Il sistema di accoglienza dei rifugiati in Canada

Andrew Scheer - Flickr.com - pubblico dominio

Abbiamo già affrontato il tema della politica migratoria in Canada, mettendo in evidenza le contraddizioni di un Paese che si definisce accogliente e multiculturale, ma in cui vige, di fatto, un sistema a punti per classificare le persone che vogliono entrarvi.
Ogni anno, il Dipartimento federale di immigrazione, per i rifugiati e per la cittadinanza canadese (IRCC, Immigration, Refugees and Citizenship Canada) pubblica i dati sull’immigrazione, che poi utilizza per pianificare le operazioni in questo campo. Nel 2021, l’IRCC ha superato il suo obiettivo, accogliendo oltre 405.000 immigrati. Nel 2022, l’obiettivo è salito a 431.645 nuovi residenti permanenti, mentre nel 2023 il Canada punterà ad accogliere altri 447.055 immigrati e nel 2024 altri 451.000.

Il Paese accoglie con favore alti livelli di immigrazione per sostenere la sua economia. L’importanza di tale fenomeno è aumentata con la pandemia da Covid-19: il virus ha indebolito l’economia canadese nel breve periodo e ha aumentato la spesa pubblica per i servizi sociali. Il tasso di natalità è sceso al livello più basso di sempre, quello di 1,47 figli per donna nel 2019, portando il governo a ritenere il Paese sempre più dipendente dall’immigrazione per la sua crescita demografica nei prossimi anni.

Parliamo nello specifico di rifugiati: come funziona l’accoglienza in Canada?

Come stabilito dalla Convenzione di Ginevra, il rifugiato è “Chiunque, nel giustificato timore d’essere perseguitato per ragioni di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori del suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi.
Lo status di rifugiato si differenzia dunque notevolmente da quello di immigrato, cioè colui che sceglie di stabilirsi in maniera permanente in un altro Paese.

Secondo i dati forniti dall’UNHCR, la maggior parte dei rifugiati arrivati sul suolo canadese tra il 2018 e il 2022 è originario della Siria, in percentuale elevate e più o meno stabili nel corso dei 4 anni. Ma un numero elevato di persone arriva anche dalla Repubblica Democratica del Congo, dilaniata da scontri etnici e dalla Somalia, la cui perenne instabilità politica, il terrorismo e la situazione climatica hanno ridotto la popolazione allo stremo.

Il  sistema per l’accoglienza dei rifugiati in Canada si basa su due programmi: Refugee and Humanitarian Resettlement Program, per chi ha bisogno di protezione e la richiede quando è al di fuori del Canada, e In-Canada Asylum Program, rivolto a coloro che presentano richiesta di protezione dall’interno dello Stato.

Il primo si basa sulla collaborazione tra il governo canadese, l’UNHCR e gli sponsor, cioè cittadini, associazioni o enti canadesi che fanno da garanti per i rifugiati e, più in generale, per i migranti. Chi accetta di fare da sponsor verrà ritenuto responsabile per il sostegno finanziario del soggetto che viene accolto. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), con l’aiuto di sponsor privati, identifica i rifugiati adatti al reinsediamento, ossia il trasferimento legale e sicuro delle persone dal luogo in cui hanno ottenuto una prima forma di sostegno al Paese in cui sarà loro definitivamente garantita la protezione internazionale e tutti i diritti ad essa connessi. Questo sistema è basato sulla cooperazione internazionale per la condivisione delle responsabilità tra i vari Paesi in relazione alla protezione dei rifugiati.

La persona che fa parte di questo programma si trova fuori dal Paese e chiede di entrare; le tempistiche possono essere lunghe, poiché è necessario del tempo per elaborare la richiesta, evitando problemi relativi alla sicurezza, alla criminalità o alla salute.

Il programma, denominato Blended Visa Office-Referred (BVOR), abbina i rifugiati identificati dall’UNHCR a sponsor privati ​​all’interno del Paese, che forniscono il proprio aiuto sul territorio. Alcuni lo fanno su base continuativa, attraverso accordi di sponsorizzazione con il governo; altri sponsor, noti come Groups of Five e Community Sponsors, sono persone o gruppi creati all’interno delle varie comunità che si sono riuniti per sponsorizzare i rifugiati.

Il secondo programma invece, riguarda i soggetti che sono già all’interno del territorio Canadese. Questo programma di asilo lavora per fornire protezione ai rifugiati che hanno un fondato timore di persecuzione o sono a rischio di tortura o oppressione nei loro Paesi d’origine e che dunque non possono farvi ritorno.

