Ilaria Salis sarà scarcerata

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Ilaria Salis sarà scarcerata. Dopo la decisione del 28 marzo con cui il Tribunale di Budapest aveva respinto la richiesta di domiciliari, nella giornata di oggi, 15 maggio, il ricorso presentato dai legali della docente è andato a buon fine.

Il caso Salis

Il caso Salis inizia nel febbraio 2023. L’attivista milanese è a Budapest in occasione del cosiddetto “Giorno dell’onore”, una celebrazione annuale che ricorda un episodio della Seconda guerra mondiale. In particolare, “l’onore” richiamato nella narrazione della giornata sarebbe quello delle truppe naziste che combatterono contro i sovietici nella città di Budapest. 

La commemorazione nel corso del tempo ha attirato una crescente attenzione internazionale. In Ungheria si incontrano molti gruppi neonazisti, anche provenienti da altri Paesi europei, che vedono in questa giornata uno dei momenti chiave della propria identità e militanza. Anche Ilaria Salis è una militante, ma dello schieramento opposto. Il giorno dell’onore non è per lei un giorno di festa, anzi diventerà l’alba di un lungo periodo di detenzione. 

La docente viene arrestata l’11 febbraio. Secondo l’accusa, la docente avrebbe pianificato e partecipato insieme ad altri militanti antifascisti a un’aggressione nei confronti di due estremisti di destra, ai quali avrebbe provocato “lesioni corporali aggravate”. Da allora, rimane rinchiusa a Budapest. Fino ad oggi. 

Il caso italiano 

La vicenda arriva all’attenzione italiana solamente nel gennaio 2024, per diventare un vero e proprio caso mediatico verso la fine del mese. Il 29 gennaio si svolge la prima udienza presso il tribunale di Budapest, alla quale Salis arriva con delle manette ai polsi e una catena tirata da un agente. 

Le immagini del processo iniziano a circolare anche in Italia, attirandosi la condanna dei media e un’ampia parte dello spettro politico. L’opposizione accusa non solo l’Ungheria ma anche il governo italiano, a causa della sua vicinanza politica e ideologica al Paese guidato da Viktor Orbán. Il governo viene così spinto a prendere una posizione. “Chiediamo al governo ungherese di vigilare e di intervenire affinché vengano rispettati i diritti, previsti dalle normative comunitarie”, scrive su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. 

Le parole di Tajani arrivano dopo un lungo periodo di silenzio da parte delle istituzioni italiane. Dopo che per mesi e mesi non sono trapelate informazioni sulle condizioni della figlia, la famiglia di Ilaria Salis si è attivata cercando di contattare il governo Meloni. Tuttavia, come ha raccontato il padre Roberto in occasione di una conferenza stampa organizzata presso il Senato, per tutto il 2023 non sono arrivate risposte. 

Davanti e dietro il processo

Affermando di vedere nell’attivista un soggetto pericoloso dal punto di vista sociale, il tribunale di Budapest il 28 marzo nega gli arresti domiciliari, prolungando il periodo di detenzione. Ilaria Salis rimane così ancora in carcere. Con tutto quello che comporta. Come rilevato dall’Hungarian Helsinki Committee, quelle ungheresi non sono carceri all’altezza della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Tra le mancanze più preoccupanti, le condizioni igieniche scadenti e l’assenza di assistenza sanitaria sono state documentate in una lettera dalla stessa Salis. Qui la docente racconta le numerose privazioni alla quali è stata sottoposta. Oltre a quella più importante, ovvero una detenzione forzata che sembra configurarsi più come un atto politico che giuridico. 

Con l’intenzione di “politicizzare” ulteriormente il caso e di trovare una via di uscita dalla detenzione, Alleanza Verdi Sinistra propone a Salis, attraverso il padre Roberto, la candidatura alle elezioni europee del 9 giugno. L’insegnante accoglie l’invito, venendo scelta per rappresentare la lista nella circoscrizione Nord Ovest.

La scarcerazione

Contro la decisione del giudice Jozsef Sós, i legali di Salis presentano ricorso. La richiesta viene accolta in appello. Il tribunale di seconda istanza prevede la scarcerazione dell’insegnante, effettivo non appena pagata la cauzione prevista dal palazzo di giustizia. Una somma ingente, di 40 mila euro, che la famiglia intende versare il prima possibile, come riporta Repubblica. Il provvedimento del tribunale prevede il braccialetto elettronico.

Le ultime novità aprono un ulteriore scenario, in un processo che non è ovviamente concluso. Le istituzioni italiane potrebbero infatti presentare richiesta al ministero della Giustizia ungherese per il riconoscimento e l’esecuzione in Italia della misura cautelare.

Fonti e approfondimenti

Eunews, “Ilaria Salis in catene in aula a Budapest. Tajani: “Il Governo ungherese faccia rispettare i suoi diritti””, 29/01/2024

Hungarian Helsinki Committee, “Hungarian prison conditions are still not up to the standards of the European Convention on Human Rights”, 8/12/2023



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