Ricorda 1921: Il massacro degli afroamericani a Tulsa

Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - Autore sconosciuto

Il 31 maggio di quest’anno è caduto il centesimo anniversario del massacro razziale di Tulsa, in Oklahoma (Tulsa race massacre in inglese). Nel mezzo del periodo segregazionista che diede forma alle relazioni razziali negli Stati Uniti tra fine Ottocento sino agli anni Sessanta del Novecento, una folla violenta di bianchi attaccò, col benestare della polizia locale, il quartiere afroamericano di Greenwood, una comunità prospera al punto da essere conosciuta come Black Wall Street, uccidendo centinaia di neri e devastando il quartiere in cui abitavano e lavoravano.

I fatti di Tulsa

Il 30 maggio del 1921 un ragazzo nero, il diciannovenne Dick Rowland, fu accusato di aver assalito e stuprato la diciassetteenne bianca Sarah Page. Dell’incontro e del contesto si sa poco poiché le fonti, oltre che scarse, forniscono anche visioni contrastanti di ciò che accadde. Quel che è certo è che Page, interrogata dalla polizia di Tulsa, negò di aver subito violenze da Rowland. Dal canto suo, questi si rifugiò nel quartiere di Greenwood, per paura di essere arrestato e linciato: nel Sud statunitense di allora, erano infatti frequenti i casi di false accuse da parte di donne bianche nei confronti di uomini afroamericani e spesso si concludevano con esecuzioni sommarie.

Il clima di tensione crebbe con la pubblicazione di un editoriale del Tulsa Tribune, un giornale gestito da bianchi, che accusò Rowland di aver commesso lo stupro. Nella stessa edizione, paventò la possibilità di un linciaggio nei confronti del ragazzo, che nel frattempo era stato arrestato dalla polizia.

Una folla di residenti bianchi si radunò di fronte al tribunale nel primo pomeriggio e crebbe nelle ore successive, arrivando a contare centinaia di persone al tramonto, in una dinamica che lasciava presagire la possibilità che un’esecuzione sommaria sarebbe effettivamente avvenuta. Memore del linciaggio dell’anno prima, che vide una folla di bianchi uccidere l’afroamericano Roy Belton con la connivenza della polizia locale, la comunità di Greenwood si riunì e una cinquantina di loro scelse di recarsi al tribunale in armi. A quanto pare, parte della decisione fu determinata da una richiesta dello sceriffo McCollough – il quale poi negò di aver dato tale ordine – che voleva proteggere Rowland da un possibile linciaggio.

In risposta a questo anche la folla di bianchi, cresciuta ulteriormente e nell’ordine delle duemila persone, si armò. Lo stallo tra le due fazioni proseguì fino alle 22 circa quando, presumibilmente, i primi colpi furono sparati dai bianchi. Il primo scambio fu breve e portò al ritiro degli afroamericani verso Greenwood, ma nelle quarantotto ore successive la città fu teatro di una guerriglia molto intensa. I bianchi, in sovrannumero, attaccarono il quartiere afroamericano, col supporto della polizia locale.

L’1 giugno fu proclamata la legge marziale e ci fu l’intervento della Guardia Nazionale, che arrestò e rinchiuse migliaia di afroamericani in campi di prigionia. Il bilancio finale del massacro è tuttora oggetto di discussione tra gli storici: si parla di fino a trecento neri morti e qualche decina tra i bianchi. Più certe invece sono le cifre che danno conto della devastazione economica e sociale che la comunità afroamericana subì: i danni alla proprietà ammontarono allora a 1,8 milioni di dollari – equivalenti, oggi, a 27 milioni circa – con centinaia di case e decine di negozi che furono distrutti dai bianchi. Rimane difficile invece una valutazione precisa di quanta ricchezza sia stata persa a livello generazionale e quanto ciò abbia influito sull’impoverimento generale della comunità nera di Tulsa, anche se è facile stabilire che gli effetti sono stati estremamente negativi e protratti nel tempo: uno studio recente stima che i fatti del 1921 abbiano influito negativamente sulle generazioni successive in termini di livello di istruzione, reddito e tasso di proprietà abitativa per gli abitanti afroamericani della città dell’Oklahoma.

