Verso la normalizzazione del regime di Assad

Il presidente della Siria Bashar al-Assad in posa con accanto la bandiera del suo Paese
@kremlin.ru - WikiMedia Commons - License CC BY 4.0

Lo scorso 18 marzo il presidente Bashar al-Assad ha visitato il primo ministro degli Emirati Arabi Uniti ad Abu Dhabi, proprio qualche giorno dopo l’anniversario della Rivoluzione siriana. Si tratta della prima visita del presidente siriano in un Paese arabo dal 2011. Già negli ultimi mesi dello scorso anno c’erano stati dei segnali di riavvicinamento tra Siria, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, ma quest’ultima visita potrebbe rappresentare un passo decisivo verso la normalizzazione dei rapporti con la Siria da parte di diversi Stati arabi che avevano interrotto le relazioni con il regime ba’athista in seguito alla violenta repressione delle proteste del 2011

A novembre, dopo l’ennesima posticipazione, si terrà un importante summit della Lega Araba in Algeria, in cui verrà discussa anche la riammissione della Siria all’interno dell’organizzazione, dopo l’espulsione avvenuta nel 2011. La riacquisizione di legittimità a livello regionale di Bashar al-Assad si scontra con gli sforzi per un cambio di regime politico da parte dell’Unione Europea e degli Stati Uniti che, tuttavia, iniziano a essere meno intransigenti a causa dell’ammorbidimento nei confronti di Damasco da parte dei loro alleati regionali.

Le tappe negli ultimi anni

La quasi netta vittoria militare della Siria di Assad, supportata da Russia e Iran, ha portato diversi attori arabi vicini agli Stati Uniti a considerare l’uomo forte di Damasco come un futuro interlocutore. Nel 2018 gli Emirati Arabi Uniti (EAU) e il Bahrain sono stati i primi a riaprire le ambasciate a Damasco. Nel 2019 c’è stato un tentativo (fallito) di far riammettere la Siria nella Lega Araba da parte di Tunisia, Algeria ed Egitto. Nel 2020, invece, ha fatto ritorno in Siria l’ambasciatore dell’Oman. Nello stesso anno sono ripresi i contatti diplomatici tra Siria e Giordania, culminati con la riapertura dei confini tra i due Paesi e con la chiamata telefonica di Assad a re Abdullah II, in cui i due avrebbero discusso di questioni relative ai settori della sicurezza, della cooperazione economica e delle infrastrutture. Anche gli EAU hanno annunciato un patto per ristabilire forme di cooperazione economica con la Siria. Un riavvicinamento è avvenuto, infine, anche con l’Egitto. A settembre, infatti, per la prima volta dopo dieci anni, i ministri degli Esteri siriano ed egiziano hanno avuto un colloquio per discutere della riabilitazione di Damasco nel sistema di relazioni internazionali mediorientale. Anche l’Arabia Saudita ha lanciato segnali di apertura in questo senso, con contatti tra delegazioni dell’intelligence dei due Paesi.  

I fattori determinanti per la normalizzazione dei rapporti con Damasco

Diversi sono i fattori che stanno contribuendo alla normalizzazione del regime siriano. Innanzitutto, dal maggio 2021, la posizione di Assad si è ulteriormente rafforzata con la sua riconferma alle elezioni presidenziali, per il suo quarto mandato, ricevendo il 95% dei voti (seppur si tratti di elezioni pilotate in cui di democratico c’è stato poco). Si tratta di un’ulteriore conferma che difficilmente avverrà un cambio di regime, ora che anche dal punto di vista militare i lealisti di Assad sembrano in controllo della situazione. Un secondo fattore da considerare è la rilevanza apparentemente perduta del Medio Oriente nell’agenda di politica estera, presente per lo più con le trattative sul nucleare con l’Iran, del presidente degli USA Joe Biden, che sta lasciando più margine di manovra agli attori mediorientali, essendo maggiormente concentrato sulla crisi russo-ucraina e sulla rivalità nel pacifico con la Cina. 

Bisogna poi considerare gli effetti della pandemia di Covid-19 sull’economia regionale, ora una priorità per tutti i governi dell’area. La reintegrazione della Siria potrebbe rappresentare un beneficio per la fragile economia libanese, dal momento che Damasco ha sempre esercitato una forte influenza sul Paese dei cedri. Dal canto suo, la Siria vorrebbe approfittare dei suoi rapporti con Hezbollah per includere il Libano nei progetti di ricostruzione siriana. A muovere il Libano, ma anche la Giordania, sono perlopiù interessi economici, un’instabilità politica interna e il problema dei rifugiati siriani che sono difficili da gestire. C’è poi un bisogno condiviso da parte di tutta l’area medio-orientale di stabilizzazione sulla via del progetto del Nuovo Levante. In questa prospettiva si inseriscono anche UAE ed Egitto, che tutelerebbero interessi finanziari e di sicurezza e controbilancerebbero l’influenza geopolitica di Iran e Turchia.

Il futuro della Siria e l’Occidente

Il processo di normalizzazione a cui stiamo assistendo viene descritto dagli analisti come il passaggio da un “isolamento punitivo” a una “diplomazia step for step”. E nel prossimo futuro i Paesi arabi potrebbero approfondire il loro riavvicinamento verso Damasco. Non a caso la Siria è stata anche designata per ospitare la Conferenza Araba sull’energia del 2024. Mentre l’Unione Europea continua a mostrarsi inflessibile verso Assad, l’amministrazione Biden, formalmente contraria alla normalizzazione dei rapporti con Damasco, nei fatti ha dimostrato di avere una minore determinazione nell’uso di sanzioni internazionali e di essere altresì più tollerante verso l’attivismo diplomatico dei suoi alleati mediorientali. Lo scorso ottobre, infatti, Biden ha rassicurato il ministro dell’Energia libanese Walid Fayad che i partner che parteciperanno al progetto per rifornire il Libano con il gas egiziano attraverso una condotta che passerà attraverso Giordania e Siria non saranno colpiti da sanzioni. Anche il re giordano Abdullah aveva ricevuto rassicurazioni americane in tal senso dopo aver avuto una conversazione telefonica con Assad.

Se questo nuovo approccio è stato pensato come un’alternativa alle sanzioni, uno strumento che si è dimostrato inefficace per ottenere una transizione politica in Siria, esso potrebbe avere effetti indesiderati ben più gravi. Innanzitutto la fine dell’isolamento diplomatico della Siria di certo non risolverà nel breve periodo le criticità strutturali della sua economia e le condizioni della popolazione, ma, oltre a rafforzare il regime, contribuirà alla cancellazione della responsabilità per i crimini e la distruzione della stessa da parte del regime.

 

 

Fonti e approfondimenti

Heydemann, Steven, “Assad’s normalization and the politics of erasure in Syria, Brookings Institution, 13/01/2022.

Henkel, Charlotte Sarah. 2020. “The Difficult Normalisation of Relations between Arab Countries and Bashar Al-Assad, WP Journal Review.

Harb, Imad K, “Syria’s Return to the Arab League is imminent, Arab Center Washington DC, 05/10/2021.

El Dahan, Maha, “Analysis: Arabs ease Assad’s isolation as U.S. looks elsewhere, Reuters, 11/10/2021.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

Be the first to comment on "Verso la normalizzazione del regime di Assad"

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: