Carri armati ed Europa: una capacità da rinnovare

Carri armati
@Tobrouk - Flickr - CC BY-NC-ND 2.0

Nell’attuale contesto di sicurezza, le sfide ibride e di tipo cyber occupano gran parte della scena internazionale. Eppure la componente convenzionale, e in particolare i carri armati da combattimento, stanno tornando all’attenzione dei ministeri della Difesa. 

La domanda di questo tipo di piattaforme sta crescendo a livello globale e molti Paesi stanno aggiornando e adeguando i propri equipaggiamenti pesanti. Gli Stati membri della NATO, tuttavia, devono far fronte a flotte ormai obsolete, dopo che per anni  gli investimenti in questo settore sono stati scarsi. Al contrario, altri Paesi come la Russia hanno invece continuato a espandere e perfezionare la propria capacità di guerra convenzionale ad alta intensità.

In Europa, entro il 2025 circa la metà delle piattaforme in servizio dovrà essere dismessa. L’obiettivo ottimale sarebbe lo sviluppo di un carro armato di nuova generazione che possa soddisfare gli alti livelli di requisiti richiesti dal progresso tecnologico. 

Dalla componente convenzionale a quella non-convenzionale, e viceversa 

Dopo la fine della Guerra Fredda, si è assistito nel campo occidentale a una riduzione della componente pesante negli eserciti. Negli anni Duemila la NATO ha spostato la propria attenzione dal combattimento convenzionale ad alta intensità a operazioni cosiddette out of area, soprattutto in Medio Oriente, caratterizzate da forze più leggere e più facilmente schierabili. Gli Stati appartenenti all’Alleanza hanno equipaggiato le proprie forze per operazioni di stabilità mettendo in secondo piano le formazioni più pesanti. 

L’emergere e la diffusione delle sfide asimmetriche e, negli ultimi anni, di tipo cyber, ha accelerato il passaggio verso i conflitti non-convenzionali e ibridi, diminuendo ulteriormente gli investimenti in carri armati. 

Dal 2008 circa, la Russia ha, invece, invertito la tendenza ad alleggerire la componente terrestre, intraprendendo una serie di riforme militari che hanno migliorato la qualità delle proprie forze, a conferma della natura pesantemente meccanizzata del proprio esercito. Mosca ha continuato a investire nei carri armati da combattimento al punto che attualmente gli Stati membri della NATO, nell’eventualità di un confronto terrestre diretto, si troverebbero in svantaggio sia numerico che tecnologico.  

Le azioni della Russia in Georgia e poi in Crimea nel 2014 sono suonate come un campanello di allarme per i Paesi NATO. In particolare, negli Stati appartenenti al fianco orientale dell’Alleanza, come i Paesi baltici e la Polonia, è aumentato il timore di un possibile attacco armato da parte di Mosca.

Nell’eventualità di questo scenario, ossia di una campagna convenzionale di terra contro gli Stati baltici, la Russia potrebbe contare su un vantaggio importante almeno nelle settimane iniziali. Ciò perché la più alta concentrazione delle forze russe di terra si trova nel cosiddetto Distretto militare occidentale che confina con Estonia, Lettonia e Lituania, Paesi NATO con forze convenzionali molto ridotte. L’Alleanza, ha pochissimi carri armati schierati sul fianco orientale (secondo una ricerca pubblicata da Rand sarebbero 129 carri armati NATO contro 757 russi, per una ratio di uno a circa sei). L’inferiorità numerica sarebbe inoltre aggravata dalla difficoltà per le altre forze di terra alleate di spostarsi rapidamente in Europa, al contrario della parte russa che godrebbe di una mobilità sufficiente per concentrare le proprie forze. Il numero ridotto dei carri armati da combattimento concretamente pronti all’azione in Europa rappresenta un problema da non sottovalutare. In questo caso, infatti, gli eserciti europei non sarebbero in grado di affrontare autonomamente una minaccia convenzionale da parte di Mosca

Oltre al vantaggio dal punto di vista numerico, la Russia primeggia anche per la qualità delle piattaforme sviluppate negli ultimi anni. Nel 2015 Mosca ha presentato il T-14 Armata, che si pone tra i sistemi da combattimento corazzati più tecnologicamente avanzati a livello globale. A contraddistinguerlo è la torretta totalmente automatizzata, elemento all’avanguardia nel settore. La torretta e lo scafo sono rivestiti in armatura reattiva a doppio esplosivo (c.d. Malachite). 