Non tutti possono chiedere asilo. Ad esempio, le persone non possono presentare una richiesta se sono state condannate per reati gravi o hanno già effettuato precedenti richieste che sono state negate.

I ricorrenti hanno allora due opzioni: possono richiedere lo status di rifugiato al punto di ingresso (aeroporto, porto marittimo o frontiera terrestre) o presso gli uffici designati del CIC. Per presentare domanda, devono fornire informazioni sul loro passato, sulla loro famiglia e sul motivo per cui desiderano presentare una richiesta di protezione. Se il richiedente viene ritenuto idoneo, dovrà partecipare a un’audizione presso lImmigration and Refugee Board of Canada (IRB), un tribunale amministrativo indipendente che decide entro 60 giorni se il ricorrente è un vero rifugiato e merita protezione in Canada.

Se il tribunale accetta la richiesta, il ricorrente può rimanere sul territorio canadese e presentare poi un’ulteriore domanda per la residenza permanente. Se la richiesta viene respinta, il ricorrente deve lasciare il Paese oppure presentare un ricorso per la valutazione del rischio pre-rimozione, la domanda alla Divisione per i ricorsi per i rifugiati presso l’IRB oppure un ricorso alla Corte Federale del Canada per il controllo giurisdizionale.

Conclusioni

Possiamo quindi dire che il sistema canadese funziona? Secondo l’ultimo report dell’UNHCR del 2019, la risposta è sì, i rifugiati che trovano protezione in Canada dichiarano un forte senso di appartenenza al Paese.
Secondo il report, il tasso di disoccupazione dei rifugiati (9%) è in linea con quello registrato tra i cittadini canadesi (6%): il rifugiato non viene percepito come un “peso” per il contribuente canadese, poiché esso partecipa in maniera attiva alla crescita economica del Paese. Tutto questo fa sì che nel giro di cinque anni dal loro arrivo, i rifugiati riescano a ricostruire la propria vita e ad integrarsi nella classe media: nel giro di dieci anni due rifugiati su tre in Canada riescono ad acquistare la propria casa. 

Un felice esempio, sicuramente fortunato ma anche concreto, di integrazione nel sistema canadese, è il calciatore Alphonso Davies: il giocatore classe 2000 è nato in un campo profughi in Ghana, dove i suoi genitori erano stati costretti a rifugiarsi dopo la seconda Guerra Civile in Liberia. Nel 2005, Davies si stabilisce in Ontario con la sua famiglia a seguito dell’accettazione della domanda di reinsediamento. Nella scuola cattolica che frequentava, Davies inizia la sua carriera calcistica grazie ad un programma gratuito che sosteneva le attività sportive per i ragazzi che non potevano permettersi le tasse di iscrizione o i trasporti. Oggi Davies, campione d’Europa nel 2020 con il Bayern Monaco, gioca con la nazionale canadese, che si è qualificata alle fasi finali del Campionato del mondo dopo trentasei anni.

Ovviamente non è tutto così semplice. Ulteriori studi hanno rilevato comunque diverse problematiche che i rifugiati si trovano ad affrontare: la perdita del legame con le proprie origini e abitudini, le barriere linguistiche, il mancato riconoscimento d’istruzione o di esperienze precedenti e gli episodi di discriminazione. Ma il sistema di accoglienza dei rifugiati in Canada sembra funzionare piuttosto bene, probabilmente anche grazie alla collocazione geografica del Paese che, a differenza dell’Europa, non permette l’arrivo di persone dalla costa, escludendo il conseguente sovraffollamento nei campi per i rifugiati. Questa “distanza” fa sì che l’ingresso delle persone che vengono accolte sia pianificato, organizzato il più possibile, facilitando così anche il procedimento di integrazione.

 

Fonti e approfondimenti

Dirks G. E., Immigration policy in Canada, The Canadian Encyclopedia, 21/05/2021.

Ghahari, S., Lui, J., Nagra, S. et al. ,The Life Experiences of Refugees in Canada: A Comprehensive Scoping Review to Identify Unmet Needs and Barriers, Int. Migration & Integration 21, 1249–1261 (2020).

Government of Canada, How Canada’s Refugee system works, canada.ca, 02/05/2022.

Redazione, History of Immigration in Canada, immigrationincanada.ca, 15/01/2020.

Staglianò R., Benvenuti in Canada il paradiso dei rifugiati, LaRepubblica, 28/04/2017.

The Globe and Mail, What life is like once refugees reach Canada, youtube.com, 4/09/2015.

UNHCR, Refugees in Canada, unhcr.ca, 02/05/2022.

 

Editing a cura di Matilde Mosca

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