Che cosa si intende esattamente per disastri ambientali?

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La fragilità è una caratteristica che accomuna tutti gli ecosistemi naturali in quanto sorretti da una delicata coesistenza di equilibri biologici, chimici e fisici. In questi termini, la presenza dell’essere umano si inserisce spesso, e purtroppo, come fattore destabilizzante che mette alla prova la resistenza e la tenuta dei sistemi naturali. 

Questa presenza si trasforma in un elemento distruttivo nel momento in cui avvengono degli eventi catastrofici, o disastri, che mettono in pericolo l’incolumità dell’ambiente e dell’essere umano stesso. Si tratta  dei cosiddetti “disastri ambientali”, il più delle volte noti al pubblico sotto forma di incidenti che rimangono impressi nella memoria con immagini intense e dolorose, come il petrolio riversato in mare o centinaia di ettari di foreste in fiamme. Tuttavia, è necessario analizzare più nel dettaglio cosa si intende per “disastro ambientale” e come viene definito a livello tecnico e normativo.

Capire il concetto di “disastro”

L’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri (UNDRR) definisce il termine “disastro” come «una grave perturbazione del funzionamento di una comunità o di una società dovuta a eventi pericolosi che interagiscono con le condizioni di esposizione, vulnerabilità e capacità di risposta, portando a una o più delle seguenti conseguenze: perdite e impatti umani, materiali, economici e ambientali». 

L’effetto del disastro può essere immediato e localizzato, ma spesso è diffuso e potrebbe durare per un lungo periodo di tempo. Nel primo caso, il disastro viene descritto come a insorgenza improvvisa” in quanto scatenato da un evento pericoloso che emerge rapidamente o inaspettatamente, come una fuga di gas o un’esplosione. Nel secondo caso si parla di “disastro a insorgenza lenta: si tratta di eventi più difficili da circoscrivere perché gli effetti sono visibili a lungo termine, come l’esposizione ad agenti tossici (ad esempio, l’amianto). 

I disastri sono categorizzati anche a seconda della loro estensione spaziale. Ad esempio, mentre quelli su piccola scala colpiscono solo specifici territori o comunità, quelli su larga scala richiedono assistenza nazionale o internazionale per essere affrontati. Per questo motivo, gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno adottato, nel 2015, il Quadro di riferimento di Sendai per la riduzione del rischio di disastri. Si tratta di un accordo che include una serie di standard, norme e obiettivi per la gestione e la riduzione dei disastri nel mondo. Il documento associato all’accordo riconosce agli Stati il ruolo primario di prevenzione e riduzione dei rischi, ma al contempo promuove la collaborazione con altri attori istituzionali (specialmente a livello locale), cittadini ed enti privati.

Un concetto strettamente legato ai disastri è quello del rischio: secondo la Strategia Internazionale delle Nazioni Unite per la riduzione dei disastri (UNISDR), esso si intende come la combinazione tra la probabilità che un evento accada e le conseguenze negative ad esso associate. Le due dimensioni insite in questa definizione, ovvero la possibilità di accadimento e il danno generato, sottolineano come un disastro possa essere non solo prevedibile, ma anche riducibile se vengono messe in atto misure di prevenzione idonee alle capacità di resilienza o di assorbimento di un impatto da parte di una comunità. Tuttavia, un disastro non può prescindere dalla causa che lo genera e che, inevitabilmente, ne definisce la tipologia.

I disastri ambientali: definizioni ed esempi

La maggior parte dei disastri implicano, sia nell’immaginario comune che nelle considerazioni più tecniche, una distruzione consistente (se non irreversibile) dello spazio naturale. In questo caso, si parla specificamente di disastri ambientali, o ecologici, come di alterazioni catastrofiche di un ecosistema causate, direttamente o indirettamente, da una o più attività antropiche.

