Industria 4.0: origine e sviluppi della quarta rivoluzione industriale

Negli ultimi sei anni, “Industria 4.0” è diventata un’espressione molto ricorrente, la cui definizione rimane, tuttavia, poco chiara. È interessante, quindi, comprendere cosa si intende quando si parla di “quarta rivoluzione industriale“, dove quest’ultima trae le sue origini e l’attenzione che è stata data a questo processo fondamentale in Italia e, più in generale, in Europa.

Le precedenti rivoluzioni industriali

Con l’espressione “Industria 4.0” (Industry 4.0, in inglese) si fa riferimento alla quarta rivoluzione industriale della storia dell’uomo. Le tre precedenti rivoluzioni hanno avuto origine a distanza di meno di un secolo l’una dall’altra. La prima rivoluzione industriale ebbe origine in Inghilterra, tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. Produsse cambiamenti epocali, come l’utilizzo delle macchine per mansioni che fino a quel momento erano state eseguite dall’uomo e la nascita della macchina a vapore, che rivoluzionò completamente il mondo dei trasporti.

Alla fine del XIX secolo, le innovazioni esportate dall’Inghilterra vennero diffuse in tutta Europa, che consolidò ulteriormente il suo dominio sul mondo. È a questo periodo che si assegna il nome di seconda rivoluzione industriale, caratterizzata dall’introduzione dell’energia elettrica e da un cambiamento radicale del sistema economico, che vide lo sviluppo e la dominazione del sistema capitalista industriale.

In questi decenni, si è avviato il processo che ha portato all’era globale. La terza rivoluzione industriale – anche se ci sono molti dubbi se definirla o meno “rivoluzione” – è stata contraddistinta dalla nascita del computer, uno strumento divenuto ormai fondamentale e indispensabile nella vita dell’uomo. Dunque, la protagonista di questa fase è la rete Internet che, tra le altre cose, ha sconvolto le modalità di comunicazione.

foto 4 rivoluzioni
Fonte: AgendaDigitale

La nascita dell’Industria 4.0

Ad oggi, l’ultimo passaggio dell’industrializzazione si fonda su un mix tecnologico di automazione, digitalizzazione, connessione e programmazione la cui conseguenza è un cambio totale dei paradigmi tecnologici e culturali. È a questo che si fa riferimento quando si utilizza l’espressione “Industria 4.0”, definita così per la prima volta  nel 2011 alla fiera di Hannover, in Germania.

Nell’aprile 2013, l’Industrie 4.0 Working Group – composto dai rappresentati di due importantissime aziende tedesche (Bosch GmbH e Acatech) – ha presentato il primo report a proposito di questo processo, con il supporto del governo tedesco stesso. Così, il gruppo ha dato vita a un progetto che, negli ultimi sei anni, ha visto una crescente implementazione a livello europeo e a livello degli Stati membri dell’UE, e che non intende arrestarsi nel prossimo futuro.

Sulla base di quanto emerso, è chiaro che l’Industria 4.0 ha sconvolto totalmente il modo di lavorare e  di organizzarsi delle aziende. Si prevede una serie di importanti cambiamenti nei vari settori dell’industria, come nella produzione, nei risultati, e nella gestione e nella formazione delle risorse umane. Questa rivoluzione ha avuto dei risvolti concreti su due settori, in particolare: la produzione industriale (robot, interconnessione, realtà aumentata, stampante 3D), e la trasmissione di dati e informazioni (cloud, big data, analytics).

Nello specifico, le conseguenze di questa direzione presa dall’industria a livello globale comportano un’aumentata velocità con cui i prodotti vengono finalizzati, una qualità maggiore degli stessi, meno margini di errore, e una diversa modalità di business. Per comprendere come si sono ampliati gli orizzonti a cui attingere, basti pensare a quanto sia venuta meno la necessità di una vicinanza territoriale tra industria e fornitore. Inoltre, l’ampliamento dei confini non ha riguardato solo le grandi aziende, ma soprattutto le piccole e medie imprese (PMI) che hanno avuto la possibilità di affacciarsi al panorama europeo e mondiale con maggiore facilità rispetto, per esempio, a dieci anni fa.

Dal punto di vista programmatico, poiché l’Industria 4.0 ha aumentato la competitività e i rischi a livello globale, l’Unione Europea e i suoi Stati membri hanno iniziato a implementare importanti programmi nazionali e sovranazionali per incentivare e tutelare le imprese degli Stati stessi.

