Il sultano e le formiche: problemi ambientali e trasformazioni socio-spaziali di Istanbul

Il Ponte sul Bosforo sito nella città di Istanbul
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La crescita economica di Istanbul ha portato a un rapido sviluppo della città, che a oggi conta quindici milioni di abitanti. Tuttavia, l’integrazione della megalopoli nel mondo globalizzato ha fatto emergere diverse problematiche legate alla sostenibilità ambientale, alle grandi trasformazioni socio-spaziali e all’integrazione dei rifugiati siriani.

Sostenibilità ambientale e mega-progetti

Analizzando i dati del Global City Index, si possono notare diversi elementi che frenano Istanbul nella competizione globale. La città, ad esempio, non riesce a sviluppare quei progetti in materia di ambiente, energia e rifiuti che migliorerebbero non solo le entrate economiche della megalopoli turca, ma anche la vivibilità per i suoi cittadini. Come altre città globali, Istanbul sta affrontando il cambiamento climatico e il riscaldamento globale, che si manifestano con la scarsità di risorse idriche superficiali, il peggioramento della qualità delle acque e il consumo del suolo. Inoltre, la città soffre anche della mancanza di zone verdi: nel 2015, secondo i dati del World Cities Culture Forum, parchi e giardini coprivano solo il 2% della superficie della città.

Simbolo del cambiamento e della trasformazione di Istanbul sono i, cosiddetti, “mega-progetti”: il Terzo Ponte sul Bosforo, il nuovo aeroporto di Istanbul, entrambi già realizzati, e il Canale di Istanbul, in via di pianificazione. Tutte le opere in questione sono state promosse in nome della crescita e dell’integrazione della città nell’economia globale. Tuttavia, sono state anche criticate per l’aumento della pressione sulle risorse naturali e il consumo di suolo verso il nord della città, a scapito delle preesistenti foreste. Secondo il Northern Forests Defense (KOS), che ha analizzato tramite immagini satellitari l’impatto ambientale del nuovo aeroporto, oltre tredici milioni di alberi sono stati abbattuti dal 2012 a oggi. 

A destare particolare preoccupazione tra gli ambientalisti è poi il Canale di Istanbul. Secondo alcuni esperti, infatti, quest’opera sarebbe la causa di un trasferimento forzato per diversi residenti e della perdita di fonti di sostentamento per contadini e pescatori. Inoltre, l’opera avrebbe ripercussioni anche sull’approvvigionamento idrico degli abitanti della regione. Diversi esperti hanno espresso la loro preoccupazione per un’eventuale alterazione degli equilibri naturali tra il Mar Nero e il Mar di Marmara, a causa dei diversi livelli di salinità e temperatura delle acque.

Trasformazioni socio-spaziali e gentrificazione

Con il rapido sviluppo economico, la città è diventata un centro di attrazione per studenti e turisti e una destinazione per migranti internazionali e rifugiati. Ciò ha determinato una pesante trasformazione della sua struttura socio-spaziale.

Dal 2015, il tasso di emigrazione da Istanbul è superiore a quello delle migrazioni interne verso la città. Le aree centrali della città, prima abitate da residenti, sono state convertite in spazi dedicati a turisti, studenti e rifugiati. Il fatto che gli edifici siano più vecchi e i costi degli affitti maggiori ha spinto i residenti locali a trasferirsi nelle nuove aree periferiche, considerate anche più tranquille e sicure.

Nei quartieri centrali di Fatih, Beyoglu, Besiktas, Sisli, Uskudar e Kadikoy sono localizzate le nuove università cittadine. Fatih è anche il distretto preferito dai migranti internazionali e dai rifugiati; oltre che un’importante area turistica. In particolare, i processi di gentrificazione (di riqualificazione di zone o quartieri cittadini, con conseguente aumento del prezzo degli affitti e degli immobili e migrazione degli abitanti originari verso altre zone urbane) hanno colpito alcuni distretti come Beyoglu, Sisli e Besiktas. Il tradizionale centro d’affari cittadino, localizzato tra Fatih e Beyoglu, si è prima espanso verso nord, fino ad approdare sulla sponda anatolica della città. Inoltre, si è verificato quel processo di “dubaizzazione” dovuto alla rapida costruzione di nuovi grattacieli che, se da un lato hanno rafforzato l’immagine di Istanbul come città globale, dall’altro hanno avuto un impatto negativo sulla skyline che storicamente ha caratterizzato la città. 