L’Armata può anche vantare l’efficace sistema di protezione attiva “Afghanit”, in grado di rilevare e intercettare munizioni anticarro. I membri dell’equipaggio previsti sono solo tre, posizionati in una cittadella corazzata nella parte anteriore dello scafo. Ciò contribuisce a mantenere il peso limitato del mezzo (circa 38 tonnellate) che rappresenta un fattore da tenere in conto in termini di mobilità tattica e strategica. Infine, il mezzo è armato con un cannone da 125 mm a canna liscia (2A82-1M), che apporta un’energia cinetica maggiore rispetto a quella del Leopard-2. 

Gli investimenti continui della Russia per rinnovare e aggiornare le forze convenzionali di terra hanno ridotto lo storico divario qualitativo con la NATO. Attualmente i carri armati degli Stati membri soffrono di un ritardo in termini di capacità e di numeri. In conseguenza di ciò, la componente convenzionale in campo NATO, che era stata messa in secondo piano nei progetti delle forze alleate, sta riacquistando importanza, riconsiderata come mezzo tuttora imprescindibile per assicurare la deterrenza e la difesa collettiva. Ai vari Paesi dell’Alleanza è quindi richiesto di recuperare il ritardo, riguadagnare il vantaggio e contribuire alla dissuasione della minaccia russa. 

La risposta europea: l’UE Tank Arsenal 

In Europa, dalle 15.000 piattaforme in servizio negli anni Duemila si è scesi oggi a circa cinquemila unità. Tra queste, approssimativamente la metà dovrà essere dismessa entro pochi anni. 

La piattaforma maggiormente in uso (quasi la metà delle unità in servizio) appartiene alla famiglia di carri armati Leopard, di produzione tedesca. In particolare, il Leopard 2 è il modello più diffuso sul suolo europeo. La sua prima versione risale ai tempi della Guerra Fredda ed era stata pensata con lo scopo di affrontare i battaglioni dei carri sovietici e dei Paesi appartenenti al Patto di Varsavia. Non nascendo per attività di counter-insurgency e per il combattimento “urbano”, non è attrezzato per affrontare minacce di tipo IED (Improvised Esplosive Device).  

Nel 2010, la sua casa di produzione, Krauss-Maffei Wegmann (KMW), ha annunciato la versione aggiornata Leopard 2A7, in grado di affrontare operazioni urbane, e dotata di un più alto livello di protezione contro un’ampia gamma di minacce. Il veicolo è armato con un cannone di 120 mm ad anima liscia prodotto dall’azienda tedesca Rheinmentall. Rispetto alla versione precedente 2A6, questo cannone ha una portata maggiore e una migliore precisione di fuoco. Il mezzo risulta migliorato anche in termini di capacità di ricognizione, mobilità, protezione e facilità di dispiegamento delle componenti armate. 

Dopo il Leopard, le piattaforme più presenti tra i Paesi europei sono i carri armati di provenienza russa e, in minor parte, statunitense. Tuttavia, tra i vari Paesi membri dell’Unione europea, sono circa 14 i diversi modelli che operano, e il settore della difesa terrestre appare estremamente frammentato. Come intuibile, la frammentazione del settore porta a costi e inefficienze tanto sul piano economico quanto operativo. Le diverse tecnologie, tipi di equipaggiamento e dottrine rappresentano un ostacolo nel caso di operazioni congiunte. I Paesi confinanti con la Russia in Europa orientale, poi, posseggono attrezzature ormai obsolete e la dipendenza dalla tecnologia sovietica solleva dubbi sulla sicurezza dell’approvvigionamento a lungo termine.

Nel 2017, l’Agenzia europea per la difesa (European Defence Agency – EDA) ha lanciato il progetto “Optimisation of the Main Battle Tank Capability in Europe” (OMBT-Leo2). Il progetto prevede che gli Stati in possesso dei carri Leopard 2, il modello come accennato più diffuso in Europa, modernizzino le loro unità con la versione più aggiornata, l’A7. Tra questi Paesi rientrerebbero Germania, Finlandia, Grecia, Austria, Polonia, Svezia e Spagna. Una volta completata la modernizzazione, essi dovrebbero affittare le proprie unità, per un periodo di tempo determinato, a quei Paesi membri dell’UE che non ne sono in possesso. 

