La politica migratoria del Canada

Un Paese accogliente e multiculturale. È questa l’immagine che si ha del Canada, quella su cui insiste con forza anche il suo attuale Primo ministro, Justin Trudeau. Il leader del partito liberale canadese si è infatti sempre distinto per un atteggiamento decisamente pro-immigrazione, uno dei motivi per cui il suo rapporto con il vicino Trump ha attraversato decisamente più bassi che alti. 

 

In particolare, in occasione dell’approvazione del cosiddetto Muslim Ban da parte del presidente americano, ha espresso su Twitter la volontà di accogliere “tutte le persone in fuga da persecuzioni, terrore e guerre”. D’altronde, se il Primo ministro sostiene che la “forza sta nella diversità”, non sorprende che uno degli articoli (il 27) della legge costituzionale del 1982 includa tra gli obiettivi dello Stato la valorizzazione del “patrimonio multiculturale”. 

Sia chiaro, l’immagine di un Paese che accoglie tutti indiscriminatamente funziona soltanto a fini retorici; la realtà è ovviamente più complessa di così. E vale anche per il Canada.  

Una posizione privilegiata

Il vocabolario definisce la “geopolitica” come lo studio delle influenze che la collocazione geografica di un popolo, di una nazione, di uno Stato ha sulla sua storia politica. Secondo il giornalista dell’Atlantic Thompson, basterebbe una rapida occhiata alla cartina per capire il motivo per cui il grande Paese nordico non affronta spesso emergenze migratorie. 

Con due oceani ai due lati e il Polo a due passi, il flusso migratorio più immediato dovrebbe partire dagli States, ma per ovvie ragioni tra i due Paesi non c’è proprio lo stesso traffico che, per esempio, si può trovare al confine tra Stati Uniti e Messico. L’unica recente inversione di rotta si è verificata quando l’amministrazione Trump ha iniziato le espulsioni e migliaia di migranti sono partiti dalla terra di Washington inseguendo la stella polare. 

In ogni caso, la posizione privilegiata del Canada mette l’amministrazione nelle condizioni migliori per far valere una politica migratoria “autonoma”, alla cui base vi sia una precisa e specifica volontà politica. 

Il sistema basato sul merito

Se fino al 1967 la selezione dei migranti era avvenuta in base alla loro origine, le cose sono cambiate quando venne introdotto un sistema a punti per classificare i migranti ammissibili. I fattori non erano più etnia e nazionalità, bensì età, livello di istruzione, abilità ed esperienze lavorative, presenza di familiari in Canada. 

Secondo i sostenitori di questo sistema, vi sono due ragioni principali che ne garantiscono la validità e l’efficacia: una a che fare con la dimensione culturale, l’altra con quella economica. Per quanto riguarda la prima, vi è la convinzione che migranti con determinati requisiti socio-culturali abbiano maggiori possibilità di integrarsi al nuovo contesto. Per aumentare le effettive probabilità che questo accada, ogni anno il governo canadese investe circa un miliardo di dollari canadesi nei servizi per l’integrazione, sperando di accrescere il sentimento di appartenenza dei nuovi arrivati. 

In secondo luogo, basare la richiesta di immigrazione su fattori spendibili in termini di mercato è un buon metodo per andare incontro alle esigenze dell’economia nazionale. A questo proposito, si sono segnalate due diverse tendenze: se fino allo scorso decennio si è cercato di favorire in misura maggiore l’immigrazione permanente, negli ultimi anni è cresciuto enormemente il numero di lavoratori temporanei.  

Troppo merito per pochi, troppo pochi per il merito

Nel 2017 sono stati 296.346 i migranti legali permanenti ammessi sul territorio canadese; più della metà (52%) è stato accolto in base al sistema definito nel paragrafo precedente. Come sono evidenti i pregi di un sistema in grado di garantire ordine sociale e crescita economica, risulta altrettanto evidente la critica decisiva a questa impostazione. 

Secondo i detrattori del sistema basato sul merito, esso costituirebbe la strada maestra per l’aumento delle disuguaglianze globali. Infatti, se gli unici ad avere la possibilità di migrare fossero solamente gli individui più istruiti e “adattabili” al sistema economico, si determinerebbero due problemi: la discriminazione indiretta dei migranti su criteri socio-culturali e una maggiore sperequazione della ricchezza. 

Nuovi e vecchi canadesi

Tra il 2011 e il 2018, sono stati 1 milione e 800 mila i migranti accolti in Canada, di cui quasi il 60% è rappresentato dai cosiddetti migranti economici. Considerando la popolazione totale del Canada, poco superiore ai 37 milioni di persone, si capisce la portata del fenomeno. Oltretutto, è opportuno segnalarlo, più del 22% della popolazione è nato in un altro Paese.  

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L’immigrazione in Canada, 1850-2000. Fonte: Wikipedia 

Un altro dato contribuisce a fare comprendere il fenomeno della accoglienza; riguarda i rifugiati: nel 2018 sono stati quasi 28.000 i rifugiati che hanno ottenuto il permesso di restare sul territorio canadese. Il Canada, infatti, è stato il Paese ad averne accolti di più (quasi 30.000), un numero maggiore addirittura degli Stati Uniti.  

Conclusioni

Vi è una certa corrispondenza tra la retorica e l’azione di Trudeau: il Canada accoglie e può permettersi di accogliere. Abbiamo segnalato quali i pregi e quali i limiti dell’approccio governativo al tema, ma manca un riferimento all’opinione pubblica. Nell’estremo Nord si è sviluppato in minor parte quel sentimento xenofobo che, purtroppo, accomuna in questo momento storico le due sponde dell’Atlantico. 

È possibile che con le elezioni in vista Trudeau decida di sposare una linea diversa, visto che recenti sondaggi segnalano dei cambiamenti nell’opinione pubblica. La speranza è che, con il valore del multiculturalismo sancito in costituzione, il Canada non tradisca la propria storia.    

Qualche forma di dissenso nei confronti dei flussi migratori si è registrata anche qui, ma in confronto a quanto succede qualche chilometro a Sud, il Canada sembra ancora il paradiso per i migranti. La verità, come sempre, sta nel mezzo. 

Fonti e approfondimenti

Macleans, “Canada now brings in more refugees than the U.S.” https://www.macleans.ca/news/canada/refugee-resettlement-canada/

The Atlantic, “Canada’s Secret to Escaping the ‘Liberal Doom Loop’” https://www.theatlantic.com/international/archive/2018/07/canadas-secret-to-escaping-the-liberal-doom-loop/564551/

The Canadian Encyclopedia, “Immigration policy in Canada” https://www.thecanadianencyclopedia.ca/en/article/immigration-policy

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