L’immigrazione in Italia tra violenza e speranza

Il tema delle migrazioni è diventato sempre più centrale negli ultimi anni a causa dell’imponente flusso migratorio che, soprattutto nel nostro paese e nella rotta balcanica, va crescendo di anno in anno. Qualche tempo fa ci eravamo occupati delle politiche austriache riguardanti l’immigrazione e di come, negli ultimi tempi, sempre più paesi in europa stiano attuando delle politiche volte a restringere l’afflusso dei migranti nelle proprie regioni.

Ma come è realmente la situazione in Italia? Quali leggi vanno a regolare le migrazioni e l’accoglienza dei migranti e rifugiati?

L’articolo 10 della costituzione recita così:

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

L’articolo, unico a riferirsi allo straniero in modo esplicito, va ad individuare il collegamento straniero-persona e ad attribuirgli dunque tutti quelli che sono considerati i diritti umani fondamentali. Nonostante ciò è opinione comune che anche altri articoli riferiti ai cittadini quali l’art.2 sul riconoscimento dei diritti inviolabili, il 13 sulla libertà personale, il 14 sull’inviolabilità del domicilio, possano essere interpretati in maniera estensiva e andare dunque a riguardare anche lo status di straniero.

Per comprendere la normativa italiana in materia è importante considerare la distinzione tra immigrazione regolare, ossia quella riguardante tutti gli stranieri la cui permanenza avviene nel rispetto della legge; immigrazione irregolare, che avviene quando non si rispettano limiti procedurali e tempistica nella richiesta del permesso di soggiorno o del suo rinnovo; ed, infine, l’immigrazione clandestina, la quale negli ultimi anni è divenuta centrale nel dibattito pubblico.

Per l’UNHCR nel report “EUROPE REFUGEES & MIGRANTS EMERGENCY RESPONSE”, il totale degli arrivi in Italia si aggira intorno alla cifra di 153,842 mentre quello nei primi mesi del 2016 (fino a marzo) è stato di 18,777 di cui principalmente da Eritrea, Nigeria e Somalia.

Ad oggi si stima che i migranti e profughi inseriti nel sistema di accoglienza italiano si aggiri intorno alle 100’000 unità di cui il 70% si trova in strutture temporanee concentrate prevalentemente in Sicilia e Lombardia. Il flusso continuo di immigrati e una gestione non sempre all’altezza rendono la situazione abbastanza tesa. 

 

Ma da quanto in Italia si è cominciato a parlare di immigrazione?

Fino agli anni 70/80 dello scorso secolo il nostro paese non aveva mai dovuto affrontare l’afflusso di ingenti quantità di stranieri essendo, storicamente, sempre stato un paese di emigrazione piuttosto che di immigrazione.

Con le crisi nei Balcani e la crisi Petrolifera che hanno interessato gli ultimi decenni del XX secolo il problema “immigrati” comincia a comparire nella scena pubblica con sempre maggiore insistenza. Ci si rende dunque conto della necessità di dover colmare quel vuoto normativo ed elaborare politiche sull’immigrazione che fino a quel momento erano ancora gestite con leggi derivanti dal periodo fascista.

 

I passi salienti nell’evoluzione normativa si possono ritrovare in cinque atti fondamentali:

1 Legge Foschi (943/1986) che andava a definire le norme sui lavoratori extracomunitari e le loro famiglie e si delineavano le condizioni di espulsione.

2 Legge Martelli (39/1990) con cui si accettava la presenza stabile degli stranieri in Italia e si attribuiscono loro diritti come persone e non più solo come lavoratori.

3 Legge Turco-Napolitano (40/1998). Essa conteneva una delega al Governo per l’emanazione di un decreto legislativo (dlgs) contenente un testo unico (TU) che riunisse l’intera normativa a riguardo. La legge si sviluppa in un periodo storico in cui si rende necessaria l’attuazione di un complesso insieme di regole per stabilire le norme in una comunità che va diventando sempre più interculturale. Vengono stabilite le diverse misure di integrazione, la situazione concernente la famiglia dell’immigrato, gli estremi per l’espulsione e si comincia ad interpretare lo straniero non solo in relazione all’apporto economico per il paese ma anche per quello culturale.

4 Testo Unico sull’immigrazione (286/1998) contenente 49 articoli andava a regolare l’intera materia relativa ad immigrazione e gestione dei rifugiati.

5 Legge Bossi-Fini (189/2002). Questa legge è andata ad incidere profondamente sul sistema precedente con un’interpretazione molto restrittiva rendendo l’ingresso in Italia molto più difficoltoso così come la permanenza. Vengono creati gli Sportelli Unici presso le Prefetture, viene intensificato l’utilizzo dei già esistenti (dalla Turco-Napoletano) CARA (Centri Accoglienza) e i CIE (Centri Identificazione ed Espulsione) e si stabilisce la procedura dell’espulsione con accompagnamento coattivo alla frontiera.

