La rivoluzione digitale che sfida la rivoluzione cubana

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@Matt Kieffer - Flickr.com - CC BY-SA 2.0

Negli ultimi mesi del 2020, la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH) ha condannato gli abusi delle autorità cubane nei confronti di attivisti, giornalisti, artisti indipendenti e oppositori politici, in particolare dei membri del Movimiento San Isidro (MSI). 

Durante l’ultimo Congresso del Partito comunista cubano, tenutosi il 19 aprile 2021, il presidente Miguel Díaz-Canel è stato nominato segretario del Partito, determinando formalmente la fine della dinastia Castro. Il rigido controllo sull’informazione – che nelle parole della CIDH si concretizza in “intimidazioni e soprusi” – rappresenta tuttavia uno degli elementi di continuità.

Scopo delle violenze è ostacolare coloro che denunciano quotidianamente le restrizioni alla libertà d’espressione esistenti a Cuba. Queste voci critiche si sono rafforzate negli ultimi anni grazie alla diffusione della rete internet sull’isola, che ha consentito la creazione di nuovi spazi per un’informazione libera e dissidente. La tensione tra queste realtà e il Partito comunista rivela un più profondo conflitto generazionale, in cui nuove voci sfidano l’ideologia imposta dalla Rivoluzione

Le dichiarazioni della CIDH

In un comunicato stampa del novembre 2020, la Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha espresso preoccupazione per la crescente «criminalizzazione e persecuzione a cui sono soggetti giornalisti, artisti, difensori dei diritti umani e oppositori politici a Cuba». 

Questo avviene mediante l’uso di minacce, intimidazioni, sospensione dei dati mobili degli apparecchi tecnologici, sorveglianza non autorizzata dei singoli dissidenti e dei loro familiari. Nei casi più gravi si arriva a pestaggi e arresti arbitrari, seguiti in alcune ipotesi da condanne per resistenza e disobbedienza a pubblico ufficiale o per aver tenuto condotte che minacciano l’ordine pubblico. 

Secondo le informazioni raccolte dalla Commissione, gli abusi continuano anche in prigione, con maltrattamenti da parte di altri detenuti e delle guardie penitenziarie e con la negazione dei più elementari diritti, quali l’assistenza medica e il contatto con un avvocato e con i familiari.

Per queste ragioni, a inizio 2021 la Commissione ha emesso due risoluzioni volte a garantire la salvaguardia della vita e dell’integrità personale degli intellettuali indipendenti. Cuba, tuttavia, non è parte del sistema interamericano di tutela dei diritti, non avendo firmato la Carta Americana dei Diritti Umani (documento fondante per la CIDH), quindi non è vincolata al rispetto di tali ammonizioni.

Il Movimiento San Isidro 

Numerose vittime degli abusi delle forze dell’ordine appartengono al Movimiento San Isidro (MSI). Il collettivo è nato nel 2018 durante le proteste contro la proposta di legge chiamata Decreto 349, organizzate nell’omonimo quartiere a maggioranza afrodiscendente del centro storico della capitale. La misura mirava a criminalizzare informazione e arte indipendenti e a istituire la figura dell’ispettore culturale. 

Il MSI riuscì nel suo scopo sfruttando internet per organizzare la protesta e sensibilizzare la popolazione, inaugurando così una strategia di attivismo che usa l’arte come strumento per sfidare i confini imposti all’informazione dalla censura

Questi limiti sono riassunti nel motto castrista “Dentro de la revolución todo, contra la revolución nada” (Tutto all’interno della rivoluzione, nulla al di fuori), secondo cui i cittadini possono commentare e criticare la politica nazionale, ma soltanto in privato. 

Non viene invece tollerata la dissidenza pubblica, esercitata nelle piazze o attraverso internet, nuova piazza digitale.

Le critiche al Partito comunista e le richieste di maggiore libertà per Cuba sono costate a Denis Solís González, rapper e membro del MSI, l’arresto e la condanna al carcere per oltraggio all’autorità. 

Alcuni membri del collettivo hanno quindi iniziato uno sciopero della fame e della sete. Per limitare l’impatto mediatico di questa protesta, le forze armate hanno reagito aggredendo la sede del MSI ed effettuando alcuni arresti tra gli scioperanti.

