Euroregioni, utopie o realtà nascenti?

Gli stati, chiusi nei loro confini, rivelano una totale incapacità nella gestione di fenomeni e problematiche trans-nazionali. Questioni molto complesse, come l’immigrazione e lo sviluppo sostenibile, non possono più essere affrontate da stati nazionali isolati ma necessitano unità e cooperazione. L’Europa, nonostante le varie crisi e i momenti di instabilità, è il laboratorio politico in cui si sta sperimentando il superamento dei confini, attraverso la creazione di nuove politiche e nuovi soggetti giuridici.

Le scelte operate dagli stati U.E, riguardo la gestione dei migranti, dimostrano quanto le strategie individuali siano dannose nell’ottica di una collaborazione europea. Solo l’Europa, intesa in modo unitario, può risolvere problematiche globali, come le ondate migratorie. La Governance europea ha dimostrato, negli ultimi anni, come un sistema che prevede la condivisione sia tenuto in scacco da interessi settari e nazionali, ma esistono collaborazioni e cooperazioni a livello locale che riescono a superare anche i grandi problemi.

L’indirizzo, preso in altre circostanze e in determinati luoghi, ci dimostra tuttavia che una cooperazione europea, con un approccio “bottom-up”, esiste e lega regioni ed enti locali di stati diversi. Queste realtà non sono solo effimere immagini di cooperazione al fine di pubblicizzare il modello europeo, ma, in realtà, lavorano ampiamente a stretto contatto al punto che molte delle proprie istanze sono arrivate fino ai piani alti della Commissione Europea, di fatto bypassando lo Stato. Questi enti sono le Euroregioni.

Un’ Euroregione viene definita come un ente di diritto internazionale che nasce dalla cooperazione trans-frontaliera tra due o più stati per tutelare e promuovere interessi dei cittadini e dell’economia della regione stessa, bypassando lo stato nazionale.

logo AlpeAdria
Logo dell’Euroregione Alpe-Adria

Queste nuove realtà nascono proprio dal momento in cui i vari stati europei cedono parte delle loro competenze agli organi comunitari. Il processo di integrazione europea, iniziato già dagli anni ’70, ha una buona risposta,sopratutto negli anni immediatamente successivi, da parte delle regioni. Le realtà locali sono infatti le prime coinvolte nel sistema europeo che ha tra le sue  competenze di base l’agricoltura, prima lasciata nelle mani degli enti locali.

Una delle prime esperienze fu la “Comunità di lavoro Alpe Adria”. Questa euroregione  legava alcune regioni dell’Italia settentrionale con alcune del Sud della Germania, dell’Austria, della Slovenia e della Croazia al fine di consolidare la collaborazione fra le regioni interessate e legando 26 milioni di cittadini. Gli obiettivi della comunità, definiti nel documento programmatico.

  1. Discutere le problematiche e coordinare le soluzioni che interessano i paesi membri
  2. Sviluppare la cooperazione e lo scambio commerciale nella zone dell’Alpe adriatica
  3. Rafforzare l’identità culturale centro-europea
  4. Inclusione delle aree nel processo europeo di cooperazione e integrazione
  5. Supportare la candidatura degli stati , presenti nell’organizzazione, candidati all’entrata nella zona all’Unione Europea e la creazione di condivisi progetti di investimento cofinanziati dall’Unione Europea.

 

Nel 2006, con l’atto N. 1082/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio, nasce propriamente il soggetto giuridico di Euroregione o GECT(gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera). Grazie a tale regolamento oggi le euroregioni possono diventare spazi effettivi di collaborazione, dotati di fondi propri e legittimati nel governo del territorio interessato.

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Euroregione Tirolo Alto-Adige Trentino, nata nel 1993 con un accordo fra Italia ed Austria

Il rapporto che lega queste nuove realtà alle identità linguistiche,culturali e territoriali, ancora più antiche degli stessi Stati europei, è molto forte. L’euro-regione Tirolo ALto-Adige Trentino nata negli anni ’90 riunisce una popolazione di circa 1,7 milioni di abitanti dei quali il 62% è di lingua tedesca, il 37% italiana e l’1% ladina. Nata nel 1993 con un accordo tra Italia e Austria si è tramutata in GECT nel 2009.

Oggi la maggior parte delle realtà esistenti si trova in Europa centrale, gravitando di fatto intorno alla Germania. Il settore dei trasporti nelle realtà delle Euroregioni centro europee si è sviluppato enormemente, consolidando i rapporti nelle zone occidentali e orientali, da una parte si sono costruiti spazi di cooperazione lungo tutte le sponde del Reno, dall’altra la Germania ha legato a se gli stati lungo il confine orientale.

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Le nuove forme di amministrazione pubblica e governo del territorio, che queste realtà transfrontaliere portano con sé, si traducono anche in servizi alla cittadinanza. I trasporti e la sanità sono dimensioni in cui le regioni transfrontaliere dimostrano la loro portata innovativa. Il GECT Pyrénées-Cerdagne, tra Francia e Spagna, è stato premiato come esempio migliore di cooperazione trans frontaliera. Grazie alla collaborazione fra le regioni interessate e i fondi comuni è stato costruito l’ospedale di confine di Cerdanya che garantisce una struttura sanitaria efficiente a 34 mila abitanti della valle e ai 120 mila che transitano in questa regione dei Pirenei.

Puigcerdà: Pla Rigol
Ospedale di Cerdanya, al confine tra Spagna e Francia

Questa esperienza può insegnare molto all’Europa, in quanto trasforma i confini tra stati in punti di incontro e di collaborazione. Decisioni e progetti comuni nati da entità che vogliono legarsi, con risultati visibili proprio sul territorio che amministrano sono la dimostrazione che tale approccio funziona e può funzionare ancora meglio.

Dall’altro lato se sono ancora poche le realtà formatesi, ancora meno sono quelle effettivamente funzionanti. Gli amministratori devono far comprendere ai propri cittadini che queste nuove strade non resteranno solo cantieri in abbandono o sterili tavoli di discussione.

Le Euroregioni possono rappresentare una valida soluzione alle problematiche ancora insolute riguardo l’Unione Europea, la democratizzazione delle istituzioni, la loro rappresentatività e operatività sul territorio, la gestione comune di risorse che non siano solo economiche ma anche “umane”. Pratiche queste che si accatastano davanti all’ingresso delle istituzioni statali, le quali se decidono di muoversi lo fanno ancora in veste di solisti, è proprio un simile atteggiamento nei confronti dell’Europa il primo problema da risolvere per costruire una nuova nazione.

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