Il Kazakistan cambia volto con le dimissioni di Nazarbaev

Lo scorso marzo gli occhi di tutto il mondo hanno di nuovo rivolto lo sguardo verso l’Asia centrale, più precisamente al Kazakistan. La notizia delle dimissioni dell’unico presidente che il Kazakistan abbia mai conosciuto ha fatto il giro del mondo in pochi minuti. Per capire meglio come siamo arrivati fin qui, conviene fare un passo indietro per approfondire la storia e le condizioni economico-politiche di questo Paese nella loro interezza.

Il Kazakistan ieri: l’epoca sovietica in Asia centrale

L’Asia centrale è costituita, nella sua accezione più comune, da cinque repubbliche. Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Tagikistan (soprannominate anche Stan countries), sono nate dopo la Rivoluzione russa del 1917 e sono divenute indipendenti nel 1991. E’ inevitabile quindi, quando si parla degli Stati dell’Asia centrale, fare i conti con il passato che li accomuna tutti: l’epoca Sovietica. In quanto autorità politica centrale del blocco di Paesi che si estendeva dall’Artico al Bosforo, la Russia è arrivata a inglobare anche le storie di popoli non russi – come quelli dell’Asia centrale.

Dopo la dissoluzione dell’URSS, il potere politico e quello economico negli Stan è finito nelle mani della vecchia classe dirigente comunista. In tutti i Paesi della regione, le posizioni dominanti sono state sostanzialmente controllate da un’élite. Dopo lo smantellamento dell’Unione la classe dirigenziale è riuscita a riciclarsi nel nuovo contesto politico con modalità di governo di tipo clanico e autoritario.

La Federazione Russa ha tutt’ora una grande influenza su tutti gli Stan: a testimoniarlo è l’utilizzo della lingua russa come lingua franca nell’area. Inoltre, i cinque dittatori centro-asiatici hanno avuto un passato legato al Partito comunista sovietico. Un altro attore esterno che detiene influenza nella regione è la Cina, che condivide con la regione un confine lungo 1.782 km. La Cina utilizza, infatti, investimenti e progetti infrastrutturali per imporre la propria influenza nell’area Stan. Negli ultimi anni, il governo cinese ha cominciato a impegnare fondi ed energie nella costruzione di una “nuova Via della Seta”.

Il Kazakistan oggi: la crescita economica

Dopo il 1991, il Kazakistan – con la sua vasta estensione di 2.725.000 km² – si presenta come un ponte geografico e culturale tra Europa e Asia. In un breve lasso di tempo, il Paese è riuscito a imporsi all’attenzione dell’economia mondiale. E’ stato infatti scelto come sede per l’Esposizione Mondiale del 2017.

Il Kazakistan è il secondo produttore di petrolio dell’area post-sovietica (dopo la Federazione Russa) ed è noto per la sua produzione di gas naturale. Attualmente, inoltre, sta avendo una crescita impensabile per gli Stati europei. Il suo PIL, negli anni precedenti alla crisi mondiale del 2008, è arrivato a toccare una crescita annua dell’11%, per poi scendere al 7% successivamente.

La ricchezza del Paese è formata dalla presenza di una consistente popolazione russa o russofona e da una politica estera equilibrata, che tiene il passo con la globalizzazione. Ciò ha consentito al Paese di conseguire notevoli tassi di crescita economica e di affermazione politica – culminata con la presidenza Osce nel 2010.

Il presidente russo Boris Yeltsin (seconda destra), il presidente ucraino Leonid Kravchuk (a sinistra), il presidente kazako Nursultan Nazarbayev (seconda sinistra) e il presidente del Soviet supremo bielorusso (Parlamento) Stanislav Shushkevich (a destra) dopo la firma del protocollo che istituisce la Comunità di Stati indipendenti (CSI). [Foto: Wikimedia Commons] Yauheniya Dzemianchuk | Lo Spiegone

Uno Stato al passo con Nazarbaev

Tuttavia, dopo l’ennesima elezione plebiscitaria del presidente Nursultan Nazarbaev nel 2011, il Kazakistan è stato scosso da alcuni attentati terroristici di matrice islamista. A questi, sono seguiti poi anche scioperi delle maestranze petrolifere e dei violenti scontri.

Secondo i dati di Freedom House, il Kazakistan ad oggi è considerato uno Stato autoritario, o “non libero”. Le cause principali si riscontrano nella poca trasparenza elettorale e nella mancata libertà di espressione. La stessa Unione Europea ha ribadito la necessità di sostenere il Kazakistan nella garanzia dei diritti umani, con la Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2019/2610(RSP).

Il presidente Nazarbaev ha governato il Kazakistan senza interruzione fin dal 1989. Una disposizione speciale nella Costituzione del Paese gli consente di rimanere in carica per un numero illimitato di mandati. Nel corso degli anni, Nazarbaev ha costruito un sistema politico altamente centralizzato e personalizzato. Un meccanismo che assicura un controllo presidenziale stabile su tutte le principali istituzioni governative, ossia sul Parlamento, sulla magistratura, sull’esercito e sulle strutture di sicurezza.