Le notizie e i filmati della vicenda, postati su internet, hanno raggiunto centinaia di simpatizzanti del Movimento, che il 27 novembre 2020 si sono riuniti davanti al ministero della Cultura cubano per protestare, imitati dalle comunità di cubani all’estero.

L’introduzione di internet a Cuba 

Nelle nuove dinamiche della dissidenza intellettuale cubana, la diffusione di internet gioca un ruolo fondamentale.

Nel 1996, seguendo l’esempio della Cina, Paese in cui l’introduzione di internet non aveva compromesso il monopolio statale su media e informazione, Cuba ha inaugurato i primi terminali con accesso alla rete, collocati presso istituzioni governative e università.

A partire dal 2015, grazie alla digitalizzazione di massa, compaiono nell’isola i primi hotspot pubblici e dal 2019 viene permessa la vendita di modem ai privati. 

Secondo Amnesty International, tuttavia, questi progressi hanno ampliato soltanto l’accesso alla rete intranet gestita dal governo

Navigare il World Wide Web è troppo costoso per il cubano medio, che subisce anche una costante censura: cliccare su link collegati a pagine web critiche nei confronti del Partito comunista cubano o focalizzate sul tema dei diritti umani porta a pagine di “errore 404”. 

Le comunicazioni Skype, ad esempio, sono ostacolate usando strumenti che disturbano la linea e abbassano la qualità della comunicazione, e anche gli sms contenenti alcune parole chiave vengono bloccati dalla censura.

Attivisti e giornalisti però riescono in alcuni casi a superare questi ostacoli.

La pioniera nell’aggiramento della censura online è stata Yoani Sánchez, fondatrice nel 2007 del primo blog cubano di informazione indipendente, Generación Y.

Sánchez prepara i post caricandoli su pendrive e poi li pubblica attraverso i terminali degli alberghi internazionali, abilitati ad accedere al World Wide Web.

Stratagemmi analoghi sono diventati di uso comune tra intellettuali indipendenti e artivistas –  creatori di opere che diffondono messaggi di rilievo politico e sociale – e che perciò non potrebbero accedere ai circuiti ufficiali di distribuzione.

Il giornalismo indipendente non è un privilegio

L’inventiva che giornalisti e artisti indipendenti impiegano per far circolare i propri contenuti si scontra quotidianamente con le campagne di diffamazione diffuse dallo Stato.

Nel marzo 2021, il rappresentante cubano alle Nazioni Unite, José Antonio Quintanilla, ha condannato l’uso dell’arte come mezzo sovversivo a Cuba e ha chiesto all’ONU di non difendere i giornalisti indipendenti, “mercenari dell’imperialismo”. 

Il Partito infatti li accusa di percepire finanziamenti esteri e di abbandonare l’isola, ma d’altra parte i primi a subire pesanti condizionamenti nella linea editoriale sono i media finanziati dal governo. 

Quanto all’emigrazione cui sono costretti molti giornalisti, le sue motivazioni sono riassunte nella dichiarazione di Mónica Baró, vincitrice del Premio Gabo 2019: «Essere giornalista indipendente a Cuba non è un privilegio, è una croce»

A fronte degli abusi da parte delle forze dell’ordine, infatti, mancano mezzi di tutela efficaci: denunce e reclami cadono nel vuoto e il ricorso per la violazione di diritti umani, che consentirebbe ai giudici di pronunciarsi sul trattamento che il governo riserva agli intellettuali, è paralizzato dalla mancanza di una legge attuativa.

In questo clima, spesso l’ultima soluzione per sopravvivere è l’esilio.

Nuovi spazi di protesta

Per i cubani “della diaspora”, internet permette di mantenere i contatti con l’isola e reclamare maggiore libertà d’espressione per chi ci vive.

Uno degli esempi più recenti è la pubblicazione del singolo Patria y Vida, realizzato dai cantanti cubani emigrati Yotuel e Descemer Bueno, in collaborazione con il gruppo Gente de Zona, nonché con i rapper Maykel Osorbo ed El Funky (questi ultimi residenti a Cuba). 

