Ricorda 1981: Attentato a Papa Giovanni Paolo II

Attentato al Papa_Lo Spiegone
Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - @Mondarte - Wikimedia Commons - CC BY-SA 4.0

Alle ore 17.17 del 13 maggio 1981, un rumore di spari squarciò l’aria di Piazza San Pietro, in Vaticano: il Papa, Giovanni Paolo II era stato colpito al petto da due proiettili. La papamobile (l’auto su cui viaggia il Papa) era all’epoca senza alcuna protezione, a simboleggiare l’apertura del Papa verso i fedeli. Negli attimi successivi ai colpi, l’auto del Pontefice si arrestò in attesa dei soccorsi, mentre l’aggressore in fuga veniva fermato dalla polizia sotto il colonnato di Piazza San Pietro.

I momenti che seguirono l’attentato furono concitati e l’evento scosse il mondo intero per giorni. Papa Wojtyla venne sottoposto a un delicato intervento chirurgico al Policlinico Gemelli, che durò oltre cinque ore. L’attentatore, un uomo di nome Mehmet Ali Ağca, venne subito identificato e condannato dopo otto giorni per direttissima all’ergastolo dalla corte d’assise di Roma.

Mehmet Ali Ağca e i Lupi Grigi

Le motivazioni di Mehmet Ali Ağca si rivelarono chiare fin da subito. Dopo aver inizialmente confessato di essere stato assoldato dai servizi segreti bulgari con il preciso compito di uccidere il Papa, in un secondo interrogatorio ritrattò la versione precedente. I magistrati si concentrarono anche sul passato di Ağca. Negli anni Settanta, infatti, Ağca si unì a un gruppo terroristico turco di estrema destra noto con il nome di Lupi Grigi.
Il gruppo è ritenuto responsabile dell’assassinio di centinaia di funzionari pubblici, giornalisti e attivisti dei diritti sociali e delle minoranze. Gli atti terroristici avevano come scopo finale ripulire la Turchia dall’influenza dei Paesi occidentali. Successivamente, si è scoperto che i Lupi grigi avevano stretti legami con politici di estrema destra, ufficiali dei servizi segreti e comandanti di polizia turchi. Nel febbraio 1979, Abdi İpekçi, editore del giornale liberale Milliyet, fu assassinato vicino alla sua casa a Istanbul. Mehmet Ali Ağca fu arrestato e accusato del crimine. Ağca fuggì nel novembre 1979 dalla prigione militare dove era rinchiuso in attesa di giudizio e venne quindi condannato in contumacia all’ergastolo. In un secondo momento, la pena venne ridotta a dieci anni di carcere.

Le ipotesi sui mandanti: la pista bulgara

Il 7 maggio 2002, il Parlamento italiano incaricò una Commissione speciale presieduta dal senatore Paolo Guzzanti di indagare sulla cosiddetta pista bulgara. Le indagini che si svolsero tra il 2002 e il 2006 vennero riassunte nel Dossier Mitrokhin. Secondo quanto riportato dal senatore Guzzanti, Mehmet Ali Ağca aveva confermato la pista bulgara, salvo poi negare le sue stesse dichiarazioni:

«Quindi Ağca confermò tutto subito, è tutto a verbale, ma dalla Bulgaria arrivarono due giudici militari che chiesero ai colleghi italiani di parlare con lui in carcere: uno dei due rimase con Ağca, e dopo quel colloquio lui cominciò a fare il pazzo. Era stato chiaramente intimidito e la sua prima versione per i magistrati italiani non poté più avere valore legale. Fece persino verbalizzare che quello che aveva detto fino ad allora non era verità». 

La presenza dei servizi segreti bulgari in qualità di mandanti dell’attentato sembra essere stata confermata da fotografie scattate sul momento in Piazza San Pietro in cui si intravede la figura di un capo dell’intelligence bulgara, Sergei Antonov. Il fatto che Antonov fosse sul luogo del tentato omicidio è stata considerata dagli inquirenti come prova della connessione tra Ağca e i servizi segreti.

Una delle motivazioni principali per cui i leader sovietici avevano indicato l’eliminazione del Papa sembra connessa al vivo sostegno di Wojtyla al movimento sindacale indipendente Solidarność. Tale vicinanza implicava anche una possibile sovversione del sistema comunista nel Paese e l’eventuale impossibilità di utilizzo delle basi militari sovietiche in territorio polacco.

La risposta dei leader bulgari e il processo

Nel 1986, Ağca e altri sette imputati bulgari andarono a processo. Tuttavia, le accuse crollarono definitivamente quando Ağca, testimone chiave dell’accusa, si descrisse come Gesù Cristo e predisse l’imminente fine del mondo. Durante il processo, Ağca spiegò che lo scenario bulgaro era stato architettato da funzionari dell’intelligence occidentale e che Dio lo aveva in realtà guidato a sparare a Giovanni Paolo II. L’attacco, spiegò, era «legato al Terzo Segreto della Madonna di Fatima». Il primo messaggio aveva predetto la Seconda guerra mondiale, il secondo l’ascesa (e la caduta) dell’Unione Sovietica, e il terzo era ancora un segreto del Vaticano all’epoca delle dichiarazioni di Ağca, nel 1985. 

In riferimento alle accuse di intromissioni sovietiche nel tentato omicidio, i funzionari comunisti sovietici e bulgari hanno sempre negato di avere avuto un ruolo nell’attacco al Papa. Mosca e Sofia hanno infatti sostenuto la tesi che Ağca, la cui testimonianza è stata segnata da frequenti contraddizioni e ritrattazioni, fosse stato istruito dai servizi segreti occidentali per danneggiare i Paesi del blocco sovietico. 

Nel frattempo, i leader comunisti bulgari commissionarono un’indagine interna, che assolse i propri servizi segreti dal coinvolgimento nell’attentato. Tale versione è stata sostenuta nel maggio del 1991 con la consegna di documenti ufficiali da parte del presidente della Repubblica bulgaro Zhelyu Zhelev, impegnato a divulgare alla stampa internazionale i dettagli di vari crimini commessi in Bulgaria e all’estero dall’ex governo comunista del Paese.

Il perdono del Papa e il Terzo segreto di Fatima

Secondo Stanislao Dziwisz, segretario personale di Papa Wojtyla, mentre il Pontefice veniva trasportato al policlinico Gemelli, aveva già personalmente perdonato l’attentatore, sebbene non fosse a conoscenza dell’identità e del movente del suo assassino.
Il 20 febbraio 1987, Giovanni Paolo II ricevette la madre e il fratello di Ağca, che gli chiesero di intercedere per la grazia. In seguito, il Pontefice fece più volte visita al suo attentatore in carcere ed ebbe con lui una serie di colloqui individuali. 

Alla fine degli anni Novanta, Papa Giovanni Paolo II espresse il desiderio che il governo italiano concedesse la grazia a Mehmet Ağca nel 2000, anno del Giubileo santo. Tale richiesta di scarcerazione fu interpretata come simbolo del perdono del Papa per il tentato omicidio da parte dell’estremista turco. 

Inoltre, il 13 maggio 2000, 19esimo anniversario dal tentato assassinio a Roma, il Papa visitò Fatima, in Portogallo. Lo stesso giorno, il terzo segreto di Fatima fu annunciato dal Segretario di Stato Vaticano, Angelo Sodano. Sodano descrisse il segreto come una “visione profetica” in cui «un vescovo vestito di bianco… cade a terra, apparentemente morto, sotto una raffica di spari». Il Vaticano interpretò questo come una predizione dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II e, quindi, la nacessità di rilasciare Mehmet Ali Ağca, che aveva predetto correttamente la connessione Fatima-assassinio già nel 1985.
In seguito alle richieste di scarcerazione da parte del Vaticano, Mehmet Ağca fu graziato il 14 giugno 2000 dal presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi. Ağca venne poi estradato in Turchia, dove iniziò a scontare gli anni che gli restavano della condanna per l’omicidio di Abdi İpekçi nel 1979. Una volta libero nel 2010 per amnistia, Ağca ritornò sulla scena mediatica con un’autobiografia sull’attentato e sul caso di Emanuela Orlandi. Gli scritti vennero fin da subito considerati “inattendibili” dalla stampa vaticana.

 

 

Fonti e approfondimenti

L’attentato a Wojtyla. Dziwisz: «Giovanni Paolo II in ambulanza aveva già perdonato», Avvenire, 12/05/2021. 

Gasparroni, Fausto, Wojtyla: Ali Agca, su attentato non fatta piena chiarezza, ANSA, 12/05/2021.

Pope John Paul II shot, History.com, 21/07/2010, (accesso il 31/05/2021).

L’attentato a Giovanni Paolo II, 40 anni fa, Il Post, 13/05/2021.  

Alì Agca, una vita tra misteri, attentati e sentenze, La Stampa,  27/12/2014 (aggiornato il 24/06/2019, accesso il 31/05/2021).

Marroni, Carlo,  «Il Papa doveva morire». Quaranta anni fa l’attentato a Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro, Il Sole 24 ore, 10/05/2021.

Muolo, Mimmo, Memoria. Quarant’anni fa l’attentato a Wojtyla. Che mondo sarebbe stato senza di lui?, Avvenire, 13/05/2021. 

Senato della Repubblica Italiana – Camera dei Deputati, Commissione Parlamentare d’inchiesta concernente il Dossier Mitrokhin e l’attività d’intelligence italiana, 15/03/2006.

Tagliabue, John, Bulgaria Releasing Data on Shooting of Pope, The New York Times, 29/05/1991.

Tanner, Henry, Pope is shot in car in Vatican square; Surgeon term condition; Turk, an escaped murdered, is seized ‘Guarded’; 2 Bullets hit Pontifex, The New York Times, 14/05/1981.

 

 

Editing a cura di Carolina Venco

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