Elezioni legislative in Kazakistan: parola d’ordine continuità

Il 10 gennaio 2021 in Kazakistan si sono tenute le elezioni legislative. Allo scadere del mandato di cinque anni, i cittadini sono stati chiamati a votare per rinnovare 98 dei 107 seggi della Camera bassa del Parlamento, il Mazhilis. I restanti 9 seggi sono stati attribuiti dall’Assemblea del Popolo del Kazakistan, un organo costituzionale preposto a rappresentare i diversi gruppi etnici del Paese.

A vincere la competizione elettorale è stato il partito di governo Nur-Otan, che con il 71% dei voti si è riconfermato primo partito del Kazakistan. Sebbene questo risultato abbia permesso a Nur-Otan di assicurarsi la maggioranza della Camera bassa, conquistando 76 dei suoi 98 seggi, il partito ha registrato un calo di preferenze dell’11% rispetto alle precedenti elezioni. Di questo indebolimento hanno beneficiato gli altri due partiti già presenti nel Mazhilis, che sono riusciti a superare la soglia di sbarramento del 7%: Ak-Zhol e il Partito del Popolo del Kazakistan. Questi sono rispettivamente passati dai 7 seggi della precedente legislatura ai 12 e 10 attuali.

Il risultato di queste elezioni non ha contraddetto le previsioni degli esperti, che avevano pronosticato il trionfo di Nur-Otan. Ciononostante, questo passaggio elettorale è stato analizzato attentamente perché è il primo a tenersi sotto la presidenza di Qasym-Jomart Toqaev. Dopo le dimissioni del suo predecessore Nursultan Nazarbaev, rimasto ininterrottamente al potere dal crollo dell’URSS nel 1991, Toqaev è prima diventato presidente ad interim in qualità di presidente del Senato e poi è stato eletto nel giugno del 2019 come candidato di Nur-Otan.

Dalla sua elezione, Toqaev ha promosso una serie di leggi volte a liberalizzare il sistema politico kazako, costruire fondamenta democratiche solide e incentivare la partecipazione della società civile alla vita politica. Seppur pionieristiche, queste norme non hanno influenzato i risultati di queste ultime elezioni legislative, caratterizzate da una continuità sostanziale rispetto agli ultimi vent’anni. Analizzare il sistema politico e la natura di queste riforme è indispensabile per comprenderne la mancanza di effetti.

L’evoluzione del sistema politico kazako sotto la presidenza Nazarbaev

Dall’indipendenza dall’Unione Sovietica, il sistema politico e quello partitico kazako si sono sviluppati sotto la forte influenza di Nazarbaev. Già primo ministro della Repubblica Socialista Sovietica Kazaka nel 1984 e presidente del Soviet Supremo nel 1990, Nazarbaev venne eletto presidente della neonata Repubblica del Kazakistan nel dicembre del 1991 con il 98% dei voti e nessuno sfidante. Durante la sua presidenza instaurò intorno a sé un sistema politico autoritario, ottenendo il supporto delle lobby e dei maggiori gruppi economici del Paese ed esercitando un controllo serrato su tutte le attività legislative ed elettorali.        

Cruciale per la stabilizzazione del regime è stato il ruolo di Nur-Otan, il partito tutt’oggi guidato da Nazarbaev che ha vinto tutte le elezioni dalla sua formazione nel 1999. A partire dal 2006 Nur-Otan è diventato un “super partito”, incorporando altre formazioni politiche pro-Nazarbaev come il Partito Civico e Asar (quest’ultimo guidato dalla figlia del presidente, Daringa Nazarbaeva). Grazie a questo allargamento di fila, i risultati elettorali sono migliorati ulteriormente e Nur-Otan si è assicurato la quasi totalità dei 98 seggi del Mazhilis fra il 2007 e il 2021.  

Secondo gli esperti, ad assicurare a Nur-Otan il dominio sul panorama politico è stata la sua struttura fortemente connessa sia con i grandi gruppi economici e finanziari del Paese che con l’apparato istituzionale. Da un lato, il supporto degli oligarchi ha fornito al partito risorse illimitate. Dall’altro, il saldo legame fra istituzioni e partito (tutti i membri delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche sono stati invitati a diventare membri del partito) ha dotato Nur-Otan di un’organizzazione capillare. Inoltre, ugualmente importante è stata la forte limitazione del ruolo delle opposizioni portata avanti dall’attività legislativa di Nazarbaev. Con la legge sui partiti politici del 2002, ad esempio, il presidente ha aumentato da 3 mila a 50 mila il numero di iscritti richiesti a un partito per registrarsi e ha introdotto una soglia di sbarramento del 7% alle elezioni parlamentari. In queste condizioni gli unici due partiti che sono stati eletti nel Mazhilis, oltre a Nur-Otan, sono Ak-Zhol e il Partito del Popolo del Kazakistan, rispettivamente nel 2004 e nel 2012.

