Diritto all’acqua: a che punto è il diritto internazionale?

Diritto all'acqua
Autore: AusAID/Jim Holmes - Wikimedia - CC BY 2.0

L’idea di diritti inalienabili per ogni essere umano consiste nell’esistenza di prerogative necessarie affinché l’individuo si realizzi secondo le proprie potenzialità e la propria identità. Si tratta di un concetto basilare delle società democratiche, nonché caposaldo delle costituzioni di molti Paesi e delle principali istituzioni internazionali. A livello giuridico, l’attenzione sul tema dei diritti umani si concentra generalmente sulle cosiddette libertà fondamentali, come ad esempio la libertà di espressione, di culto e di associazione, ancora oggi spesso soggette a violazioni e limitazioni.

Tuttavia, non va dimenticato che i diritti umani si estendono anche alle dimensioni più contingenti della vita delle persone, dalla sfera affettiva e sessuale fino a quella della sicurezza, passando dalla salute (sia essa fisica o mentale). Seguendo il principio della gerarchia dei bisogni, più comunemente noto nella forma della Piramide di Maslow“, dal nome dello psicologo statunitense che la ideò nel 1943, lo sviluppo dell’essere umano inizia con la soddisfazione delle esigenze materiali primarie per poi sviluppare quelle affettive e di realizzazione di sé. All’interno di questa dimensione più materiale è importante riconoscere il diritto all’acqua come diritto umano vitale e irrinunciabile.

Percorso storico ed evoluzione del concetto

Come si è arrivati a definire l’acqua come diritto umano? Il collegamento primario tra queste due nozioni si fonda, in maniera più estesa, sul diritto alla vita e al rispetto della dignità umana già espresso agli albori del secondo dopoguerra. Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 infatti, l’art. 25 parla di assicurare a tutti un adeguato standard a livello della salute e del benessere, includendo tra questi l’alimentazione, il vestirsi, il diritto alla casa e alle cure mediche. 

Quasi trent’anni dopo, nel 1977, in Argentina ebbe luogo la Conferenza sull’acqua dell’ONU a Mar Del Plata. Qui fu riconosciuto per la prima volta il diritto all’accesso all’acqua potabile per ogni essere umano: la centralità di questo tema pose le basi per gli sviluppi di successivi accordi e dichiarazioni. Ad esempio, sia la Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne del 1979 che la Convenzione per i diritti dell’infanzia del 1989 ribadirono l’importanza dell’acqua come fondamento per il rispetto di entrambi i trattati.

Nel 1998, il Comitato internazionale per il Contratto Mondiale sull’Acqua compì un ulteriore passo avanti con la redazione del Manifesto dell’Acqua siglato a Lisbona. In quel caso, si propose di rendere i cittadini parte attiva nel garantire l’accesso universale all’acqua potabile attraverso la promozione di campagne di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione.

Nel 2000, il Comitato per i diritti economici, sociali e culturali dell’ONU espresse un commento generale in cui ampliava il diritto alla salute alla dimensione dell’acqua come bene primario e necessario per adeguate condizioni di vita. Lo stesso Comitato, due anni più tardi, ribadì quanto affermato rafforzando il legame tra il diritto all’acqua e quello alla salute.

In un rapporto del 2003 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il diritto all’acqua viene espressamente associato all’idea di diritto umano inteso come obbligo da parte di Stati e governi nel fornire adeguato accesso all’acqua ai cittadini. In questo caso, oltre alla dimensione di bisogno primario, si sottolinea l’importanza dell’acqua anche per le attività economiche di tutti i settori, dall’agricoltura e l’allevamento fino alla manifattura e all’industria. Di fatto, il rapporto sancì per la prima volta la necessità di considerare il diritto all’acqua come diritto umano a tutti gli effetti. In particolare, tra i motivi di questa scelta, si fece riferimento a tre ragioni principali:

  • La necessità di sottolineare l’importanza sociale dell’acqua piuttosto che come semplice merce o servizio;
  • Mettere le comunità più vulnerabili nelle condizioni di partecipare maggiormente ai processi decisionali riguardanti l’acqua;
  • Utilizzare i sistemi e i meccanismi legali delle Nazioni Unite per monitorare i processi relativi all’accesso all’acqua rendendo così i governi e le istituzioni più responsabili.

