Ricorda 1940: il massacro di Katyn

Ottant’anni fa, il 5 marzo 1940, ebbe luogo nelle vicinanze del villaggio di Katyn, oggi a circa 20 km a Ovest dalla città russa di Smolensk e a 60 km dai confini con la Bielorussia, un’esecuzione di massa di più di 20.000 cittadini polacchi per mano dei soldati sovietici. Tra questi c’erano militari, civili e i detenuti dei campi di prigionia, catturati dopo l’aggressione dell’Unione Sovietica alla Polonia nel 1939.

Per anni questo avvenimento è stato tenuto nascosto dalla propaganda sovietica, venendo alla luce solo durante il periodo della glasnost’ negli anni Ottanta.  Questo eccidio ha tracciato un solco indelebile ancora oggi nelle relazioni russo-polacche.

L’espansione sovietica nei territori polacchi durante la Seconda guerra mondiale

La storia del massacro è legata all’invasione della Polonia da parte dell’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale. Il 23 agosto 1939, Joachim von Ribbentrop, ministro degli Affari Esteri del Terzo Reich, insieme a Vyacheslav Molotov, il commissario del popolo per gli Affari Esteri dell’Unione Sovietica, firmarono un patto bilaterale di non aggressione. Un protocollo segreto comprendeva un piano per la divisione della Polonia da parte del Terzo Reich e dell’Unione Sovietica. Appena due settimane dopo che i tedeschi avevano attaccato la Polonia da Ovest. Anche l’Armata Rossa attaccò la Polonia da Est, attuando così il cosiddetto patto Molotov-Ribbentrop.

Dopo l’aggressione verso la Polonia, i sovietici presero prigionieri in totale circa 250.000 polacchi. Per i detenuti furono allestiti tre campi di detenzione: a Starobielsk e Kozielsk, per ufficiali, alti funzionari statali e militari; a Ostashkow, principalmente per i soldati del corpo di protezione delle frontiere e per gli ufficiali della polizia di Stato, dell’intelligence e delle guardie carcerarie. Inoltre, tra i prigionieri figuravano anche ufficiali in pensione, persone coinvolte nei servizi di Stato, funzionari del governo, procuratori, giudici, attivisti politici e proprietari terrieri. Alla fine di novembre del 1939, in questi campi si trovavano in totale oltre 14.500 prigionieri politici polacchi.

Il massacro

Il 14 marzo 1940, su richiesta del commissario popolare per gli Affari Interni dell’Unione Sovietica, Lavrentiy Beria, fu ordinato ai capi delle direzioni regionali della NKVD (il Commissariato del popolo per gli Affari Interni dell’URSS) di uccidere i prigionieri di guerra polacchi. La decisione di effettuare questo massacro rispondeva alla precisa logica di indebolimento del sentimento nazionale del territorio polacco appena conquistato, privandolo dei suoi leader e dell’élite intellettuale.

Per le autorità sovietiche, infatti, i prigionieri di guerra polacchi che manifestavano il loro patriottismo erano nemici dello Stato sovietico e per questo dovevano essere eliminati. Le esecuzioni vennero eseguite senza alcun processo e senza alcuna distinzione fra civili e militari, tutto nella massima segretezza. I prigionieri dei campi di Starobielsk, Ostashkow e Kozielsk furono uccisi e seppelliti nella vicina foresta di Katyn. Un totale di circa 21.857 cittadini polacchi morirono per mano dei sovietici non solo in quella zona, ma anche nelle aree limitrofe attualmente in Bielorussia e Ucraina.

Le difficoltà per ricostruire l’accaduto

Nell’estate del 1941, la città di Smolensk e i suoi dintorni furono occupati dall’esercito tedesco che, identificando diverse fosse comuni nella vicina Katyn, iniziò immediatamente un’indagine. Su iniziativa della Germania nazista si costituì, a fine aprile del 1943, una commissione internazionale sotto il patrocinio della Croce Rossa Internazionale, formata da 12 esperti di altrettanti Paesi. Nonostante venne accertata la responsabilita nell’Armata Rossa dell’accaduto, non era interesse degli Alleati avviare un processo.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il caso di Katyn fu sollevato davanti al Tribunale di Norimberga. Per via dell’influenza che i sovietici esercitarono sedendosi al tavolo dei vincitori, si attribuì erroneamente ai tedeschi la colpa del massacro. Nei decenni successivi, l’URSS cercò di cancellare il ricordo del massacro di Katyn: tanto che nei propri manuali di storia il Cremlino inserì solo il massacro di Chatyn, una località bielorussa a 60 km a Nord di Minsk, dove nel 1943 venne compiuta una strage di militari russi per mano dell’esercito nazista.

Durante gli anni della Guerra Fredda, le autorità comuniste polacche occultarono la questione in accordo con la propaganda sovietica, censurando deliberatamente qualsiasi fonte che potesse fare luce sul crimine di guerra sovietico. La verità non divenne nota pubblicamente se non dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989. Nel 1993, anche il  noto scrittore bielorusso Vasil Bychau denunciò pubblicamente alla radio la strumentalizzazione da parte dei media russi del massacro di Chatyn in Bielorussia.

Una ferita ancora aperta

Il 13 aprile 1990, in Russia venne emesso dalle autorità un comunicato ufficiale in cui si affermava che la NKVD fu responsabile della strage. Lo stesso giorno, la Polonia ricevette diverse centinaia di copie di documenti riguardanti i detenuti nei campi politici.

Tuttavia, parte dei fascicoli dell’inchiesta che venne aperta dai russi tra il 1990 e il 2004 – alla fine della quale il Pubblico Ministero militare russo Aleksandr Savenkov dichiarò che il massacro non fu né un genocidio, né un crimine di guerra o contro l’umanità – non sono disponibili al pubblico. Mosca si rifiuta tuttora di divulgare questi documenti, giustificando questa decisione con la clausola di segretezza.

In Russia, il massacro di Katyn è stato classificato come crimine comune, soggetto a prescrizione.  Infatti, in inglese e francese, il sostantivo di solito associato a Katyn è “massacro”, mentre in polacco e in russo è “crimine”. Molte questioni relative al massacro di Katyn rimangono irrisolte.

Durante la visita in Russia dell’allora presidente polacco, Aleksander Kwaśniewski, nel settembre del 2004, alcuni funzionari russi annunciarono il trasferimento di tutte le informazioni sul massacro di Katyn alle autorità polacche non appena fossero state declassificate come segreto di Stato. Solo nel 2010 il governo russo ha accolto parzialmente la richiesta polacca.

Per ricucire la profonda ferita e le divisioni che Katyn ha provocato fra i due popoli, nell’aprile del 2010 si sarebbe dovuta tenere in Russia una solenne commemorazione delle vittime dell’eccidio. Alla cerimonia dovevano partecipare massime autorità polacche e russe. La cerimonia tuttavia non poté aver luogo, a causa dell’incidente dell’aereo presidenziale polacco. In tale incidente persero la vita il presidente Lech Kaczyński e l’intero Stato maggiore della Polonia. Dopo una lunga indagine, si è stabilito che si è trattato di un incidente, mettendo così a tacere le voci che fosse in realtà un attentato condotto dai russi al fine di eliminare la classe dirigente di un Paese che, guidato dalla figura del presidente Kaczynski, si mostrava animato da forti sentimenti anti-russi.

 

Fonti e approfondimenti

Sanford, George. “The Katyn Massacre and Polish-Soviet Relations, 1941-43.” Journal of Contemporary History 41, no. 1 (2006): 95-111.

Kosicki Piotr H., The Katyń Massacres of 1940, Violence de masse et Résistance – Réseau de recherche, [en ligne], publié le : 23 Juillet, 2011.

Международное общество “Мемориал” Москва Центр КАРТА Варшава 

Катынские» ямы обретают имена, Kommersannt (2015)

 

Grafica: Marta Bellavia – Instagram: illustrazioninutili_

 

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