L’alba incerta dopo la notte elettorale negli USA

Di Emanuele Murgolo e Alberto Pedrielli

Il voto più atteso è finalmente arrivato. A quattro anni di distanza dal suo ingresso trionfale sulla scena politica statunitense, l’imprenditore newyorkese Donald Trump si è giocato le sue prime elezioni da incumbent

Nonostante tutte le rilevazioni ufficiali attribuissero un netto vantaggio al suo avversario, tanto a livello nazionale quanto in diversi battleground states, Trump si è dimostrato decisamente competitivo. La strada verso la Casa Bianca si è rivelata molto più complicata del previsto per il democratico Joe Biden.  

Con i conteggi ancora in corso – probabilmente non saranno portati a termine prima di qualche giorno -, in questo momento la prudenza è d’obbligo. Tuttavia, anche a fronte di risultati parziali, si possono individuare alcuni elementi che aiuteranno a fare luce sul risultato finale. 

I primi risultati

Il primo risultato della nottata è arrivato dalla Florida, lo swing State per eccellenza dove Biden era però in vantaggio. Qui, a sorpresa, Trump ha vinto con un margine che per ora, con la grande maggioranza dei voti già conteggiati, è ampiamente superiore al 3%.

Per il presidente uscente sembra essere stato decisivo il voto dei latinx, in particolare dell’elettorato cubano che in Florida è folto e tendenzialmente conservatore. In generale, comunque, Trump sta mostrando una crescita sorprendente tra tutte le fasce demografiche, compresi gli afroamericani, uomini o donne, le persone ispaniche e le donne bianche. Unica eccezione gli uomini bianchi, che invece si sono leggermente spostati verso Biden. In uno Stato demograficamente diverso come la Florida, questo è diventato un grande punto di forza per Trump, che comunque – come nel 2016 – ha anche superato di gran lunga le aspettative che nei sondaggi lo vedevano sotto di due punti percentuali rispetto a Biden.

Lo stesso trend – tranne che per la questione dei cubani, peculiarità della Florida – si è osservato in North Carolina e Georgia, due Stati del sud tradizionalmente conservatori ma che sembravano a portata di mano per una vittoria democratica. Qui Biden è in svantaggio e le proiezioni del New York Times – almeno per il North Carolina – danno come probabile una vittoria di Trump, che sta quindi mordendo le caviglie dell’avversario, avanti nei sondaggi pre-elettorali.

Il presidente uscente ha quindi tagliato le gambe a quello che era il piano B dell’ex vicepresidente, ovvero una vittoria in uno di questi Stati per conquistare la maggioranza nel Collegio Elettorale. Ora gli occhi sono puntati sul piano originale – e, in teoria, più solido – di Biden, ovvero conquistare uno tra Arizona e Pennsylvania. Nel primo per ora i democratici sono in vantaggio, mentre nel secondo Trump ha creato un gap importante.

Il sentiero della vittoria

Oltre alla Florida, tra gli Stati di maggiore interesse alla vigilia del voto come detto vi erano l’Arizona e la Pennsylvania. Se nel 2016 fu Trump a prevalere, quest’anno Biden si presentava in entrambi gli Stati con un lieve margine di vantaggio. Per l’ex vice di Obama, strappare il favore popolare al presidente in questi swing states significava aumentare in maniera importante le proprie chance di vittoria, in quanto essi sono rappresentati da un totale di 31 grandi elettori nel collegio che elegge il presidente. 

Sebbene i conteggi siano partiti con un’ora di anticipo in Pennsylvania, il primo importante sviluppo è arrivato in realtà dalla Sun Belt. In Arizona, infatti, dove sono stati considerati prima gli early votes, Biden si è trovato in testa, e con lo scrutinio intorno all’80% si conferma il favorito. Nel caso in cui fosse effettivamente confermato il risultato, si tratterebbe del primo Stato a cambiare colore politico in queste elezioni presidenziali. Dopo che nel corso della notte le speranze democratiche erano sfumate in Florida, North Carolina e Ohio, l’Arizona era rimasta una delle poche possibilità per la vittoria di Biden. Nel frattempo, la Georgia – che sembrava salda nelle mani di Trump – si sta di nuovo spostando verso Biden, ma anche qui il risultato potrebbe farsi attendere.

