Ricorda 2011: Il massacro di Zhanaozen

Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - @Aminashaker - Wikiccommons

Tra il 16 e il 17 dicembre 2011, a Zhanaozen, in Kazakistan, la polizia uccise sedici manifestanti e ferì più di un centinaio di persone nel contesto della lotta sindacale per questioni salariali portata avanti dai lavoratori delle compagnie petrolifere

L’episodio, noto come il massacro di Zhanaozen, rappresentò il momento conclusivo di questa controversia di diritto del lavoro iniziata a maggio del 2011, che assunse una nuova rilevanza agli occhi dei media internazionali quando la polizia adottò metodi violenti per fermare le proteste. 

La gestione della crisi da parte delle autorità kazake fu l’ennesimo esempio di come nel Kazakistan del presidente Nursultan Nazarbayev i diritti umani fossero scarsamente tutelati.

Zhanaozen e l’industria petrolifera kazaka

La regione del Kazakistan che si affaccia sul mar Caspio è ricca di giacimenti di petrolio, gas e uranio. Nel 2019, le riserve accertate di petrolio erano pari a 30 miliardi di barili, conferendo al Paese il 12° posto nella classifica degli Stati produttori. Il settore energetico è la fortuna del Kazakistan che, con un PIL di 163 miliardi di dollari nel 2020, è ormai lo Stato più ricco dell’Asia centrale

I proventi dell’industria petrolifera, però, contribuiscono ad arricchire solo l’elite kazaka, mentre il resto del Paese vive in condizioni di povertà. Nella regione, tra le più povere del Paese, il 12% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Nel 2017, il 20% della popolazione più ricca deteneva il 37,40% del reddito del Kazakistan, mentre il 20% più povero si divideva il 9,80%.  

Zhanaozen si trova nella provincia occidentale di Mangystau ed è definita una città mono-industriale, perché è stata costruita intorno al giacimento petrolifero Ozen e la sua sopravvivenza si regge esclusivamente sul suo sfruttamento. Infatti, la maggior parte dei suoi centoquarantottomila abitanti lavora nel settore petrolifero. Il giacimento Ozen è di proprietà della compagnia OzenMunayGas, succursale della compagnia statale KazMunayGas. 

Gli scioperi nel maggio del 2011

A Zhanaozen, nel maggio del 2011, alcuni lavoratori della OzenMunayGas iniziarono uno sciopero della fame come protesta contro gli stipendi bassi, al di sotto dello standard salariale minimo, che al tempo corrispondeva a 14.592 tenge al mese (circa 30 euro) e che nel 2019 è stato aumentato a 42.500 tenge (circa 84 euro). In segno di solidarietà, a questi primi scioperanti si unirono molti altri lavoratori appartenenti a settori diversi, come quello dei trasporti. 

In poche settimane, le proteste si diffusero in altre città della provincia di Mangystau: a Kuryk, i dipendenti della compagnia petrolifera Ersai Caspian Contractor (una joint venture tra l’azienda kazaka ERC Holdings e l’italiana Saipem) rivendicavano stipendi più alti e meno interferenze da parte dell’azienda nelle attività del sindacato dei lavoratori, Karakiya. Ad Aktau, nella penisola di Buzachi, i lavoratori della compagnia KarazhanbasMunai JSC si unirono agli scioperi per chiedere l’aumento degli stipendi e un miglioramento delle condizioni di lavoro (ad esempio, attraverso una fornitura gratuita di dispositivi di protezione individuali, come guanti e tute). 

Le tre compagnie petrolifere rifiutarono di prendere in considerazione le richieste degli scioperanti e in aprile un tribunale locale dichiarò gli scioperi illegali, perché i manifestanti non avevano rispettato tutte le disposizioni previste dalla Legge sulle controversie collettive di lavoro e gli scioperi del 1996. Tra maggio e dicembre del 2011, circa duemila persone furono licenziate perché si rifiutarono di abbandonare le proteste e la polizia iniziò ad arrestare i manifestanti – tra questi, anche l’avvocato Akzhimat Aminov, il consulente legale dei lavoratori della OzenMunayGas in sciopero, che fu condannato a due anni di carcere. 

Le proteste, però, non si placarono, anzi: circa cinquemila persone iniziarono l’occupazione delle piazze principali di Aktau e Zhanaozen, che durarono per più di otto mesi. Le proteste furono sempre pacifiche e la richiesta principale dei manifestanti, rivolta prima alle compagnie petrolifere e poi al governo kazako stesso, rimase quella di avviare un dialogo pubblico sulle condizioni dei lavoratori nella regione di Mangystau. 

