Ricorda 1970: l’Università di Dar es Salaam diventa indipendente

Dopo nove anni dalla sua fondazione, nel 1970 l’Università di Dar es Salaam divenne indipendente. Per vent’anni il partito di governo – TANU, poi CCM – creò con essa un legame che ne limitò l’autonomia e non le permise di stare al passo con la società e l’economia che avrebbe dovuto contribuire a sviluppare. Studenti e membri dello staff universitario per anni cercarono di mettere in luce le debolezze del sistema, fino alla presa di posizione della facoltà di ingegneria, che mise in atto un programma di trasformazione volto ad aumentare efficienza ed efficacia del sistema di insegnamento e inclusività dei processi decisionali.

Da Londra all’Africa Orientale

Nata come college dell’Università di Londra, l’Università di Dar es Salaam abbandonò la vecchia madrepatria per formare con i vicini Kenia e Uganda l’Università dell’Africa Orientale nel 1963. A sancire la creazione dell’università federale – i cui poli erano Dar es Salaam, Nairobi e Makerere – fu lo University of East Africa Bill. I tre governi affermarono subito la volontà di creare centri di sapere che fossero in grado di contribuire allo sviluppo socioeconomico dell’area e alla creazione di identità nazionali e regionali, ancora deboli vista la recente indipendenza dalla Regno Unito.

Una conferenza tenutasi sul Lago di Como aveva preceduto il Bill. Da questa era scaturito il fondamentale bisogno dei tre Paesi di crearsi la propria autonomia, diminuendo progressivamente la dipendenza dagli stranieri. Per raggiungere quest’obiettivo era necessario formare manodopera specializzata con la creazione di corsi professionalizzanti, formare gli amministrativi e i professori per le università e fare in modo che i corsi e la ricerca applicata preparassero le menti che avrebbero consigliato la politica nazionale.

Dar es Salaam università indipendente

Quando nel 1970 la federazione si sciolse, TANU vide la strada per creare un collegamento molto stretto tra governo e università ancora più spianata. L’università poteva essere lo strumento utile a combattere la povertà e l’ignoranza e avrebbe di sicuro contribuito a creare piani di sviluppo efficienti ed efficaci.

Ma la linea che separa un collegamento stretto da un sistema di controllo totale è molto sottile. Il rettore dell’Università era il presidente della Repubblica – quindi lo stesso Nyerere fino al 1985 – e come suo vice fu scelto un ex segretario di TANU. Nel 1964, con la Musoma Resolution, si decide che potevano applicare per l’università solo coloro che avessero completato un anno di servizio di leva e che avessero lavorato ricevendo referenze dal datore di lavoro e da un esponente di partito. Questo sistema non era applicato alle donne, per cui il servizio di leva non era obbligatorio, e agli aspiranti studenti delle facoltà professionalizzanti. Per questi restava valido l’accesso diretto per merito ereditato dal Regno Unito.

Ci fu poi una riorganizzazione delle facoltà e dei corsi sulla base dei bisogni del Paese. Vennero creati uffici per la ricerca economica e per la pianificazione dell’uso della terra. Il corso Development Studies divenne obbligatorio per tutte le facoltà con l’obiettivo di rendere gli studenti consapevoli dei problemi del Paese e della regione e le strade già proposte per la loro risoluzione.

Le proteste

Studenti e staff universitario si mobilitarono per la prima volta già nel 1971 contro la nomina del vicerettore e le procedure opprimenti di decision-making che vennero istituite. La mobilitazione prese il nome di Akivaga crisis. Symons Akivaga era uno studente keniota a capo dell’Organizzazione degli Studenti, la DUSO, che venne espulso dal Paese a seguito delle proteste per una decisione del comitato disciplinare universitario. In risposta alle proteste venne formato il comitato Mungai con compiti investigativi. Le sue conclusioni evidenziavano la necessità di creare strutture e procedure decisionali democratiche e assemblee che prevedessero al partecipazione degli stessi studenti.

Lo staff universitario, che come gli studenti vedeva nell’amministrazione una minaccia allo sviluppo democratico dell’università, capì in quell’occasione che la formazione di un gruppo di raccordo per idee e istanze avrebbe reso più efficace la propria azione. Nacque così la University of Dar es Salaam Staff Association.