Per il periodo 2016-20, la Commissione europea ha promosso un piano di 50 milioni di euro a favore della rivoluzione digitale, volto alla creazione di un mercato unico digitale. Inoltre, la stessa ha messo a disposizione dei suoi Stati membri circa 80 miliardi di euro per un periodo di sette anni (2014-2020), fondi che sono stati utilizzati per progetti nell’ambito di innovazione e ricerca per fornire un’eccellenza scientifica all’Europa, i cosiddetti Horizon 2020. A questi, seguiranno gli Horizon Europe (2021-2027), che compongono un programma quadro per il quale la Commissione europea ha proposto di investire 100 miliardi di euro – riscontrando già l’approvazione del Parlamento europeo.

Piano Nazionale Impresa 4.0

Il programma italiano in materia ha preso il nome di Piano Nazionale Impresa 4.0 (in precedenza, Piano Nazionale Industria 4.0) e si fonda sul ricorso ad alcuni incentivi vantaggiosi per le grandi aziende e le PMI. Nello specifico, si possono identificare due categorie di strumenti statali: incentivi automatici (iper-ammortamento e il credito d’imposta) e incentivi finanziari (la Nuova Sabatini e i fondi di garanzia).

L’indagine MET del luglio 2018, realizzata dal Ministero dello Sviluppo Economico, evidenzia un reale successo delle imprese che hanno fatto ricorso al sostegno statale per implementare il settore tecnologico e digitale. D’altra parte, però, nel periodo tra ottobre 2017 e febbraio 2018, risulta ancora molto bassa la percentuale delle imprese definite “Imprese 4.0” – laddove, con “Impresa 4.0” ci si riferisce a un’organizzazione d’impresa caratterizzata da una strategia di maggior dinamismo, cui si sommano importanti criticità che possono essere superate e risolte.

Tra questi punti critici, emerge la necessità di acquisizione di molti servizi esterni e, soprattutto, la formazione del capitale umano dal punto di vista tecnico, linguistico e manageriale. Così, la percentuale delle Imprese 4.0 si ferma al 8,4%. Solo il 4,7% delle imprese ha in programma di utilizzare tecnologie 4.0 in futuro, mentre un preoccupante 86,9% non le utilizza e non ha in programma di farlo.

Ovviamente, la percentuale delle Imprese 4.0 aumenta in base al numero dei dipendenti e, sulla base di quest’ultimo, varia anche il tipo di tecnologie cui si fa ricorso. Le PMI si concentrano sull’acquisto di sistemi di protezione di dati e informazione (cloud, big data, eccetera), mentre le aziende più grandi investono anche su tecnologie di produzione.

L’impegno dello Stato italiano per incentivare la competitivà delle imprese nazionali in Europa e nel mondo non poitrà arrestarsi nei prossimi anni. In particolare, il prossimo triennio sarà caratterizzato da un aumento dell’utilizzo dei robot, delle stampanti 3D e di altri materiali intelligenti: anche le imprese meno smart dovranno riuscire a raggiungere standard validi di innovazione e digitalizzazione.

Conclusioni

Dall’analisi condotta e dai dati riportati, ci si può soffermare su una serie di considerazioni conclusive rilevanti. Per prima cosa, la velocità del cambiamento dalla prima rivoluzione industriale ad oggi è stata caratterizzata da un moto incessante sempre più impegnativo e competitivo.

In secondo luogo, la concertazione tra la posizione di rilievo che a livello europeo è stata attribuita a questo processo, da un lato, e le politiche di crescita e gli incentivi promossi dai vari Stati membri, dall’altro, permette alle PMI di affacciarsi al panorama mondiale con tutele e capacità. Tuttavia, questa concertazione affida alle grandi imprese un ruolo di leadership nella realizzazione e nella promozione dei proprio interessi.

In terzo luogo, un argomento cruciale è il ruolo dell’essere umano all’interno del nuovo processo di industrializzazione. Impegno delle aziende – ma anche dello Stato e delle politiche europee – sarà quello di concentrarsi sulla tutela del lavoro dell’uomo e, dunque, su una sua costante e crescente formazione. L’uomo deve rimanere l’attore principale e indispensabile dell’intera struttura.

Fonti e approfondimenti

Parlamento europeo, “Industry 4.0. Digitalisation for productivity and growth”, settembre 2015

Commissione europea, “Accelerating the digital transformation of European industry and enterprises”, Strategic Policy Forum on Digital Entrepreneurship, marzo 2016

Commissione europea, “Horizon 2020, Il programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione”, ufficio di pubblicazione dell’Unione Europea, Lussemburgo, 2014

Ministero dello Sviluppo Economico, “La diffusione delle imprese 4.0 e le politiche”, luglio 2018

Commissione europea, “Horizon 2020, Key findings from the interim evaluation”, Publication office of the EU, 2017

 

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