16 dicembre 2011: il giorno del massacro

Il 16 dicembre è la festa nazionale kazaka in cui si commemora l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991. Le celebrazioni durano due giorni e comprendono parate militari, concerti e fuochi d’artificio in tutte le maggiori piazze del Paese. 

A Zhanaozen, il giorno dell’indipendenza viene festeggiato in piazza Alan che, nel dicembre del 2011, era occupata dai lavoratori scioperanti della compagnia OzenMunayGas. Il 16 dicembre 2011, quindi, gli agenti dell’OMON (l’unità speciale di polizia anti-sommossa kazaka) per sgomberare la piazza aprirono il fuoco sui manifestanti, uccidendo sedici persone. Come dimostrano i video registrati dalle persone presenti, circolati su YouTube nei giorni successivi all’accaduto, le forze di polizia scelsero subito di ricorrere alle armi, invece di usare mezzi meno letali come i cannoni ad acqua o i proiettili di gomma. 

Il numero delle vittime ufficiali è molto minore di quello riportato dai giornali di opposizione e dai testimoni oculari, ma per mesi venne impedito  di accedere all’area del massacro alle ONG kazake che volevano verificare i fatti. Come sostiene Galym Ageleuov, analista politico e attivista per i diritti umani, le autorità kazake diedero ordine agli ospedali di falsificare i certificati di morte per limitare il numero delle vittime ufficiali della sparatoria

Nei giorni successivi al 16 dicembre 2011, a Zhanaozen fu dichiarato lo stato d’emergenza. La polizia arrestò gli scioperanti e gli attivisti per i diritti dei lavoratori che avevano preso parte all’occupazione di piazza Alan con l’accusa di disordini di massa, secondo quanto previsto dall’articolo 241 del Codice penale kazako. 

Secondo il report pubblicato nel 2014 dalla fondazione Open Dialog, la polizia kazaka è ricorsa sistematicamente  alla tortura per estorcere ai detenuti delle confessioni false. Nei confronti dei manifestanti di Zhanaozen sono stati impiegati pestaggi, l’uso di acqua gelata e il rifiuto di fornire cure mediche a chi ne aveva bisogno. Inoltre, per diverse settimane, agli accusati venne  impedito di conferire con i propri avvocati, limitando il loro diritto di difesa. 

Nel marzo del 2012, al termine del processo a loro carico, trentasette persone (di cui, diciannove avevano dichiarato di essere state torturate dalle forze dell’ordine) furono condannate a pene detentive tra i tre e i sette anni. Tra questi, c’erano alcuni attivisti di spicco sulla scena internazionale: come Maksat Dosmagambetov, che nel giugno del 2011 era andato a Mosca per denunciare di fronte ai media quanto stava accadendo in Kazakistan; e Talgat Saktaganov, che nel settembre del 2011 aveva fatto le veci degli scioperanti kazaki a un incontro dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) a Varsavia. A causa del loro esplicito sostegno alle manifestazioni, Dosmagambetov fu condannato a sei anni di carcere, mentre Saktaganov a quattro. 

Prima l’economia, poi i diritti umani

Il massacro del 16 dicembre 2011 determinò la fine degli scioperi: i dipendenti delle compagnie petrolifere della regione di Mangystau tornarono al lavoro senza che le loro richieste fossero state accolte. La violenta repressione delle manifestazioni pacifiche da parte delle autorità costituisce una violazione dei diritti umani dei lavoratori, riconosciuti dalla Costituzione kazaka rispetto alle libertà di assemblea e di espressione. 

Gli eventi del 2011 resero evidenti le tensioni sociali del Kazakistan agli occhi della comunità internazionale: solo una piccola fetta di popolazione – la cosiddetta nomenclatura capitalista – beneficia della ricchezza derivante dall’industria petrolifera del Paese, inasprendo le diseguaglianze. Il settore dell’energia è il traino di tutta l’economia kazaka; per questo, lo Stato favorisce gli interessi delle compagnie petrolifere. 

 

Fonti e approfondimenti 

Understanding Politics, “La strage di Zhanaozen: il Kazakistan il 16 dicembre 2011“, YouTube, 16/12/2020 

Moisé, Gian Marco, “Kazakhstan: l’anniversario della strage di Zhanaozen”, East Journal, 16/12/2020

Open Democracy, “They shot to kill: the massacre of Kazakhstan’s striking oil workers, eight years on”, Open Democracy, 13/01/2020

 

Editing a cura di Elena Noventa

 

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