Secondo questo progetto, i Paesi incaricati di modernizzare i propri carri armati potrebbero recuperare i costi della modernizzazione attraverso gli affitti degli stessi. Gli affittuari integrerebbero i carri modernizzati nelle loro forze di terra, ma la manutenzione e l’addestramento degli equipaggi verrebbero centralizzati in una sorta di “arsenale” di carri armati dell’UE, organizzato come un raggruppamento di aziende europee di difesa.

Si tratta di un concetto definito “pooling & sharing”, che non include solo la condivisione delle unità ma prevede anche lo scambio di formazione, esercitazioni e manutenzione tra fornitori e ricevitori. Ciò dovrebbe favorire l’interoperabilità tra le forze armate all’interno dell’Unione. 

L’intento di questa sorta di aggiornamento coordinato di un unico tipo di piattaforma, il Leopard 2A7, è superare la frammentazione dovuta ai diversi tipi di veicoli attualmente in funzione, in previsione di una futura generazione europea di carri armati da combattimento

L’utilizzo comune di un unico modello di carro armato potrebbe facilitare anche la creazione di una dottrina unitaria tra gli eserciti europei. Unità di carri armati ben assortite tra i contingenti nazionali permetterebbero di incrementare la potenza di combattimento e la capacità di sostenere situazioni di conflitto. Il sistema di pooling & sharing  amplierebbe anche la disponibilità di veicoli per una migliore difesa territoriale, accrescendo quindi la deterrenza contro potenziali avversari con forti truppe meccanizzate, come la Russia. 

L’iniziativa francotedesca

Il Main Ground Combat System 

Già nel 2012, Francia e Germania avevano concordato di sviluppare congiuntamente una nuova generazione di carro armato dando vita al programma per il Main Ground Combat System (MGCS). Gli alti costi di produzione e il crescente livello di tecnologia richiesti per la produzione di MBT all’avanguardia, infatti, non rendono sostenibile il loro sviluppo da parte di un singolo Paese. La celebre joint venture KNDS tra l’azienda tedesca Krauss-Maffei Wefman (KMW) e la compagnia francese Nexter System è nata qualche anno dopo proprio con questo fine. Ad aprile 2020, è stato lanciato lo studio di fattibilità della durata di due anni. 

L’MGCS prevede un concetto di multipiattaforma che coinvolge sia mezzi di terra con e senza equipaggio (Unmanned ground vehicles – UGVs) sia veicoli aerei senza equipaggio (Unmanned aerial vehicles – UAVs). Rispetto a un MBT a piattaforma singola, il coordinamento di più piattaforme e armi multiple può aumentare significativamente l‘efficacia complessiva del sistema, migliorando al contempo la protezione del personale. Al tempo stesso, l’MGCS implicando una maggiore capacità di combattimento collaborativo richiederà un aggiornamento degli attuali concetti operativi.

Sebbene il programma sia ancora in fase di studio per quanto riguarda la definizione dell’architettura del sistema, tra le principali caratteristiche dell’MGCS figurano:

  • Tecnologie innovative per aumentare la velocità e la precisione del lancio del proiettile
  • Soluzioni per la protezione attiva e passiva della corazzatura in grado di reagire, ad esempio, agli ordigni esplosivi improvvisati (IED); 
  • Limitazione ottica per la protezione dell’equipaggio contro le minacce laser e contromisure direzionali agli infrarossi (Directional Infrared Counter Measures – DIRCM);
  • Navigazione basata sulle immagini per veicoli autonomi;
  • Miglioramento dell’intelligibilità della comunicazione;
  • Ridotto ingombro logistico grazie ad armi più precise. 

Si prevede che il MGCS possa raggiungere la capacità operativa nel 2040. L’iniziativa bilaterale francotedesca offre l’opportunità di produrre una piattaforma di nuova generazione che va oltre i prodotti esistenti tanto tedeschi, Leopard, quanto francesi, Leclerc, e potrebbe funzionare come un potenziale aggregatore per il settore terrestre dell’Unione riducendone la frammentazione. La creazione della joint venture KNDS ha già portato ad altre alleanze industriali nel settore della difesa terrestre come la Rheinmentall BAE Systems Land (RBSL), formata appunto dalla società tedesca e dal colosso inglese. 

