NAIL: il diritto internazionale da altri punti di vista

Dopo aver analizzato i TWAIL e la loro peculiare analisi del diritto internazionale, è di fondamentale importanza sottolineare che il tentativo di analizzare il diritto internazionale da punti di vista che non seguono la tradizionale lettura della materia non si limita a tali approcci. È il caso dei NAIL.

Nel corso dei decenni, a seguito della nascita delle Nazioni Unite, e all’importanza attribuita da queste ultime alle minoranze e al principio di uguaglianza, molti gruppi e scuole di pensiero hanno iniziato a dare vita a movimenti e studi “alternativi” del diritto internazionale. A questa ampia corrente, tra cui si annoverano anche i TWAIL, è stato dato il nome di NAIL, New Approaches to International Law. Questo articolo si concentra sui maggiori gruppi, al fine di dare un’idea più completa e fedele delle molte soluzioni e linee guida che il diritto internazionale tradizionale potrebbe prendere in considerazione. In particolare, si fa riferimento alla scuola critica di Martti Koskenniemi e David Kennedy e alla teoria critica della razza.

Martti Koskenniemi e David Kennedy

“Gli avvenimenti storici sono terribilmente eurocentrici, così come i luoghi in cui decisioni fondamentali per la storia del mondo intero sono state prese. Questi luoghi corrispondono spesso a quelli in cui la maggior parte dei giudici di diritto internazionale trascorre il proprio tempo”. Basti pensare, alla città olandese dell’Aia, sede dei maggiori organi giurisdizionali internazionali (CIG, CPI). Questa riflessione espressa da Martti Koskenniemi, studioso e professore finlandese di diritto internazionale, rispecchia, in maniera semplicistica, seppur molto chiara, l’idea alla base di un movimento critico nei confronti del diritto internazionale tradizionale diverso dai TWAIL ma, allo stesso tempo, potrebbe essere stata pronunciata da un esponente di questi ultimi.

Come è immediatamente intuibile dai nomi dei suoi rappresentanti, la differenza fondamentale tra i TWAIL e i teorici critici è la provenienza geografica dei rispettivi membri. I primi delimitati dal vasto e discutibile concetto di Terzo Mondo, i secondi provenienti dalle culture occidentali – europea e statunitense – .

Ciò che invece accomuna le due categorie di studiosi è il riconoscimento, indiscutibile, che il diritto internazionale è nato in Occidente ed è stato plasmato in base agli interessi degli Stati occidentali.

Martti Koskenniemi e David Kennedy, professore americano di diritto internazionale, riconoscono l’importanza del colonialismo nel diritto internazionale e affidano agli studiosi TWAIL un ruolo rilevante nello sviluppo della materia, in quanto gli studi post-coloniali, di cui i TWAIL-er fanno parte, hanno dato una spinta decisiva al cambiamento della concezione di diritto internazionale. Da una lettura basata sulla promozione della solidarietà internazionale e della legalità nelle relazioni internazionali tra gli Stati tradizionali, si è passati a un’idea, almeno in linea teorica, di diritto internazionale fondato sul riconoscimento delle diversità e sul tentativo di incoraggiare il rispetto dei diritti dell’uomo, dei principi generali e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzioni di razza, sesso, lingua o religione, come recita l’art. 1 della Carta dell’ONU.

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Preambolo della Carta ONU. Credits: Wikimedia Commons

Questo approccio si distacca, inoltre, dalla criticità TWAIL nei confronti della storia del diritto internazionale. Koskenniemi e Kennedy non rinnegano la sua importanza e le sue origini; anzi ritengono che la maggior parte dei concetti e dei vocaboli, seppur nati in una realtà che non teneva conto delle voci del Terzo Mondo, siano fondamentali e impossibili da sradicare. Ciò che essi esprimono è una fiducia nei confronti della dottrina volta all’inclusione di quanto promosso dai TWAIL-ers. I due professori hanno riconosciuto in diverse occasioni il loro debito nei confronti degli studiosi del Terzo Mondo e definiscono la nascita dei TWAIL come uno spartiacque anche per i propri studi.

