La via di Aranyani: soluzioni basate sulla natura in Asia

NbS
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Come Aranyani, la divinità induista delle foreste che tende a sfuggire alla vista degli esseri umani nascondendosi tra gli alberi, così le cosiddette Nature-based Solutions (NbS, “Soluzioni basate sulla Natura”) sono spesso sotto i nostri occhi senza che ne accorgiamo. Con questo progetto vogliamo seguire Aranyani e immergerci nella natura di diversi Paesi dell’Asia-Pacifico, cercando di capire quali soluzioni le NbS possono offrire di fronte al rischio di disastri e agli effetti del cambiamento climatico.

NbS: un concetto in via di sviluppo

Il termine NbS si riferisce a una serie di iniziative molto diverse tra loro, accomunate dall’adozione di un “approccio ecosistemico”, che promuove una gestione olistica di terra, acqua e ogni risorsa naturale attraverso la conservazione, la restaurazione e un uso sostenibile ed equo delle stesse. 

Non esiste una definizione universalmente condivisa di NbS, ma secondo lo IUCN (International Union for Conservation of Nature – una rete di organizzazioni che si occupa di monitoraggio e salvaguardia della natura a livello mondiale) sono “azioni volte a proteggere, gestire in modo sostenibile e restaurare ecosistemi che affrontano le sfide della società in modo attivo ed efficace, apportando allo stesso tempo benessere agli esseri umani e benefici alla biodiversità”. Tale gruppo ha elaborato la IUCN Global Standards for NbS, una guida basata su otto criteri e indicatori che ne valutano fattibilità economica, governance inclusiva e sostenibilità.

Adattamento e mitigazione  

Le NbS possono essere adottate in diversi contesti per rafforzare la resilienza delle popolazioni di fronte al rischio di disastri e alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Al contrario delle cosiddette “tecnologie verdi”, spesso costose, possono essere applicate ovunque e in modo diverso in base al contesto specifico. 

Di norma, ogni ambiente ha in sé delle difese naturali, tanto che a volte basterebbe non alterare il paesaggio per mantenere questa protezione. Ad esempio, la presenza di dune di sabbia in zone costiere esposte a tsunami può contenere l’impatto dell’onda e salvare vite, come nel caso dello tsunami del 2004 in Sri Lanka: due diverse aree alla stessa distanza dalla costa hanno subìto destini diversi perché in un caso era presente un hotel di lusso che aveva fatto rimuovere le dune che ostacolavano la vista sul mare.

Seppure il confine tra i diversi campi di applicazione non sia sempre così netto, si possono distinguere misure di adattamento e di mitigazione rispetto agli effetti dei cambiamenti climatici. Queste ultime comprendono azioni volte alla riduzione delle emissioni di CO₂ o alla loro “cattura” nella vegetazione e nel suolo. Per quanto riguarda invece l’adattamento, esempi di NbS possono essere tipi di coltivazioni resistenti alla siccità, la cui introduzione può contribuire alla sicurezza alimentare di comunità altrimenti private dei propri mezzi di sussistenza tradizionali. In questo caso, si tratta di strategie che cercano di rendere le popolazioni più capaci di rispondere all’impatto dei cambiamenti climatici sul proprio ambiente, in particolare di fronte a fattori cronici e irreversibili come l’innalzamento del livello dei mari o l’aumento della temperatura. 

Oltre che per contrastare fenomeni di lungo periodo, le NbS possono essere applicate anche nei confronti di eventi più improvvisi, sul breve periodo. Si tratta della cosiddetta Eco-DRR: la disciplina della Riduzione del Rischio di Disastri associata all’approccio eco-sistemico. Per “disastri” si intendono sia fenomeni legati al clima – quali l’aumento di eventi meteorologici estremi – sia fenomeni a sé stanti come i terremoti. In alcuni casi, la stessa NbS può costituire sia una misura di adattamento che di mitigazione.

Una sfida per l’Asia

Urbanizzazione frenetica, alti livelli di inquinamento, aumento dei disastri legati alla crisi climatica: i Paesi del Sud e Sud-Est asiatico stanno affrontando una serie di sfide che rendono difficile ma necessario un intervento volto a preservare o restaurare l’immensa biodiversità che caratterizza questa regione. 

Lo sviluppo di megalopoli che si sono espanse in pochi decenni in maniera disordinata ha causato la perdita di ampie zone verdi, annientate per lasciar spazio alla costruzione di case per una popolazione urbana che aumenta vertiginosamente. I ritmi incalzanti di industrializzazione contribuiscono all’aumento di emissioni di CO₂, che a sua volta diventa meno facile da assorbire a causa della riduzione delle superfici verdi. L’inquinamento atmosferico è il quinto fattore di rischio di morte a livello globale, e la capitale più inquinata al mondo si trova proprio in Asia: New Delhi.

Secondo il Report Mondiale sui Disastri 2020 della Federazione Internazionale di Croce Rossa, su un totale di 97.6 milioni di persone colpite da disastri nel 2019, 75 milioni si trovano in Asia. Tra tutti, l’evento che ha avuto un impatto maggiore è stato il ciclone Fani, che ha colpito oltre 20 milioni di persone tra l’India e il Bangladesh. Sempre nel 2019, un’ondata di siccità ha interessato le stesse aree e oltre 5 milioni di persone in Pakistan. 

I Paesi del Sud e Sud-Est asiatico sono quelli maggiormente interessati da tutti i più diffusi disastri correlati alla crisi climatica, a partire dal numero di inondazioni: nel 2021, sono state 42 in 22 Paesi asiatici. Tra questi, l’India è quello con la frequenza più elevata. Dopo gli Stati Uniti, il Paese più colpito dalle tempeste – seconda tipologia di disastro legato al clima per diffusione – sono le Filippine. Tuttavia, rispetto agli Stati Uniti, le risorse per far fronte a questo genere di eventi sono spesso di gran lunga inferiori. 

Considerata la crescita demografica di queste aree, da oggi al 2030 l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) prevede un aumento sostanziale – nell’ordine di diverse migliaia – della popolazione esposta a rischi di questo tipo. Questi pochi dati sarebbero sufficienti a evidenziare la necessità di un’estesa applicazione di NbS specifiche per la prevenzione di disastri, la mitigazione degli effetti della crisi climatica e l’adattamento ai nuovi contesti che ne derivano.

“Niente di nuovo sul fronte orientale”

Nonostante l’urgenza di una maggiore diffusione di NbS, la letteratura sull’applicazione di simili iniziative in Asia è ancora limitata. Per questo motivo si tende spesso a importare modelli consolidati altrove, ignorando la specificità dei diversi contesti asiatici. Uno studio più approfondito potrebbe offrire spunti interessanti riguardo pratiche da potenziare in loco – ma anche replicabili in zone che a causa della crisi climatica potranno trovarsi tra qualche anno in situazioni analoghe

Considerando che le NbS sono applicabili anche in contesti a basso reddito, il contesto asiatico sarebbe ideale per lo sviluppo di interventi del genere, poiché si tratta di una delle zone con maggiore biodiversità al mondo. Tuttavia, non mancano pareri contrari a una loro possibile efficacia in questa regione.

Per esempio, la rapida urbanizzazione è una delle questioni che più spesso viene considerata un ostacolo all’applicazione delle NbS, per quanto dovrebbe invece essere uno dei fattori a renderla necessaria: secondo alcuni studiosi, i Paesi del Sud e Sud-Est asiatico non hanno fisicamente spazio da dedicare a questo tipo di soluzioni, perché altrimenti dovrebbero sottrarlo alla popolazione in aumento. Inoltre, viene fatto notare che la questione dell’ambiente passa a volte in secondo piano in Paesi intenti a pianificare il proprio sviluppo economico, e che contesti non democratici sono meno indicati per l’applicazione di iniziative come queste che prevedono la partecipazione di tutta la comunità. Infine, l’esposizione elevata al rischio di disastri ha portato a interrogarsi su quanto valga la pena investire in certi progetti, che potrebbero essere spazzati via da un momento all’altro a causa di una calamità naturale.

In realtà, queste osservazioni evidenziano la mancanza di un’adeguata conoscenza del variegato ventaglio di possibilità offerte dalle NbS. In primo luogo, non tutte hanno bisogno di ampi spazi. Inoltre, l’aumento del numero dei disastri dovrebbe spingere, anziché frenare, l’investimento in soluzioni adatte per ogni specifico contesto – che peraltro non necessariamente richiedono risorse tali da scoraggiare un maggiore impegno in questa direzione. Senza contare, infine, che i vantaggi sul lungo periodo sono spesso anche di natura economica, e superiori rispetto ai costi. 

Del resto, le soluzioni basate sulla natura sono molto spesso legate a pratiche portate avanti inconsapevolmente da decenni: basterebbe osservare e potenziare ciò che la natura ci offre già. Niente di nuovo, dunque. Se non l’urgenza dettata da una crisi climatica che rende la ricerca di soluzioni di questo tipo più necessaria che mai.

 

Fonti e approfondimenti

IFRC, World Disaster Report 2020

IUCN, Global Standards for NbS

Lechner A., Gomes R. L., Ashfold M., Rodrigues L., Challenges and considerations of applying nature-based solutions in low- and middle-income countries in Southeast and East Asia, Blue-Green Systems Vol. 2 n. 1, 2020

Renaud F., Sudmeier-Rieux K., Estrella M., The Role of Ecosystems in Disaster Risk Reduction, United Nations University Press, 2013

Chausson et al., Mapping the effectiveness for nature-based solutions for climate change adaptation. Global Change Biology, 2020

 

Editing a cura di Emanuele Monterotti

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