Occorre notare come il termine “ambientale”, in questo tipo di disastri, si riferisca a due aspetti particolari, ovvero:

  • il danno, di solito misurato in unità fisiche (ad esempio, metri quadrati di abitazioni, chilometri di strade, ettari di terreno ecc.), descrive la distruzione totale o parziale di beni fisici e naturali, l’interruzione dei servizi di base e i danni alle fonti di sostentamento nell’area colpita;
  • l’impatto, cioè gli effetti materiali (come perdita di biodiversità, alterazioni chimico-biologiche ecc.) e immateriali (come effetti sul benessere fisico, mentale e sociale delle popolazioni colpite).

L’origine antropica della causa di un disastro ambientale è un elemento fondamentale per due motivi. In primo luogo, permette di focalizzarsi sulle conseguenze del disastro a prescindere dall’intenzionalità del gesto. Nonostante la maggior parte dei disastri ambientali sia costituita da incidenti non intenzionali, anche gli atti premeditati (specialmente legati ad attività militari) volti a danneggiare un ecosistema, sortiscono lo stesso tipo di effetti. 

La seconda ragione è fondamentale per distinguere un disastro ambientale da altre tipologie. Ad esempio, è importante differenziare i disastri ambientali dai disastri (o “calamità”) naturali: mentre i primi sono causati direttamente e in modo specifico dall’azione dell’uomo (si pensi, ad esempio, a uno sversamento di petrolio in mare), i secondi comprendono una serie più ampia di fenomeni legati alle attività geologiche e meteorologiche della Terra (come uragani, eruzioni vulcaniche e terremoti). Occorre tuttavia notare che, all’interno di questa categoria, rientrano i cosiddetti “disastri climatici”: essi sono il risultato di eventi atmosferici intensi causati però dal cambiamento climatico, anch’esso di matrice antropica in quanto dovuto principalmente alle emissioni di gas serra nell’atmosfera. Una caratteristica distintiva dei disastri climatici è quella di avere molti effetti a insorgenza lenta (siccità, desertificazione, innalzamento del livello del mare, malattie epidemiche), mentre quelli a insorgenza improvvisa sono tipici (ma non esclusivi) dei disastri ambientali e naturali (terremoti, eruzioni vulcaniche, inondazioni, esplosioni chimiche, guasti a infrastrutture critiche, incidenti nei trasporti).

A volte questi tipi di disastri sono legati a doppio filo: le calamità naturali possono generare le condizioni per l’avvenimento di un disastro ambientale, come nel caso della centrale nucleare di Fukushima, in Giappone. Nel marzo 2011, in seguito a un terremoto di magnitudo 9 della scala Richter, uno tsunami di circa 14 metri allagò l’impianto, distruggendo i sistemi di raffreddamento dei reattori e provocando un rilascio di sostanze radioattive i cui effetti persistono ancora oggi. Viceversa, le attività umane possono amplificare gli effetti dei fenomeni naturali e causare catastrofi di varia portata: ad esempio una frana, che sarebbe normalmente classificata come un disastro naturale, può diventare un disastro ambientale nei casi in cui la deforestazione incontrollata di una zona collinare permetta alla pioggia di creare più facilmente erosioni nel terreno. Un esempio tristemente noto riguarda il disastro del Vajont: nell’ottobre 1963, uno smottamento di roccia si riversò in un bacino idroelettrico artificiale in Friuli causando il traboccamento di un’enorme quantità d’acqua che inondò alcuni comuni della valle sottostante provocando più di mille morti. Altri esempi molto conosciuti di disastri ambientali riguardano fuoriuscite di materiali altamente contaminanti che spesso causano gli effetti più disastrosi a livello ecologico, come il rilascio in mare di enormi quantità di petrolio nel 1989 da parte della nave Exxon Valdez a ridosso delle coste dell’Alaska.

Alcuni casi di legislazione dei disastri ambientali

I disastri ambientali sono un argomento di grande rilevanza trattato da vari sistemi normativi e legislativi nel mondo in virtù delle conseguenze negative provocate su un territorio. 

