queste organizzazioni sono riuscite a evitare che venissero rase al suolo le baracche dei propri protetti, rafforzando così la propria reputazione all’interno dell’area sotto il loro controllo.

Dharavi: condizioni di vita e progetti

La maggior parte degli abitanti di Dharavi, come degli altri slums, non ha accesso a corrente elettrica, acqua e gas. In alcune zone vi è chi ha creato un sistema di allacciamento illegale alla corrente elettrica pubblica, spesso vendendo la possibilità di allacciarsi ai propri vicini e inventandosi così una sorta di business. I servizi igienici sono insufficienti, con una media di un gabinetto ogni 1500 persone. Manca inoltre un sistema di fognatura, il che rende certe zone di Dharavi una latrina a cielo aperto. A ciò si aggiunge il fatto che molte industrie smaltiscono qui i propri rifiuti, contribuendo al degrado ambientale dell’area e rendendo Mumbai la quinta città più inquinata al mondo. Infine gli abitanti degli slums, quasi tutti sprovvisti di mezzi di trasporto propri, si riversano ogni giorno nella città attraverso mezzi pubblici incapaci di far fronte a un flusso di passeggeri simile. I treni metropolitani trasportano infatti quotidianamente circa 6 milioni di persone, reggendo il triplo del peso per il quale sono stati costruiti.

Per far fronte a queste problematiche il governo indiano ha creato nel 1971 la Slum Rehabilitation Authority (SRA). Si tratta di un organo preposto all’implementazione di progetti volti al miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti degli slum di tutta l’India. Con oltre 1500 progetti portati a termine e tanti altri in corso, la SRA ha cercato più volte di ristrutturare lo slum di Dharavi per renderlo vivibile. L’ultimo piano proposto prevede lo smantellamento delle baracche e la costruzione di immensi palazzi da destinare per il 65% agli attuali residenti della zona, mentre per il restante 35% a usi commerciali.

Il punto critico della questione è come ottenere il consenso degli attuali residenti. Molte famiglie si trovano lì da generazioni, e si sono abituate a uno stile di vita ben diverso da quello che dovrebbero adottare in un contesto come quello proposto dalla SRA.

Gli ostacoli all’istruzione

Un aspetto interessante nel confronto tra la Mumbai benestante e Dharavi riguarda l’ambito educativo. Le scuole migliori, per le quali Mumbai è famosa a livello nazionale, sono tutte private con costi inaccessibili per la maggior parte della popolazione degli slums. Ciononostante, è interessante notare come Dharavi si sia guadagnato la fama di slum più istruito di tutto il Paese. Qui si registra infatti un tasso di alfabetizzazione del 69%, poco inferiore alla media nazionale del 78% e il numero di iscrizioni è aumentato del 20% negli ultimi dieci anni.

L’istruzione dei propri figli sembra essere infatti una delle priorità a cui le famiglie di Dharavi riservano i propri risparmi. Il problema è che molti bambini vanno a scuola nel tardo pomeriggio, poiché durante il giorno sono impegnati a lavorare nelle fabbriche insieme ai genitori. Per combattere questo fenomeno sono nate però recentemente numerose associazioni, che si battono per eliminare il lavoro minorile e promuovere i diritti dell’infanzia.

Conclusioni

Lo slum di Mumbai racchiude infinite sfaccettature non sempre facili da comprendere a prima vista. I contrasti più evidenti con la realtà circostante a volte celano quelli nascosti al suo interno, la complessità delle dinamiche che in esso hanno luogo e l’interconnessione tra questo e la città. Spesso non si riesce a cogliere la vivacità e il dinamismo di una simile realtà, ritenuta degradata e priva di qualsiasi valore.

I progetti proposti dal governo sono un esempio di quanto poco sforzo venga fatto per la comprensione di un contesto del genere. Se anche chi si è arricchito ha spesso deciso di rimanere nello slum, è perché si è venuto a creare una sorta di piccolo mondo con un sistema di valori e uno stile di vita molto diverso da quello cittadino, seppur a esso intrinsecamente connesso. Un’analisi attenta delle varie sfaccettature della megalopoli di Mumbai non può dunque prescindere dal cercare di comprendere anche le dinamiche di questa realtà.

 

Fonti e approfondimenti

Suketu Mehta, Maximum City. Bombay città degli eccessi, Einaudi editore, 2008

UN Department of Economic and Social Affairs, 2020. World Social Report

Sito ufficiale del governo indiano, SRA: Slum Rehabilitation Authority

 

 

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