Il quadro che emerge è quello di una scena politica statica. Il Kazakistan è governato dalla stessa élite da circa trent’anni e i partiti d’opposizione presenti nel Mazhilis si contraddistinguono per un’azione politica oltremodo “morbida”.

La presidenza Toqaev e la liberalizzazione della vita politica

In tale contesto, l’elezione di Toqaev ha costituito un elemento di novità potenziale. Tuttavia, sia il cambio di vertice che il pacchetto di riforme democratiche promosso dal nuovo presidente sono considerate dagli esperti più come “transizioni beige” che come “rivoluzioni colorate” – ossia come operazioni cosmetiche più che sostanziali.

I motivi di questa lettura risiedono nel legame solido che unisce Nazarbaev e Toqaev e nella loro storia politica comune. Negli ultimi tre decenni, i due hanno ordito e diretto le trame del governo kazako insieme. Infatti, oltre che un membro fedele di Nur-Otan, Toqaev è anche un uomo delle istituzioni di lunga esperienza, avendo ricoperto la carica di ministro degli Affari Esteri e di Primo ministro fra gli anni Novanta e Duemila. Per questo motivo, la sua presidenza è stata indicata e sostenuta proprio da Nazarbaev dopo le sue dimissioni. Con questo gesto, l’ex-presidente kazako ha tentato di continuare a dettare la politica del Paese in qualità di direttore del Consiglio di sicurezza nazionale e presidente di Nur-Otan, servendosi della figura tanto istituzionale quanto poco carismatica di Toqaev.

In quest’ottica diventano chiare le ragioni per cui il processo riformista avviato da Toqaev nel maggio 2020 non ha influenzato i risultati delle ultime elezioni legislative. A dispetto della forte enfasi mediatica, il nuovo presidente non ha alcun interesse a smantellare il sistema politico che lui stesso ha contribuito a creare, come dimostrato da un’analisi dettagliata delle nuove leggi:

  • l’emendamento alla legge costituzionale sui partiti, che ha abbassato da 40 mila a 20 mila il numero di firme necessarie a un partito per partecipare alle elezioni, non ha realmente incrementato il pluralismo politico. Alle elezioni legislative di gennaio 2021 si sono presentati gli stessi 5 partiti delle elezioni precedenti, ossia Nur-Otan, il Partito del popolo del Kazakistan, Ak-Zhol, Ayul e Adal. Addirittura, il Partito social-democratico nazionale ha preferito non candidarsi per contestare e boicottare pubblicamente queste ultime elezioni;

 

  • la nuova legge elettorale, che ha introdotto l’obbligo per i partiti di inserire nelle liste elettorali una quota di almeno il 30% di donne e giovani under-29, ha prodotto risultati misti. Da un lato, la proporzione di candidate femminili è effettivamente aumentata rispetto alle precedenti elezioni, passando dal 20% del 2016 al 30% di gennaio 2021. Dall’altro, il numero di under-29 nelle liste elettorali è rimasto modesto, con solo 19 giovani candidati;     

 

  • ancora più scarso effetto ha avuto la norma introdotta per permettere agli organizzatori di notificare un’adunanza statica alle autorità con soli 5 giorni di preavviso invece dei 15 previsti finora. Infatti, molti restano gli ostacoli. Centinaia di queste notifiche sono state rifiutate sulla base di motivi prettamente tecnici. Quelle che invece sono state accolte sono state intralciate, rallentando la pubblicizzazione delle assemblee;

Anche la proposta di Toqaev dello scorso gennaio di abbassare la soglia di sbarramento per accedere al Mazhilis dal 7% al 5%, ancora in attesa di approvazione, difficilmente contribuirà ad aumentare il pluralismo politico del Kazakistan. La partecipazione di nuove formazioni politiche alla competizione elettorale rimane ostacolata duramente e il consenso dei partiti di opposizione già istituiti e organizzati si attesta intorno al 3-4%.

 

Fonti e approfondimenti 

Bowyer, Anthony Clive. 2008. “Parliament and Political Parties in Kazakistan”. Central Asia–Caucasus Institute. 

Isaacs, Rico. 2013. “Bringing the ‘formal’ back in: Nur Otan, informal networks and the countering of elite instability in Kazakistan”.Europe-Asia Studies. 

Isaacs, Rico. 2020. “Russia–Kazakhstan Relations and the Tokayev–Nazarbayev Tandem”. Russian Analytical Digest.

EU Reporter Correspondent, “Authorities of Kazakistan Carry Out Political Reforms”, Eureporter, 08/06/2020.

Godwin, Benjamin, “Why Kazakhstan’s Parliamentary Elections Matter”, The Diplomat, 07/01/2021.

OSCE Office for Democratic Institutions and Human Rights, “Republic of Kazakistan. Parliamentary Elections. ODIHR Limited Election Observation Mission. Final Report”, 26/03/2021.

Sorbello, Paolo, “The Illusion of Post-Nazarbayev Kazakistan”, The Diplomat, 01/02/2021.

The Astana Times, “President of Kazakistan Announces Additional Political Reforms”, 01/02/2021.

 

Editing a cura di Elena Noventa

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