Ricorda 1968: il movimento studentesco americano

Nella storia della umanità ci sono stati pochi anni che hanno così marcatamente modificato l’andamento degli eventi come il ’68. Gli Stati Uniti sono probabilmente il paese che più ha visto cambiare il proprio volto tra proteste studentesche, morti illustri e delusioni. Alcuni di questi eventi sono stati così rivoluzionari che ancora oggi ne vediamo gli effetti.

Per questo viaggio nel ’68 studentesco Americano partiremo da più indietro per ripercorrere tutte le tappe fondanti del movimento. Un articolo non può sicuramente soddisfare la descrizione di un anno così importante ma cercherà di mostrarvi le cause dietro a queste proteste e le conseguenze e gli effetti che ancora oggi hanno.

I prodromi e il discorso di Mario Savio

Come tutte le proteste studentesche e giovanili nate sulla West Coast, anche il ‘68 americano nasce a Berkley e più precisamente tra Bancroft way e Telegraph avenue. Questo incrocio è da sempre il luogo politico dell’università e ancora oggi in questo posto gli studenti di Berkley hanno il diritto, essendoselo guadagnato con anni di sangue lasciato sui manganelli dei poliziotti, di manifestare e di fare attività politica.

Ma se questo è il luogo dello scontro, il 68 non è in realtà il vero inizio . Non si può infatti prescindere dagli sviluppi degli anni precedenti per capire cosa succede in quegli anni. La genesi del movimento va infatti rintracciata nel 1960, quando due studenti della Student for Democratic Society, fondata nello stesso anno, commissionarono a Tom Hayden, un famoso attivista californiano, un manifesto studentesco. In questo modo nacque il Port Huron Statement.

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Il manifesto, nonostante sia il primo documento della lotta studentesca, resta comunque mediocre. Le richieste che vengono fatte sono minime e trasuda di cultura bianca snob dei quartieri alti. Si legge chiaramente tra le linee chi sono i firmatari: studenti bianchi di buona famiglia che si sono resi conto di colpo che molti dei ragazzi che hanno intorno non godono esattamente dei loro stessi privilegi. La situazione della comunità afroamericana, la critica alla società capitalista e la situazione internazionale sono già presenti come temi nel manifesto, ma non hanno minimante lo spessore culturale che avranno sucessivamente.

I più motivati nella lotta sono gli studenti figli di immigrati e in particolare i figli di coloro che hanno studiato in Europa. Difatti, le università statunitensi fino a quel momento sono sempre state intrise di pragmatismo e, a parte alcune eccezioni, hanno sempre cercato di creare laureati utili al progresso del Paese senza sviluppare un profondo senso critico.

Tra questi figli di immigrati a Berkley uno in particolare entrò nel movimento e ne cambiò i connotati: Mario Savio. Mario è un giovane studente di filosofia con origini italiane, si è avvicinato al movimento per caso e perché essendo figlio di immigrati italiani sa, dai racconti dei parenti, cosa vuol dire essere cittadini di seconda classe negli USA. In aggiunta Mario è cattolico e da sempre ha sentito parlare di carità e uguaglianza, due elementi che incontra e che modificherà nel movimento studentesco. 

Nel 1964 Mario partecipa alla “Summer of Freedom” in Missisipi, dove giovani studenti californiani passano in tutte le case della comunità afroamericana per informarli e spingerli a iscriversi nei registri degli elettori. Questo negli stessi anni in cui Martin Luther King combatte per far passare il Vote act, in modo che anche i neri possano votare ovunque e combattere gi stati segregazionisti. Le notti in prigione, le manganellate e le storie di violenza e schiavismo sentite nel Sud degli Stati Uniti formarono il giovane e il movimento e incominciarono a costruire le basi di quello che sarà il ’68 vero e proprio.

La tappa più importante è sicuramente il suo discorso davanti al rettorato nel Dicembre ‘64. L’occasione nasce dall’arresto di un giovane compagno che pubblicizzava con volantini l’attività del gruppo. Quando i poliziotti decidono di portarlo via, migliaia di studenti si siedono intorno alla macchina per non permettere alla vettura di spostarsi. Nel mezzo del caos, con gli agenti che cercano di spostare i giovani e questi ultimi che si rifiutano, Mario decide di salire sull’auto della polizia e fare un discorso, senza sapere che diventerà uno dei discorsi più famosi della storia degli Stati Uniti. Questa è sicuramente la parte che più è rimasta nella memoria del Paese.

Il rettore ci ha detto che l’università è una macchina; se è così, allora noi ne saremo solo il prodotto finale, su cui non abbiamo diritto di parola. Saremo clienti — dell’industria, del governo, del sindacato… Ma noi siamo esseri umani! Se tutto è una macchina, ebbene… arriva un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, ti fa stare così male dentro, che non puoi più parteciparvi, neppure passivamente. Non resta che mettere i nostri corpi tra le ruote e gli ingranaggi, sulle leve, sull’apparato, fermare tutto. E far capire a chi sta guidando la macchina, a quelli che ne sono i padroni, che finché non saremo liberi non potremo permettere alla macchina di funzionare

In queste poche righe si concentrano la maggior parte dei temi del ’68. La società come una macchina, la rivolta contro qualsiasi istituzione che costringa l’uomo, l’importanza estrema del diritto di parola, l’alienazione dell’uomo nel mondo contemporaneo sono i temi più classici, già sviscerati dai filosofi della scuola di Francoforte, ma che adesso sono ad appannaggio dei giovani studenti.

Ma c’è anche un dato politico fondamentale che riguarda l’uso del corpo come mezzo di protesta, un qualcosa che sarà centrale durante tutte le altre proteste di questo periodo. Studenti che si fanno picchiare, ma che non si spostano, che si lanciano in rapporti amorosi all’aperto, ma che non si coprono. Il corpo si trasforma in una massa critica che si pone lungo i binari della società bigotta e borghese americana come a voler far deragliare il treno di quella società da loro disgustata.

Le proteste si susseguono in tutto il Paese dal 1964 al 1968, mentre sale la critica verso la guerra in Vietnam. Mentre coloro che non possono studiare vengono spediti a forza nel Sud Est asiatico, i giovani di buona famiglia iscritti alle università la criticano selvaggiamente senza dover rischiare la pelle.

New York e lo Strawberry statement

Proprio nel 1968, con la guerra in Vietnam che infuria e le proteste che esplodono ovunque nel mondo, alla Columbia university di New York scoppia una delle più famose sommosse di quell’anno, che diventerà famosa con il nome di “April Protest”.

Le cause scatenanti dell’evento sono due. La prima è la collaborazione dell’università con un think tank militare, l’Institute for Defense Anlysis, che molto aveva contribuito nella costruzione delle operazioni militari in Vietnam. La seconda è invece la volontà del campus di costruire un dormitorio segregato per soli neri. Come si vede la questione razziale e la guerra in Vietnam sono le due micce del ’68, ma è sempre sul fondo la critica alla società capitalista.

Durante queste proteste Mark Rudd, ledear del movimento della Student for Democratic Society a New York, guiderà i giovani studenti ad occupare il rettorato, a scontrarsi con la polizia e a marciare innumerevoli volte. Il momento più famoso e importante in queste proteste è sicuramente il cosidetto: strawberry statement. Con questo termine si indica le frasi di Herbert Deane, vice rettore del campus, che parlando in una intervista affermò:

“Le idee degli studenti e dei professore non dovrebbero avere alcuna influenza sull’amministrazione dell’università. Questa istituzione infatti non è assolutamente democratica. Se le decisioni qui dovessero essere prese democraticamente, Io sarei il primo ad andarmene e dopo di me moltissimi altri. Se gli studenti volessero fare un referendum su questo tema o su un altro, qualsiasi responso essi diano, a me interesserrebbe tanto quanto se mi dicessero che gli piacciono le fragole”

Il vicerettore scatenò le più forti proteste di tutto il periodo che portarono a moltissimi feriti e arresti. Questo estratto però ci fornisce un chiaro esempio di quello che pensavano le classi dirigenti e le elites in questo periodo.

La crisi del movimento studentesco e del 68

Le Proteste di Aprile furono il momento più duro di scontro e forse furono anche il momento più alto del ‘68. I corpi degli studenti che occupavano le strade e i palazzi del campus lasciarono presto spazio ad altro.

La classe dirigente capì presto che le manganellate e il sangue non servivano a molto, mentre la regola” Divide e Impera” poteva adattarsi alle loro necessità sempre. Proprio per questo il sistema iniziò ad accordarsi con le varie parti: gli studenti, la comunità afroamericana moderata, i gruppi radicali anarchici. Chi non si sedeva al tavolo diventava preda del FBI di J. Edgar Hoover, che aveva come unico obiettivo quello di distruggerli.

Così incominciarono a morire, spesso in incidenti, i leader unificatori dei movimenti e allo stesso modo incominciarono a cadere i miti: Martin Luther King, ucciso in Aprile a Memphis nel 1968, Bob Kennedy, ucciso a Los Angeles il 6 giugno 1968.

I movimenti iniziarono a separarsi pericolosamente. I gruppi afroamericani iniziarono a scontrarsi molto con i neo formati gruppi hippie, che incominciarono a preoccuparsi più della lotta teorica alla società piuttosto che guardare ai problemi della fame o del disagio nelle periferie. In tutto questo il sistema mediatico contribuì a descrivere i primi come pericolosi terroristi e i secondi come drogati, allotanandone qualsiasi simpatia della classe media.

Nonostante questo le idee del ’68, anche lontane dai movimenti originali, continuarono a distruggere la società americana dall’interno e ancora oggi guidano la lotta per una società più giusta e più aperta. Proprio in questo periodo nacquero infatti le idee che oggi ispirano movimenti come Black Lives Matter, American Social Democrats e molti altri che ogni giorno combattono per avere fegli Stati Uniti migliori.

Fonti:

https://www.metrotimes.com/news-hits/archives/2014/12/01/mario-savios-bodies-upon-the-gears-speech-50-years-later

https://www.vox.com/culture/2017/4/12/14462948/protest-music-history-america-trump-beyonce-dylan-misty

https://www.vox.com/2016/7/10/12131168/1968-2016-violence-riots-instability

https://www.theatlantic.com/photo/2018/01/50-years-ago-in-photos-a-look-back-at-1968/550208/

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