Nazarbaev, che ha lo status costituzionale di “Fondatore del Kazakistan indipendente, il primo presidente della Repubblica del Kazakistan – Yelbasy“, gode di un’autorità politica incontestata e di un apparente sostegno popolare sulla base di prosperità, pace e stabilità.

 

Nel 2018, il presidente aveva firmato delle riforme costituzionali. Secondo Nazarbaev tali sarebbero state finalizzate a una seria ridistribuzione del potere e alla democratizzazione del sistema politico nel suo insieme. La figura presidenziale è stata così riformulata come quella di un “arbitro supremo, che si concentra sulle funzioni strategiche di politica estera, sicurezza nazionale e difesa”.

Il Kazakistan domani

Il Kazakistan è stata una delle tre repubbliche centro-asiatiche – assieme a Uzbekistan e Turkmenistan – in cui il potere è rimasto nelle mani delle stesse persone che lo detenevano in epoca sovietica come segretari del partito comunista locale.

Nonostante il clima interno di indiscusso consenso verso l’autorità, stiamo assistendo alla progressiva eclissi di alcuni personaggi dalla scena politica degli Stan. Questo mutamento non significa che questi Stati abbiano intrapreso il cammino della democrazia, anzi. Si tratta molto probabilmente di un puro “intervento cosmetico”, dove cambia il leader ma non il centro del potere. In Kazakistan, questo cambiamento si è potuto osservare con le dimissioni del capo di stato Nursultan Nazarbaev lo scorso marzo 2019.

Marca da bollo kazaka con Nazarbayev, del 1999 [Fonte: Wikimedia Commons] Yauheniya Dzemianchuk | Lo Spiegone

In Asia centrale, il nepotismo è radicato e diffuso, quindi le dinamiche di un’eventuale successione di potere in Kazakistan non sono mai state molto chiare. Il Kazakistan ha iniziato a preparare la base legale per la transizione fin dal 2010, quando è stata approvata la legge sul leader della nazione. Tale legge conferisce a Nazarbaev il controllo sulla politica del governo anche dopo aver lasciato la presidenza; inoltre, il presidente si vede garantita l’immunità dai procedimenti penali per qualsiasi azione intrapresa in ufficio e la protezione di tutti i beni propri e della propria famiglia.

Questi processi di consolidamento del potere nelle mani del presidente sono stati visti in passato come incompatibili con un possibile cambio di potere. Quest’anno, Nazarbaev ha dimostrato come questa previsione non fosse corretta.

 

L’incognita delle prossime elezioni presidenziali

Nazarbaev si è dimesso improvvisamente il 19 marzo e ha annunciato che il presidente del Senato, Kassym-Jomart Tokayev, servirà come presidente fino alle prossime elezioni presidenziali. Nato nel 1953, Tokayev è un diplomatico di carriera e un poliglotta: parla fluentemente kazako, russo, inglese e cinese, e conosce il francese. Ha ricoperto, tra le altre alte cariche, il ruolo di Direttore Generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra e di Rappresentante personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite alla Conferenza sul disarmo del 2011.
Tuttavia, non bisogna dimenticare che l’ex presidente del Kazakistan ha avuto sempre avuto un occhio di riguardo per la figlia maggiore, Dariga Nazarbayeva. Dariga ha fondato il partito politico Asar, nato come partito di opposizione, prima di fondersi con il partito di governo Nur Otan nel 2006. Nel 2014, Nazarbayeva è diventata deputata del parlamento del Kazakistan. L’11 settembre 2015 è stata poi nominata vice primo ministro e ha accompagnato suo padre in visita ufficiale in Europa. Diventata senatrice dal settembre 2016, è stata eletta all’unanimità lo scorso 20 marzo come nuova oratrice della camera alta.

Tokayev [Fonte: Wikimedia Commons] Yauheniya Dzemianchuk | Lo Spiegone

Chi sono i possibili candidati?

Le elezioni presidenziali erano inizialmente previste per aprile 2020, ma le tempistiche sono state accelerate dal presidente ad interim. Tokayev  ha fissato la data per le elezioni presidenziali anticipate il 9 giugno prossimo, affermando che il voto è “assolutamente necessario” per assicurare “continuità, prevedibilità e stabilità” al Paese.
Tokayev potrebbe essere uno dei candidati papabili, in una competizione che vedrà probabilmente coinvolti anche l’attuale premier Mamin (ex sindaco di Astana), oltre a l’immancabile Dariga Nazarbayeva e Karim Masimov (che per ben due volte ha ricoperto la carica di primo ministro). Restiamo quindi in attesa delle prossime elezioni, per scoprire chi siederà alla guida di questo Stan chiave dell’Asia centrale.

Fonti e approfondimenti

Discorso del Capo di Stato Nursultan Nazarbayev alla popolazione del Kazakistan

“Il Kazakistan terrà elezioni presidenziali anticipate il 9 giugno”, EURACTIV (9 marzo 2019)

L’Asia centrale a vent’anni dal crollo dell’Urss, ISPI No.127 – JULY 2012

“Empire state of mind: legacy of the Russian Revolution in Central Asia” (27 maggio 2017)

“Nursultan Nazarbayev, Kazakhstan’s strongman, resigns”, The Economist (21 marzo 2019)

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