USAID, organizzazione e funzionamento

Adam Jones - wikimedia commons - CC BY 2.0

Con oltre 27 miliardi di dollari di budget per il 2022 e attività registrabili in più di cento Paesi, USAID (United States Agency for International Development) è una delle principali organizzazioni umanitarie e di sviluppo internazionale del mondo. A essa è affidata la maggioranza dei fondi destinati dal Congresso agli aiuti internazionali, che USAID utilizza per le proprie missioni. Se nell’articolo precedente ne abbiamo ripercorso la storia, oggi ci addentreremo più a fondo per provare a rispondere a domande come: dove opera USAID? Quali sono i partner con cui collabora? E come utilizza il denaro a sua disposizione?

Una struttura complessa

Democrazia, rispetto dei diritti umani, crescita economica, istruzione di qualità, parità di genere, ricerca e innovazione, salute e sicurezza alimentare: questi sono solo alcuni dei macro-settori in cui, ricalcando gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile tracciati dalle Nazioni Unite, USAID investe. Da un certo punto di vista, tutti questi sono, ciascuno in se stesso, una missione; ma nel framework operativo di USAID il termine missione assume una connotazione specifica: indica, infatti, l’insieme di strutture dislocate, gli accordi in essere, gli impiegati e i funzionari che, insieme, costituiscono il nucleo organizzativo dell’azione di USAID in un Paese ospitante.

Le missioni possono essere principalmente di due tipi: bilaterali e regionali. Le missioni bilaterali (le più numerose) possono contare su un budget minimo di 20 milioni di dollari, si sviluppano in un solo Stato con progetti pluriennali e concentrati in settori diversi, impiegando un numero di funzionari governativi non inferiore a quattro; mentre, le missioni regionali coinvolgono più di uno Stato alla volta e supervisionano i progetti delle missioni bilaterali incluse in una determinata regione. Gestiscono, inoltre, l’azione di USAID nei Paesi in cui la sua presenza si compone solo di piccoli uffici o rappresentanze incaricate di amministrare i fondi a disposizione per quel territorio. Infatti, non in tutti i Paesi sostenuti da USAID esiste una missione stabile, mentre operazioni  di lunga data e ben radicate nel territorio possono coinvolgere anche diverse decine di persone, tra autoctoni e non. In totale, nel 2016 USAID dichiarava oltre 10000 persone nel suo staff, di cui i due terzi (circa 7000) dislocati all’estero, e poco più di 3000 impiegati nella sede principale di Washington D.C.

Un aspetto che caratterizza l’agenzia è infatti l’estrema verticalità e complessità della macchina organizzativa. Al vertice si trova l’amministratore, ruolo ricoperto oggi dalla democratica e premio Pulitzer Samantha Power, nominata da Joe Biden nel 2021. A Washington, Power supervisiona il lavoro di tutti i livelli sottostanti della piramide, da quelli più strettamente amministrativi a quelli “di settore” come il bureau per l’assistenza umanitaria o quello per la resilienza e sicurezza alimentare; sino ad arrivare ai bureau regionali: uno per l’Africa, uno per l’Europa e l’Eurasia, uno per l’Asia e via dicendo, che a loro volta sovrintendono agli uffici e alle missioni all’estero. Power, inoltre, autorizza le modifiche all’apparato di USAID: a lei ci si deve rivolgere per proporre l’apertura di una nuova missione, solo lei può approvare la cancellazione di una missione. A capo di ogni missione viene posto un direttore, che svolge un compito rappresentativo e di controllo: egli deve assicurarsi che i progetti siano in linea con la politica di USAID e che i fondi a disposizione della sua missione siano ben ripartiti. Ma è il cosiddetto “ufficio tecnico” che trasforma quei fondi in progetti concreti: esso, infatti, elabora e coordina il supporto tecnico e finanziario che USAID offre ai suoi partner per impostare l’ecosistema di strutture e progetti su cui basare lo sviluppo di una determinata regione geografica.

Tale complessità, però, ha un costo. In seguito al ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan lo scorso anno, ad esempio, USAID si è trovata sotto una pioggia di critiche. Alcuni tra osservatori, giornalisti e membri di USAID stessa hanno notato la scarsa presenza dell’agenzia sul territorio, incolpandola di aver operato principalmente da Washington e, perciò, di non aver mai conosciuto l’area in cui agivano; mentre, secondo altri, essa non avrebbe mai davvero seguito nessuna strategia a lungo termine, agendo solo secondo le strategie diplomatiche ora dell’uno ora dell’altro presidente. Ma i più duri sono stati i membri autoctoni dello staff di USAID, i quali hanno incolpato l’agenzia di non essere stata chiara sulle intenzioni degli Stati Uniti nei mesi precedenti il ritiro dell’esercito, di avere fornito indicazioni contrastanti e, infine, di non aver neppure previsto l’evacuazione per gli afgani che aveva impiegato negli anni, lasciandoli da un giorno all’altro senza stipendio ed esponendoli alle ritorsioni dei Taliban.

Il ruolo del settore privato

Componenti fondamentali dell’azione di USAID, i partner sono tutte quelle organizzazioni, agenzie, imprese, ONG, associazioni, le quali, con il supporto tecnico e/o economico di USAID, realizzano i progetti studiati dagli uffici tecnici nei Paesi sottosviluppati. I partner possono essere realtà autoctone, ad esempio un’azienda agricola locale, internazionali, come Unicef, statunitensi (dipartimento della Difesa) o di Stati terzi; possono inoltre appartenere al settore pubblico (è il caso di un ospedale) come al settore privato. In certi casi, lo stesso governo di uno Stato può essere visto come un partner dell’agenzia.

Tra i partner più importanti troviamo le altre organizzazioni e i dipartimenti degli Stati Uniti con cui USAID divide i fondi stanziati dal Congresso per gli aiuti internazionali, in primo luogo il dipartimento della Difesa, quindi il dipartimento di Stato, il Tesoro, la Millennium Challenge Corporation (MCC) e diversi altri enti, con cui USAID può collaborare in determinati contesti. Un perfetto esempio è rappresentato dai disastri naturali come terremoti, inondazioni, in seguito ai quali una risposta statunitense si concretizza solitamente nel lavoro congiunto di USAID, dipartimento della Difesa e dipartimento di Stato per offrire un luogo sicuro agli sfollati, mezzi con cui organizzare i soccorsi, cibo e medicine, o per creare corridoi umanitari volti a consentire alle popolazioni colpite di espatriare in altri Stati.

Quando non serve ad affrontare emergenze occasionali, invece, la collaborazione di USAID con i suoi partner è quasi sempre associata a una o più missioni. Esempi di partnership con aziende e compagnie del settore informatico sono quelle con Vodafone, che con il supporto di USAID finanzia progetti volti all’aumento di produttività dei terreni agricoli in Kenya, Tanzania e Mozambico, dotando gli agricoltori di strumenti digitali con cui mettersi in comunicazione l’un l’altro; o con Google. Insieme a Bayer, multinazionale del settore farmaceutico, USAID ha collaborato sino al 2016 per la commercializzazione di contraccettivi in Etiopia, mentre con Compañia cauchera colombiana, l’agenzia ha puntato alla creazione di un solido mercato della gomma che ne permetta l’esportazione dalla Colombia in tutto il mondo. USAID collabora anche con fondazioni private, come quella di Bill e Melinda Gates, università, centri di ricerca e istituti di istruzione superiore (è questo il caso di un progetto denominato FUNZO, concluso nel 2017, volto a formare il personale sanitario keniano e finanziato dall’istituto di istruzione superiore statunitense IntraHealth).

Degne di nota sono anche le partnership tra USAID e Croce Rossa italiana, che si inserisce tra gli aiuti inviati al nostro Paese ad aprile 2020, in occasione della prima ondata di Covid-19; e quella con Western Union per progetti di sviluppo finanziati direttamente dagli emigrati dei Paesi sottosviluppati e residenti negli Stati Uniti.

Un’immagine positiva

Come abbiamo visto, USAID riceve e amministra la maggior parte dei fondi stanziati dal Congresso per gli aiuti internazionali. Gli Stati Uniti sono il primo Paese per quantità di denaro investito in questo campo, seguiti da Germania e Regno Unito. Di questi, la maggioranza è investita in zone di guerra e/o caratterizzate da una forte presenza statunitense: Afghanistan al primo posto, poi Pakistan, Israele, Giordania, Yemen, Egitto, Sudafrica, seguiti da Stati dell’Africa subsahariana come RDC, Etiopia, Kenya, Nigeria.  

Nonostante la percezione che molti statunitensi hanno della quantità di denaro spesa per USAID però (percezione cavalcata da Donald Trump, il quale ha tentato più volte durante il suo mandato di tagliare i fondi all’agenzia), gli USA sono in realtà tra gli ultimi Stati dell’OCSE per percentuale di RNL (reddito nazionale lordo) in aiuti internazionali. Tutto il contrario di ciò che ci si aspetterebbe, considerando che gli aiuti internazionali rivestono spesso un ruolo più importante per gli Stati Uniti stessi che per i Paesi che li ricevono.

L’azione di USAID nel mondo, infatti, è spesso volta a diffondere nel mondo un’immagine positiva degli Stati Uniti, non soltanto con gli investimenti nelle regioni sottosviluppate ma anche grazie a programmi e iniziative che ripropongano negli Stati ospitanti gli elementi più tipici dell’immaginario “americano” (ad esempio, scuole o ospedali basati sul modello statunitense). Lo scopo è quello di prevenire l’insorgenza di rancori e risentimenti capaci di causare conflitti o attentati ai danni degli USA. Non è un caso che la spesa per gli aiuti internazionali (e quindi per USAID) sia aumentata molto dopo l’11 settembre e in seguito agli attentati terroristici avvenuti in Europa e rivendicati dal neonato Stato Islamico intorno al 2015. Parte del soft power statunitense, lo sviluppo internazionale è una tattica parallela alle operazioni militari e diretta a “vincere le menti” dei possibili nemici degli Stati Uniti.

For the American people

Lo sviluppo delle regioni povere del mondo però porta con sé altri benefici fondamentali per gli Stati Uniti. Alcuni, come lo sviluppo di nuovi mercati e opportunità d’investimento, lo sblocco delle risorse naturali di un territorio grazie alla pace prolungata, la crescita economica e il progressivo arricchimento delle popolazioni dei Paesi sottosviluppati (che diventano in questo modo consumatori, acquirenti, forza lavoro e partner commerciali per aziende e compagnie private anche statunitensi), sono obiettivi apertamente dichiarati da USAID. Altri passano più inosservati. Un esempio è il ritorno di denaro nelle casse degli investitori statunitensi che finanziano le attività dell’agenzia. Sebbene oggi, contrariamente ai primi anni di vita di USAID, la maggior parte dei fondi per lo sviluppo e degli aiuti umanitari venga erogata a titolo gratuito, una parte degli aiuti internazionali è ancora veicolata da prestiti, garanzie, assicurazioni e altri strumenti finanziari di cui è prevista la restituzione; senza considerare le partnership tra USAID e banche e istituti di credito statunitensi, i quali possono finanziare i progetti dell’agenzia incassando i tassi d’interesse maturati nel tempo.

Considerando quanto scritto finora, è chiaro ormai che tutte le (o buona parte delle) missioni, i progetti, lo staff di USAID, seppur finanziati dalla popolazione statunitense, apportano benefici, non bisogna dimenticarlo, destinati in grandissima parte alla popolazione statunitense stessa. D’altra parte, è proprio USAID a ribadirloOur efforts are both from and for the American people».

 

Fonti e approfondimenti

Development Data Library. USAID. 

Morgenstern, E. M. and Brown, N. M., “Foreign Assistance: An Introduction to U.S. Programs and Policy”. Congressional Research Service. 10/01/2022.  

USAID Home Page

USAID. ADS Chapter 102, Agency Organization. 27/06/2017. 

U.S Foreign Assistance by Agency. 2020.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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