Tuttavia, il riconoscimento ufficiale del diritto all’acqua come diritto umano (così come la sua unione con il diritto all’igiene) avvenne solo sette anni dopo, nel 2010. In quell’anno, precisamente il 28 luglio, l’Assemblea Generale dell’ONU adottò la risoluzione 10967 in cui incoraggiò l’impiego di ulteriori risorse e sforzi per assicurare l’accesso all’acqua in tutti i Paesi. Inoltre, la risoluzione pose l’accento sulla legittimità normativa del diritto all’acqua vincolando i governi nazionali a garantirne l’accesso a tutti i cittadini. Sempre nel contesto delle Nazioni Unite, una conseguenza diretta della definizione del diritto all’acqua come diritto umano si ebbe cinque anni dopo con la creazione dell’Agenda 2030, in cui la garanzia di un accesso universale dell’acqua potabile costituisce uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. 

Gli ostacoli principali

Come visto dall’evoluzione del contesto internazionale, la gestione dell’acqua a livello mondiale ha risentito positivamente di un approccio fortemente basato sui diritti umani. Secondo i dati del Centro Regionale di Informazione (CRI) delle Nazioni Unite, tra il 1990 e il 2015 la proporzione di popolazione mondiale che utilizza migliori fonti di acqua potabile è salita dal 76 al 91%. Tuttavia, l’accesso a fonti di acqua potabile non è ancora garantito a molte persone, come dimostrato da altri dati del CRI:

  • ad oggi, ancora 2,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienici di base come WC o latrine. In più, 663 milioni di persone sono sprovviste di fonti sicure di acqua potabile;
  • la scarsità d’acqua colpisce più del 40% della popolazione globale, una percentuale di cui si prevede un aumento;
  • oltre 1,7 miliardi di persone vivono in bacini fluviali dove l’utilizzo d’acqua eccede la sua rigenerazione.

Gli ostacoli principali all’implementazione effettiva del diritto all’acqua sono ben noti, specialmente nelle nazioni e nelle regioni più povere: mancanza di infrastrutture adeguate, limiti finanziari e amministrativi, carenza di sforzi nella cooperazione e nella condivisione di informazioni. Oltretutto, i pericoli derivanti dal cambiamento climatico rappresentano un rischio ancora maggiore per alcune zone del mondo. Ad esempio, oltre alla carenza di acqua potabile, la scarsità d’acqua minaccia i territori dove l’irrigazione è essenziale per il sostentamento della popolazione. La diminuzione della quantità e della qualità dell’acqua, inoltre, è un elemento di destabilizzazione sociale e politica, oltre che di potenziale causa di conflitti nel medio-lungo periodo. 

A che punto siamo?

L’idea di diritto all’acqua come diritto umano si è enormemente rafforzata nel corso degli ultimi decenni. A livello globale, le Nazioni Unite in particolare hanno effettuato numerose iniziative per stabilire l’importanza dell’acqua dal punto di vista del diritto internazionale. Se da un lato il valore essenziale dell’accesso alle fonti d’acqua è universalmente riconosciuto, restano ancora numerose difficoltà nel garantirlo in modo equo e diffuso. Per affrontare le cause di questi ostacoli in maniera sistemica occorre una cooperazione a più livelli che tenga conto delle possibili conseguenze di una riduzione della disponibilità idrica. Questo potrebbe permettere un’implementazione più concreta ed efficace dei principi umanitari relativi al diritto all’acqua che sono stati elaborati dal 1948 fino ad oggi.

 

Fonti e approfondimenti

A.H. Maslow (1943), A Theory of Human Motivation, Psychological Review, 50, 370-396.

WHO (2003), The Right to Water.

Risoluzione Assemblea Generale dell’ONU no. 10967, 28 luglio 2010.

Sito web del Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite: Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 6.

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

1 Comment on "Diritto all’acqua: a che punto è il diritto internazionale?"

  1. Bellissimo panorama della situazione.
    Rimango molto pessimista che si troverà la solidarietà e la cooperazione internazionale necessaria per superare il problema . . .

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: