Le vene aperte della Bolivia: la storia di Tariquia

Tariquia
Parco nazionale di Tariquia - @Francesco Torri

Di Francesco Torri 

La riserva naturale di flora e fauna di Tariquia è un’area di 250.000 ettari in Bolivia, nella regione di Tarija, al confine meridionale con l’Argentina. La regione ospita più di 600 specie vegetali e 800 specie animali, tra cui puma, giaguari e orsi jucumari, roca di fiumi, lagune e torrenti. 

Questo polmone verde, parte del corridoio ecologico binazionale Tariquia-Baritù, è storicamente al centro degli interessi dell’industria estrattiva. Ancora oggi, le grandi aziende del settore continuano a sfruttare le risorse naturali e minacciare le comunità locali, con la complicità del governo.   

La vita nella riserva

Nella riserva di Tariquia vivono 20 comunità contadine e artigiane, per un totale di circa 3000 persone appartenenti a 4 comuni del Dipartimento Autonomo di Tarija. È un luogo che sembra essersi fermato nel tempo: la gente si muove a cavallo, trasporta la legna su carretti trainati da buoi e si dedica alla coltura del mais, da cui si ricava una varietà straordinaria di prodotti alimentari e non. 

La sera ci si siede intorno al fuoco e si beve mate, un’infusione di foglie della cosiddetta “yerba mate”, particolarmente diffusa in Sud America. L’elettricità è arrivata da poco e molte persone ancora preferiscono cucinare a legna. Quando gli uomini vanno a raccogliere il mais, le donne preparano un fermentato di farina di mais e i tamales, involtini di carne e patate in un impasto di farina di mais. La pioggia è abbondante, con una media annua di 3000 mm di precipitazioni, il che rende la riserva una delle più importanti fonti di umidità della Bolivia.

Le prime estrazioni

Questo ecosistema altamente biodiverso, noto come “Bosque del Yungas Tucuman-Boliviano”, è nel mirino dell’industria del gas e del petrolio sin dagli anni ’60, quando le prime esplorazioni nel campo San Alberto rivelarono la presenza di riserve di idrocarburi nel sottosuolo. Le prime perforazioni tuttavia diedero scarsi risultati: solo in uno dei 7 pozzi perforati tra il 1966 e il 1989 furono trovati idrocarburi, ma anche quest’unico pozzo fu chiuso per malfunzionamento.

Nel 1989, dopo quasi 25 anni di esplorazione petrolifera, quest’area è stata dichiarata riserva naturale protetta grazie al “Decreto Supremo N° 22277” emanato su richiesta degli abitanti locali e della società civile, ponendo così fine alle attività estrattive. Tuttavia, i danni ambientali delle operazioni estrattive non regolamentate non hanno mai smesso di incidere sulla vita di chi dipende dall’ecosistema della riserva per sopravvivere. 

In alcune interviste gli abitanti del luogo hanno dichiarato che nel 2004 i fiumi erano ancora pieni di pesci morti, che le capre e le pecore morivano giovani e che non potevano bere l’acqua del fiume perché puzzava di petrolio. In quegli stessi anni si cominciò a registrare un aumento nei casi di leucemia. All’inizio del 2023, nel dipartimento di Tarija se ne contavano 35.

Un nuovo capitolo per la riserva di Tariquia

Nel 2014, le autorità del governo di Evo Morales, il primo presidente boliviano di origine Aymara, hanno approvato un nuovo piano di gestione ambientale della riserva di Tariquia in modo repentino e ingiustificato, senza consultare le comunità locali, violando quindi la convenzione ILO 169, che in Bolivia ha forza di legge, e senza rendere pubblico alcun documento

Il nuovo piano, approvato dal SERNAP (Servizio Nazionale di Aree Protette), prevedeva la modifica della zonizzazione territoriale della riserva, ovvero del piano di gestione e utilizzo delle varie aree della riserva, riducendo la superficie delle zone intangibili e delle zone destinate all’agricoltura e cedendo spazio alle attività estrattive. In questo modo, l’area a disposizione degli allevatori e agricoltori locali veniva drasticamente ridotta e la cosiddetta “area nucleo”, fino ad allora intangibile, veniva aperta alle operazioni petrolifere. 

Nel 2015, veniva poi approvato un controverso decreto legislativo (Decreto 2366) che rimuoveva l’intangibilità di 22 aree protette del Paese, aprendo così nuovamente la riserva di Tariquia ai progetti di estrazione di petrolio e gas. 

L’unica azienda autorizzata a intraprendere le attività di produzione e commercializzazione di prodotti idrocarburici è la statale Yacimientos Petroliferos Fiscales Bolivianos (YPFB). Questo è il risultato della cosiddetta “terza nazionalizzazione” del petrolio, indetta da Evo Morales agli inizi del suo primo mandato nel 2006. 

Le aziende straniere del settore in Bolivia possono operare solamente attraverso contratti di servizio con l’impresa statale, riservando a quest’ultima il diritto di proprietà su tutta la produzione degli idrocarburi. Ad oggi, beneficiano di questi contratti principalmente il gigante brasiliano Petrobras e la ispano-argentina Repsol.

È proprio Petrobras ad aggiudicarsi nel 2018, attraverso un accordo di joint venture con YPFB Chaco, filiale di YPFB, il 60% dei titoli di operazione e la licenza ambientale per l’esplorazione di 5 pozzi nella riserva protetta di Tariquia: “Astillero X1” e” Churuma X1 e X2” nell’area sud della riserva e “Domo Oso X1 e X2” nell’ area di San Telmo Norte, a Nord. Con un investimento di quasi 200 milioni di dollari e una produttività totale prevista di 2 trilioni di metri cubi di gas fino al 2024, il progetto petrolifero sta minacciando il 55% della riserva protetta, un‘area di 136.277 ettari.

La resistenza campesina riesce a bloccare l’ingresso delle petroliere

Nelly è una donna sulla sessantina e ha le mani ruvide per il lavoro nel campo. Porta sempre una fionda nel taschino per scacciare lo sparviero che le vuole rubare i polli. Ha uno spirito rivoluzionario, non accetta ingiustizie e tanto meno che la sua terra venga invasa dalle compagnie petrolifere. È stata lei, insieme a suo marito Andres, a organizzare il blocco di resistenza che nel 2019 ha impedito a Petrobras di perforare i pozzi Domo Oso X1 e X2 nell’area di San Telmo Norte. 

Il blocco, formato da un centinaio di contadini motivati a difendere il loro territorio, era posizionato su un ponte che dà accesso all’area di Chiquiaca. Per 6 mesi hanno resistito al freddo e alla pioggia, mettendo tronchi, cassoni e catene sulla strada, senza piegarsi ai tentativi di compromesso dell’impresa, riuscendo così a respingerla. Poi hanno smontato le tende e hanno marciato fino a piazza Bolivar, nel centro della città di Tarija, con un seguito di migliaia di persone. 

Nelly parla con orgoglio del giorno in cui YPFB Chaco ha desistito, seppur temporaneamente, dal progetto. Ma oggi lo scenario è diverso: la comunità col tempo si è lasciata dividere e comprare dalle offerte di lavoro e dagli indennizzi economici, come era successo nel 2019 nella comunità de “El Cajòn”, al Sud della riserva, quando i locali hanno autorizzato il progetto. 

Qui, i pochi che avevano provato a opporsi protestando contro la mancata consulta avevano subito aggressioni e minacce. A Don Isidro, per esempio, hanno sparato 8 colpi di pistola; hanno provato ad accoltellare Don Andreas; Don Marcos invece è stato sequestrato per un giorno. Il mandante, secondo  le vittime che ho intervistato, è probabilmente l’impresa e gli esecutori sono i membri della comunità che la supportano. In questo modo, le operazioni nel pozzo Astillero X1 sono iniziate senza inconvenienti il 2 di febbraio 2023, senza consultare previamente le comunità e senza che i locali potessero sapere quali sarebbero stati realmente i rischi del progetto. 

Ad esempio, è alto il rischio di contaminazione di acqua, aria e suolo dovuto all’impiego del sistema di landfilling : si tratta di un processo che prevede l’interramento dei rifiuti tossici derivanti dal processo di perforazione in grandi fosse. Ciò porta all’inquinamento delle falde acquifere con metalli pesanti, all’acidificazione del suolo e a squilibri ecosistemici, riducendo la capacità di fotosintesi delle piante e rilasciando gas serra derivanti dalla decomposizione dei rifiuti da parte dei microrganismi del terreno. 

Tariquia è di nuovo sotto attacco

“In America Latina è normale: si svendono le risorse in nome dell’assenza di risorse” scriveva Eduardo Galeano ne “Le vene aperte dell’America Latina”, circa 50 anni fa.

Nel 2022, in Bolivia il nuovo presidente Luis Arce Catacora ha investito 2 miliardi di dollari statunitensi nel rilancio delle attività di esplorazione e sfruttamento di idrocarburi finalizzate all’esportazione, dichiarando che le risorse energetiche del Paese non sono sufficienti per soddisfarne il fabbisogno. Questo ha portato alla ripresa delle operazioni nella riserva di Tariquia da parte di Petrobras e YPFB Chaco. 

