Jagmeet Singh: una strada (ancora) lunga per Sussex Drive

Senza ombra di dubbio tra i personaggi più interessanti del panorama politico canadese degli ultimi anni, Jagmeet Singh è riuscito a imporsi all’attenzione e suscitare curiosità anche fuori dai confini nazionali, in seguito alla sua elezione a leader del Nuovo Partito Democratico, nel 2017. Grazie alla sua abilità oratoria e a un sapiente uso dei social network, che guarda in modo particolare al coinvolgimento delle generazioni più giovani, Singh si è fatto conoscere a un pubblico sempre più ampio, e ha scalato rapidamente le gerarchie nel NDP, finendo per prendere le redini della formazione. Tra l’altro, in un momento storico non facile, visto il deludente risultato conseguito alle elezioni del 2015 e il ritorno al ruolo di terzo partito, -con un distacco notevole rispetto al Partito Liberale e al Partito Conservatore-, che ha determinato l’estromissione di Thomas Mulcair dai vertici del partito e, di conseguenza, il cambiamento di leadership.

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Il trono è uno dei simboli della popolare serie televisiva “Game of Thrones”, riferimento culturale utilizzato nella comunicazione da leader politici di diversi Paesi. Fonte: @jagmeetsingh

Dal Punjab all’Ontario

Nato nel 1979 a Scarbourough, in Ontario, da una famiglia sikh originaria della regione indiana del Punjab, il candidato premier democratico ha trascorso la propria infanzia tra Saint John’s (Terranova), città in cui il padre, medico, ottenne l’attestato per esercitare la professione anche in Canada, e Windsor (Ontario), in cui la famiglia si trasferì per motivi di lavoro quando Singh aveva sette anni. A Windsor passò la prima parte del suo percorso scolastico, prima di essere iscritto a una scuola di Detroit dai genitori; una volta finita la High School, riuscì a perseguire la laurea in scienze biologiche alla Western University, per poi iscriversi alla Osgoode Hall Law School di Toronto, dove ottenne quella in Giurisprudenza.

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Windor (Ontario), città nella quale Singh ha trascorso parte della propria infanzia. Fonte: West Jet

Negli anni successivi, lavorò come avvocato e consulente legale in casi di diritto al lavoro e di protezione dei diritti dei migranti e delle minoranze, avvicinandosi sempre di più all’attività politica. Iscritto da tempo al NDP, decise di candidarsi per le elezioni federali del 2011, senza però riuscire ad essere eletto; tuttavia, nello stesso anno corse anche nelle elezioni in Ontario, in cui ottenne il suo primo successo politico, entrando a fare parte dell’Assemblea Legislativa. Tre anni dopo, quando la leader del NDP dell’Ontario Horwath decise di non sostenere, assieme ai conservatori, la legge di bilancio presentata dal governo liberale, la regione entrò in una nuova campagna elettorale. Singh supportò la posizione di Horwath e si presentò nuovamente come candidato, riuscendo poi ad essere eletto per il nuovo mandato.

La leadership democratica

Nel frattempo, la fama di Singh era cresciuta, grazie ad alcune interviste -rilasciate presso giornali importanti come il “Toronto Star”- e alle iniziative politiche, riguardanti soprattutto i diritti delle minoranze, che riuscì a portare avanti nonostante la netta minoranza del suo partito nell’Assemblea. Tra queste, la più significativa fu quella relativa al carding, ovvero ai controlli randomici effettuati dalla Polizia dell’Ontario che, secondo il politico canadese, discriminavano sistematicamente le minoranze: la mozione presentata da Singh per limitare questa pratica venne accolta positivamente, anche se la controversia sulle discriminazioni è ancora oggetto di dibattito.

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Singh in un intervento all’Assemblea dell’Ontario. Fonte: NDP

In ogni caso, dopo avere ricevuto l’endorsmentdi Horwath come leader dei deputati democratici, sulla scia dell’entusiasmo generato attorno alla sua figura, Singh decise di correre per la leadership del NDP, che vide trionfare il suo slogan “With Love & Courage”. La sua proposta, incentrata sull’inclusività, il diritto alla casa e il contrasto alla disuguaglianza economica, fu molto convincente agli occhi degli iscritti democratici, che lo elessero leader del partito al primo turno col 54%, una percentuale pari a quasi tre volte quella del secondo arrivato, Charlie Angus.

Una nuova tappa?

Oggi quella proposta si misura con quelle di Trudeau (liberali), Scheer (conservatori) e May (verdi). Alle idee emerse nel corso delle primarie del 2017, Singh ha deciso di aggiungere la questione dell’assistenza sanitaria, un’issue su cui negli ultimi tempi il candidato democratico ha deciso di investire molto. La scelta è stata dettata da una recente indagine dell’Istituto di ricerca demoscopica “Angus Reid”, che ha individuato come i costi sanitari siano una delle preoccupazioni più forti degli elettori non impegnati; questa scelta riflette uno stato di crisi del partito, che si trova molto indietro nei sondaggi rispetto ai liberali e ai conservatori.

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Gli ultimi sondaggi elettorali. Fonte: 338 Canada

La credibilità maturata da Singh presso il suo elettorato, infatti, in questo momento non è sufficiente a competere né con i primi né con i secondi, che si attestano su delle percentuali che oscillano tra il 30% e il 36%: il NDP si trova notevolmente distanziato, con una percentuale del 16%, di poco superiore a quella del Partito Verde, storicamente molto più debole. Con le elezioni alle porte, è richiesto un grande sforzo al giovane politico di origine indiana, che ha bisogno di ampliare il suo bacino di riferimento, seppur mantenendo posizioni definite alla sinistra dello spettro politico.

Un mese di fuoco

Non è un mistero che i democratici possano contare su molte meno risorse dei loro competitors, strutturalmente più organizzati e finanziati in maniera ingente dai propri sostenitori. Ecco perché, a un mese dalle elezioni, risulta fondamentale per Singh e il NDP cercare di ottenere quanta più visibilità possibile. Un’ottima occasione era quella rappresentata dal dibattito tra i candidati, organizzato due giorni fa da Maclean’s e Citytv.

Nel corso del confronto, cui non ha preso parte il Primo Ministro Trudeau -probabilmente per evitare possibili cadute in un appuntamento così seguito- Singh è diventato più convincente con il passare dei minuti, in modo particolare sulle questioni in cui è riuscito a sfidare apertamente i propri avversari, mostrandosi al contempo lucido nel ragionamento ed emozionale nella mimica. Anche se, è bene rimarcarlo, soprattutto nello scontro con la May -doppiamente importante, in quanto i due si contendono una parte di elettorato- sono emerse delle difficoltà; non a caso, la leader verde è stata indicata da alcuni commentatori come la vincitrice del dibattito.

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Jagmeet Singh in un comizio. I sostenitori reggono i cartelli con “In it your you”, lo slogan della campagna elettorale. Fonte: National Observer

Per incarnare in maniera efficace e coinvolgente la voce delle minoranze e delle classi sociali più deboli, il leader democratico potrebbe puntare su una strategia più “di lotta” e meno “di governo”, per usare una formula che si sente spesso nel nostro dibattito pubblico. Di strada da fare ce n’è ancora, ma visto il lungo cammino percorso, perché fermarsi?

Fonti e approfondimenti

Helena Hanson (2019), Jagmeet Singh’s Burns At The Leaders’ Debate Were The Only Reason To Watch, Narcity

Shannon Proudfoot (2019), Jagmeet Singh’s moment to shine—and get a little angry,  McLeans

The Canadian Encyclopedia, Jagmeet Singh

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