Data l’importanza strategica di un simile progetto, Italia, Polonia e Spagna hanno chiesto di essere incluse nel consorzio, ma attualmente senza successo. Francia e Germania preferiscono infatti stabilire bilateralmente i requisiti operativi e le quote industriali prima di aprire il progetto a Paesi terzi. Solo una volta concluso lo studio di definizione e definite le caratteristiche principali del nuovo MBT, il progetto potrebbe includere nuovi attori. A gennaio 2021, Londra, che deve provvedere a sostituire la sua flotta di carri armati Challenger 2, ha aperto le discussioni con Parigi e Berlino per partecipare al progetto come observer

Con la partecipazione di un terzo Paese, l’MGCS potrebbe beneficiare dei finanziamenti PESCO e del Fondo europeo per la difesa (European Defence Fund – EDF). Il progetto sarebbe più economicamente sostenibile,  e acquisirebbe un profilo più propriamente europeo.

Lo European Main Battle Tank 

Nel 2018, alla fiera internazionale dell’industria delle armi Eurosatory, KNDS, la società partecipata in parti uguali da Francia e Germania, ha rivelato il prototipo del progetto per lo European Main Battle Tank (EMBT). Data la necessità imminente per gli altri Paesi di modernizzare le proprie flotte, l’EMBT potrebbe colmare un vuoto di prodotto prima dell’uscita del MGCS. Lo European Main Battle Tank prevede a grandi linee la combinazione del telaio del Leopard 2A7 con la torretta del carro armato di produzione francese Leclerc. Basandosi su componenti e tecnologie già esistenti (quelle appunto del Leopard e del Leclerc), il suo sviluppo non ha presentato particolari difficoltà se non quelle legate all’integrazione delle diverse componenti elettroniche. Il risultato raggiunto è che l’EMBT, grazie alla combinazione del telaio Leopard, in grado di trasportare 68 tonnellate, con la torretta più leggera a caricatore automatico Leclerc, avrà circa il 10% in più di capacità di carico. 

Lo sviluppo dell’EMBT è un ottimo banco di prova per la cooperazione a livello industriale tra Parigi e Berlino in vista del più ampio programma sull’MGCS. Un aspetto fondamentale che lo European Main Battle Tank deve possedere per essere spendibile sul mercato risiede nella capacità di poter essere adattato alle diverse esigenze dei vari Paesi in Europa. Come accennato, le diverse dottrine dei Paesi europei implicano diversi requisiti per cui un certo grado di adattabilità rappresenta sicuramente un fattore di vantaggio. Ciò consentirebbe anche di essere al passo con la continua evoluzione della tecnologia e dei conflitti armati. 

I progetti PESCO

Sul piano dei progetti cooperativi tra i Paesi membri dell’UE nel quadro della Permanent Structured Cooperation (PESCO), sono due quelli che meritano in questo campo particolare attenzione: l’Integrated Unmanned Ground System (UGS) e l’Armoured Infantry Fighting Vehicle / Amphibious Assault Vehicle / Light Armoured Vehicle.

Al primo progetto, guidato dall’Estonia, partecipano ben sette Stati membri dell’UE (Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Lettonia, Spagna). Si tratta di un sistema terrestre senza equipaggio in grado di operare con veicoli e unità con equipaggio in servizi multiruolo di supporto al combattimento. Il progetto, che ha poi ricevuto ulteriori finanziamenti nel quadro dello European Defence Industrial Development Programme (EDIDP) per un budget totale di 32,6 milioni di euro, è stato compreso nell’Integrated Modular Unmanned Ground System (iMUGS) che si propone di sviluppare un’architettura modulare scalabile per sistemi ibridi con e senza equipaggio al fine di standardizzare un sistema innovativo a livello europeo per piattaforme sia aeree che terrestri. 

L’Armoured Infantry Fighting Vehicle, invece, vuole sviluppare una piattaforma comune per servizi di supporto logistico, medico, di dispiegamento rapido, comando e controllo e di combattimento. L’Italia è alla guida del progetto cui partecipano Grecia e Slovenia.

Lo sviluppo di questo tipo di piattaforme è estremamente rilevante in quanto le tecnologie prodotte potrebbero essere adattate al loro utilizzo nella componente terrestre pesante. 

Quali prospettive? 

Il primo punto da comprendere sta nel fatto che la componente terrestre convenzionale rimane di fondamentale importanza nonostante l’attenzione attuale verso sfide asimmetriche e di tipo cyber. I requisiti NATO infatti richiedono che vengano raggiunte determinate capacità anche in termini di mezzi di terra pesanti. Si è visto come anni di scarsi investimenti in questo settore abbiano prodotto una situazione per cui i Paesi europei si trovano sprovvisti di simili capacità o dotati per la maggior parte di mezzi obsoleti. Circa la metà, infatti, delle piattaforme attualmente in servizio in Europa dovrà essere dismessa entro il 2025.