Teoria Critica della Razza

Molto analizzato dalle “nuove” generazioni di studiosi di diritto internazionale è il concetto di razza. In particolare, questo tema è centrale nella cosiddetta “teoria critica della razza”, che si incarna in un movimento intellettuale che trova le sue radici in Occidente e nello specifico volge l’attenzione al contesto della razza e dei gruppi minoritari negli USA. Ciò vuol dire che, pur portando avanti gli interessi dei “neri” e delle altre minoranze, esso non mira a un’immediata universalizzazione della problematica della razza. Inoltre, gli esponenti di questa corrente riconoscono la totale superiorità dell’Occidente nella creazione del diritto internazionale, ritenendo però che quanto raggiunto finora possa essere utilizzato anche a vantaggio di chi non ha scritto la storia della materia. Si può comprendere, dunque, un’immediata differenza con i TWAIL ma allo stesso tempo è chiaro il nesso tra i due gruppi e l’importanza che il metodo applicato dalla teoria critica della razza possa rivestire anche nelle analisi dei TWAIL-ers, se applicato in una prospettiva universale. Seppur con lievi differenze culturali e intenti più o meno specifici, entrambi studiano il tentativo di liberazione dei gruppi sociali subalterni e aspirano alla giustizia sociale. 

La teoria critica della razza mette a confronto due concetti fondamentali: outsider e insider. Essa si fonda sul concetto di outsider, e dunque ambisce all’inclusione, al rafforzamento e alla necessità di tenere in considerazione le classi e i gruppi che vivono ai margini della società contemporanea. In opposizione al concetto di outsider vi è il diritto internazionale tradizionale, visto come la dottrina dell’insider, cioè dei gruppi già radicati che dettano le linee degli interessi “globali”. Il diritto internazionale auspicato dagli esponenti della dottrina della razza mira a una collaborazione e un equilibrio tra le due parti.

Conclusioni

Ripensando a quanto già detto sui TWAIL e a quanto delineato in questo articolo, emerge la ricca varietà di studiosi che, in opposizione alla lettura tradizionale, cercano di diffondere un linguaggio più inclusivo, che trovi basi giuridiche, di natura consuetudinaria ma spesso anche vincolanti, nelle fonti del diritto internazionale, in primis nella Carta delle Nazioni Unite. Come già emerso negli articoli precedenti, le letture critiche hanno il fondamentale compito di creare una linguaggio nuovo che sia di opposizione e di resistenza a quanto sviluppato e tramandato per secoli come l’unica via da perseguire. La loro esistenza è già sinonimo di cambiamento e di sviluppo.

 

Fonti e approfondimenti

B. S. Chimni, “New Approaches to International Law: The Critical Scholarship of David Kennedy and Martti Koskenniemi”, in B.S. Chimni (ed.), in International Law and World Order: A Critique of Contemporary Approaches, 2nd edn, Cambridge, Cambridge University Press, 2017

Martti Koskenniemi, “Expanding Histories of International Law”, 56 American Journal of legal History, 2016

M. Koskenniemi, “Histories of International Law. Significance and Problems for a Critical Point of View”, 27 Temple International and Comparative Law Journal, 2013

Antony Anghie, “LatCrit and Twail”, 42 Californian Western International Law Journal, 2012

James Thuo Gathii, “TWAIL: A Brief History of its Origins, its Decentralized Network, and a Tentative Bibliography”,  3 Trade Law and Development, Albany Law School, 2011

Ruth Gordon, “Critical Race Theory and International Law: Convergence and Divergence”, 45 Villanova Law Review, 2000

Makau Mutua, “Critical Race Theory and International Law: The View of an Insider-Outsider”, 45 Villanova Law Review, 2000

 

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