La via di Aryaniani: la forza delle mangrovie in Vietnam

mangrovie
@Thonau - Wikimedia commons - CC BY-SA 3.0

Definite spesso come “radici del mare”, le mangrovie rappresentano una delle più potenti soluzioni agli effetti del cambiamento climatico che si possono trovare in natura. Oltre a costituire un vero e proprio scudo costiero contro il rischio di disastri, queste hanno dimostrato di svolgere anche un ruolo prezioso nel contrasto all’inquinamento e nella salvaguardia della biodiversità. In Vietnam, considerato tra i cinque Paesi al mondo più vulnerabili al cambiamento climatico, un progetto di “Rimboschimento delle Mangrovie su Base Comunitaria” (Community Based Mangrove Reforestation, CBMR) ha portato alla luce le potenzialità di un’azione semplice che potrebbe essere replicata con successo anche in contesti apparentemente molto diversi.

Un’area sempre più a rischio

Con una popolazione in rapida crescita e altamente concentrata lungo la costa e le rive dei fiumi, l’esposizione al rischio di disastri del Vietnam è in aumento. Il comune di Da Loc, situato nella costa settentrionale a 150 chilometri da Hanoi, è una delle zone più colpite. L’alta densità di popolazione e il gran numero di edifici costruiti ad appena un paio di metri sopra al livello del mare la rende particolarmente vulnerabile all’aumento di eventi meteorologici estremi, come le inondazioni dovute all’innalzamento del livello del mare. 

Ogni anno, la zona di Da Loc è colpita da cinque o sei tifoni  e i terreni adibiti all’agricoltura subiscono sempre più frequentemente incursioni di acqua salina. A ciò si aggiunge la situazione di povertà in cui si trova circa un quinto dei suoi abitanti: la maggior parte dipende dall’agricoltura, ma la terra coltivabile è sempre meno in grado di soddisfare i bisogni dell’intera comunità. Nonostante l’acquacoltura svolga un ruolo altrettanto importante, si è assistito a un calo della produzione negli ultimi anni. Il tentativo del governo di migliorare la situazione tramite la costruzione di una diga negli anni Ottanta non è riuscito nell’intento: la forza della natura ha continuamente inflitto danni alla struttura e non ha risparmiato la popolazione.

Il primo esperimento

L’idea di rispondere alla natura con la natura, sfruttando le potenzialità delle mangrovie, è stata accarezzata per la prima volta nel 1989. Il governo, con il coinvolgimento della Croce rossa giapponese e di Save the Children, lanciò un progetto che voleva proteggere sia la popolazione e i loro mezzi di sussistenza sia la diga attraverso le mangrovie. Secondo Earth Security, organizzazione che cerca di coniugare finanza e natura identificando opportunità di investimento vantaggiose sia a livello economico che ambientale, questa pianta è potenzialmente in grado di ridurre annualmente i danni economici di tifoni e inondazioni di circa 65 miliardi di dollari.

Il primo tentativo del governo vietnamita riuscì soltanto in parte: dei 350 ettari di mangrovie piantati ne restò meno di un quinto dopo appena un anno di progetto. Tuttavia, le aree in cui quel quinto sopravvisse beneficiarono da subito degli effetti positivi di questa barriera naturale. Durante un tifone particolarmente violento che colpì Da Loc nel 2005, la popolazione subì pesanti perdite ovunque tranne lungo il tratto in cui le mangrovie continuavano a resistere. Tuttora, quest’area risente degli effetti benefici di questa barriera: i terreni hanno subito meno infiltrazioni di acqua salata e l’agricoltura è molto più prospera rispetto ad altre zone.

Adattarsi e mitigare: benefici inaspettati

Sulla scia di questo parziale successo, negli ultimi anni è stato lanciato il progetto di “Rimboschimento delle Mangrovie su Base Comunitaria” (CBMR), guidato da CARE International. Nato con l’obiettivo di trovare una strategia di adattamento al cambiamento climatico e di riduzione del rischio di disastri attraverso l’estensione delle aree destinate alle mangrovie, il progetto ha rivelato come le stesse costituiscono anche una misura di mitigazione.

Grazie al suolo intriso d’acqua, l’ecosistema delle mangrovie è infatti in grado di assorbire quattro volte la quantità di anidride carbonica rispetto alle foreste tropicali. Allo stesso tempo, l’intricato sistema di radici intrappola i sedimenti delle maree, rendendole una sorta di diga naturale perfetta per proteggere la costa dall’innalzamento del livello del mare – finché quest’ultimo non diventa eccessivo. Ecco che adattamento e mitigazione si rafforzano a vicenda e in diversi modi all’interno di una stessa “Soluzione Basata sulla Natura”.