Successivamente nel 2004 l’accompagnamento coatto alla frontiera prima della pronunzia del giudice è stato considerato illegittimo dalla corte costituzionale in violazione dell’articolo 13 della costituzione inerente alla libertà personale.

Nel 2009 ci sono state le ultime modifiche, effettuate anche per recepire le varie direttive europee, tra cui la lex 94/2009 (Legge Maroni) che va a restringere ancora di più la normativa precedente rendendo l’Italia un paese sempre meno disposto all’accoglienza.

Questa legge infatti va a rientrare in un pacchetto di sicurezza che ha inasprito molte tra le norme in materia con un’interpretazione sempre più restrittiva e punitiva nei confronti degli stranieri. Molti dei reati che vi erano previsti sono comunque stati mitigati nel corso degli anni da interventi successivi.

 

In questi anni in cui gli esodi di massa sono all’ordine del giorno è divenuta centrale la figura del “richiedente asilo politico” ed il 20 giugno sarà la “Giornata mondiale per il rifugiato”. Con rifugiato si intende colui “che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra” [Articolo 1A della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati].

 

Con il sistema “Dublino III” del 2013 è iniziata la seconda fase del “sistema europeo comune di asilo” che va a stabilire delle procedure comuni per tutti i paesi dell’UE.

La prima fase viene affidata alla Polizia di Frontiera, deputata alla formalizzazione delle domande di asilo. A questa segue “l’Unità Dublino presso dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno” che deve determinare lo stato competente.

Una volta che si accerta la competenza italiana viene inviato tutto alle Commissioni territoriali per la protezione internazionale che devono valutare sull’esistenza dello status.

Con la presentazione della domanda di richiesta di asilo la Questura può decidere sull’accoglienza o sul trattenimento che avverrà quindi o nei CARA(centri di accoglienza) o nei CIE(di identificazione ed espulsione). Se il richiedente non dovesse essere accolto in nessuno dei due ha il diritto di essere inserito nello SPRAP, sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

 

Per comprendere meglio questa situazione abbiamo parlato con Stefano Galieni, uno degli organizzatori della campagna “#LasciateCIEntrare” in vista proprio del 20 giugno.

Come è nata la campagna?

La Campagna LasciateCIEntrare, nasce nel 2011 a seguito di una circolare del Ministro dell’Interno che proibiva l’accesso nei CIE , vere e proprie strutture a carattere detentivo per chi è privo di documenti che permettono il soggiorno sul territorio nazionale e che definiva la presenza dei giornalisti “un intralcio” alla gestione dei centri. Ne nacque una mobilitazione di esponenti della società civile e giornalisti supportata dalla Federazione Nazionale della Stampa e dall’Ordine dei Giornalisti e a cui aderirono associazioni, forze sociali e politiche sparse per tutto il territorio nazionale. La circolare venne “sospesa” nel dicembre dello stesso anno dal nuovo ministro Cancellieri e, nel frattempo siamo riusciti ad entrare nei Centri. Un anno dopo, a seguito anche delle numerose visite effettuate, decidemmo come campagna composta da soggetti fra loro molto diversi di integrare il proprio nome con la dicitura “Mai più CIE” ritenendo tali strutture come causa di gravi e perenni violazioni dei diritti umani, di gratuite sofferenze inflitte, oltre che costose, inutili ed inefficaci anche ai fini delle stesse ragioni che ne avevano determinato la creazione.

 

Cosa sono i CIE?

I CIE, nati nel 1998, sono strutture pensate per trattenere le persone provenienti da paesi extra UE, in attesa che vengano identificate dalle autorità consolari dei paesi di provenienza, che venga fornito loro il titolo di viaggio necessario e il nulla osta da parte delle suddette autorità per essere poi rimpatriate, quasi sempre in maniera coattiva, nei luoghi di origine. Durante gli anni sono morte, per circostanze diverse, dal suicidio al tentativo di fuga alle condizioni inerenti la restrizione stessa, almeno 25 persone, ma tantissimi sono stati coloro che dai periodi di trattenimento sono usciti profondamente feriti nell’animo e nel corpo. A Roma esiste ormai, sempre dal 1998 il CIE più grande d’Italia, ubicato in località Ponte Galeria e che nei periodi di massima capienza è arrivato a trattenere 364 persone. Oggi la sezione maschile del centro è chiusa a seguito dell’ennesima rivolta mentre in quella femminile (l’unica aperta in Italia) ci sono circa 60 donne, in gran parte proveniente dalla Nigeria e a forte rischio di subire la tratta per sfruttamento sessuale.”

 

Cosa avete fatto negli ultimi anni contro questa situazione?

Durante gli anni la Campagna LasciateCIEntrare ha realizzato numerose mobilitazioni, sia per chiedere la chiusura dei CIE (oggi ne sono in funzione 4), che per denunciare alcune situazioni di palesi violazioni, emergenze individuali e collettive, intervenendo tanto nei rapporti con le istituzioni, locali nazionali,  ed europee quanto nei movimenti sociali.

Lo scorso anno, a seguito della crisi umanitaria e dell’esplodere di Mafia Capitale abbiamo cominciato ad operare anche nei Centri di Accoglienza Straordinaria, nei CARA ed anche in alcune strutture informali. Ne è nato un Rapporto presentato alla stampa il 25 febbraio scorso dal titolo “Accogliere, la vera emergenza”, in cui denunciamo numerosi casi di mal accoglienza e contemporaneamente tentiamo di definire il da farsi rispetto ad una questione come quella dell’arrivo dei richiedenti asilo, mai affrontata in maniera sistematica dalle istituzioni preposte. Intanto anche le labili aperture rispetto alla possibilità di entrare nei diversi centri, tanto per verificare il rispetto degli standard di accoglienza previsti che per garantire trasparenza nella gestione e dignitose condizioni di vita per gli ospiti e di lavoro per gli operatori, si sono ristrette. In alcuni luoghi è quasi impossibile entrare, di altri è addirittura impossibile conoscere l’ubicazione. Nonostante il 72% dei profughi presenti in Italia si trovi oggi in strutture di carattere straordinario  la loro ubicazione, il numero delle persone ospitate, gli enti che li gestiscono ed altre informazioni fondamentali, ci sono ad oggi precluse. Insieme a Cittadinanzattiva e Libera, come Campagna abbiamo inoltrato alle 106 prefetture italiane richiesta di accesso a tali atti, attendiamo ad inizio giugno risposta dal TAR Lazio ed in merito al territorio della provincia di Roma, una risposta in merito dopo che la quasi totalità delle prefetture ha ignorato le nostre richieste e le poche che lo hanno fatto hanno risposto in maniera a dir poco deludente.”

 

 

Qual è ad oggi la situazione dei profughi in Italia?

Per quanto riguarda invece la questione profughi/richiedenti asilo bisogna tener presente che non esistendo una legge quadro organica si è andato avanti negli anni in base alle contingenze e alle direttive europee. Oggi esistono di fatto due percorsi paralleli, il primo è il sistema SPRAR gestito insieme ai comuni disponibili all’accoglienza e il sistema CAS gestito dalle prefetture. Accanto a questi esistono i CARA ormai in dismissione perché troppo grandi,  gli Hub, che dovrebbero fungere da smistamento su base regionale e gli Hot spot in cui dovrebbero essere separati in origine coloro che hanno diritto a chiedere asilo e in alcuni casi a trovare ricollocazione in un paese UE da coloro che, considerati “migranti economici”, andrebbero rimandati a casa. Un sistema come è facile intuire, ferruginoso e poco in grado di portare chi chiede asilo di raggiungere nel più breve tempo possibile una reale autonomia tale da non dover più aver bisogno di assistenza e accoglienza. Un altro problema è quello dei meccanismi di risposta alle domande di asilo: oggi sono operanti una trentina di commissioni territoriali ed i tempi di esame per ogni pratica, i frequenti e spesso immotivati dinieghi, i ricorsi alle commissioni prima e alla cassazione poi, intasano non solo i tribunali ma anche le strutture di accoglienza, bloccando chi aspira a ricostruirsi una vita nell’eterno limbo della precarietà.

Approfondimenti e fonti:

http://www.uniba.it/ricerca/dipartimenti/scienze-politiche/docenti/dott.-giuseppe-morgese/morgese-a.a.-2014-2015/Lineamentidellanormativaitalianainmateriadiimmigrazione

http://www.immigrazione.biz/normative.php

http://www.lenius.it

http://www.unhcr.org

http://www.voxdiritti.it/profughi-e-rifugiati-la-situazione-in-italia/

http://www.huffingtonpost.it/news/italia-profughi/

http://www.stranieriinitalia.it/attualita/attualita/attualita-sp-754/emergenza-profughi-la-buona-accoglienza-che-l-italia-dovrebbe-imitare.html

http://www.stranieriinitalia.it/images/moressa20gennaio2016.pdf

http://www.internazionale.it/notizie/2015/08/13/italia-immigrazione-leggi

http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/minori/cimmino/cap2.htm

http://www.cestim.it/sezioni/materiali_didattici/md_cestim-mlal/schede/08.pdf

http://www.immigrazione.biz/normative.php

http://www.cir-onlus.org/it/comunicazione/statistiche

http://www.dirittierisposte.it/Schede/Persone/Immigrazione-e-cittadinanza/richiesta_di_asilo_e_rifugiati_id1120473_art.aspx

http://www.west-info.eu/it/west-news/profughi-rifiugiati-asilo/?t=660

http://www.refworld.org

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/legal-migration/index_en.htm

http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Migration_and_migrant_population_statistics/it#Ulteriori_informazioni_di_Eurostat

http://www.a-dif.org/category/frontiere/

Il dramma del Kenya. Crisi umanitaria da mezzo milione di civili

SCHEMI:

UNHCR

http://www.fondazioneleonemoressa.org

FOTO CREDITI:

www.mediciperidirittiumani.org

www.cilditalia.org

 

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