Il massacro di Tulsa nel contesto storico dell’epoca

Ciò che accadde a Tulsa fu uno degli eventi più rappresentativi dell’epoca del segregazionismo, ovvero del sistema di apartheid razziale – cosiddetto di Jim Crow dagli statunitensi – che diede forma alle relazioni tra neri e bianchi per quasi un secolo, dalla fine della Ricostruzione (1876) al passaggio delle leggi sui diritti civili (1964 e 1965). Ciononostante, per diversi decenni i fatti del massacro di Tulsa non furono discussi, sia nella narrazione comune che in quella storiografica. Solo nell’ultimo quarto di secolo la questione è riemersa con prepotenza nel dibattito locale e nazionale.

La chiave del mantenimento del sistema segregazionista passò anche e soprattutto attraverso eventi come questo. I linciaggi, gli attentati terroristici, le violenze organizzate, i saccheggi da parte dei bianchi nei confronti degli afroamericani furono cruciali tanto nel determinare la fine della Ricostruzione – ovvero la breve parentesi seguita alla fine del sistema di schiavitù – quanto nell’imporre sui neri il sistema di segregazione razziale. Dove non arrivavano le leggi statali – ovvero, dove i neri riuscivano a prosperare nonostante il razzismo istituzionalizzato di Jim Crow – arrivava la violenza privata dei bianchi, atta a ristabilire la posizionalità suprematista degli stessi. Questo era particolarmente vero nel Sud, dove il segregazionismo si espresse in maniera più aperta e con più ferocia, ma anche il Nord non fu da meno in quegli anni, in un clima che era di fatto egualmente violento e segregazionista.

Non sorprende quindi che di Tulsa non si sia parlato per decenni: le condizioni sociali e culturali non permettevano in alcuna misura una resa dei conti onesta su ciò che era accaduto, se i massacri razziali e i linciaggi erano parte dell’ordine delle cose. Le indagini sull’evento si chiusero, come era naturale al tempo, senza conseguenze per gli attori coinvolti, mentre i neri si videro rifiutate anche le richieste di risarcimento dalle loro assicurazioni. Per molto tempo i fatti del 1921 rimasero una cicatrice nascosta nella comunità locale, per paura delle ripercussioni che sarebbero state subite parlandone, o semplicemente per percezione di essere condannati a una lotta contro i mulini a vento.

La Commissione del 1996, che concluse i suoi lavori nel 2001, spezzò questo silenzio e fece finalmente luce sui dettagli e le responsabilità del massacro del 1921. Centrale nelle raccomandazioni della Commissione era il tema delle riparazioni, ovvero del pagamento di una compensazione come risarcimento per le ferite subite dalla comunità afroamericana. Di recente alcuni superstiti o discendenti di persone uccise durante il massacro hanno intentato una causa contro la città di Tulsa per chiedere compensazioni economiche e il riconoscimento delle responsabilità legali dei fatti, ma ad oggi nessun risultato è stato ottenuto.

 

Fonti e approfondimenti

Brown, DeNeen L., “HBO’s ‘Watchmen’ depicts a deadly Tulsa race massacre that was all too real”, The Washington Post, 22/10/2019.

Cramer, Maria, “Tulsa Massacre Survivors Sue City Nearly 100 Years After Attack”, The New York Times, 01/09/2020.

Gayle, Caleb, “100 Years After the Tulsa Massacre, What Does Justice Look Like?”, The New York Times, 25/05/2021.

Tulsa race massacre of 1921, Britannica, 26/05/2021.

What the 1921 Tulsa Race Massacre Destroyed, The New York Times, 24/05/2021.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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