Il sultano e le formiche: Delhi, la capitale più inquinata al mondo

Delhi
Veduta del Jama Masjid a Delhi - @confused_me - Pixabay - Licenza Pixabay

Seconda megalopoli al mondo per numero di abitanti, Delhi si conferma per il terzo anno di fila la capitale più inquinata al mondo. Per Delhi le dichiarazioni dello stato di emergenza sanitaria non sono una novità della pandemia: da anni ormai il governo blocca periodicamente la città quando i livelli di inquinamento sono troppo elevati. L’inarrestabile crescita demografica della capitale indiana, con l’aumento dei consumi e della produzione di rifiuti, rischia di portare con sé conseguenze sempre più disastrose per l’ambiente, la salute e l’economia della città.

Una città che respira male

Secondo il Report globale sulla qualità dell’aria 2020 dell’istituto svizzero IQAir – basato sulla concentrazione di PM2,5 nell’atmosfera – Delhi è la capitale più inquinata al mondo. I livelli di concentrazione di PM2,5 sono attualmente circa 11 volte superiori al limite massimo per la salute raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In alcuni giorni l’aria è talmente inquinata da non permettere di distinguere la notte dal giorno, come mostrano le foto postate su Twitter da Licypriya Kangujam, una giovane attivista indiana di soli nove anni.

Delhi soffoca e il governo fatica ad attuare il piano per la riduzione dell’inquinamento che si è prefissato di realizzare  il 2024 con il Programma Nazionale per l’Aria Pulita. L’obiettivo di ridurre del 20-30% la presenza di particelle nocive porterebbe a un aumento della speranza di vita di ben 3 anni nella capitale. Le cause che contribuiscono a mantenere alti questi livelli sono numerose – dal traffico automobilistico alle industrie- ma il problema cruciale è quello dello smaltimento dei rifiuti.

Si stima che circa il 20-30% dell’inquinamento atmosferico di Delhi sia causato da una scorretta gestione dei rifiuti. Nella capitale vengono bruciate ogni giorno tra le 190 e le 250 tonnellate di rifiuti solidi urbani. Da città che produce più rifiuti in India – attualmente intorno alle 10.000 tonnellate al giorno – Delhi non riesce a gestire in maniera corretta il loro smaltimento. La prassi di bruciare discariche all’aria aperta, uno dei metodi più utilizzati per lo smaltimento, contribuisce inoltre al riscaldamento globale attraverso l’emissione di ingenti quantità di metano. In previsione di un incremento della crescita demografica e dei consumi, anche la produzione di rifiuti aumenterà inevitabilmente e la sua gestione diventerà un problema sempre più serio e urgente.

Un fiume sacro che avvelena

Basta fare una passeggiata lungo le rive del fiume Yamuna, principale affluente del Gange, per rendersi conto che l’inquinamento della capitale indiana non riguarda solo l’atmosfera. Decine di bambini giocano immergendosi in quella che a prima vista può sembrare semplice schiuma, ma che in realtà presenta elevatissimi livelli di tossicità. Il piano varato l’anno scorso per migliorare la qualità dell’acqua del fiume non sembra in grado di raggiungere gli ambiziosi obiettivi fissati per il 2023. Il livello di ossigeno nell’acqua dello Yamuna è pari a zero; perciò, ormai da tempo, non vi è più traccia di forme di vita vegetale o animale.

Rifiuti domestici e scarti industriali costituiscono i principali fattori di inquinamento delle sue acque. Le industrie, infatti, lo utilizzano come canale di scolo, riversandovi sostanze chimiche senza prima averle filtrate, come imporrebbe la legge. Secondo le stime ufficiali, solo il 5% dei rifiuti industriali riversati nello Yamuna viene precedentemente filtrato rispettando le procedure legali. Considerata l’enorme concentrazione di industrie nella capitale e i ritmi di crescita economica sempre più fuori controllo degli ultimi decenni, si tratta di un dato allarmante: centinaia di industrie non rispettano gli standard previsti dalla legge e utilizzano il fiume come discarica.

La maggiore fonte di inquinamento dell’acqua a Delhi – responsabile di circa l’80% del totale – è però di origine domestica. Le fognature di migliaia di piccoli slums e insediamenti informali localizzati lungo le sponde dello Yamuna scaricano nelle acque il loro contenuto, che ammonta a circa 3.600 milioni di litri al giorno. Quasi il 40% della popolazione di Delhi, infatti, vive in agglomerati urbani informali, considerati illegali dal governo e privi dell’accesso ai principali servizi di base. Si tratta di costruzioni precarie, ammassate l’una sull’altra, che costeggiano il tratto dello Yamuna che attraversa la capitale, avvelenando con i propri scarichi un fiume che nasce incontaminato alle pendici dell’Himalaya. Solo il 2% del suo corso transita attraverso Delhi, ma il materiale di scarico che la città riversa nelle sue acque è tale da contribuire all’80% dell’inquinamento dell’intero corso d’acqua.