Discorso diverso per la Pennsylvania, Stato in cui negli ultimi giorni della campagna elettorale si erano concentrata la maggior parte degli sforzi democratici, in quanto considerato fondamentale per ricostruire quel blue wall che, quattro anni fa, aveva voltato le spalle a Hillary Clinton. In questo caso, ci si aspettava che le operazioni di voto si sarebbero protratte nel tempo, e non è escluso che il conteggio continui anche nei prossimi giorni – con una grande incertezza relativa ai voti espressi via mail, che non è detto siano tutti accettati. Per ora, con lo scrutinio al 67%, è Trump a trovarsi in vantaggio di circa quindici punti percentuali, ma il risultato non è affatto sicuro poiché nel conteggio sono ampiamente sotto-rappresentate le aree di Pittsburgh e Philadelphia, in cui ci si attende una solida maggioranza di voti democratici. Mancano, inoltre, i voti via mail, che verranno conteggiati solo alla fine e che tendono a favorire sempre il Partito democratico.

Sviluppi possibili

Lo scrutinio in Arizona, Georgia e Pennsylvania procederà, ma non sapremo quando avremo i risultati. Soprattutto nel caso dello Stato del Midwest gli uffici elettorali hanno detto che potrebbe volerci qualche giorno per contare tutti i voti arrivati via posta, che in teoria dovrebbero favorire i democratici. Anche Michigan, Georgia e Wisconsin avranno bisogno di tempo per avere i risultati completi.

Nei prossimi giorni potremmo assistere a diversi scenari, oltre a quelli classici che ci aspetteremmo, ovvero la vittoria chiara di un candidato. Il caos dato dai conteggi tardivi, unito al fatto che la vittoria potrebbe arrivare per una manciata di voti, potrebbe aprire la strada a contestazioni, anche a un riconteggio delle schede nel caso il gap tra i candidati sia minimo. Uno scenario in cui la Pennsylvania è il tipping point, il punto di non ritorno, con Biden che vince lo Stato con una rimonta all’ultimo grazie al conteggio tardivo dei voti via posta, potrebbe aprire le porte per una forte contestazione da parte di Trump. Questi ha più volte affermato che a suo parere il voto per posta è uno strumento illegittimo e non si è mai impegnato nell’assicurare la concessione all’avversario in caso di sconfitta.

Non possiamo quindi dire con certezza cosa accadrà, ma senza un vincitore chiaro e con un presidente uscente poco incline al rispetto delle regole del gioco democratiche la strada per una transizione del potere pacifica è ovviamente più complessa. Per Biden sarebbe fondamentale ottenere una vittoria in Pennsylvania che non lasci spazio a dubbi e che tolga qualsiasi margine di manovra a Trump, anche nel caso in cui un possibile riconteggio inneschi un contenzioso legale che, come nel 2000, potrebbe finire davanti alla Corte Suprema. Anche in questo caso, il presidente uscente ha dichiarato apertamente che vede la Corte come un possibile strumento da sfruttare per risolvere possibili contese legali legate alle elezioni.

La contesa, insomma, è molto più competitiva di quanto dicessero i sondaggi. Trump sta godendo del vantaggio datogli dal Collegio Elettorale ed è aiutato dal fatto che probabilmente i sondaggi hanno nuovamente sofferto di un errore statistico che è andato a suo favore. Se questo basterà per la sua riconferma o se invece Biden riuscirà a spuntarla è da vedere, e presumibilmente dovremo aspettare qualche giorno per avere la certezza di chi uscirà vittorioso dall’elezione, al di là dei possibili strascichi che potrebbero protrarsi per settimane.

Infine, per i democratici si pone il problema del Senato. Le prospettive di conquistare la maggioranza nella Camera alta si sono notevolmente ridimensionate, e anche se Biden dovesse alla fine spuntarla (rimane comunque il favorito) sarebbe difficile per lui far passare delle riforme sostanziali senza il controllo del legislativo e del giudiziario, cosa che complicherebbe subito un’eventuale presidenza democratica.

 

Fonti e approfondimenti

Presidential Election Results, The New York Times

2020 Election: Live Results And Coverage, FiveThirtyEight

Silver N., Biden’s Favored In Our Final Presidential Forecast, But It’s A Fine Line Between A Landslide And A Nail-Biter, FiveThirtyEight

Gersen J. What If This Election Ends in Another Bush v. Gore?, The New Yorker

Prokop A., How Biden — or Trump — could win 270 electoral votes, Vox

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