Il principale fattore di successo della CBMR è stato però il naturale e imprevisto miglioramento dell’acquacoltura, perché ha avuto conseguenze immediate e tangibili sulla vita di intere comunità. Il rimboschimento delle mangrovie ha portato a un’estensione di diversi chilometri delle zone umide costiere – habitat ideale per la riproduzione di molluschi, ostriche, granchi e gamberi – nei dintorni di Da Loc.  La produzione è quintuplicata, con conseguenze positive su tutta quella parte della popolazione impiegata in acquacoltura, trattandosi di specie commerciabili e su cui si fonda l’economia locale di diversi villaggi. Questo ha portato nuove e inaspettate opportunità di lavoro, mettendo involontariamente in pratica strategie di diversificazione dei mezzi di sussistenza e delle attività generatrici di reddito, che in altri contesti vengono introdotte di proposito per rendere le comunità capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici o di riprendersi dopo un disastro.

La comunità, beneficiaria e protagonista

Proprio il coinvolgimento della popolazione locale – sia voluto sia inaspettato – è stato un punto su cui sin da subito si è focalizzata l’iniziativa. Poiché in Vietnam le mangrovie sono classificate come area protetta, la loro gestione non potrebbe essere assegnata a privati. Ma poiché affidare la gestione di un simile progetto alla comunità locale, che ne riconosce i benefici e si fa carico in autonomia della cura del territorio, è uno degli elementi che ne garantiscono il successo, si è cercato di negoziare accordi con le autorità locali. Includendo le diverse componenti della comunità si è individuato in maniera partecipativa un ruolo per ciascuna di esse (community based management). Per esempio, alle autorità è stato dato il compito di effettuare studi sul territorio ed elaborare una pianificazione dell’utilizzo del suolo, con regole precise inerenti diritti e doveri degli abitanti; i diversi villaggi si sono ripartiti le rispettive aree di competenza, costituendo dei gruppi addetti alla protezione delle piante esistenti e altri incaricati del rimboschimento.

Il coinvolgimento della comunità nel suo complesso ha portato alla luce conoscenze e competenze parte del sapere indigeno secolare e dell’esperienza degli abitanti di Da Loc, evitando che andassero perdute e anzi valorizzandole e diffondendole al resto della comunità. Ad esempio, la conoscenza di alcuni crostacei che possono danneggiare le mangrovie – come i cirripedi – ha permesso loro di evitare l’utilizzo di pesticidi dannosi per l’ambiente, come accade solitamente altrove. Gli abitanti di Da Loc sapevano infatti in quale periodo i cirripedi hanno il guscio più sottile e possono essere rimossi manualmente senza sforzo. Ciò rende questa soluzione basata sulla natura non soltanto ancora più “verde”, ma anche più economica, perché evita l’acquisto di pesticidi costosi rendendola applicabile anche in contesti a basso reddito.

Una risorsa ignorata che sparisce lentamente

Le mangrovie sono una risorsa preziosa la cui estensione potrebbe avere un impatto significativo sulla riduzione di anidride carbonica nell’atmosfera, la tutela della biodiversità e la protezione di intere comunità costiere dal rischio di disastri. Eppure a livello mondiale il 50% è già scomparso e il resto si sta riducendo sempre più rapidamente. Comunemente si preferisce ricorrere a soluzioni ingegneristiche o tecnologiche per contrastare gli effetti del cambiamento climatico sempre più evidenti, continuando a mettere in pratica modelli di agricoltura e acquacoltura insostenibili lì dove si potrebbe invece valorizzare il ruolo delle mangrovie.

A livello mondiale, ci sono oltre 700 ettari di aree che potrebbero potenzialmente essere oggetto di rimboschimento delle mangrovie. L’esempio di Da Loc mostra come sia possibile sfruttare le potenzialità di un patrimonio così prezioso. Chiaramente non è possibile replicare la stessa identica iniziativa ovunque, poiché le mangrovie hanno bisogno di habitat con specifiche condizioni, che presentano determinati tipi di sedimentazione, livelli di maree e forza delle onde del mare. Da Loc è tra questi, ma non è l’unico: dall’Indonesia agli Stati Uniti, dall’Australia all’America Latina, nonostante le grandi differenze i contesti considerati ideali dagli studiosi sono tantissimi. Un’attenzione in più all’esperienza della popolazione locale, come mostra il caso Da Loc, aiuterebbe ad adattare questa soluzione basata sulla natura a ognuno di questi contesti. 

 

 

 

Fonti e approfondimenti

Mangrove Alliance, The State of the World’s Mangroves, 2021.

Earth Security, Financing the earth’s assets: mangroves as a nature based climate solution, 2020.

Sen Le Thi Hoa, Adapting to Natural Disasters and Contributing to Climate Change Mitigation: Mangrove Community Forestry in Vietnam, RECOFTC 2012.

IFRC, World Disaster Report 2020.

 

 

 

 

A cura di Beatrice Cupitò

 

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