Eppure, gli abitanti di Delhi continuano a venerare questo fiume. Per la sua sacralità accoglie ogni anno migliaia di credenti, che immergendosi nelle sue acque tossiche celebrano il dio del sole. Chi vive lungo le sue rive vi lava i propri vestiti, i bambini giocano con la sua schiuma bianca, mentre di tanto in tanto si vedono affiorare cadaveri umani e animali. Molte persone sono addirittura costrette a berne l’acqua, in mancanza di alternative migliori.

Salute: quando un ambiente insalubre è una condanna a morte

Bere acqua dallo Yamuna ha causato nel tempo l’insorgenza di malattie e deformità, a cui gli abitanti della zona sembrano ormai rassegnati. L’inquinamento atmosferico è stato responsabile lo scorso anno di oltre 50.000 morti premature, conferendo alla città un triste primato su ogni altra megalopoli. Secondo la Indian Medical Association (IMA) – che più volte ha pubblicamente sconsigliato di praticare nella capitale attività sportive all’aperto come ciclismo e corsa – gli allarmanti livelli di inquinamento atmosferico sono responsabili della maggiore incidenza di ictus, malattie cardiache, cancro ai polmoni e malattie respiratorie croniche e acute.

Uno studio condotto dalle ONG Lung Care Foundation e Pulmocare Research and Education Foundation ha mostrato come i bambini residenti a Delhi soffrano di disturbi respiratori con una frequenza due/tre volte maggiore rispetto a quelli di località meno inquinate come Mysore e Kottayam – città che si trovano rispettivamente negli stati indiani del Karnata e del Kerala, in aree di gran lunga più vivibili dal punto di vista atmosferico. Nel complesso, se si considerano le patologie causate direttamente da fattori inquinanti e quelle da essi acuite, un quinto delle morti nella capitale indiana è dovuto ai livelli estremi di inquinamento.

Un’economia inquinata che ha bisogno di cure

Come parziale conseguenza dei problemi di salute, l’inquinamento sta causando a Delhi grosse perdite economiche, le più alte rispetto alle maggiori città del resto del Paese. Secondo uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista scientifica Lancet, nei dodici mesi antecedenti lo scoppio della pandemia la città ha perso l’1,06% del PIL a causa dell’inquinamento. Un report dell’Indian Institute of Technology di Bombay riporta che nel 2015 solo l’inquinamento dell’aria è costato alla capitale oltre 10 miliardi di dollari.  

Una città eccessivamente inquinata è una città costretta a spendere molto di più in cure mediche, mettendo sotto stress il settore sanitario. Le assenze dal lavoro per malattia, d’altro canto, vanno a colpire direttamente le aziende e dati i numeri elevati causano un danno economico non indifferente. Il deterioramento dell’ambiente naturale – e quindi dei terreni – determina invece un calo nella produttività delle colture e gravi perdite agricole. Al contempo, porta anche a una riduzione del valore immobiliare dell’area e a una progressiva perdita di attrattività, con conseguenze disastrose per il turismo.

La sempre maggiore invivibilità dell’ambiente potrebbe spingere aziende e persone a decidere di stabilirsi altrove. Nonostante il fascino che la città ancora esercita, una consapevolezza crescente della situazione e delle sue conseguenze su salute e lavoro sta spingendo sempre più persone a guardarsi intorno. La crescita di quella che sarà la prima megalopoli al mondo entro il 2030 – secondo il report delle Nazioni Unite The World’s Citiespotrebbe subire per questo una battuta d’arresto. Qualora il fenomeno dovesse davvero rivelarsi inarrestabile, provocherebbe danni irreparabili per l’ambiente, l’economia della città e la salute dei suoi abitanti.

 

Fonti e approfondimenti

Sharma, Delhi’s Air: Why Does No One Care About Unmanaged Waste?, Economic and Political Weekly, 16/12/2017

Neri, Nuova Delhi si riconferma la capitale più inquinata al mondo, Lifegate, 17/03/2021

Girola, India. Uno strato di schiuma tossica ricopre il fiume Yamuna, Lifegate, 02/12/2019

Arora, Air pollution led to around 54,000 premature deaths in New Delhi in 2020, Reuters, 18/02/2021

Sirur, Asthma, obesity more likely in Delhi kids than in Mysuru, Kottayam, says study, blames pollution, The Print, 02/09/2021

Nandi, Delhi’s economy suffered the most due to severe air pollution last year: Lancet study, Hindustan Times, 22/12/2020

R. Sharma, P. Kumar, K. Krishnadas, Monitoring and Modelling Socio Economic Impact of Landuse/Cover and Pollution along Yamuna River, Delhi, Delhi University Journal of Undergraduate Research and Innovation, 2016

 

Editing a cura di Emanuele Monterotti

Be the first to comment on "Il sultano e le formiche: Delhi, la capitale più inquinata al mondo"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: