Ricorda 1930: il Dust Bowl negli USA e la siccità specchio del futuro

Durante gli anni più duri della Grande Depressione, vaste aree delle Grandi Pianure del Nord America subirono gravi episodi di siccità pluriennali che portarono a erosione del suolo, tempeste di polvere, abbandono sia di coltivazioni che di fattorie e migrazioni della popolazione su scala mai vista prima di allora. L’enorme tempesta di polvere, chiamata “Dust Bowl”, che colpì queste zone negli anni ’30 è ancora oggi di grande rilevanza nella storia nordamericana e non solo, tanto da essere spesso definita come una delle crisi ambientali più caratteristiche dell’era industriale. Essa causò una profonda trasformazione ambientale, sociale ed economica delle Grandi Pianure, paragonabile a ciò che oggi è causato dal cambiamento climatico, con episodi sempre più comuni di siccità e i conseguenti e necessari processi di adattamento e di migrazione.

Le caratteristiche della regione

Le Grandi Pianure sono un’estesa regione semiarida che si estende dal Sud del Texas all’Alberta centrale nel Nord, coprendo tutti o parte di dieci Stati statunitensi e tre province canadesi. Con un clima continentale molto variabile, caratterizzato da inverni freddi ed estati calde e secche, prima dell’insediamento europeo questa regione era dominata da una vegetazione di praterie a erba corta. Tra la guerra civile e l’inizio degli anni ’30, circa il 30% della porzione statunitense delle Grandi Pianure fu convertita a terreno coltivabile e gran parte delle praterie rimanenti furono utilizzate per il pascolo del bestiame. Sia negli Stati Uniti che in Canada i governi avevano attuato politiche che incoraggiavano la creazione di aziende agricole a conduzione familiare e, sebbene si fossero sviluppati nelle Pianure diversi centri urbani, la popolazione rimaneva prevalentemente rurale, con mezzi di sussistenza locali e sistemi economici regionali fortemente legati all’agricoltura.

Great Plains

Mappa delle Grandi Pianure – marcate in verde (fonte: Wikimedia Commons)

Dai primi anni di insediamento fino ai giorni nostri, le Grandi Pianure hanno sempre dovuto far fronte a episodi di siccità, crisi del settore agricolo e migrazioni in entrata e in uscita dalla regione. Ciò che ha reso particolarmente critico il periodo degli anni ‘30 nelle Grandi Pianure è la simultaneità di condizioni climatiche avverse in un’area molto ampia e le difficili condizioni economiche che si sono protratte per gran parte del decennio. Lunghi periodi di precipitazioni inferiori alla media e pratiche inadeguate di gestione del territorio portarono ad alti tassi di erosione del suolo e a tempeste di polvere in gran parte della regione. Inoltre, i residenti delle Grandi Pianure subirono gli impatti della Grande Depressione a causa del crollo dei prezzi delle materie prime – che rese minimi i redditi agricoli – e dell’aumento della disoccupazione in altri settori economici (trasporti ed energia) che rese scarse le opportunità di lavoro anche al di fuori dell’ambito agricolo. Gli effetti cumulativi delle crisi ambientali ed economiche combinate crearono difficoltà diffuse, mandarono in bancarotta molti governi locali e spinsero i residenti ad abbandonare le aziende agricole e a emigrare, stimolando cambiamenti drammatici nelle politiche agricole, nella gestione del territorio e nelle politiche socio-economiche degli Stati Uniti e del Canada.

Sovrasfruttamento dei campi negli anni ’30, perché?

Nel corso dei decenni è nato un dibattito tra gli studiosi sul contributo dell’uomo agli alti tassi di erosione del suolo e alle forti tempeste di polvere che si sono verificate nelle Grandi Pianure. Essi sono infatti generalmente d’accordo sul fatto che le pratiche agricole del tempo abbiano contribuito al fenomeno, ma la discussione è ancora aperta sul loro reale peso effettivo .

Un punto di riferimento comune in questi dibattiti è il rapporto del 1936 del Comitato delle Grandi Pianure, istituito dal governo statunitense per identificare le cause, gli impatti e i rimedi necessari per la crisi nella regione. Esso attribuisce gran parte della responsabilità ai modelli di insediamento e alle pratiche di utilizzo del territorio di fine Ottocento e inizio Novecento, ponendo particolare enfasi sul sovrasfruttamento dei pascoli, sulla speculazione fondiaria facilitata dalle politiche governative e sui programmi di assegnazione di proprietà terriere troppo piccole per essere economicamente sostenibili a lungo termine. Nonostante oggi studi più recenti suggeriscano che l’uso del suolo in questo periodo, sebbene rimanga un fattore causale, abbia influito in maniera meno significativa sulla siccità di quanto si pensasse in passato, rimane importante chiedersi perché i contadini delle Grandi Pianure negli anni ’20 e ’30 si spinsero oltre i limiti nello sfruttamento dei terreni coltivati.

Alcuni studi hanno mostrato come l’aumento dei prezzi delle materie prime innescati dalla Prima guerra mondiale stimolarono la corsa di nuovi imprenditori verso l’agricoltura nelle Grandi Pianure e quindi l’espansione delle superfici coltivate. Ciò fu facilitato dagli sviluppi della meccanizzazione agricola e dall’accesso al credito necessario per finanziare l’acquisto di nuove attrezzature. Con il crollo dei prezzi delle materie prime del 1929, i contadini furono costretti a lavorare la terra ancora più duramente per recuperare il mancato guadagno. Contemporaneamente, i primi anni ‘30 videro un consistente afflusso di popolazione nelle aree rurali, specialmente in quelle dove erano disponibili le aziende agricole in affitto, poiché le persone sfollate da altri settori dell’economia in collasso guardavano all’agricoltura come a un mezzo di sostentamento alternativo. Così, con l’arrivo della siccità, una parte ancora maggiore della popolazione nell’area fu colpita dalla crisi. Tale condizione, oltre all’erosione del suolo, rivelò quindi lo squilibrio socio-ecologico che si era sviluppato nelle Pianure.

Dinamiche di migrazione

Uno degli effetti più noti del Dust Bowl nelle Grandi Pianure è la perdita di popolazione a causa dell’emigrazione verso la California, lo Stato di Washington, Oregon e British Columbia, e verso i parchi di Aspen dell’Alberta centrale e del Saskatchewan. Il Dust Bowl è considerato infatti un analogo storico particolarmente utile per comprendere gli impatti fisici e le risposte della società ai cambiamenti climatici. Perciò, le ricerche sul fenomeno possono essere utili oggi per comprendere, ad esempio, come il clima possa influire sul comportamento delle migrazioni umane. Alcuni studiosi hanno infatti utilizzato i dati sui movimenti della popolazione nell’era del Dust Bowl per contestualizzare gli spostamenti e le migrazioni della popolazione che seguirono l’uragano Katrina nel 2005, e per studiare il rapporto tra tempeste di polvere e flussi migratori nelle Grandi Pianure nei decenni successivi. Altre ricerche hanno guardato all’influenza dell’assistenza pubblica sui fenomeni di migrazione, mostrando come essa sia una soluzione di adattamento al cambiamento climatico, legata prevalentemente alla mancanza di accesso a capitale economico, sociale e culturale nei luoghi di provenienza.

Lezioni dal passato

Oltre all’importanza dello studio del Dust Bowl per comprendere meglio i cambiamenti ambientali odierni e le sue conseguenze sulla società, questo fenomeno offre anche importanti lezioni riguardo la sicurezza alimentare e idrica in particolare negli Stati Uniti ma, più generale, anche in altre aree del mondo. Oggi infatti, sebbene sia noto che la fame si possa soffrire anche in tempi e luoghi in cui il cibo abbonda, si tende ad associare questo rischio alle regioni meno sviluppate. L’uragano Katrina del 2005 è stato un primo segnale forte per gli Stati Uniti ricordando che i problemi di sicurezza alimentare e idrica non sono limitati alle parti più povere del Pianeta, e i sempre più frequenti problemi di siccità e gli incendi continuano a dare lo stesso segnale. Ulteriori indagini su eventi passati, come quello del Dust Bowl, potrebbero quindi insegnarci molto su come mitigare tali crisi oggi e in futuro.

 

 Fonti e approfondimenti


Cordova, C., & Porter, J. C. (2015). The 1930s Dust Bowl: Geoarchaeological lessons from a 20th century environmental crisisThe Holocene25(10), 1707-1720.

Romm, J. (2011). The next dust bowlNature478(7370), 450-451.

Shindo, C. J. (2000). The dust bowl myth. Wilson Quarterly24(4), 25-57.

McLeman, R. A., Dupre, J., Ford, L. B., Ford, J., Gajewski, K., & Marchildon, G. (2014). What we learned from the Dust Bowl: lessons in science, policy, and adaptationPopulation and environment35(4), 417-440.

Gutmann, M. P., & Field, V. (2010). Katrina in historical context: environment and migration in the US. Population and environment, 31(1-3), 3-19.

Marta Bellavia – Instagram: illustrazioninutili_

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