La lunga notte del Paraguay

Un intero piano del parlamento dato alle fiamme, duecentoundici arrestati (di cui quattro minorenni), un morto e diversi feriti anche tra giornalisti e politici. È questo il bilancio della lunga notte che il Paraguay e il suo popolo hanno vissuto, lo scorso 31 marzo, in seguito a un tentativo di riforma costituzionale voluta dall’attuale presidente Horacio Cartes.

La modifica, già respinta lo scorso agosto, verte sull’articolo 229 della Costituzione e permetterebbe ad ex presidenti e vicepresidenti di essere rieletti, contrariamente al principio del mandato unico inserito nella carta a seguito della caduta della dittatura di Alfredo Stroessner, al potere per trentacinque anni.

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Il clima di tensione, già alto nei giorni precedenti il fatto, è infine arrivato all’esasperazione. Mentre esponenti del Partido Liberal Radical Autentico (PLRA) occupavano la sala plenaria per impedire la votazione, venticinque senatori del Partido Colorado (schieramento di Horacio Cartes) e del Frente Guasú si riunivano in un’altra aula del parlamento per approvare all’unanimità la riforma. Un colpo di mano a tutti gli effetti dal momento che la legge paraguayana impedisce di accogliere una votazione in assenza del presidente del Senato -membro del PLRA e quindi presente in sala plenaria- e di una maggioranza di almeno 30 senatori.

Come detto, oltre al partito del presidente in carica, anche il Frente Guasù ha avallato la riforma. Lo schieramento di sinistra, infatti, è guidato dall’ex vescovo cattolico Fernando Lugo, già a capo del governo tra il 2008 e il 2012 e, dunque, non candidabile.

Appena diffusa la notizia, in migliaia si sono riversati nelle strade di Asunción, capitale del Paraguay, al grido di “dictadura nunca más” (mai più dittatura).  Dopo duri scontri con la polizia (armata di fucili con proiettili di gomma), i manifestanti hanno divelto le barriere poste a protezione del parlamento, per poi irrompere nello stesso e darne alle fiamme un intero piano. 

Secondo fonti locali, decine di persone tra manifestanti, politici, giornalisti e poliziotti sarebbero rimaste ferite. Per i vigili del fuoco il numero reale si aggirerebbe intorno ai trenta.

A seguito degli scontri 211 persone sono state trattenute in stato di fermo con le accuse di disturbo della quiete pubblica e devastazione. Al mattino seguente (1 aprile) circa la metà degli arrestati è stata rilasciata.

Dopo i momenti di tensione fuori dal parlamento, la polizia ha fatto irruzione nella sede del Partido Liberal Radical cominciando a sparare all’impazzata (secondo politici e testimoni presenti).

Tra loro si trovava anche Rodrigo Quintana, venticinque anni, presidente della Gioventù liberale radicale di La Colmena, arrivato ad Asunción insieme ad un collega per prendere parte alle manifestazioni. Il ragazzo viene raggiunto da alcuni proiettili, finendo per cadere a terra nel suo stesso sangue.

Qui sotto le immagini, sensibili, dell’accaduto.

Il dottor Pablo Lemir, medico legale della pubblica accusa, ha affermato lunedì (3 aprile) che i proiettili metallici usati dalla polizia in quest’intervento si sono aperti “come una rosa” prima di colpire, fino a ucciderlo, Rodrigo Quintana. Morte che, continua il medico, “non è stata immediata, il ragazzo ha agonizzato almeno 20 minuti” senza che nessuno degli agenti presenti si curasse di lui. Pablo Lemir ha infine concluso sostenendo che, se i proiettili fossero stati di gomma, il giovane si sarebbe potuto salvare. 

Sul mandante dell’irruzione esistono al momento due versioni discordanti: la prima, fornita dal commissario generale per l’Ordine e la Pace Luis Pablo Cantero, sostiene l’ipotesi secondo cui sarebbe stato dato un divieto categorico all’azione; Olga Paredes, dirigente del PLRA e testimone dei fatti, ha dichiarato, invece, che Tomás Paredes Palma (commissario a capo dell’operazione) avrebbe domandato il permesso al telefono a una persona ancora sconosciuta, ricevendo da questa una risposta affermativa.

Quale sia la verità, saranno solo le indagini a dirlo. Nel frattempo la situazione è stata risolta facendo ‘saltare la testa’ del Ministro dell’Interno Tadeo Rojas e del capo della Polizia Crispulo Sotelo, e mettendo in stato di fermo il sottufficiale Gustavo Florentín, autore dell’omicidio. 

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Mentre nelle strade scoppiava il caos, il presidente Horacio Cartes si è defilato evitando accuratamente di apparire, su qualsiasi media, per tutta la durata degli scontri. Solo a notte inoltrata si è espresso sul suo account Twitter invitando i cittadini a mantenere la calma e a non seguire chi da mesi minaccia violenze e spargimenti di sangue. “La democrazia” ha concluso il presidente in carica, “non si conquista né si difende con la violenza”.

Nonostante il colpo di mano effettuato il 31 marzo scorso, la proposta di revisione costituzionale è ancora lontana dall’essere approvata definitivamente. 

In primis perché Roberto Acevedo, presidente del Senato, si è appellato alla Corte Suprema insieme ad altri parlamentari, affinché questa cancelli la votazione e annulli l’emendamento. In secundo perché, per essere approvata, la riforma costituzionale deve ancora passare per la Camera dei Deputati (dove, in realtà, Horacio Cartes ha la maggioranza assoluta) e per un referendum popolare da indire obbligatoriamente entro i prossimi tre mesi.

Il voto alla Camera bassa era previsto per il primo aprile ma, date le circostanze e l’ostruzionismo dell’opposizione, è slittato a data da destinarsi.

Nel frattempo, sempre tramite un tweet, Cartes ha chiamato i presidenti delle due camere, i leader dei partiti politici e la Conferencia Episcopal Paraguaya (CEP) a partecipare a un tavolo di dialogo per trovare una soluzione a quella che è ormai diventata molto più di una crisi politica. 

La prima contrattazione, che ha avuto luogo il 5 aprile scorso, ha visto la partecipazione di entrambi i presidenti delle camere, del leader di Avanza País Adolfo Ferreiro, del senatore e presidente di Unace Jorge Oviedo Matto e dell’arcivescovo Edmundo Valenzuela. 

Il Partido Liberal Radical e il Partido Democratico Progresista hanno invece fatto sapere che non siederanno a nessun tavolo finché il progetto per far rieleggere gli ex presidenti non sarà ritirato.

Il presidente del PLRA, Efraín Alegre, ha inoltre aggiunto che è necessario prendere misure drastiche contro i vertici della Polizia, ritenendo insufficienti le azioni effettuate per fare giustizia nel caso Rodrigo Quintana.  

Da qui in avanti sarà necessario mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulla nazione sudamericana: i prossimi mesi ci diranno se il sottile filo su cui ora cammina la democrazia paraguayana avrà saputo resistere. 

FONTI:

http://internacional.elpais.com/internacional/2017/03/31/america/1490977940_157080.html

http://www.eluniverso.com/noticias/2017/03/31/nota/6118157/manifestantes-ocupan-congreso-paraguay-tras-aprobacion-reeleccion?&utm_source=twitter&utm_medium=social-media&utm_campaign=addtoany

http://www.elmundo.es/internacional/2017/04/01/58def648ca47414a7d8b46df.html

http://internacional.elpais.com/internacional/2017/04/03/actualidad/1491193561_776336.html

http://www.lanacion.com.py/politica/2017/04/04/senadores-defienden-la-independencia-de-poderes/

http://www.hoy.com.py/nacionales/mesa-de-dilogo-el-respeto-por-la-constitucin-debe-primar

http://www.independent.co.uk/news/world/americas/protester-killed-paraguay-rodrigo-quintana-asuncion-horacio-cartes-a7662106.html

https://www.theguardian.com/world/2017/apr/02/paraguays-president-calls-for-end-to-unrest-after-killing-of-activist

http://www.elmundo.es/internacional/2017/04/01/58dfff38ca474192378b45cb.html

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