Nell’area San Telmo Norte, dove 4 anni fa le proteste avevano respinto le imprese, l’avvio dell’esplorazione dei pozzi Domo Oso X1, X2 e X3 è stata dichiarata pubblicamente di “forza maggiore”. Ciò significa che visto l’alto potenziale di questi pozzi e nel rispetto delle promesse del presidente Arce, l’inizio delle operazioni è considerato di massima urgenza, nonostante due pozzi si trovino all’interno dell’area protetta e uno si trovi in una conca con abbondanti risorse idriche di fondamentale importanza per le comunità locali. 

Tuttavia, come avvenuto per il pozzo Astillero, le comunità contadine residenti nell’area non sono state consultate anche se questo è previsto per legge ogni qualvolta si sviluppino attività o progetti che abbiano conseguenze su di esse. Nella riserva di Tariquia le comunità avrebbero dovuto essere informate dettagliatamente sulle conseguenze del progetto estrattivista. Poi, sulla base di questa consapevolezza, avrebbero dovuto partecipare attivamente al processo decisionale di implementazione (o non implementazione) del progetto.

Invece le imprese hanno convocato riunioni con alcuni membri scelti della comunità, ai quali hanno semplicemente dichiarato l’avvio delle operazioni e offerto qualche posizione di lavoro, tutto dopo aver già ottenuto la licenza ambientale, aver firmato il contratto con lo Stato ed essersi installate sul territorio. I membri della comunità che ho intervistato a luglio 2023 non avevano idea di cosa significasse vivere in un area di attività petrolifera.

Nemmeno Nelly e Andres, i due leader del movimento di resistenza dì Chiquiaca contro le imprese petrolifere, sapevano che i rischi del progetto emersi dallo studio di impatto ambientale sono allarmanti, vista l’alta sensibilità ecologica del territorio. Non sapevano che il rischio di inquinamento del fiume Chiquiaca e di altre risorse idriche a cause delle fuoriuscite di sostanze chimiche è considerato alto nel sistema di riferimento proposto dall’impresa. Così come non sapevano che secondo questi stessi parametri gli impatti della combustione del gas di scarto (HC, CO, CO2) sulla qualità dell’aria e del suolo saranno severi e che la frammentazione degli habitat dovuta alla deforestazione porteranno alla scomparsa di numerose specie dal territorio.

Il caso della riserva di Tariquia dimostra come il governo boliviano ponga in secondo piano la protezione dell’ambiente e il rispetto dei diritti basici delle comunità contadine di fronte agli interessi economici legati all’estrazione di idrocarburi. Una riserva dichiarata protetta e le comunità che la abitano sono oggi minacciate su più fronti da imprese petrolifere, nazionali e multinazionali. Sono rimasti in pochi a difenderla e le prospettive per i leader della resistenza non sono rassicuranti: chi prima li appoggiava nella lotta oggi sembra essere disposto ad appoggiare l’impresa. 

 

Fonti e approfondimenti

CEDIB, Monitoreando nuestros territorio para cuidar la vida – Boletín n. 6, 2021

El País, Domo Oso, el proyecto de YPFB en Tariquía “de fuerza mayor”, 18/07/2023

El País, YPFB ya perfora Astillero-X1, en Tariquía mantienen silencio, 02/04/2023

Pagina siete, Lugareños rechazan el ingreso de las petroleras a San Telmo Norte en Tariquía; el Gobierno los llama “gente desinformada, 09/12/2022

Tom Azzopardi, Bolivia stops Petrobras project in National Reserve, 2023

ESTUDIO DE EVALUACIÓN DE IMPACTO AMBIENTAL ANALÍTICO INTEGRAL (EEIA-AI) PROYECTO  “PERFORACIÓN DE LOS POZOS DOMO OSO–X1 (DMO-X1) Y DOMO OSO–X2 (DMO-X2)”, Biota Srl – YPFB Chaco, 2018

Yenny Escalante Flores, Impacto de las petroleras en Tariquia: lodazales, falta de agua y suelo árido, 17/05/2023

Daniel Rivera Matirayo, Tariquía: Plan de Manejo reduce área para ganadería y agricultura, 07/10/2021

Reporte Chaco, Se incrementan los casos de cáncer en menores del Gran Chaco, 22/06/2023

 

Puoi seguire l’inchiesta di Francesco su Instagram: @resistance_voices 

 

Editing a cura di Emanuele Monterotti

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