Nel frattempo alcuni giornali e associazioni universitarie vennero vietati e una serie di eventi continuò ad alimentare lo spirito di protesta di studenti e staff fino alla fine degli anni ’70. Nel 1977 a cinque accademici venne imposto il pensionamento anticipato per motivi di “interesse pubblico”. L’anno successivo, il 5 marzo, gli studenti di alcune facoltà tecniche protestarono dirigendosi in massa alla sede del Daily News, giornale governativo, per l’aumento di stipendio che i parlamentari avevano votato per loro stessi e per i ministri; il governo reagì rendendo la DUSO illegale e cercando di direzionare gli studenti verso i gruppi giovanili del CCM, successore di TANU. Nel 1979 sedici insegnanti di nazionalità non tanzaniana si videro negato il rinnovo del contratto, decisione in linea con l’obiettivo dell’autosufficienza, ma decisamente poco democratico.

La strada verso la “trasformazione”

All’università mancava la comunicazione tra la dirigenza e lo staff e gli studenti. I meccanismi decisionali non erano inclusivi, la necessità di supportare il governo aveva rubato tempo ai professori che avevano trascurato l’insegnamento. Un report del 1979 intitolato “Ad Hoc Committee on Improving Communication among University Organs aveva evidenziato tutte queste problematiche descrivendo come conseguenze stress, apatia e malcontento di studenti e staff.

Una spinta al cambiamento arrivò dalla crisi economica degli anni ’80. Gli iscritti all’università erano aumentati esponenzialmente rispetto agli anni ’60, ma la scarsità di risorse aveva costretto il governo a tagliare il numero di occupati all’interno delle università e l’inflazione aveva portato a una cospicua riduzione del valore reale degli stipendi di chi era rimasto.

Dalla facoltà di ingegneria partì l’idea di trasformazione che travolse in breve tempo l’intera università. La paura che la crisi mandasse all’aria gli sforzi fatti nella decina di anni di vita della facoltà, il preside, professor Masuha, richiese un’analisi della situazione, dalla quale scaturì che la maggior parte dei professori era costretta a fare il doppio lavoro o a chiedere assistenza economica. Si decise allora di organizzare un incontro con i maggiori donatori – Germania e Svizzera – dal quale uscirono strategie utili a mantenere in piedi la facoltà. La mossa fu rischiosa e poco apprezzata dai dirigenti, ma portò alla creazione di un sistema di incentivi basato sui risultati che venne progressivamente introdotto nelle altre facoltà attraverso un programma di trasformazione istituzionale.

Nel frattempo, nel 1988, Geoffry Mmari era stato scelto come vicerettore, il primo che provenisse dal corpo docenti. Nel 1990 il professore venne messo anche a capo dell’ufficio amministrativo e nel 1991 ci fu un rimpasto generale delle posizioni manageriali dell’intera università. Come aveva suggerito il Management Effectiveness Review Report, per ottenere i risultati sperati era necessario cambiare totalmente il sistema, trasformarlo. L’università, sul modello di vent’anni prima, non era più in grado rispondere alle necessità della società e di collocarsi in un sistema di mercato profondamente cambiato.

L’Institutional Transformation Programme venne approvato nello stesso anno e diede inizio a una serie di attività volte a creare consenso in merito alla missione e agli obiettivi dell’università e portò alla formulazione di riforme per un sistema di monitoraggio per capire punti di forza e di debolezza, opportunità e minacce, spazi di dialogo democratici e meccanismi decisionali trasparenti e inclusivi.

 

Fonti e Approfondimenti:

Biswalo, Paul M.. “A Study of the impact of the Musoma Resolution on students personnel services at the University of Dar es Salaam.” (2018).

Court, David. 1975. The Experience of Higher Education in East Africa: The University of Dar es Salaam as a New Model, Comparative Education 11, 3, October

Court, David. 1980. ‘The Development Ideal in Higher Education: The Experience of Kenya and Tanzania, Higher Education 9:65780

Daniel Mkude, Brian Cooksey & Lisbeth Levey, Higher Education in Tanzania A Case Study, Partnership for Higher Education in Africa New York University, The Steinhardt School of Education Department of Administration, Leadership, and Technology, 2003

Luescher T. M., Klemencic M.,  Jowi J. O., Student Politics in Africa: Representation and Activism, African Higher Education Dynamics Series Volume 2, Publisher: African Minds

Sanyal, Bikas and Michael Kinunda. 1977. Higher Education for Self-reliance: the Tanzanian Experience. Paris: International Institute for Educational Planning

Shivji, Issa. 1993. The Democracy Debate in Africa: Tanzania, Review of African Political Economy, 50

 

Grafica: Marta Bellavia – Instagram: illustrazioninutili_

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