Il Main Battle Tank di prossima generazione dovrà essere un sistema in grado di far collaborare insieme diverse componenti sia a pilotaggio remoto che non (unmanned and manned), in un approccio innovativo in grado di integrare e far interagire le tecnologie di punta. 

La produzione di un MBT standardizzato colmerebbe un’importante mancanza tra le forze europee. Il suo sviluppo in comune avrebbe effetti positivi sul piano dell’integrazione tra i Paesi dell’Unione nel settore della difesa, riducendo i costi della frammentazione e aumentando l’interoperabilità, portando quindi a una maggiore capacità di deterrenza dell’Unione. Inoltre,  se almeno tre Stati membri portassero avanti un unico progetto, questo potrebbe essere eleggibile ai finanziamenti offerti dagli strumenti UE come la PESCO e il FED, costituendo un vero e proprio programma europeo. 

La cooperazione bilaterale, come quella intrapresa da Francia e Germania, dovrebbe essere incrementata e portata sul piano UE così da ridurre i costi di produzione (oltre che aumentare le possibilità di mercato), evitare di mantenere diversi modelli e favorire l’integrazione europea in materia di difesa

 

 

 

Fonti e approfondimenti

Armyrecognition, Analysis: Top 15 most modern main battle tanks MBTs in the world, aprile 2020, https://www.armyrecognition.com/weapons_defence_industry_military_technology_uk/analysis_top_15_most_modern_main_battle_tanks_mbts_in_the_world.html.

S. Boston, M. Johnson, N. Beauchamp-Mustafaga, Y. Crane, Assessing the conventional force imbalance in Europe, RAND, Research Report, https://www.rand.org/pubs/research_reports/RR2402.html.

Andrew Chuter, Sebastian Sprenger, British military looks to the ‘Eurotank’ as it weighs its hardware options, gennaio 2021, https://www.defensenews.com/global/europe/2021/01/11/british-military-looks-to-the-eurotank-as-it-weighs-its-hardware-options/.

European Defence Agency (Official Magazine of), Optimizing Europe’s Main Battle Tank capabilities, European Defence Matters, issue 14, https://eda.europa.eu/webzine/issue14/in-the-field/optimizing-europe-s-main-battle-tank-capabilities.

Janes, Unmanned on the ground: Autonomous land system developments, dicembre 2020, https://www.janes.com/defence-news/news-detail/unmanned-on-ground-autonomous-land-system-developments.

Caleb Larson, France and Germany Are Working Together to Build a New Super Tank, The National Interest, giugno 2020, https://nationalinterest.org/blog/buzz/france-and-germany-are-working-together-build-new-super-tank-163464.

Alessandro Marrone, Ester Sabatino (a cura di), Main Battle Tanks, Europe and the Implications for Italy, Istituto Affari Internazionali, 2020, https://www.iai.it/en/pubblicazioni/main-battle-tanks-europe-and-implications-italy.

Christopher McFadden, 7+ of the Best Tanks That You Wouldn’t Want to Face in Battle, giugno 2020,  https://interestingengineering.com/7-of-the-best-tanks-that-you-wouldnt-want-to-face-in-battle.

Yohann Michel, IISS, luglio 2018, https://www.iiss.org/blogs/military-balance/2018/07/france-and-germany-tank-tracks.

Björn Müller, EU tank arsenal with Leopard-2: An useful and realizable defense project for Europe?, febbraio 2018, PivotArea, https://www.pivotarea.eu/2018/02/28/eu-tank-arsenal-with-leopard-2-an-useful-an-realizable-defense-project/.

Lieutenant-Colonel Thorsten Quendt, The cost of European military procurement fragmentation exemplified by main battle tanks, 2019, https://www.cfc.forces.gc.ca/259/290/405/305/quendt.pdf.

Ester Sabatino, EU Defence: Franco-German Cooperation and Europe’s Next Generation Battle Tank, Istituto Affari Internazionali, agosto 2020, https://www.iai.it/en/pubblicazioni/eu-defence-franco-german-cooperation-and-europes-next-generation-battle-tank.

 

 

 

 

Editing a cura di Beatrice Cupitò

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