Tutti questi fattori, insieme all’aumento del valore delle proprietà immobiliari e dei terreni nelle aree centrali della città, hanno portato allo spostamento delle aree industriali preesistenti, comportando la loro espansione sull’asse est-ovest, dall’area metropolitana verso le località di Kocaeli, Bursa e Tekirdag. La direttrice di espansione della città verso nord, dunque, non è l’unica che sta trasformando Istanbul. In secondo luogo, le infrastrutture fisiche e sociali cittadine sono state messe sotto forte pressione. Le costruzioni sovraffollate, la densità abitativa e il traffico stradale sono fattori che hanno contribuito a diminuire complessivamente la vivibilità.

L’impatto delle migrazioni e l’integrazione dei rifugiati siriani

Negli ultimi decenni, Istanbul è diventata il più importante punto di attrazione della Turchia, sia per la sua vivacità economica, sia per la qualità della vita. La città oggi attrae anche rifugiati e richiedenti asilo. L’arrivo senza precedenti di rifugiati siriani sta avendo un forte impatto sulla realtà sociale di Istanbul.

Circa il 17-20% degli oltre tre milioni di rifugiati siriani presenti in Turchia si è stabilito a Istanbul, arrivando a rappresentare il 3,67% della popolazione. Si tratta di circa 540.000 persone. Determinare il numero esatto dei rifugiati presenti in città è comunque un’operazione difficile; non solo per la procedura di registrazione e di aggiornamento dei dati in sé, ma anche per la presenza di persone residenti in città, ma ufficialmente registrate in altre municipalità. I rifugiati siriani si sono stabiliti in tutti i trentanove distretti cittadini: la maggior parte vive nella parte europea della città (86%), mentre una piccola parte (14%) nella penisola anatolica. In particolare, sono concentrati nei quartieri periferici di Esenyurt, Başakşehir, Sultangazi, Küçükçekmece e Bağcılar e in quelli centrali di Zeytinburnu e Fatih. I primi tre distretti per numero di rifugiati siriani sono Küçükçekmece (38.278), Bağcılar (37.643) e Sultangazi (31.426); mentre Zeytenburnu (8,63%), Arnavutköy (7,55%) e Başakşehir (7,48%) sono i quartieri con il rapporto più alto di rifugiati siriani rispetto alla popolazione locale. 

Nonostante la società turca abbia dimostrato una grande capacità di adattamento nei confronti dei nuovi arrivati, si è registrato un aumento delle percezioni negativeQueste ultime sono dovute principalmente a diverse lacune nel sistema di accoglienza, come la mancanza di coordinamento, la scarsa autonomia delle autorità locali, deficit normativi e la scarsità di risorse finanziarie e di personale specializzato. Secondo una ricerca del Marmara Municipalities Union’s Center for Urban Policies, le municipalità di Istanbul, dove i siriani eccedono il 5% della popolazione distrettuale, riferiscono di dover fronteggiare diversi problemi, tra cui l’incremento dei costi dei servizi municipali, la pressione sulle infrastrutture dei servizi sociali, l’incremento dei prezzi nel mercato immobiliare e la crescente competizione nel mercato del lavoro. I siriani, infatti, trovano spesso occupazione nell’economia informale, dove è più facile ottenere permessi di lavoro e intraprendere piccole attività economiche, con, tuttavia, il rischio di ricadere in dinamiche di sfruttamento: ulteriori fattori che contribuiscono ad aumentare le tensioni sociali in città. 

 

 

Fonti e approfondimenti

Cengiz Aktar, “A wake-up call to the EU and Russia on Kanal Istanbul, Ahval News, 05/06/2020.

Erdogan, M. Murat. 2017. “Urban Refugees from ‘Detachment’ to ‘Harmonization’. Syrian Refugees and Process Management of Municipalities: The case of Istanbul”. Marmara Municipalities Union’s Center for Urban Policies.

Pakoz, Muhammed Ziya, Ahmed Bas, Fatih Eren. 2019. “An Analysis of the Changing Role of Istanbul as a Megacity in the World”. The International Society of City and Regional Planners – 55th ISOCARP World Planning Congress. Vol. 1: 645-659.

They Said ‘We Will Cut 2.5 Million Trees for 3rd Airport’, They Cut 13 Million Instead”, Kuzey Ormanlari Savunmasi, 23/06/2019.

Turkish Association of Architects in Private Practice (TSMD). 2021. Istanbul’s Mega Projects.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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