In Italia, la legge numero 68 del 22 maggio 2015 ha rappresentato una riforma fondamentale del diritto penale in materia di salvaguardia ambientale. Infatti, la legge introduce veri e propri reati collegati all’inquinamento, l’omessa bonifica e il traffico e l’abbandono di materiale radioattivo. In particolare, l’articolo 452-quater disciplina il reato di disastro ambientale come indipendente dal tipo di lesione o danno arrecato, concentrandosi su un’ottica di tutela ecologica: in altre parole, non è più solo la pubblica incolumità ad essere tutelata, ma l’ambiente stesso in quanto bene giuridico. Secondo il testo della legge, costituiscono “disastro ambientale” alternativamente un’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema o un’alterazione la cui eliminazione o correzione risulti particolarmente costosa.

Il Regno Unito ha approvato nell’autunno 2021 una nuova legge sulla salvaguardia ambientale (Environmental Act) con l’obiettivo di stabilire nuovi target vincolanti che aumentino gli standard di sicurezza attraverso l’inasprimento di alcune sanzioni, il miglioramento della tracciabilità di materiali tossici e la creazione di un nuovo ente di protezione ambientale (Office for Environmental Protection). 

Negli Stati Uniti, tra i riferimenti normativi più recenti, si evidenzia il Disaster Recovery Reform Act, sull’assistenza nei casi di emergenza ambientale. Si tratta di una legge promulgata nel 2018 mirata a semplificare le procedure per l’accesso a fondi da destinare ad attività di ripresa in seguito a disastri ambientali e naturali, che modifica alcune importanti leggi dei decenni passati. Inoltre, esistono dei riferimenti quadro del Dipartimento della sicurezza interna sulla ripresa e sulla prontezza nazionale in caso di disastri ambientali che disciplinano il sistema decisionale e la catena di competenze per affrontare questo tipo di eventi.

Le prospettive future di gestione dei disastri ambientali

Il concetto di disastro ambientale racchiude al suo interno una serie di aspetti che interagiscono in modo complesso, come la vulnerabilità e la capacità di resilienza di una comunità, ma anche un confine a volte labile con altri tipi di eventi naturali avversi. Infatti, se le condizioni ambientali e le attività umane possono esacerbare l’impatto di un disastro, è altrettanto vero che i disastri hanno un impatto sull’ambiente fisico e naturale riducendo la capacità di proteggersi.

La capacità di coordinamento e di cooperazione sulle questioni ambientali dipendono, quindi, dagli sforzi congiunti di stabilire un’agenda per la gestione dei disastri prestando attenzione a tutte quelle condizioni, ambientali e non, che possono essere considerate un fattore di rischio. Sebbene nel corso dei decenni ci siano stati considerevoli miglioramenti a riguardo, questi sforzi devono anche essere effettuati in un’ottica internazionale, attraverso l’aiuto e il supporto a quei territori con meno risorse, meno preparazione e minori capacità di ricostruzione

Infine, la gestione dei disastri nei prossimi anni dovrà tenere in considerazione l’impiego di maggiori strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, i quali rappresentano un importante fattore di rischio a lungo termine che può far aumentare le probabilità di disastri ambientali nel prossimo futuro.

 

Fonti e approfondimenti

Federal Emergency Management Agency, Disaster Recovery Reform Act 2018, 05/10/2018.

Gazzetta Ufficiale, Legge 22 maggio 2015, n. 68, Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente.

Leahy, Stephen, “Exxon Valdez changed the oil industry forever—but new threats emerge”, National Geographic, 02/03/2019.

UK Government, Environment Act 2021, 09/11/2021.

United Nations Office for Disaster Risk Reduction, “Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030”, 08/03/2015.

United Nation International Strategy for Disaster Reduction, Terminology on Disaster Risk Reduction, 2009.

United Nation International Strategy for Disaster Reduction, Terminology on Disaster Risk Reduction, 2009.

US Homeland Security Department, National Preparedness System, novembre 2011.

US Homeland Security Department, National Disaster Recovery Framework, giugno 2016.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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