Il titolo richiama la simbologia cubana, perché trasforma il motto “patria o morte”, mantra della rivoluzione castrista, in “patria e vita”: un appello a cessare la sanguinosa repressione in atto verso i dissidenti.

Nel brano compaiono dichiarazioni di supporto al MSI – in particolare vengono nominate due componenti rese note dalla protesta, la professoressa Omara Ruíz Urquiola e l’artista Anamely Ramos González – e alcune provocazioni, come l’immagine dell’effigie di José Martí che brucia. La canzone è stata colonna sonora di alcune manifestazioni.

Il Partito ha replicato usando la rete: molti politici hanno criticato la canzone sui social e l’esecutivo ha sponsorizzato la realizzazione del brano Patria o muerte por la vida, una sorta di replica contro gli artisti che vengono accusati di lucrare insultando la rivoluzione. 

La diffusione di internet a Cuba è elemento che destabilizza i tradizionali rapporti di forza, perché la natura “orizzontale” di questa forma di comunicazione cozza con l’attitudine dirigistica e di sorveglianza, “dall’alto verso il basso”, che caratterizza il governo cubano. 

È difficile stabilire se, nella Cuba guidata da Díaz-Canel e apparentemente avviata alla continuità con l’eredità dei fratelli Castro, basterà la rete per portare rottura e rinnovamento. Certamente, lo scontro tra l’ideologia rivoluzionaria classica e l’attivismo online delle nuove generazioni è in atto e il suo esito resta ancora aperto.  

 

 

Fonti e approfondimenti

ADNCUBA, CIDH condena represión del régimen cubano el 10 de octubre, 12 ottobre 2020.

ADNCUBA, Relatoría de la CIDH condena represión a artistas cubanos, Karla Pérez, 28 gennaio 2021.

Amnesty International, Cuba’s Internet paradox: How controlled and censored Internet risks Cuba’s achievements in education, 29 agosto 2017.

Comisión Interamericana de Derechos Humanos, Resolución n. 39/2020, Medida Cautelar n. 530-20, Silverio Portal Contreras respecto de Cuba, 18 luglio 2020.

Comisión Interamericana de Derechos Humanos, Comunicado de Prensa R280/20, La CIDH y su Relatoría Especial manifiesta grave preocupación por la escalada de criminalización y acoso de activistas, artistas y periodistas independientes en Cuba, 23 novembre 2020.

Comisión Interamericana de Derechos Humanos, Comunicado de Prensa, La CIDH rechaza el operativo arbitrario contra del movimiento San Isidro en Cuba y reitera sus obligaciones internacionales en derechos humanos, 28 novembre 2020.

Comisión Interamericana de Derechos Humanos, Resolución n. 14/2021, Medidas Cautelares n. 1101-20, 20 miembros identificados del Movimiento San Isidro (MSI) respecto de Cuba, 11 de febrero 2021.

Comisión Interamericana de Derechos Humanos, Resolución n. 24/2021, Resolución 24/2021, Medidas Cautelares 374-20, 9 marzo 2021.

DW, Otra pelea por la libertad de expresión y creación en Cuba, Rosa Muñoz Lima, 2 febbraio 2021.

El Nuevo Herald, Régimen cubano contesta a Patria y Vida con una canción. Llueven memes y burlas en las redes, Mario J. Pentón, 2 marzo 2021.

El País, ‘Patria y vida’: la canción de rap que irrita al régimen de Cuba, Camila Osorio, 22 febbraio 2021.

Indianexpress, Explained: What is the San Isidro Movement, posing a stiff challenge to Cuba’s authoritarian regime?, Om Marathe, 18 dicembre 2020.

GIGA German Institute of Global and Area Studies, Working Papers n. 156, Civil Society 2.0?: How the Internet Changes State-Society Relations in Authoritarian Regimes: The Case of Cuba, Bert Hoffmann, January 2011.

Movimiento San Isidro website, Historia del Movimiento San Isidro.

Periódico cubano, Cuba denuncia a artistas de la isla ante el Consejo de DDHH de la ONU por “subversivos”, 5 marzo 2021.

Periódico cubano, Gobierno de Cuba pide a la ONU que no llame “defensores de derechos humanos” a los “mercenarios”, 9 marzo 2021.

 

 

Editing a cura di Giulia Lamponi

 

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