Pensionati al limite e repressione nell’Argentina di Milei

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“Nel 2001 è iniziato tutto proprio così”. Sono passati 24 anni dalla crisi del debito in Argentina e Guillermo ricorda bene le proteste di massa e la repressione brutale della polizia. Oggi i fantasmi del passato tornano a mettere paura, e non solo per la crisi economica che attraversa il Paese. 

Il 12 marzo migliaia di persone si sono ritrovate in Plaza del Congreso, a Buenos Aires, per sostenere la protesta dei pensionati che da mesi riempiono le strade per manifestare contro i tagli del governo di Javier Milei. E da mesi, ogni mercoledì, sono repressi con forza dalla polizia. Il 12 marzo, però, ai pensionati si sono aggiunti partiti e associazioni, ma soprattutto le barras, gli ultras di circa una ventina di squadre argentine, comprese quelle degli storici rivali di Boca Juniors e River Plate. Il sostegno delle curve nasce dell’appello lanciato dai tifosi della Chacarita, scesi in piazza la settimana precedente dopo che un pensionato della loro squadra era stato picchiato dalla polizia.

Il clima di tensione

Un crescendo di tensioni alimentato dalla ministra della Sicurezza, Patricia Bullrich, che ha minacciato di usare la forza e di vietare l’ingresso alle partite ai tifosi che si fossero resi protagonisti di violenze. La stessa Bullrich era ministra della Sicurezza già nel 2001.

Un crescendo al quale la polizia ha contribuito in modo determinante, già prima dell’inizio della mobilitazione. Uno schieramento impressionante si è opposto all’arrivo delle barras, mentre altri contingenti bloccavano spezzoni del corteo in marcia dalle vie laterali. Una pensionata è stata colpita alla testa da un poliziotto e portata in ospedale. Ancora prima delle 17, ora in cui era stata indetta la manifestazione, è scoppiato il caos. 

Idranti, proiettili di gomma e gas lacrimogeni sono stati sparati dalla polizia ad altezza uomo. Uno di questi ha colpito alla testa il fotografo freelance Pablo Grillo. Che ora è in lotta tra la vita e la morte a causa di multiple fratture al cranio in un Paese dove, secondo i dati del Cels (Centro de Estudios Legales y Sociales), solo nel 2024 sono state uccise per mano delle varie forze armate 106 persone. Poco meno di una ogni tre giorni. Un dato che impressiona ancora di più se si considera che il 73% delle vittime ha tra i 15 e i 27 anni.

E la striscia di sangue non si è fermata. La guerriglia urbana che ha seguito la violenta repressione ha scatenato ore di scontri tra polizia e manifestanti, spinti su Avenida de Mayo e poi ancora fino alla storica Plaza de Las Abuelas. Una caccia all’uomo che ha portato all’arresto di oltre cento persone, la maggior parte scarcerata nelle ore successive. Quando tutto sembrava finito, un movimento spontaneo di persone si è riversato nelle strade della capitale, proprio come successe nel 2001, intonando cori contro Milei, Bullrich e la polizia. Cacerolazos, agitazioni al suono di pentole e altri strumenti, sono continuati per tutta la notte nei quartieri di Buenos Aires e della provincia.

Arrivare a fine mese

Motosega in mano, la cifra distintiva del governo Milei dal 2023 sono stati i tagli alla spesa pubblica. Non solo nei posti di lavoro – sono almeno 40 mila i dipendenti pubblici licenziati, secondo i sindacati anche 55 mila – ma anche nei programmi sociali. Nemmeno i pensionati sono stati risparmiati. Dal 23 marzo il governo Milei abolirà il cosiddetto Piano di pagamento del debito pensionistico, conosciuto come “moratoria pensionistica”. 

Il piano stabilito nel 2023 con la legge 27.705 permetteva di accedere alla pensione anche a chi, in età pensionabile, non avesse raggiunto i 30 anni di contributi. Chi non aveva raggiunto i contributi minimi poteva mettersi in regola attraverso un piano di pagamento rateizzato in massimo 120 rate che verrà prelevato direttamente in busta paga. E che portava però a una retribuzione minima. 

Secondo l’Amministrazione nazionale della sicurezza sociale (Anses), a marzo il governo ha autorizzato un aumento del 2,21% di pensioni, rendite e indennità. Pensioni che sono attualizzate all’inflazione come stabilito dal decreto 274/2024. Poco o nulla. Chi percepisce la minima, al febbraio 2025, ha un’entrata di 273.087 pesos (poco più di 230 euro). Il governo aggiunge a questi un bonus di 70.000 pesos (circa 60 euro al cambio attuale). Il calcolo finale dice circa 350 mila pesos. Una cifra leggermente superiore alla soglia di povertà secondo l’Istituto nazionale di statistica e censimento (Indec). 

Il rapporto con l’inflazione

Allo stato attuale, la pensione minima non basta nemmeno per pagare un affitto se si considera che, secondo un rapporto di Zonaprop, il prezzo medio di affitto di un bilocale nella zona della Gran Buenos Aires, dove vive quasi metà della popolazione argentina, raggiunge i 350.157 pesos al mese (poco più di 300 euro), mentre un trilocale costa 453.848 pesos. Secondo i dati Indec, nel 2024 gli affitti sono aumentati più del doppio rispetto all’inflazione. Mentre i prezzi sono aumentati del 117,8%, i contratti di affitto sono aumentati del 262,8%. 

Nonostante teoricamente l’inflazione sia stata abbassata, l’ultimo dato parla dell’84,5% (il più basso dal 2020) i prezzi in Argentina sono schizzati alle stelle. E il lavoro informale cresce: nel secondo trimestre del 2023 c’erano 12.874.000 lavoratori dipendenti, di cui 7.434.000 registrati e 5.440.000 informali. Un anno dopo, nello stesso periodo, l’universo dei salariati si è ridotto a 12.859.000 persone. Questo il risultato di una notevole diminuzione del numero di lavoratori formali (sono 147.000 in meno) e di un aumento del numero di lavoratori non registrati (sono 132.000 in più).

Il prossimo mercoledì i pensionati torneranno in piazza e a loro potrebbero unirsi altre categorie. Il rischio è che possa ripetersi ciò che è successo il 12 marzo. O peggio. 

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