Gli effetti delle disuguaglianze e il ruolo delle comunità e delle relazioni

Lo Spiegone x FNEC 2021

Indici e studi ci dicono ormai da decenni che le disuguaglianze stanno crescendo. Thomas Piketty e Branko Milanovic hanno costruito ricerche impeccabili e scritto capolavori scientifici a testimonianza e tutte le forze politiche sembrano ormai riconoscere la necessità di affrontare questo tema, senza però condividere le strategie e le scelte che servono per farlo.

Viene però naturale chiedersi cosa vuol dire l’aumento delle diseguaglianze? Che effetto fisico ha un innalzamento nella disparità della ricchezza? e cosa possiamo fare per combattere non solo la disuguaglianza, ma anche gli effetti che ha?

Nel film La grande scommessa di Adam MckAy tratto dall’omonimo libro di Micheal Lewis è presente una scena che può particolarmente far crescere questi quesiti. Vi è un passaggio in cui i due giovani broker protagonisti del film esultano dopo aver chiuso un accordo con una grande banca riguardo i loro credit default swap, strumenti finanziari creati ad hoc per scommettere sul fallimento del mercato finanziario. Mentre i due gioiscono, Ben, il disilluso operatore finanziario interpretato da Brad Pitt, li riprende alzando la voce ricordandogli che stavano scommettendo sul fallimento dell’economia americana e facendogli notare che per ogni punto percentuale di disoccupazione in più corrispondevano 100 mila morti in più, chiaramente stroncando ogni festeggiamento dei ragazzi.

100 mila morti ogni punto percentuale? Se fosse vero avremmo una lettura totalmente differente, per esempio, dei titoli del telegiornale che ogni giorni ci sfilano davanti. La cifra non è mai stata confermata e avvalorata da studi, ma ci sono studi rigorosi e precisi per raccontare come le disuguaglianze abbiano un peso nella nostra vita ugualmente determinante.

Anne Case e Angus Deaton nel loro libro “Death of Despair” hanno cercato di analizzare questo legame tra economia e vita attraverso il fenomeno delle morti per disperazione in America.

“Morti per disperazione” questo è il termine che i due economisti hanno voluto usare per definire la crescita esponenziale di decessi nella popolazione bianca non laureata degli Stati Uniti per overdose da oppioidi, suicidi e malattie legate al fegato causate dall’alcool. 

Il fenomeno è iniziato a partire dagli anni ‘90 continuando a crescere in modo esponenziale, tanto da portare alcuni commentatori a raccontare della doppia epidemia che sta colpendo gli Stati Uniti: quella da Covid e da oppioidi.

Deaton  e Case ricostruiscono il fatto che l’economia americana ormai non funziona più per persone senza istruzione, le quali per decenni hanno avuto garantito un lavoro ben pagato e che adesso devono vivere invece nell’incertezza e le difficoltà abbia creato innanzitutto una epidemia di disperazione.

Uomini e donne di mezza età lasciati a se stessi a cui la società americana ha lentamente voltato le spalle lasciandoli indietro mentre un’intera fetta della popolazione assisteva alla più grande crescita delle propria ricchezza. La soluzione a questo dolore e a questa situazione sempre più complessa è stata inizialmente trattata con un massiccio uso di oppioidi e alcool, forniti da case farmaceutiche e aziende di alcolici aventi l’obiettivo di alzare i propri profitti senza chiedere quali sarebbero state le conseguenze.

Girando negli ultimi anni per le strade di Flint in Michigan, la città più povera degli Stati Uniti, nessuno si sarebbe sorpreso a notare persone svenute per strada in preda ad overdose, aiutate dai passanti e con il 911 bombardato da telefonate e incapace di stare dietro ad una crisi causata dalle disuguaglianze. La serie documentario di Netflix “Flint Town” racconta perfettamente questa drammatica situazione, aggravatasi col Covid.

Comprendere è il primo modo per affrontare il problema. La crescita delle disuguaglianze non è solo un fatto che rimane sulla carta, sui documenti o nelle statistiche esso infatti incide profondamente sulla vita della gente, a volte anche troncandola di netto.

Le soluzioni sono tante, ma come la crescita delle disuguaglianza spesso rimane sulla carta anche queste spesso sono pensate più per aggiustare gli indici economici che realmente intervenire nella realtà.

Per approfondire il tema delle soluzioni alle disuguaglianze torniamo al caso delle morti per disperazione tratteggiato dai due economisti. Uno degli aspetti che più spesso viene sottolineato dai due che ha aggravato la situazione è stato, oltre alla grande fornitura di oppioidi fornita dalle case farmaceutiche, lo sfilacciamento della società americana.

Comunità cittadine che una volta erano salde e avevano istituzioni di comunità realmente attive sono ormai ridotte all’osso con negozi chiusi, società civile inesistente e di conseguenza nessuna rete di sicurezza, anche informale, capace di intervenire. Molti di questi decessi sono stati scoperti a giorni dall’avvenimento dato che queste persone non avevano alcun contatto e spesso erano lasciate sole e abbandonate.

Ci sono esempi virtuosi che possono mostrare quanto comunità forti e resilienti possano almeno tamponare gli effetti delle disuguaglianze. Ricordiamo ad esempio il caso in Virginia del veterano Richard Ojeda, che nella contea di Logan Virginia, ha costruito una rete di protezione in grado di occuparsi di questa terribile piaga. Un percorso di supporto e ascolto, affrontato con terapie psicologiche e supporto da parte di tutta la comunità ha portato ad abbattere drasticamente le morti nel territorio.

Le disuguaglianze sono un dramma che lascia ferite e cicatrici, ma che può essere curato solo da una comunità forte capace di non lasciare nessuno indietro come invece da troppo tempo sembra fare la nostra economia.


Lo Spiegone/FNEC2021

Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti realizzati da Lo Spiegone in vista del Festival Nazionale dell’Economia Civile 2021.
Per approfondire le tematiche trattate nell’articolo potete seguire l’incontro del 25 settembre alle ore 10.45 “Globalizzazione e diseguaglianze. Quando il PIL non basta a misurare la felicità”
Qui il programma completo dell’evento.


Fonti e approfondimenti

Case, Anne & Deaton, Angus. 2020. “Deaths of Despair and the Future of Capitalism”. Princeton University Press.

Editing a cura di Elena Noventa

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